Roma, Camera dei Deputati – 11 novembre 2025 alle ore 11, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto. È stata inaugurata “L’Alfabeto dei Sentimenti”, la mostra che ripercorre la storia umana e sportiva dei fratelli Sentimenti, calciatori originari di Bomporto, in provincia di Modena, protagonisti del calcio italiano tra gli anni Quaranta e Cinquanta.
L’evento ha riunito istituzioni, ricercatori, operatori culturali e familiari in un racconto condiviso. Un racconto che attraversa l’Italia, dalla Bassa modenese ai grandi stadi della Serie A, e che restituisce, attraverso una storia di famiglia, una parte di memoria collettiva.
L’incontro è stato scandito dagli interventi dell’onorevole Stefano Vaccari, dell’onorevole Marco Osnato (presidente dello Juve Club Parlamento), della sindaca di Bomporto Tania Meschiari, di Marco Ferrero per Mo’ Better Football e di Lorenzo Sentimenti, figlio di Primo, noto come Sentimenti V.
La mostra è parte di un progetto più ampio che comprende anche un documentario, un podcast e un libro. Alla base c’è un’idea semplice: ogni lettera dell’alfabeto corrisponde a un episodio, un ricordo, un valore.
Le origini: una famiglia tra campi e pallone
Per capire la storia dei Sentimenti bisogna partire dal loro territorio: la Bassa modenese.
Qui, tra Secchia e Panaro, Arturo e Augusta Sentimenti crescono nove figli – cinque maschi e quattro femmine – in un clima di sobrietà e disciplina. Il calcio entra presto nella loro vita.
I fratelli ricordano spesso l’apprendistato “alla bottega”, imparando il mestiere di calzolaio da Mastro Gustavo, e poi le prime partite improvvisate con palloni di fortuna. In quel contesto nasce una passione destinata a trasformarsi in vocazione.
Cinque fratelli, una sola passione
La storia sportiva dei Sentimenti è una delle più singolari del nostro calcio: cinque fratelli calciatori, quattro dei quali arrivati in Serie A, e uno convocato in Nazionale.
- Degno (Sentimenti I), protagonista del calcio locale e provinciale.
- Arnaldo (Sentimenti II), portiere del Napoli, celebre per la lunga imbattibilità del dopoguerra: circa 800 minuti senza subire gol nella stagione 1945-46.
- Vittorio (Sentimenti III), centrocampista e attaccante di Modena, Juventus, Torino e Lazio.
- Lucidio (Sentimenti IV), portiere di Juventus, Lazio e Modena, con presenze in Nazionale; icona per i tifosi bianconeri.
- Primo (Sentimenti V), difensore e mediano, passato per Lazio, Udinese e Parma.
Tra gli episodi più ricordati c’è la partita Napoli-Modena del 17 maggio 1942, quando dal dischetto si fronteggiarono due fratelli: Lucidio, rigorista, segnò contro Arnaldo, portiere. Un gesto rimasto nella memoria familiare come simbolo di competizione leale e reciproco rispetto.
Negli anni Quaranta, la Lazio divenne poi il palcoscenico del “trio Sentimenti” – Vittorio, Lucidio e Primo – una rarità nella storia della Serie A: tre fratelli nella stessa squadra, in campo insieme.
Dal lavoro nei campi alla Serie A
La vicenda dei Sentimenti rappresenta una forma di mobilità sociale. Dalla campagna di Bomporto, in pochi anni, cinque ragazzi si trovano nei grandi stadi italiani, fianco a fianco con i campioni del tempo.
Il talento e la disciplina dei fratelli diventano il simbolo di un’epoca, quella del dopoguerra, in cui lo sport offre una via di riscatto e di identità condivisa.
Figurine, ricordi e cultura popolare
Nel suo intervento, l’on. Stefano Vaccari ha ricordato la potenza evocativa delle figurine Panini, capaci di trasformare i calciatori in personaggi di un racconto popolare e di fissare i loro volti nella memoria di generazioni di tifosi.
Vaccari ha anche citato il centenario della nascita di Giuseppe Panini, sottolineando il legame tra calcio, editoria e memoria collettiva. Un legame che la mostra riprende pienamente: foto, disegni e testi brevi compongono un percorso alfabetico che vuole essere documentato ma accessibile, rigoroso e insieme familiare.
L’obiettivo è parlare a tutti, anche ai più giovani, con un linguaggio visivo e narrativo che unisce emozione e chiarezza. Un alfabeto che diventa un punto di partenza per riscoprire persone, luoghi, valori.
Le voci della giornata: istituzioni, tifoserie, comunità
Stefano Vaccari: il calcio come specchio del Paese
Nel suo discorso d’apertura, Vaccari ha collocato la storia dei Sentimenti nel contesto di un’Italia segnata dalla povertà e dalla mancanza di libertà del Ventennio, poi dalla ricostruzione del dopoguerra. In quella cornice, ha detto, il calcio diventa spazio di libertà e occasione di mobilità sociale.
Vaccari ha voluto sottolineare anche il valore simbolico dell’evento romano: una mostra che nasce da un piccolo comune e arriva alla Camera dei Deputati, portando con sé una lezione di civiltà e di radici.
Marco Osnato: la memoria bianconera che parla a tutti
Il presidente dello Juve Club Parlamento, Marco Osnato, ha offerto la prospettiva del tifoso. Ha ricordato Lucidio Sentimenti come uno dei portieri più apprezzati della storia juventina, unico non granata in Nazionale negli anni del Grande Torino e poi inserito nella Walk of Fame della Juve.
Secondo Osnato, la mostra è anche un modo per raccontare come la passione calcistica possa unire il Paese, superando i colori delle maglie. “Una memoria condivisa”, l’ha definita, “che restituisce un pezzo di storia nazionale”.
Tania Meschiari: un progetto nato dal territorio
La sindaca di Bomporto, Tania Meschiari, ha illustrato la genesi e la costruzione della mostra: “L’Alfabeto dei Sentimenti nasce per raccontare con linguaggi plurali una vicenda locale dal valore nazionale.”
Ha ricordato che il progetto è frutto di un lavoro di rete tra istituzioni e realtà culturali: il Comune di Bomporto, Mo’ Better Football, il collettivo FX, l’Istituto Storico di Modena, Unimore con il progetto Dialogue, e l’Istituto d’Arte “Venturi”.
Ha ringraziato la Regione Emilia-Romagna per il patrocinio e annunciato la presentazione del libro durante la Fiera di San Martino, il 16 novembre, come momento di restituzione alla comunità.
Marco Ferrero: la forma dell’alfabeto
Per Mo’ Better Football, Marco Ferrero ha ripercorso la nascita del progetto: un’idea inizialmente pensata come libro, poi cresciuta fino a comprendere documentario, mostra e podcast.
La scelta dell’alfabeto, ha spiegato, è servita a “equilibrare la narrazione, evitando gerarchie tra fratelli e consentendo una fruizione libera dei materiali raccolti”.
Durante l’evento è stata proiettata una clip del documentario, che mostra frammenti d’archivio e testimonianze di familiari e studiosi.
Lorenzo Sentimenti: il calcio come gioco, non come mestiere
A chiudere, Lorenzo Sentimenti ha portato la voce della famiglia. Tornare a Roma, ha detto, “è stato come tornare a casa”, pensando agli anni biancocelesti di Vittorio, Lucidio e Primo e al periodo in cui Arnaldo allenava i portieri.
Ha ricordato che per i fratelli il calcio era prima di tutto un gioco: la professione è arrivata dopo, come conseguenza. Tra gli aneddoti, i rigori calciati a piedi nudi con Dino Zoff, segno di un approccio semplice, artigianale, legato alla strada e alla ripetizione del gesto più che alla spettacolarità.
Un alfabeto come mappa del racconto
La struttura della mostra segue una logica chiara: ogni lettera è un racconto.
“A come Arnaldo”, “L come Lazio”, “M come Modena”, “P come Portiere”, “V come Vittorio”.
Il visitatore può seguire un percorso lineare o muoversi liberamente da una sezione all’altra. È un dispositivo narrativo che permette di entrare e uscire dalle storie, di scoprire un volto o una squadra, un episodio o un valore.
Valori e parole-chiave
Dalle voci raccolte emergono alcuni valori costanti:
- Lavoro, eredità del mondo contadino e metodo trasmesso anche nello sport;
- Lealtà, incarnata dal rigore del ’42 tra due fratelli-avversari;
- Comunità, la dimensione che unisce Bomporto e Roma in un unico filo di riconoscimento;
- Umiltà, quella di chi torna sempre “a casa”, al bar, tra amici e paesaggi di infanzia.
Il progetto mette in dialogo memoria sportiva ed educazione civica, mostrando come la disciplina del campo possa insegnare rispetto, cooperazione, appartenenza.
Un lavoro di squadra tra istituzioni, scuole e associazioni
Nella sua dimensione organizzativa, L’Alfabeto dei Sentimenti è il risultato di una rete ampia.
Oltre al Comune di Bomporto e alla Regione Emilia-Romagna, hanno contribuito la Camera dei Deputati, che ha ospitato la mostra, Mo’ Better Football, l’Istituto d’Arte “Venturi” per la parte grafica, l’Istituto Storico di Modenaper la documentazione, e Unimore, che ha messo a disposizione competenze e canali di divulgazione.
Hanno partecipato anche studiosi e appassionati locali: Franco Malagoli, Claudio Pellacani, Marco Rebecchi, insieme agli esperti di calcio Stefano Cavallotti e Stefano Zoboli.
Un vero lavoro collettivo, che – come ha detto la sindaca Meschiari – “ha trovato in Roma un palcoscenico nazionale”.
Aneddoti e momenti emblematici
Napoli-Modena, 17 maggio 1942
Il rigore di Lucidio contro Arnaldo è diventato parte del mito familiare. Due fratelli su fronti opposti, nessuna esitazione, solo rispetto reciproco. È il simbolo di un calcio fatto di agonismo e umanità, dove anche le sfide più dure restavano dentro i confini dell’etica sportiva.
Il trio alla Lazio
Negli anni Quaranta, la Lazio schierò spesso in campo Vittorio, Lucidio e Primo. Tre fratelli nella stessa squadra: un unicum nella storia del nostro campionato. Quell’esperienza romana è uno dei motivi per cui, come ha detto Lorenzo, il ritorno nella capitale ha avuto il sapore di un ritorno a casa.
Rigori a piedi nudi
L’immagine dei rigori calciati scalzi durante gli allenamenti con Zoff è rimasta nella memoria familiare. È una metafora del modo in cui i Sentimenti vivevano il calcio: non come spettacolo, ma come gesto quotidiano, imparato per strada, raffinato nel tempo.
La mostra: percorso e fruizione
Il percorso espositivo è pensato per essere intuitivo. Testi brevi e agili si alternano a fotografie e disegni; pannelli tematici raccontano i cinque fratelli, Bomporto, le squadre, gli allenamenti e le figurine.
All’ingresso, un video introduce il visitatore e offre il contesto storico. Le schede biografiche permettono di seguire i percorsi individuali, mentre l’allestimento complessivo invita a esplorare senza fretta, come sfogliando un album di famiglia.
La mostra non è un punto d’arrivo, ma una parte di un ecosistema narrativo:
- il documentario amplia la dimensione audiovisiva con testimonianze e materiali d’archivio;
- il podcast dà voce ai protagonisti e alle comunità;
- il libro, in uscita a Bomporto, raccoglie in forma editoriale le storie e gli aneddoti.
Un lessico familiare per il calcio italiano
Il titolo, L’Alfabeto dei Sentimenti, gioca su un doppio significato: Sentimenti come cognome, e sentimenti come emozioni. Racconta un lessico familiare del calcio italiano: portieri, rigori, spogliatoi, campi polverosi, pullman, ritorni a casa.
In filigrana si legge un’idea di sport come pratica sociale e linguaggio condiviso, che genera storie e identità, che unisce generazioni diverse.
Le istituzioni e il futuro del progetto
La Camera dei Deputati ha offerto una cornice istituzionale importante, sottolineando la funzione pubblica della memoria sportiva. La Biblioteca della Camera ha collaborato all’allestimento, confermando la volontà di valorizzare progetti che partono dai territori ma parlano al Paese.
Le prossime tappe prevedono la presentazione del libro a Bomporto e nuove esposizioni in contesti culturali e sportivi, con l’intento di portare il progetto in tour, affiancandolo ad altri eventi legati al calcio e alla memoria collettiva.
Un racconto che continua
L’inaugurazione di “L’Alfabeto dei Sentimenti” ha messo in dialogo storia locale e storia nazionale, unendo famiglia, territorio e sport in un racconto che attraversa generazioni.
Gli interventi istituzionali, la voce del Juve Club Parlamento, il contributo della comunità di Bomporto, la prospettiva curatoriale e la testimonianza diretta della famiglia hanno disegnato un ritratto nitido di una dinastia del calcio italiano.
I Sentimenti rappresentano più di una genealogia sportiva: sono un capitolo della memoria collettiva del Paese. Una storia che parla di umiltà, di radici e di valori condivisi, e che oggi torna a vivere in una mostra, un film, un podcast e un libro.
Un progetto pensato per durare, per continuare a raccontare. Perché, come suggerisce il titolo, ogni lettera dell’alfabeto – da A a Z – è anche una piccola storia d’Italia.
