Roma, 9 dicembre 2025 – L’evento di CEOforLIFE, nella Sala della Regina alla Camera dei Deputati, ha visto una giornata di lavoro intenso: dieci position paper ufficialmente depositati alla Camera, oltre mille esperti coinvolti, quattro grandi aree tematiche – Environment, Health & Well-being, Social Impact e Innovation – e un messaggio chiaro: pubblico e privato, da soli, non bastano più.
La Camera come “casa” del metodo libertà
Il Vicepresidente della Camera Giorgio Mulè ha ricordato la citazione di Pietro Gobetti che apre anche il libro collegato all’iniziativa: la libertà è un metodo, non una dottrina. Metodo che, in politica, significa confronto stabile e rispetto reciproco tra chi abita le istituzioni e chi, fuori da Palazzo, “fa succedere le cose”.
Mulè ha voluto che l’incontro si svolgesse a Montecitorio proprio per sancire un passaggio: Task Force Italia come tappa di un percorso continuo, non “il solito convegno con due tartine e poi tutti a casa”. Il suo paragone è stato netto: Task Force Italia come albero motore capace di trasmettere l’energia delle imprese e dei territori al motore legislativo, perché visioni, progetti e riforme viaggino nella stessa direzione.
Giordano Fatali: competenze, collaborazione, sviluppo
Giordano Fatali, fondatore di CEO for Life e delle Task Force Italia, ha definito il gruppo riunito alla Camera come una comunità di civil servant, servitori civili del Paese. Persone che considerano il proprio impegno professionale parte di una responsabilità collettiva, e non solo di un percorso di carriera.
“Competenze più collaborazione uguale sviluppo” è la formula con cui Fatali riassume la visione. Da anni le piattaforme che guida costruiscono forme nuove di partenariato pubblico-privato, coinvolgendo oltre 500 amministratori delegati e decine di migliaia di manager, in un dialogo continuativo con Parlamento, Governo, università e società civile.
Tre piattaforme e una grande alleanza nazionale
L’evoluzione di questo lavoro si muove su tre piattaforme integrate, pensate come tre “gambe” di un’unica alleanza:
- Task Force Italia, dedicata alla collaborazione tra imprese pubbliche e private e alla valorizzazione delle competenze;
- Riforma Italia, associazione che supporta l’azione governativa sul piano legislativo;
- Fondazione Campus Montecitorio, scuola nazionale di educazione civica per i leader di domani.
Questi tre fronti – aziende, istituzioni, nuove generazioni – confluiranno in Italian Leaders Alliance (ITALA), una grande alleanza nazionale di leader competenti e visionari che vogliono “costruire insieme l’Italia di domani”, dentro un’Europa più forte e un mondo più giusto.
I position paper: fotografia del Paese e rotta al 2026
Il direttore delle Task Force, Guido Ciancio, ha spiegato che i ten position paper non sono semplici rapporti descrittivi, ma documenti strategici destinati ai decisori, frutto di circa 600 ore di confronto tra oltre mille soggetti del mondo produttivo, istituzionale, associativo e accademico.
Ogni paper parte da un’analisi di scenario ricca di dati, attraversa le migliori esperienze già in atto e si chiude con un manifesto in cinque punti: messaggi sintetici ma operativi, che trasformano la fotografia del presente in una rotta verso il “to be” 2026. Il ciclo non chiude un percorso, lo inaugura: da oggi strategie, proposte e cantieri entrano nel perimetro del lavoro quotidiano di istituzioni e imprese.
Mobilità e smart cities: lo spazio dati come nuova infrastruttura
Nell’area Environment, il primo paper affronta mobilità sostenibile e smart cities. I dati mostrano forti divari: nelle aree periferiche italiane meno del 20% degli spostamenti avviene a piedi o in bici, il trasporto pubblico copre appena il 5% dei tragitti, auto e moto superano il 75%.
Per Mauro Minenna, direttore generale di ACI Informatica, la mobilità sostenibile è l’incontro tra disponibilità di energia e capacità di trasformarla in movimento, dentro una visione multimodale. Senza un’infrastruttura di informazione, il cittadino continuerà a scegliere l’auto. Da qui la proposta di un Mobility Data Space, uno spazio comune dove soggetti pubblici e privati condividano dati su traffico, mezzi, servizi, meteo. Un tassello decisivo anche per la sicurezza: l’intelligenza artificiale può usare questi dati per prevedere situazioni di rischio e ridurre l’incidentalità.
Acqua, frammentazione e modello One Water
Il paper dedicato alle risorse idriche mette in luce un dato impressionante: la filiera estesa dell’acqua in Italia vale circa il 20% del PIL e coinvolge circa 1,5 milioni di imprese. Ma la governance resta fortemente frammentata: oltre 300 gestori, norme disallineate, milioni di cittadini ancora in gestione comunale.
L’onorevole Maria Chiara Gadda ha ricordato che “non esiste attività umana che possa prescindere da una gestione efficace dell’acqua” e che la siccità, alternata a eventi alluvionali estremi, rende urgente un coordinamento reale tra Stato, Regioni, enti di bacino e gestori. Cabine di regia e commissari straordinari esistono, ma ora devono funzionare.
Francesca Portincasa, direttrice generale di Acquedotto Pugliese, ha insistito su un cambio di sguardo: “l’acqua non è una commodity, è un diritto universale”. In Puglia, regione povera d’acqua, il sistema costruito in oltre un secolo ha trasformato una fragilità in un modello studiato a livello internazionale. Per il futuro, la parola chiave è One Water: superare barriere rigide tra uso civile, agricolo e industriale, puntare sul riuso delle acque depurate, ridurre la frammentazione gestionale e rendere la tariffa uno strumento di equità e di investimento.
Transizione energetica: opportunità, vincoli e scelte stabili
Sul fronte della transizione energetica ed economia circolare, il paper evidenzia il potenziale di uno scenario a forte spinta circolare: più riciclo, meno rifiuti, meno consumo di materiali. Ricadute possibili: riduzione dell’uso di risorse, minori importazioni di materie prime, risparmi economici significativi.
Gian Mauro Dell’Olio, vicepresidente della Commissione Bilancio, ha però richiamato i limiti strutturali del sistema decisionale italiano: norme che cambiano spesso, tempi incerti, incentivi che vengono modificati retroattivamente. Esperienze passate sulle rinnovabili lo dimostrano. La transizione, ha spiegato, è una grande leva industriale e occupazionale, ma per funzionare ha bisogno di stabilità: tempi autorizzativi certi, regole chiare, una rotta condivisa tra maggioranza e opposizione su almeno alcuni pilastri strategici, dall’energy release alla diversificazione delle fonti, nucleare incluso nel dibattito.
Salute, prevenzione e imprese come infrastrutture di benessere
Nell’area Health & Well-being, il focus è stato sul passaggio dalla sanità come spesa alla salute come investimento. Gli studi citati nel paper dicono che ogni euro investito in prevenzione genera circa 14 euro di ritorno tra costi evitati e maggiore produttività.
La senatrice Anna Maria Parente ha ricordato che la riforma del 1978 immaginava già un sistema centrato sulla prevenzione, ma la pratica ha privilegiato la cura. La lezione del Covid è stata potente, ma non ancora pienamente tradotta in scelte di bilancio e classificazione delle spese in sede europea. La richiesta è di riconoscere la prevenzione come investimento, spalmandone gli effetti su più anni.
Per Stefano Colasanti (BNL BNP Paribas), la prevenzione è una vera politica industriale: “la salute non è un costo da contenere, ma un investimento strategico per persone, imprese e Stato”. Il luogo di lavoro può diventare la prima infrastruttura di salute di prossimità, grazie a screening periodici, supporto psicologico, percorsi di reintegro dopo maternità o malattie gravi, sanità digitale. Da qui la proposta di definire standard minimi nazionali di tutela e benessere nei luoghi di lavoro, supportati da incentivi fiscali e premialità negli appalti per le aziende che li adottano e rendicontano per risultati.
Demografia, parità di genere e benessere mentale
Il paper su diversità, inclusione e benessere psicologico lega strettamente crisi demografica, lavoro e parità di genere. L’onorevole Elena Bonetti ha ricordato che nei prossimi 25 anni l’indice di dipendenza degli anziani crescerà fino a oltre 300 over 65 ogni 100 under 14 e che l’Italia è già oggi un Paese dove ci sono più ultraottantenni che bambini sotto i dieci anni.
In questo scenario, valorizzare il contributo femminile è essenziale. L’occupazione femminile è ai massimi storici, ma aumenta il divario salariale e le donne restano concentrate in lavori intermittenti e poco pagati. Bonetti ha indicato nella certificazione per la parità di genere una leva da potenziare e “mettere in filiera”, con le grandi imprese chiamate ad accompagnare le PMI. Ha poi suggerito di ripensare il welfare in chiave personalizzata, per sostenere le persone nei diversi ruoli – lavoratrici, madri, figlie, caregiver – lungo l’intero ciclo di vita.
La giornalista del TG1 Natalia Zevi ha portato il punto di vista di chi vive ogni giorno il cosiddetto “incrocio delle cure”: figli piccoli, genitori anziani, lavoro a tempo pieno. Ha raccontato la fatica che porta molte giovani donne a dire “io figli non ne faccio per non ridurmi come mia madre”, segnalando quanto sia urgente offrire modelli diversi. Misure come l’estensione del congedo parentale fino ai 14 anni vanno nella direzione giusta, ma restano enormi criticità, come la scomparsa delle sostituzioni di maternità, che scarica il carico sui colleghi e alimenta resistenze silenziose.
Giovani, NEET e competenze come nuova infrastruttura
Nell’area Social Impact, il primo focus è stato su scuola, università, sport e Next Gen. In Italia i giovani NEET tra 15 e 29 anni sono ancora oltre il 16% e il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta altissimo.
Elisa Zambito Marsala (Intesa Sanpaolo) ha raccontato il lavoro dell’Education Ecosystem del gruppo, che ha firmato decine di accordi con atenei e avviato programmi come Build Your Future, coinvolgendo decine di migliaia di studenti in eventi dedicati a transizioni digitale ed energetica, bioeconomia, space economy, life science. L’education, nella sua visione, diventa una nuova infrastruttura del Paese, necessaria per formare la futura leadership italiana e contenere la fuga di talenti all’estero.
Made in Italy e turismo: identità, impatto e filiere
Il paper su Made in Italy e turismo sostenibile parte da due evidenze: oltre 500 mila imprese hanno investito in tecnologie green negli ultimi anni, con performance migliori in termini di fatturato, export e occupazione; il PNRR destina un miliardo di euro alla rigenerazione di 250 borghi storici.
Paola Picone (MIMIT) ha ricordato che il 99% del tessuto produttivo è composto da micro, piccole e medie imprese, portatrici di un’intelligenza artigiana preziosa ma spesso appesantite da burocrazia e difficoltà di accesso al credito. Il Ministero lavora a una semplificazione regolatoria e ha avviato un Comitato consultivo delle imprese a impatto per misurare e valorizzare il contributo sociale e ambientale delle aziende, anche attraverso start-up a vocazione sociale.
Nel turismo, Marco Gilardi (Minor Hotels) ha richiamato il potenziale straordinario dei borghi e delle destinazioni “secondarie”, spesso amate dai visitatori stranieri proprio perché meno conosciute. Ma senza infrastrutture e collegamenti adeguati, quei luoghi rischiano di restare irraggiungibili. Servono detassazioni mirate per rendere sostenibile l’occupazione nel settore, strumenti di credito agevolato per chi investe nella rigenerazione e un uso intelligente dei dati per gestire i flussi nelle grandi città, riducendo il fenomeno dell’overtourism.
Educazione finanziaria, PMI e benessere economico
Il paper sull’educazione finanziaria segnala che in Italia oltre un cittadino su dieci è totalmente analfabeta in materia economico-finanziaria e che le competenze sono particolarmente deboli tra donne, giovani e nel Mezzogiorno.
Per Giuseppe Faragò (Aon), l’educazione finanziaria è una vera infrastruttura del Paese, mentre lo sviluppo delle competenze del capitale umano è l’infrastruttura invisibile delle imprese. Un lavoratore che comprende le proprie scelte economiche, sa gestire il rischio e dispone di strumenti di protezione è meno vulnerabile, più produttivo e più coinvolto. Le imprese che misurano il proprio impatto ESG, inoltre, mostrano tassi di crescita del fatturato doppi rispetto a quelle che non adottano alcuna pratica di sostenibilità.
L’impegno per i prossimi anni, ha spiegato, è costruire politiche di benessere a 360 gradi – finanziario, fisico, mentale, sociale e professionale – integrando welfare, formazione continua e strumenti di prevenzione. Il tutto in una logica di lungo periodo, superando la tentazione di cercare solo rendimenti immediati.
Innovazione, AI e cybersecurity: capitali umani prima di tutto
Nell’area Innovation i due paper affrontano intelligenza artificiale, cybersecurity, trasformazione digitale e ricerca. William Nonnis (Presidenza del Consiglio, struttura PNRR Digitalizzazione) ha ricordato che in Italia il 47% della popolazione è considerato analfabeta funzionale digitale. Gli strumenti tecnologici esistono, spesso in abbondanza, mentre il vero collo di bottiglia sono le competenze e la cultura.
Nonnis ha sottolineato la necessità di una formazione obbligatoria sull’AI, a tutti i livelli, e di un ripensamento dell’educazione sin dalla scuola primaria. Ha anche richiamato un punto geopolitico: l’Europa, e con essa l’Italia, è oggi soprattutto utilizzatrice di piattaforme e servizi sviluppati altrove. Senza una strategia comune sulla sovranità tecnologica, sarà difficile competere con Stati Uniti e Cina in modo strutturale.
Social intelligence, sogno italiano e ecosistemi
Eugenio Maria Bonomi (XC Technology) ha offerto una chiave di lettura ampia del ruolo dell’intelligenza artificiale: non solo strumento tecnico, ma motore generativo di idee se integrato con intelligenza emotiva e sociale. Dopo aver imparato per decenni a coltivare l’intelligenza razionale e quella emotiva, oggi serve una social intelligence capace di valutare l’impatto delle scelte sul benessere collettivo.
Per Bonomi, la creatività italiana può diventare il cuore di un vero “sogno italiano”, alternativo al vecchio American Dream: un modello che unisce turismo, cultura, manifattura, tecnologia e cura del territorio, usando le piattaforme digitali come infrastrutture abilitanti per ecosistemi pubblico-privati, non come fini a sé stesse. La priorità, in questa visione, è mettere la sostenibilità prima del profitto di breve periodo, orientando le scelte di business a impatti positivi sul lungo termine.
Ricerca, AI e sostegno alle PMI innovative
Sul fronte ricerca e innovazione, Paolino Montanino (Avanade) ha ricordato che l’Italia investe in R&S meno della media europea e resta al quindicesimo posto per investimenti in intelligenza artificiale, in un contesto globale dominato dagli Stati Uniti. Questo non è solo un problema di capitali, ma anche di attrazione di talenti e capacità di trattenere i migliori ricercatori.
Montanino ha indicato tre leve: creare osservatori nazionali permanenti che uniscano imprese, istituzioni e università nel monitoraggio dei fabbisogni; investire in upskilling e reskilling non solo tecnico ma anche organizzativo, per ripensare processi e modelli di business alla luce dell’AI; rendere più semplice e accessibile il sostegno alle PMI, con strumenti chiari, procedure snelle e particolare attenzione alle aree più fragili del Paese.
Dal “non è un evento” al lavoro quotidiano
Giordano Fatali ha ribadito che quanto avvenuto alla Camera non è “un evento” in più. È un passaggio di responsabilità condivisa: “siamo qui per lavorare”, ha ripetuto più volte. Task Force Italia vuole essere la piattaforma delle piattaforme, il luogo in cui associazioni, istituzioni, aziende, mondo accademico e nuove generazioni si incontrano senza bandierine di parte, per unire ciò che spesso nell’Italia dei “troppi tavoli” resta diviso.
La domanda che consegna a tutti i partecipanti è semplice e impegnativa insieme: non “cosa farà il futuro di noi”, ma “che futuro vogliamo per i nostri figli e cosa stiamo facendo, personalmente, per costruirlo”. Con Task Force Italia, Riforma Italia, Campus Montecitorio e la nascente Italian Leaders Alliance, l’obiettivo è dare vita a una sorta di “piano nazionale di risveglio e ripartenza”, dove competenze e collaborazione ridisegnano, giorno dopo giorno, il progetto di un’Italia davvero migliore.
