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Censimento Patrimonio culturale immateriale

Roma, 15 dicembre 2025 - Nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, il progetto “Censimento Patrimonio culturale immateriale” ha rappresentato un'occasione importante: un lavoro collettivo che prova a dare forma, metodo e visibilità alle tradizioni vive del Paese. 

Adriana Volpe e Beppe Convertini hanno guidato una mattinata densa, scandita da interventi istituzionali, testimonianze dal territorio e contributi scientifici. Il messaggio che ha attraversato l’evento è rimasto costante: il patrimonio immateriale non è una nostalgia da mettere in vetrina, ma un sistema di pratiche, riti, saperi e linguaggi che esiste finché viene praticato, raccontato e trasmesso. Ed è proprio questa trasmissione, oggi, la parte più fragile e più urgente da sostenere.

La cornice alla Camera e l’alleanza tra istituzioni

L’evento ha avuto un peso simbolico preciso: presentare in una sede istituzionale il risultato di due anni di lavoro “capillare”, come è stato ripetuto più volte, costruito cioè non in un unico centro, ma lungo migliaia di chilometri di comuni, borghi e quartieri. 

Il censimento è promosso da UNPLI (Unione Nazionale Pro Loco d’Italia) insieme al Ministero della Cultura, ad ANCI e all’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale. Nelle parole di apertura, l’evento è stato descritto non come celebrazione di un traguardo definitivo, ma come tappa di un processo: un percorso che mette in relazione ricerca, comunità e territori, e che chiede “ascolto, partecipazione e visione comune”.

Dentro questa cornice, si è scelto di raccontare non solo “cosa” è stato fatto, ma soprattutto “come”: cioè attraverso il lavoro dei volontari, la collaborazione con partner scientifici e la costruzione di strumenti digitali per raccogliere, ordinare e rendere fruibile la memoria collettiva. L’obiettivo dichiarato è ambizioso e insieme molto concreto: dare una voce riconoscibile alle tradizioni e offrire loro uno spazio dove continuare a vivere e crescere, senza trasformarle in oggetti immobili.

Un progetto nato dal territorio, non da un ufficio

La cifra del censimento sta nella sua origine: non parte da una definizione astratta, ma dalla rete delle Pro Loco, presenti in modo diffuso e quotidiano. È la stessa rete che, secondo gli interventi, consente di “arrivare” dove spesso le politiche culturali faticano: nelle piccole comunità e nelle aree interne, dove una tradizione può dipendere dall’ultima persona capace di farla davvero.

 Il censimento, in questa lettura, diventa una corsa contro il tempo, ma anche una forma di responsabilità civile: non si tratta solo di inventariare, ma di rendere le comunità consapevoli del valore di ciò che custodiscono.

RadiciCulturali.it: la casa digitale delle tradizioni italiane

Il punto operativo del progetto è il portale radiciculturali.it, presentato come un grande contenitore digitale dove confluiscono schede, immagini, video e descrizioni delle espressioni culturali immateriali. L’idea è trasformare un patrimonio diffuso e frammentato in una mappa consultabile: non per uniformare, ma per rendere visibile la diversità, collegando ogni pratica a luoghi e persone.
In sala è emersa una scelta precisa: non limitarsi alla “vetrina”, ma puntare alla documentazione.

 La natura del patrimonio immateriale è infatti vulnerabile: cambia, si trasforma, può interrompersi. Per questo, nel racconto dei relatori, la piattaforma non è un archivio “chiuso”, bensì un sistema in aggiornamento continuo, alimentato dal lavoro delle Pro Loco e delle comunità.

Il portale, inoltre, è stato richiamato come strumento utile su più piani: per la ricerca, per la scuola, per le politiche culturali locali e persino per la costruzione di percorsi turistici. La logica è chiara: se un turista, uno studente o un amministratore vuole capire cosa rende unico un territorio, deve poter trovare in un unico luogo digitale non solo un nome di festa o un rito, ma anche contesto, materiali, testimonianze e tracce di trasmissione.

I numeri del censimento

Il presidente UNPLI Antonino La Spina ha fotografato i risultati raggiunti fin qui con dati molto netti:

  • quasi 30.000 schede già presenti sul portale
  • oltre 12.000 schede in fase di approvazione
  • più di 5.000 contenuti video e multimediali

Sono numeri presentati come “passaggio” e non come arrivo: il censimento, è stato detto, non si ferma perché anche il patrimonio non si ferma.

La lettera di Fontana e il valore della memoria condivisa

Un momento centrale dell’evento è stato il messaggio del presidente della Camera Lorenzo Fontana, letto in sala. Il testo ha riconosciuto il valore del patrimonio immateriale come elemento che “delinea il volto del Paese” e rafforza coesione e appartenenza, perché radicato in conoscenze, gesti quotidiani e pratiche tramandate “di generazione in generazione”.

Fontana ha insistito su un punto: la tutela non può essere delegata a un solo soggetto, ma richiede una collaborazione costante tra istituzioni, associazioni e cittadini, dentro una visione condivisa e rispettosa delle identità territoriali.

Nel messaggio si richiama anche il percorso legislativo e l’attenzione parlamentare al tema, con la citazione della legge n. 152 del 2024 come riferimento per una disciplina organica della tutela del patrimonio culturale immateriale. In questo quadro, il censimento UNPLI è stato indicato come “modello esemplare” perché coinvolge direttamente le popolazioni locali e contribuisce a mantenere viva la memoria collettiva, favorendone la trasmissione alle generazioni future.

Pella, ANCI e l’emendamento che ha acceso la miccia

Collegato da Bruxelles, Roberto Pella, vicepresidente vicario di ANCI, ha messo in fila il senso politico-amministrativo dell’operazione: i comuni, soprattutto i piccoli, non devono essere considerati semplici destinatari di politiche culturali, ma attori che costruiscono una visione nazionale a partire dalle conoscenze locali. Il censimento, nella sua lettura, è un passo “concreto e innovativo” che dà pari dignità al patrimonio immateriale, spesso rimasto ai margini rispetto a quello tangibile.

Pella ha ricordato l’emendamento parlamentare che ha reso possibile il progetto, sottolineando un dato ricorrente nella giornata: molte amministrazioni riescono a realizzare iniziative culturali e sociali proprio grazie al lavoro delle Pro Loco, che diventano un braccio operativo sul territorio. Da qui l’invito a non considerare il censimento un episodio, ma un modello da sostenere nel tempo, perché i risultati arrivano quando la cooperazione istituzionale diventa stabile, non quando è occasionale.

Mollicone e la svolta: dalle rievocazioni al “codice” dei beni immateriali

L’intervento di Federico Mollicone, presidente della Commissione Cultura della Camera, ha portato la discussione su un piano più ampio: l’Italia come mosaico di identità locali che richiede monitoraggio e valorizzazione “costanti e meticolosi”.
Mollicone ha collegato il censimento alla stagione normativa in corso, rivendicando la centralità della legge 152/2024 come punto di partenza per una nuova architettura di tutela, fino all’idea di una delega per la definizione di un codice dei beni immateriali.

Il censimento è stato descritto come “compimento di una visione culturale”, perché per la prima volta istituzioni e territori lavorano insieme a una codifica e a una forma di enumerazione delle attività tradizionali. Nel suo discorso compaiono anche gli strumenti attesi: elenchi, criteri di iscrizione, comitati tecnico-scientifici e un dialogo tra registri che dovrebbe creare un circuito di salvaguardia e valorizzazione.

C’è poi un passaggio che riassume l’impianto culturale dell’intera mattinata: il patrimonio immateriale è “la nostra eredità più preziosa” perché non è fatto di cose ferme, ma di comunità che si riconoscono nella propria storia. In un mondo globalizzato, questa eredità diventa elemento distintivo e insieme collante, “ci rende unici, ci rende italiani”.

Il racconto televisivo: quando la tradizione diventa visibile

Dentro il progetto, la comunicazione è stata presentata come parte della tutela. La Spina ha ringraziato la RAI per aver contribuito a rendere le comunità più consapevoli del loro stesso patrimonio, portandolo in prima serata o in fascia nazionale attraverso programmi che raccontano riti, feste, artigianato e tradizioni.

“Linea Verde Tradizioni” e “Azzurro Storie di Mare” sono stati citati come esempi di una narrazione che non si limita alle città d’arte, ma attraversa i luoghi “minuti e nascosti” dove il patrimonio immateriale si manifesta con più forza.

Angelo Mellone: “La tradizione esiste se è viva”

Il contributo del direttore Daytime RAI Angelo Mellone ha dato all’evento una chiave narrativa e quasi pedagogica. Partendo da esempi personali—una tradizione trasformata in opportunità turistica e un’altra invece dimenticata fino quasi a sparire—Mellone ha messo in guardia dal rischio più grande: trattare la tradizione come un oggetto da conservare e basta. “La tradizione esiste se è viva”, ha detto, chiarendo che, se la si chiude in un museo senza chi la pratica, si sta certificando una morte, non una tutela.

La sua riflessione ha toccato anche il significato stesso di “tradizione”, intesa come consegna tra generazioni e, inevitabilmente, come trasformazione: ogni passaggio comporta un adattamento, una riscrittura, un modo nuovo di rappresentare qualcosa che resta riconoscibile ma cambia. Da qui la necessità di strumenti contemporanei: archivi digitali, materiali video, applicazioni, percorsi di orientamento nei territori e, soprattutto, un uso del servizio pubblico come spazio di racconto strutturale.

Mellone ha collegato il tema anche a questioni più grandi—spopolamento, migrazioni, denatalità—come se il patrimonio immateriale non fosse un capitolo isolato ma il cuore di una domanda: cosa rende un luogo abitabile, riconoscibile, desiderabile? In questa prospettiva, censire e raccontare non è marketing; è creare le condizioni perché una comunità continui a sentirsi tale.

Vestizioni e costumi: la lezione molisana di Scass Serra

Tra i momenti più “visibili” della giornata, la dimostrazione dal vivo sugli abiti tradizionali ha dato corpo all’idea di “patrimoni viventi”. Antonio Scass Serra, etnoantropologo, ha presentato tre esempi di costumi nuziali molisani, spiegando che raccontare un abito significa raccontare la storia sociale ed economica di una comunità: identità, differenze tra paesi vicini, dialetti, simboli. Nel suo racconto, il costume accompagna la vita femminile nei passaggi cruciali, cambia con l’età, porta con sé ornamenti e gioielli che non sono semplici decorazioni, ma linguaggi. È stato un modo concreto per ricordare che l’immateriale non è “astratto”: vive nei gesti, nelle regole, nelle occasioni, nelle persone che sanno ancora fare.

Santanchè: destagionalizzare, far vivere borghi e aree interne

Il ministro del Turismo Daniela Santanchè ha legato il patrimonio immateriale a una strategia precisa: rendere più equilibrati i flussi turistici e valorizzare i territori meno battuti, soprattutto nei mesi “spalla” e fuori stagione. Nel suo intervento, il patrimonio culturale immateriale è stato definito “risorsa viva e pulsante”, capace di rafforzare l’identità e generare attrattività. Il lavoro delle Pro Loco è stato indicato come centrale perché permette di attivare presenze anche quando non ci sono i picchi estivi, e perché intercetta una domanda in crescita: il turismo che cerca esperienze autentiche, connessioni genuine, immersione nella cultura e nella storia dei luoghi.

Santanchè ha citato il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come occasione mondiale, non solo simbolica: una leva per potenziare il turismo enogastronomico, valorizzando convivialità e “linguaggio universale” del cibo. Nel suo discorso è comparso un obiettivo operativo: costruire itinerari culturali più attrattivi, capaci di coinvolgere il visitatore in esperienze memorabili. E soprattutto un messaggio di metodo: “si vince solo con la squadra”, cioè con una sinergia stabile tra istituzioni, enti di promozione e reti territoriali, perché fare non basta, bisogna anche saper raccontare.

ITA Airways: rotte, vetrina nazionale e cucina come ambasciata

Il presidente di ITA Airways Sandro Pappalardo ha portato un punto di vista complementare: senza trasporti, l’esperienza non si muove. Turismo e mobilità sono stati definiti un binomio inscindibile, e la compagnia di bandiera una vetrina del Made in Italy, spesso la prima che lo straniero incontra. Pappalardo ha citato nuove rotte e strategie di network, collegandole alla necessità di servire il “Sistema Paese” e intercettare flussi che vanno oltre le città d’arte, verso borghi e territori interni dove le Pro Loco diventano l’infrastruttura sociale dell’accoglienza.

Ampio spazio è stato dedicato anche alla cucina italiana, presentata come eccellenza da rendere strutturale nell’esperienza di viaggio: attenzione ai menu, valorizzazione dei prodotti, accordi con consorzi, presenza nelle lounge e ambizione di portare sempre più prodotti IGP a bordo. In questo quadro, la collaborazione con UNPLI è stata proposta non come gesto formale, ma come possibilità di costruire progetti comuni che servano davvero a comunità, territori e immagine dell’Italia.

Santoro: archivi, musei e la memoria che non è sempre “facile”

Il responsabile Cultura e Turismo di ANCI Vincenzo Santoro ha aggiunto profondità al discorso, riportando l’attenzione su ciò che spesso resta invisibile: gli archivi e la documentazione storica delle tradizioni. Ha citato esempi di registrazioni e studi che oggi sono l’unica traccia di pratiche scomparse o trasformate, sottolineando come i processi di modernizzazione, migrazione e spopolamento abbiano prodotto una “spogliazione” delle culture locali.

Da qui una proposta molto concreta: far dialogare la piattaforma del censimento con gli archivi già esistenti, in modo che cercare un luogo significhi accedere anche ai materiali originari, non solo a un racconto attuale.

Nel suo intervento, i musei etnoantropologici e gli ecomusei sono stati descritti come strumenti di fruizione continua: un rito o una maschera non possono essere visti solo nel giorno della festa, perché la festa dura poco, mentre la domanda di conoscenza dura tutto l’anno. E poi un avvertimento importante: la memoria non è sempre “volemose bene”. Alcune tradizioni sono complesse, conflittuali, attraversate da sensibilità che cambiano (per esempio l’uso degli animali), o legate a minoranze linguistiche e a storie politiche non sempre pacificate. Un censimento serio, quindi, deve reggere anche la complessità, non solo la cartolina.

Petrillo e l’UNESCO: documentare prima di candidare

Il professor Pierluigi Petrillo, direttore della Cattedra UNESCO presso Unitelma Sapienza, ha riportato il progetto al cuore della Convenzione UNESCO 2003: la prima responsabilità degli Stati è inventariare e documentare. In questa prospettiva, il censimento UNPLI colma un vuoto: senza strumenti unitari, il patrimonio immateriale fatica a essere conosciuto e quindi protetto.

Petrillo ha ricordato anche l’impatto del Covid sulle pratiche immateriali—processioni sospese, rievocazioni interrotte, anziani scomparsi—e ha indicato la documentazione come argine minimo contro la perdita irreversibile.

Sul riconoscimento della cucina italiana, Petrillo ha ribadito un punto spesso frainteso: non è un premio alle ricette, ma al mosaico di diversità locali e familiari. E ha lasciato una frase che, in sala, ha funzionato come bussola: “Non è l’UNESCO a doverci dire che la nostra tradizione è un patrimonio dell’umanità.” La vera misura, ha spiegato, sta nella volontà di condividere e trasmettere: mettere a disposizione di tutti ciò che una comunità pratica, senza bisogno di un timbro per riconoscerne dignità e valore.

Fondazione Pro Loco Italia ETS: dal censimento alla ricerca strutturata

Con Fernando Tomasello, la Fondazione Pro Loco Italia ETS ha presentato il “dopo”: come trasformare un grande contenitore di dati in conoscenza, metodo e politiche. Il Centro Studi e il comitato scientifico sono stati indicati come strumenti per dare solidità al lavoro e accompagnarne la crescita: le schede, è stato detto, aumenteranno ancora molto, e il tema non sarà soltanto raccoglierle, ma leggerle, interpretarle, capire come trattarle e come renderle utili anche alle generazioni future.

Tra le linee citate: l’attenzione ai piccoli musei (spesso nati dalla passione di singoli e non sempre visitabili), il ruolo di UNPLI come soggetto accreditato UNESCO e l’idea di accendere un faro sui siti UNESCO in Italia, dove operano centinaia di Pro Loco. Tomasello ha fatto emergere anche un’altra prospettiva: misurare l’impatto culturale ed economico della valorizzazione, perché la cultura, nel racconto della giornata, non è separata dalla vita quotidiana dei territori.

E poi il tema più ampio: le sinergie tra patrimonio materiale e immateriale, e il ruolo delle pratiche vive nella salvaguardia dei paesaggi culturali. Un lavoro che, nelle intenzioni, non si esaurisce con un portale, ma punta a costruire competenze, reti, responsabilità continue.

Un lavoro corale che resta aperto

L’evento alla Camera non ha chiuso una storia: l’ha resa più visibile. Il censimento è stato raccontato come un’infrastruttura che cresce con chi la alimenta—volontari, comunità, amministrazioni, studiosi—e che ha senso solo se rimane aderente alla vita dei territori. Le schede, i video, i portali e le leggi sono strumenti; il centro resta la trasmissione: il modo in cui una comunità sceglie di non lasciare evaporare un rito, un saper fare, un dialetto, una festa. È lì che il patrimonio immateriale smette di essere una parola difficile e torna a essere ciò che è sempre stato: un pezzo di identità che cammina sulle gambe delle persone.

 

 

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