L’enoturismo italiano è un settore in forte crescita e ha tutte le carte in regola per compiere un salto di qualità: evolversi, strutturarsi e intercettare nuovi flussi turistici. E’ questo il quadro presentato da “Enoturismo in Italia, il valore della prossimità. Il viaggio verso le cantine è la vera sfida dell’enoturismo”, l’evento promosso dal Movimento Turismo del Vino in programma il 13 aprile alle 10.30 a Vinitaly, presso la Sala Vivaldi del Palaexpo di Veronafiere. L’incontro è incentrato sui dati della nuova indagine realizzata dal CESEO – Centro Studi Enoturismo e Oleoturismo dell’Università LUMSA, curata dal professor Antonello Maruotti in dialogo con la presidente MTV Violante Gardini Cinelli Colombini e il presidente del CESEO Dario Stefano
Nel 2025 l’Italia ha accolto circa 106 milioni di viaggiatori stranieri, eppure meno del 10% di questi ha visitato una cantina: un dato che stride con l’enorme appeal che si registra a livello internazionale per le eccellenze enogastronomiche italiane e che diventa ancora più significativo se confrontato con le 300 cantine associate MTV prese a campione, dove la presenza dei turisti esteri raggiunge il 35-40%. Non è la domanda a mancare, ovvero il desiderio dei viaggiatori di vivere una wine experience, ma piuttosto la possibilità concreta di viverla e, dal lato della cantina, la capacità di trasformarla in valore reale.
Dov’è dunque il nodo? La risposta è tanto semplice quanto strategica: l’accessibilità. Ed è proprio su questo punto che si concentra il focus dell’incontro: come far fronte alle difficoltà logistiche e alla carenza di connessioni strutturate che, ad oggi, rendono complesso per il turista, soprattutto per quello internazionale, raggiungere le aziende vitivinicole italiane.
E’ qui che si gioca la sfida del futuro. Il visitatore straniero rappresenta infatti il segmento più interessante per il suo ruolo di apripista per l’export di vino italiano e di ambasciatore dell’esperienza vissuta di ritorno nel proprio Paese.
L’intenzione è quindi quella di aumentare la qualità dei visitatori spostando così l’attenzione non solo sul numero degli arrivi ma sul valore delle presenze. Per intercettare davvero questo target serve quindi un cambio di passo: investimenti strutturati, maggiore integrazione dei servizi e un’offerta esperienziale sempre più immersiva, accessibile e identitaria. E’ il momento di trasformare l’enorme potenziale del patrimonio vitivinicolo italiano, in termini di territori, denominazioni e storie produttive, in valore concreto.
Perché il viaggio dell’enoturismo non inizia in cantina, ma nel momento in cui un luogo è accessibile e realmente raggiungibile.
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