Federalimentare e Confagricoltura hanno presentato, nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, il secondo osservatorio sulla trasformazione tecnologica del Made in Italy agroalimentare, tracciando un quadro in crescita ma ancora distante dai benchmark europei.
Nella Sala della Regina della Camera dei Deputati si è tenuta la presentazione del Rapporto 2026 sulla trasformazione tecnologica dell'agroalimentare made in Italy, promosso da Federalimentare con il sostegno di Confagricoltura e realizzato dal centro di ricerca LUISS con la collaborazione degli esperti di Linfa Agrifood Tech Fund. L'appuntamento - organizzato in occasione della Giornata Nazionale del Made in Italy, che ricorre il 15 aprile - ha riunito rappresentanti delle istituzioni parlamentari, del mondo accademico e dell'industria privata, portando al centro del dibattito il ruolo delle start-up e la sfida dell'intelligenza artificiale nell'intera filiera agroalimentare.
I numeri del settore: crescita reale, gap strutturale
Ad aprire i lavori è stata la moderatrice Barbara Politi, la quale ha introdotto i principali risultati: nel 2025 gli investimenti in start-up agrifood in Italia hanno superato i 122 milioni di euro, segnando un incremento di circa il 18% rispetto all'anno precedente. Un dato che, seppur incoraggiante, è insufficiente in confronto al panorama europeo, soprattutto in relazione al peso che il settore agroalimentare italiano occupa nell'economia nazionale e nell'export globale. A dettagliare il quadro è stato Michele Costabile, direttore del centro di ricerca LUISS su tecnologie e comportamenti di mercato, evidenziando che le start-up mappate sul territorio nazionale sono 573, con ulteriori 45 fondate da italiani o da chi ha studiato in Italia, ma operanti all'estero. Queste start-up sono state classificate per stadio della filiera - dagli input primari alla produzione in campo, dalla trasformazione e packaging al consumo finale, fino alla circolarità e gestione dei rifiuti - e per stadio di sviluppo, distinguendo tra realtà ancora in fase prototipale, start-up incubate o accelerate e aziende che hanno già completato almeno un round di finanziamento. Quest'ultimo dato segnala una maturazione rispetto all'anno precedente: le start-up attive, con almeno un round o formalmente incubate, sono 380 su 573, contro le 220 circa su 550 del 2025. Costabile ha poi dedicato una parte significativa della presentazione al tema dell'intelligenza artificiale, classificando le start-up in tre categorie: quelle con un'offerta "aumentata" dalle AI, le quali sfruttano l'intelligenza artificiale per rendere più competitive le proprie soluzioni; quelle "abilitate" dalle AI, le quali, senza queste tecnologie non sarebbero mai nate; e quelle che sviluppano AI generativa verticale, alimentata da dati settoriali specifici, o modelli agentici come core business. L'adozione risulta molto forte nella produzione primaria e nel consumo finale, mentre rimane ancora insufficiente nelle fasi di trasformazione e packaging, un elemento su cui Costabile ha insistito come priorità da affrontare. Le criticità annesse a questi modelli comportano due rischi sistemici. Il primo è l'ampliamento del divario tra le grandi imprese, in grado di adottare i meccanismi digitali, e il tessuto delle piccole e medie aziende italiane, storicamente frammentato e con capacità limitata di assorbimento tecnico e finanziario, generando quello che Costabile ha definito un "AI divide". Il secondo rischio riguarda un deficit di trasformazione digitale di base: numerose aziende della filiera non hanno ancora completato il proprio percorso di digitalizzazione fondamentale, rendendo l'innesto dell'intelligenza artificiale strutturalmente prematuro. Intervenire su entrambi i livelli in modo coordinato e tempestivo è, secondo Costabile, una priorità che non ammette ulteriori rinvii.
Le istituzioni: l'innovazione come scelta obbligata, non facoltativa
L'on. Francesco Battistoni, segretario di presidenza della Camera dei Deputati, ha aperto i saluti istituzionali richiamando i dati sull'export agroalimentare e sottolineando come il riconoscimento UNESCO della cucina italiana come patrimonio immateriale dell'umanità, rappresenti un moltiplicatore di valore da capitalizzare con urgenza. Battistoni ha ricordato come il Paese si trovi oggi a parlare di un'agricoltura proiettata verso il 5.0, laddove solo pochi anni fa il salto al 2.0 sembrava già un traguardo ambizioso, e ha posto l'accento sul cambio generazionale come variabile cruciale: i giovani che si avvicinano al settore portano con sé un'apertura verso l'innovazione tecnologica che rappresenta uno dei principali motori di sviluppo. Il senatore Giorgio Salvitti, ha evidenziato il ruolo dell'intelligenza artificiale nella gestione delle risorse agricole, insistendo in particolare sulla sua capacità predittiva. La possibilità di anticipare eventi atmosferici avversi, ottimizzare l'uso dell'acqua, risorsa sempre più scarsa e preziosa in molte aree del Paese, e aumentare la resilienza delle colture rappresenta, secondo Salvitti, il contributo più concreto e immediato che la tecnologia può offrire all'agricoltura italiana. Ha citato il dato sull'export negli Stati Uniti, cresciuto del 7,2% nell'anno dei dazi, come dimostrazione della unicità e sostanziale inattaccabilità del prodotto italiano sui mercati globali: una qualità che non dipende da fattori di prezzo, ma da identità, unicità e biodiversità difficilmente replicabili. Salvitti ha anche ricordato il dato sulla produttività: quando la gestione aziendale è affidata a imprenditori giovani che adottano innovazioni tecnologiche, la produttività per ettaro raddoppia rispetto alla media tradizionale, segnale che la direzione intrapresa viene recepita con chiarezza dalle nuove generazioni. L'on. Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha portato al tavolo l'esperienza dell'indagine parlamentare sull'intelligenza artificiale, da cui è emerso che le imprese che adottano sistemi di AI sono strutturalmente più competitive di chi non li utilizza. Pertanto, il tema non è se adottare o meno l'intelligenza artificiale, ma con quale velocità e con quale consapevolezza farlo.
Dal Parlamento al mercato: strumenti operativi e investimento privato
L'onorevole Mirko Carloni, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, ripercorrendo i progressi che il settore ha ottenuto rispetto al passato, ha introdotto il provvedimento "Coltiva Italia", con una dotazione di un miliardo di euro per il triennio 2026-2028, destinato in parte rilevante al CREA per la ricerca scientifica applicata. Carloni ha proposto una visione del ruolo della politica che rifugge dall'assistenzialismo: il compito delle istituzioni è rimuovere ostacoli, fiscali, regolatori, infrastrutturali, e creare le condizioni affinché imprese, ricercatori e investitori possano operare liberamente. In seguito, Marco Gaiani, founder e partner del fondo Linfa, primo fondo italiano a investire verticalmente in agri e foodtech, ha fornito la prospettiva degli investitori privati, descrivendo un ecosistema ricco di potenziale ma frenato da quello che ha definito "nanismo": le start-up italiane tendono a fermarsi alle fasi di pre-seed e seed, trovando difficoltà strutturali nello scaling verso round più avanzati. Le ragioni sono molteplici: la carenza di capitale di crescita, gap di governance, deficit infrastrutturale e alcuni problemi sistemici del Paese. Citando l'analisi del professor Costabile, ha evidenziato come il 31% delle start-up del settore utilizzi già l'intelligenza artificiale, percentuale che sale al 67% tra quelle attive nella produzione primaria: un dato che dimostra quanto l'innovazione tecnologica sia già penetrata nel cuore del settore, rendendo l'investimento una scelta razionale. Fabio Menechini di Brembo Solution ha portato un caso concreto di intelligenza artificiale applicata alla formulazione industriale, partendo dall'esperienza maturata in Brembo nel settore automotive e trasferita successivamente al mondo alimentare. Il punto di partenza è stato il problema della formulazione dei materiali per i sistemi frenanti - circa 25 ingredienti selezionati da un catalogo di 600 possibili combinazioni - affrontato prima con approcci statistici ed empirici, poi con data analysis e machine learning, e infine con l'intelligenza artificiale generativa. Quest'ultimo passaggio ha cambiato radicalmente il paradigma: la possibilità di alimentare i modelli con dati destrutturati, incluse descrizioni qualitative delle relazioni tra ingredienti accumulate dall'esperienza dei tecnici, ha permesso di moltiplicare le formulazioni testate in un tempo compresso, da poche unità in settimane a oltre mille combinazioni in pochi minuti. Questa tecnologia, applicata al settore alimentare, apre scenari concreti per la riformulazione rapida, l'ottimizzazione della supply chain e la personalizzazione del prodotto per mercati e clienti specifici.
La visione di Federalimentare: raddoppiare l'export nel prossimo decennio
Paolo Mascarino, presidente di Federalimentare, ha tracciato l'orizzonte strategico del settore attraverso dati che restituiscono la misura del traguardo già raggiunto e l'ambizione di quello successivo: 205 miliardi di euro di fatturato complessivo, 72 miliardi di export - di cui 59 generati dall'industria di trasformazione - e un raddoppio delle esportazioni nell'arco di un decennio, risultato che poche filiere al mondo possono vantare. L'obiettivo dichiarato è ripetere questo percorso nei prossimi dieci anni, puntando sull'innovazione orientata ai nuovi bisogni dei consumatori globali. Mascarino ha identificato nel trend delle proteine uno degli assi strategici del futuro: il 60% degli americani ha già aumentato il consumo proteico e dichiara di voler continuare, l'Europa assorbe già il 30% delle proteine mondiali, e Paesi come l'India, con oltre un miliardo e duecento milioni di persone e una cultura alimentare prevalentemente basata sui carboidrati, si trovano di fronte a una necessità strutturale di riequilibrio dietetico. Le proteine non disegnano un segmento verticale, ma un trend trasversale che attraversa bevande, latticini, pasta, prodotti da forno e colazione: la concorrenza si giocherà sulle occasioni d'uso, non su una categoria merceologica definita. Per un Paese come l'Italia, maestra nella tradizione del gusto, questo rappresenta un'opportunità prima ancora che una sfida. Mascarino ha poi illustrato le tre iniziative che Federalimentare e Confagricoltura stanno costruendo congiuntamente: un veicolo per orientare i fondi europei di Horizon EU alla ricerca agroalimentare italiana facilitando l'accesso delle imprese; il rafforzamento del coinvolgimento del capitale privato, di cui Linfa è testimone concreto; e soprattutto la creazione di un hub ad alto valore aggiunto per il matching tra domanda e offerta di innovazione, uno spazio in cui i centri di ricerca e le accademie con idee innovative possano trovare il partner industriale per lo sviluppo del prodotto, e le imprese con un'esigenza tecnologica possano individuare il centro di ricerca a cui rivolgersi. L'analisi econometrica presentata da Costabile durante la sessione di ricerca dimostra che nei Paesi che hanno già adottato aggregatori di questo tipo, si sono registrati incrementi del 19% nel numero di start-up, del 43% nell'accesso ai venture capital, dell'86% nei fondi raccolti e del 36% nei brevetti depositati. Un'evidenza che, nelle parole di Mascarino, non lascia spazio a ulteriori rimandi: presentare il progetto definitivo dell'hub sarà il prossimo traguardo pubblico dell'ecosistema che Federalimentare e Confagricoltura stanno costruendo insieme.
