Prosperità e povertà digitale – Come l’intelligenza artificiale può favorire o limitare il progresso sociale?
Dal Parlamento un confronto trasversale su cittadinanza digitale, competenze, governance e rischi: storie, numeri e proposte per non lasciare indietro nessuno.
Roma, 5 novembre 2025 – Sala della Regina, Palazzo Montecitorio. La Fondazione Pubblicità Progresso ha riunito istituzioni, imprese, accademia e terzo settore per la terza edizione del Festival del Progresso Sociale. Al centro, l’impatto dell’intelligenza artificiale (IA) tra promesse e criticità: come renderla motore di prosperità digitale ed evitare nuova povertà digitale. In apertura il saluto del Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha invitato a una riflessione “su una tecnologia che deve servire l’umanità e non viceversa”, evidenziandone valore economico, potenziale scientifico e rischi sociali se usata in modo distorto.
Cittadinanza e identità digitale: la cornice
Il presidente di Pubblicità Progresso Andrea Farinet ha inquadrato la sfida: IA generativa, dati e algoritmi si intrecciano con il prossimo salto del quantum computing, moltiplicando velocità e potenza di elaborazione. Da qui l’urgenza di:
- definire cittadinanza e identità digitale credibili (autenticità e tutela contro cloni vocali e video);
- passare dai soli regolamenti alla scrittura di codice e piattaforme europee;
- investire in alfabetizzazione (Italia terzultima in UE per competenze digitali), con un percorso stabile per le scuole superiori;
- avviare un tavolo tecnico per una proposta di legge bipartisan sull’identità digitale.
“L’IA non ha ‘anima’: comprime linguaggio e produce testi probabilistici. L’umano resta irriducibile per simbolizzazione, rimozione, creatività”, ha ricordato Farinet, richiamando lo squilibrio tra velocità dell’innovazione e capacità di apprendimento.
Formazione e competenze: personalizzazione contro lo “spreco di talenti”
Antonio Ambrosetti (The Ruling Companies) ha indicato due nodi: l’innovazione corre più dell’apprendimento e scuole/lavoro faticano a collegare unicità delle persone e percorsi utili. L’IA, se alimentata da dati solidi, abilita programmi personalizzati e flessibili per studenti e docenti, aggiornabili “in tempo reale” con le nuove scoperte.
La professoressa Capua ha mostrato la leva dell’IA per la salute circolare: dall’accelerazione nello sviluppo di antibiotici al monitoraggio predittivo di malattie trasmesse da vettori (dati su clima, biodiversità, piogge) per fare prevenzione. Ma ha richiamato anche una priorità politica: ricostruire fiducia in scienza e istituzioni.
Sul fronte sostenibilità, Giulio Loiacono (ASviS) ha collegato IA e Agenda 2030: gestione intelligente di mobilità, energia (rinnovabili e accumulo), agricoltura di precisione e PA predittiva. Avvertenza: colmare il digital divideterritoriale e sociale, dotarsi di calcolo e modelli di casa europea e fissare regole poche ma chiare, senza demonizzare.
Sanità: l’IA come strumento, non sostituto
Per Barbara Mangiacavalli (FNOPI) l’IA deve alleggerire i compiti ripetitivi e ridurre l’errore (radiologia, riconciliazione terapeutica), mantenendo la centralità della relazione. Formazione non solo per i professionisti ma anche per assistiti e caregiver, per evitare un nuovo digital divide in un Paese che invecchia. Priorità: integrazione dei dati sanitari e socio‑assistenziali (FSE 2.0) e “ultimo miglio” a domicilio.
Impresa e innovazione: infrastruttura, non gadget
Dal Kilometro Rosso, Salvatore Majorana ha parlato di “IA come infrastruttura”: per adottarla davvero servono competenze in azienda, organizzazione e investimenti di medio periodo. Molti progetti falliscono o slittano; il punto ègovernare bias e qualità del dato, non inseguire la novità.
Silvia Maria Rovere (Poste Italiane) ha legato cittadinanza digitale e inclusione: Poste gestisce oltre i due terzi delle identità SPID e, con il progetto Polis (7.000 uffici nei comuni sotto i 15mila abitanti), porta hub di servizi della PA(passaporti, INPS, Agenzia Entrate) e tecnologie green nei territori, formando 121mila persone e adottando cinque pilastri etici per l’IA: trasparenza, inclusività, responsabilità, sostenibilità, consapevolezza.
Comunicazione, creatività, regole
Vincenzo Guggino (IAP) ha chiesto criteri chiari per dichiarare deepfake e perimetrare la responsabilità degli output.
Fabrizia Marchi (TBWA) ha descritto l’industria creativa nell’era “now or never”: l’IA amplifica l’idea e libera tempo, ma vanno ridefiniti processi e competenze.
Franco Meroni (Associazione Aziende Pubblicitarie Italiane) ha insistito sul saper porre le domande giuste e verificare gli algoritmi.
Nel turismo, Roberta Garibaldi ha indicato la priorità dati (raccolta, armonizzazione, trasparenza) per gestire i flussi e valorizzare aree rurali, evitando sia overtourism sia desertificazione.
Finanza e rischio: dati ben governati, controlli evoluti
Paola Tagliavini (Intesa Sanpaolo) ha fotografato l’adozione: oltre 200 use case, con messa a regime soprattutto in risk management, compliance e antiriciclaggio; più cautela nelle decisioni core (credito) per evitare discriminazioni algoritmiche. Focus su governance del dato, nuove frodi (deepfake) e passaggio dai controlli procedurali a quelli di merito sugli output.
Media e democrazia: alfabetizzazione e infrastrutture pubbliche
Il sociologo Alberto Marinelli ha messo in guardia dalla perdita di competenze critiche passando dalla ricerca (pull) al blob narrativo delle risposte generative e dalla profilazione istantanea di piattaforme come TikTok (bolle informative).
Roberto Natale (RAI) ha illustrato il ruolo del servizio pubblico: campagne di media literacy (“Uniti contro la disinformazione”, “Mentre Scrolli”), riflessione dall’opt‑out all’addestramento dell’IA su archivi nazionali (in collaborazione con Cineca) e rete RaiWay di data center per custodire dati italiani.
Povertà digitale e inclusione: numeri e strade
Nella tavola “povertà digitale”, la vicepresidente Claudia Segre (anche presidente di Global Thinking Foundation) ha richiamato i 2,6 miliardi di persone senza Internet nel mondo e, in Italia, l’apparente paradosso: 90% connessi, ma meno della metà con competenze adeguate; solo l’8% delle imprese usa l’IA (contro il 20% in Germania). Obiettivo: reskilling, riduzione dei divari di genere, narrativa condivisa tra istituzioni, imprese e società civile.
Veronica Bocelli ha ricordato che nell’arte “la creatività resta umana”: l’IA può snellire il tecnico, non sostituire l’emozione.
Da New York, Elena Pirondini (ONU) ha illustrato i passi verso una governance globale (dialogo multi‑stakeholder, panel di esperti, privacy by design e approccio women‑centric).
ASSIRM (Enzo Frasio) ha fotografato l’opinione pubblica: solo il 30% dei giovani ha sperimentato direttamente l’IA; 27% la ritiene “troppo difficile”, 43% fatica a tenere il passo, 45% teme per la privacy: serve una cultura del pensiero critico.
La psicologa Laura De Delectis ha mostrato applicazioni concrete per la sicurezza personale in strada, chiedendo un’Italia più competitiva sull’innovazione.
L’avvocata Daniela Moradore (Commissione Informatica, Ordine Avvocati di Milano) ha ripercorso la digitalizzazione della giustizia (dal deposito telematico alle udienze da remoto): l’IA richiede controlli e applicazione dei principi fondamentali di tutela dei diritti.
Nel terzo settore, Massimo Ciampa (MediaFriends) ha avvertito sul rischio di false raccolte fondi e deepfake: servono alleanze e standard condivisi.
Una campagna “fuori dal vetro” e una chiusura che tocca il cuore
Debutto alla Camera per lo spot “Fuori dal vetro”, realizzato interamente con l’IA dall’agenzia Fenix: un invito ai giovani a riaprire le relazioni oltre lo schermo, veicolato da una canzone originale e destinato alle principali reti.
A chiudere, l’attrice Stefania Pascali con un monologo sulla resilienza: il mare imprevedibile della vita, le vele strappate ricucite insieme, la luce che filtra dalle crepe. Un promemoria: la tecnologia ha senso solo se a misura d’umano.
Tra proposte normative, progetti concreti e richiami etici, il Festival ha fissato una rotta condivisa: competenze diffuse, dati di qualità, governance trasparente, infrastrutture pubbliche e inclusive, valori al centro. Perché l’IA diventi davvero progresso sociale e non nuova disuguaglianza.
