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​I sistemi informativi del fisco per il contrasto all'evasione fiscale

Roma, 25 novembre, nella Sala della Regina di Montecitorio un’intera giornata di confronto tra istituzioni, autorità di vigilanza, forze di polizia economico-finanziaria e i principali attori tecnologici del sistema tributario. Sul tavolo, la sfida più attuale: come trasformare la massa crescente di dati fiscali e gli algoritmi di nuova generazione in strumenti efficaci contro l’evasione, senza erodere le garanzie dei contribuenti. Il filo conduttore è stato chiaro fin dalle prime battute: digitalizzazione e interoperabilità non sono più opzioni, ma infrastrutture di legalità. Tuttavia, ogni passaggio dovrà restare governato da regole trasparenti e, soprattutto, da un controllo umano effettivo.

Un contesto di trasformazione permanente

L’impianto del convegno ha intrecciato piani diversi: la riforma fiscale in corso, i nuovi standard europei su dati e dogane, l’evoluzione della cyber sicurezza, fino alle prassi operative di Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. Il Presidente della Commissione parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria, Maurizio Casasco, ha scandito i tempi di un dibattito serrato, ricordando l’obiettivo di fondo: rendere strutturale una cooperazione tra amministrazioni che già oggi produce risultati misurabili in termini di recupero di gettito e di servizi digitali più fruibili. Altrettanto netta la cornice culturale: valorizzare i dati non significa “spiare” il cittadino, ma prevenire abusi con strumenti mirati e proporzionati.

Il saluto del Presidente della Camera: interoperabilità e fiducia

Nel messaggio inviato ai lavori, Lorenzo Fontana ha sollecitato un deciso investimento sulla qualità e sull’uniformità dei dati: fonti omogenee, standard comuni, interoperabilità tra sistemi informativi pubblici. Solo così, ha osservato, si possono perseguire insieme efficienza, trasparenza e tutela del contribuente. Il passaggio più citato è stato quello dedicato al presidio umano: le tecnologie “rappresentano un alleato prezioso”, ma vanno impiegate “sotto costante sorveglianza” per evitare esiti non veritieri o discriminatori. Un equilibrio che molti interventi hanno poi declinato in chiave operativa.

Casasco: il cantiere permanente del SIF

Aprendo i lavori, Casasco ha inquadrato il Sistema Informativo della Fiscalità (SIF) come un cantiere permanente, dove l’innovazione si misura sul doppio fronte dell’efficacia dei controlli e della semplificazione per il contribuente. La Commissione di vigilanza, ha ricordato, segue da vicino il tema degli accessi e delle tracciature, elementi determinanti per prevenire qualunque uso improprio. È in questo perimetro che si colloca la riflessione odierna sulla qualità del dato, la protezione delle infrastrutture e l’adozione di algoritmi spiegabili.

Leo: la riforma fiscale è digitale per design

Nel suo intervento, il Vice Ministro dell’Economia Maurizio Leo ha descritto una riforma “per aree” già tradotta in decine di decreti e testi unici, con il Testo Unico IVA in arrivo. L’innovazione digitale attraversa principi generali, tributi e rapporti con i contribuenti: dichiarazioni precompilate più ricche, consultazione semplificata per i contribuenti minori al posto di molti interpelli, rafforzamento del cassetto fiscale, analisi del rischio costruita su basi dati integrate. L’obiettivo è spostare l’asse sull’ex ante, con strumenti come cooperative compliance e concordato preventivo biennale. “Le tecnologie sono a servizio dell’uomo—ha ribadito—e ci aiutano a prevenire errore e contenzioso. L’obiettivo, nel medio periodo, è tendere allo zero accertamento grazie alla prevenzione.”

Sollecitato sul tema più sensibile per i contribuenti, Leo ha chiarito che il salto tecnologico non coincide con una moltiplicazione degli accertamenti, bensì con liste selettive di controllo basate su indicatori solidi. Nella stessa direzione si muove la scelta di un contraddittorio preventivo più ampio, così da intercettare e correggere in anticipo posizioni anomale. Il messaggio, accolto con interesse dagli operatori, è che l’automazione non espropria la dialettica tra fisco e contribuente: la potenzia, purché resti ancorata a regole di motivazione e trasparenza.

Guardia di Finanza: il dato come leva investigativa e di prevenzione

Il Comandante Generale Andrea Di Gennaro e il Generale Luigi Vinciguerra hanno descritto un modello operativo fondato su dorsale informatica, protocolli di scambio e tracciamento puntuale degli accessi. Il ricorso a strumenti data-driven, hanno spiegato, ha consentito di concentrare gli sforzi su contesti ad alto rischio, riducendo i passaggi invasivi non necessari. È stato ricordato il ruolo della fatturazione elettronica nella riduzione del tax gap IVA e l’importanza della formazione specialistica tramite la Scuola di Polizia Economico-Finanziaria. Il principio guida resta la proporzionalità: il dato indirizza, ma l’analisi e la decisione sono sempre affidate al fattore umano.

ACN: sicurezza delle infrastrutture uguale sicurezza del dato

Per Bruno Frattasi, Direttore generale dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, parlare di sicurezza informatica significa, in ultima analisi, parlare di sicurezza del dato. Il perimetro di sicurezza nazionale cibernetica include le funzioni fiscali; l’Agenzia interviene tanto nella gestione degli incidenti quanto nell’“avvistamento” preventivo delle minacce e nello scrutinio tecnologico degli asset che sorreggono i servizi essenziali. L’episodio degli accessi abusivi in altre infrastrutture critiche, richiamato come caso-scuola, dimostra che il presidio è anche organizzativo e procedurale, non solo tecnologico. Qui l’IA può aiutare a migliorare accuratezza e qualità dei dati, senza mai sostituire responsabilità e competenze.

Sogei: duecento banche dati, crittografia e tracciabilità end-to-end

L’AD Cristiano Cannarsa ha ripercorso l’evoluzione del SIF: oltre duecento banche dati strategiche interoperabili, dorsale con Guardia di Finanza, investimenti annui superiori a 120 milioni. Dalla tessera sanitaria alle ricette elettroniche, con picchi di migliaia di transazioni al secondo, il sistema regge carichi di produzione che impongono autenticazione multifattore, cifratura e tracciabilità di ogni operazione. In portafoglio anche piattaforme chiave per la PA come INIT (bilancio), REGIS (PNRR) e Syllabus (formazione). La parola d’ordine è “governance”: organizzazione, processi, competenze e verifiche periodiche con Garante e ACN.

Garante Privacy: qualità, proporzionalità e limiti alle fonti aperte

Il Presidente del Garante per la protezione dei dati personali, Pasquale Stanzione, ha ribadito che protezione dei dati ed efficacia dell’accertamento sono alleate, non antagoniste: algoritmi e liste selettive funzionano solo se addestrati su dati esatti, aggiornati e pertinenti. Prudenza massima sul web scraping indiscriminato e sull’uso di “fonti aperte” non qualificate: l’analisi del rischio deve poggiare su basi robuste e verificabili. Diritti come spiegazione della logica decisionale, contestazione e intervento umano non sono orpelli, ma presidi di affidabilità del sistema, in linea con GDPR e AI Act.

Uno dei passaggi più attesi è stato l’intervento del Direttore dell’ Agenzia delle Entrate Vincenzo Carbone, che ha smentito miti e paure: “Non esiste il pulsante che produce la lista degli evasori”. L’Agenzia impiega tecniche come machine learning, text mining e network analysis per individuare anomalie e correlazioni nascoste, ma ogni selezione è sottoposta a valutazione umana. Vietato l’uso di IA generativa per la redazione di atti; nel trattamento dei dati finanziari si ricorre a pseudonimizzazione, con accessi motivati e gestione segregata da parte di strutture dedicate. Sul versante dei risultati, Carbone ha richiamato i 2,5 miliardi di fatture elettroniche l’anno, la precompilata a oltre 21 milioni di contribuenti con tassi di soddisfazione elevati e il blocco preventivo di crediti edilizi indebiti per 7,85 miliardi. Un ventaglio di numeri che racconta un salto di efficienza senza automatismi punitivi.

La bussola internazionale: convergenza su digitalizzazione e IA

Il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Roberto Alesse, ha proiettato lo sguardo sulla riforma del Codice doganale dell’Unione: un’infrastruttura cloud unica, l’European Customs Data Hub, centralizzerà sistemi e dati, abilitando analisi del rischio condivise e controlli uniformi. La nuova EU Customs Authority (EUCA) coordinerà gestione del rischio, crisi e acquisizione di tecnologie per gli Stati membri. Roma è candidata a ospitarne la sede, forte delle best practice maturate da ADM su digitalizzazione, antifrode e riconoscimento automatico delle merci, anche con deep learning applicato alle immagini scanner per individuare incongruenze tra documenti e contenuto dei container.

Nella sua rassegna comparata, Giacomo Ricotti (Banca d’Italia) ha rilevato una forte convergenza dei principali ordinamenti su digitalizzazione, interoperabilità e IA a supporto di selezione e compliance. L’Italia spicca per fatturazione elettronica su larga scala e precompilata avanzata, allineandosi ai best performer per capacità analitiche. I casi esteri suggeriscono impatti concreti: migliore identificazione delle frodi, incremento della compliance volontaria, riduzione dei costi operativi. Resta costante, ovunque, il presidio sulla non discriminazione algoritmica e sui test di robustezza dei modelli.

Il focus politico: “pagare tutti per pagare meno”

In collegamento dalla sua missione, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sintetizzato la linea del Governo: se pagano tutti, paghiamo meno tutti. Le tecnologie—ha osservato—accorciano i tempi di accertamento e migliorano l’equità, ma “la giustizia fiscale non si delega a un algoritmo”. In Farnesina nascerà una Direzione generale cyber, con una sala operativa dedicata, per rafforzare la cooperazione internazionale su crimini finanziari e reti transfrontaliere. Centrale anche la semplificazione delle procedure, per ridurre gli spazi di errore dei contribuenti onesti.

Gli snodi giuridici: trasparenza, prova digitale, Statuto del contribuente

Nella relazione di sintesi, il Prof. Pietro Selicato ha richiamato l’orizzonte giuridico: la disponibilità di documenti digitali nelle banche dati pubbliche—dalle fatture elettroniche alla documentazione catastale—impone di ripensare la condivisione del dato lungo il procedimento, in coerenza con i principi di collaborazione e buona fede dello Statuto del contribuente. L’AI Act e la legge nazionale di attuazione disegneranno la cornice definitiva per addestramento, spiegabilità e uso dei modelli. La trasparenza, ha detto, va riletta in senso orizzontale, come responsabilità reciproca tra cittadino e amministrazione.

Nel cuore della seconda e terza sessione, i parlamentari Giulio Centemero e Augusto Curti hanno sollecitato una riflessione politica sulla governance dei dati fiscali e sulla sovranità delle infrastrutture che li custodiscono. Mentre si invoca pragmatismo sull’uso intelligente della tecnologia, si chiede chiarezza su chi accede, come e perché ai dati. Curti ha posto due domande essenziali: fino a che punto possiamo automatizzare senza perdere accountability? E come si garantisce che il contribuente comprenda davvero le logiche che orientano gli accertamenti?

Cinque capisaldi emersi dal dibattito

Nel corso dei lavori sono emersi cinque capisaldi destinati a orientare l’evoluzione del sistema. Il primo riguarda la qualità e l’interoperabilità dei dati, considerati prerequisito tanto di efficacia quanto di tutela: basi informative omogenee, standard condivisi e aggiornamenti tempestivi sono la condizione per evitare errori e duplicazioni. Il secondo riguarda la natura degli algoritmi, che devono restare spiegabili, testati e non discriminatori, con una supervisione costante che impedisca derive automatistiche. Il terzo attiene alla sicurezza: tracciabilità degli accessi, segregazione dei ruoli, cifratura e procedure di audit sono elementi strutturali, non accessori, specie nei trattamenti più sensibili. Il quarto è il rafforzamento del contraddittorio preventivo e dei servizi digitali, perché una selezione più accurata dei rischi deve andare di pari passo con strumenti che rendano semplice correggere anomalie in tempo utile. Il quinto, infine, è la cooperazione istituzionale: Guardia di Finanza, Agenzia delle Entrate, Dogane, ACN e Sogei hanno descritto un cantiere comune che poggia sulla formazione specialistica e su protocolli di scambio sempre più maturi.

Le proposte operative: aggiornamenti più rapidi e incroci efficaci

La Guardia di Finanza ha avanzato due proposte concrete. La prima mira a rendere mensile—e non soltanto annuale—l’alimentazione della sezione contabile dell’Archivio dei rapporti finanziari, in modo da riflettere con maggiore tempestività saldi, giacenze medie e movimenti rilevanti. In presenza di flussi più aggiornati, le analisi del rischio potrebbero individuare precocemente comportamenti incoerenti con la capacità contributiva dichiarata, limitando gli interventi tardivi. La seconda proposta chiede di consentire al Corpo un accesso selettivo alle informazioni detenute dall’Agenzia Entrate-Riscossione sui carichi affidati, così da poterle incrociare con disponibilità detenute all’estero e con investimenti in cripto-attività. L’obiettivo è ridurre il “magazzino” della riscossione, migliorando l’effettività del recupero e disinnescando sul nascere strategie elusive.

IA e accertamento: oltre i luoghi comuni

A dispetto delle narrazioni apocalittiche, nei casi illustrati al convegno l’intelligenza artificiale non produce decisioni: produce segnali e priorità, da sottoporre a persone in carne e ossa. Le tecniche di apprendimento automatico aiutano a mettere in ordine fenomeni complessi, a riconoscere pattern anomali e a ridurre i falsi positivi. La selezione si affina, le risorse si concentrano dove il rischio è più alto, e i contribuenti regolari beneficiano di una minore invasività. Ma il patto funziona solo se i modelli sono tracciabili, i dataset curati e i diritti del contribuente—accesso, motivazione, contraddittorio—restano pienamente esigibili.

Sicurezza: perimetri, audit e resilienza

Il fronte della sicurezza ha fatto emergere tre livelli. Sul piano tecnologico, l’attenzione è rivolta a architetture a fiducia minima, centri operativi di sicurezza capaci di monitoraggio continuo, autenticazione forte, irrobustimento degli apparati e sistemi di rilevazione precoce degli incidenti. Sul piano organizzativo, contano procedure chiare, segregazione delle funzioni, registri dei trattamenti e valutazioni d’impatto, con verifiche sistematiche su fornitori e catene di subfornitura. Sul piano culturale, la prima barriera resta la competenza: formazione diffusa, aggiornamento del personale e condivisione delle buone pratiche. In questo ecosistema, l’ACN funge da sentinella nazionale, coordinando risposta agli incidenti, linee guida e verifiche sugli asset critici.

Dogane e commercio globale: l’algoritmo alla frontiera

La trasformazione doganale europea è il banco di prova dell’uso in tempo quasi reale dei dati. Con l’EU Customs Data Hub, le amministrazioni potranno incrociare dichiarazioni, manifesti, profili di rischio e immagini scanner con tecniche di visione artificiale, individuando incongruenze fra documenti e contenuto dei container. Il risultato atteso è una riduzione dei controlli inutilmente ripetitivi, minori ritardi per le merci legittime e una protezione più efficace contro la contraffazione. La candidatura di Roma a sede dell’EUCA si inserisce in questo disegno di leadership, mettendo a valore l’esperienza maturata dall’ADM nella gestione del rischio e nella cooperazione transfrontaliera.

Servizi ai cittadini: meno oneri, più prevedibilità

Non solo controlli. Il cantiere digitale produce anche servizi. Le precompilate più complete “ricordano” oneri e detrazioni e riducono gli adempimenti; la dichiarazione di successione web consente la liquidazione automatica dell’imposta; la riscossione evolve verso rateizzazioni online e sportelli digitali; il contenzioso sperimenta udienze da remoto. L’orizzonte, ribadito da Leo, è un sistema in cui il contribuente trovi risposte rapide e regole chiare, riducendo gli spazi di errore non intenzionale e prevenendo il contenzioso.

Le parole chiave di questa stagione sono responsabilità nell’uso del dato, proporzionalità nelle verifiche e verifica costante dei modelli e dei processi. Il controllo umano non è un dettaglio retorico, ma la garanzia che l’algoritmo resti strumento e non diventi decisionista. E la trasparenza non si limita alla pubblicazione di un codice: vive nella motivazione degli atti e nella comprensibilità delle logiche selettive, nei limiti agli accessi e nella tracciabilità di ogni operazione.

La rotta è emersa con nitidezza: integrare meglio i dati, spiegare meglio gli algoritmi, proteggere meglio le infrastrutture, servire meglio i contribuenti. Le istituzioni presenti hanno riconosciuto che la tecnologia può portare il fisco in un’era più equa, efficace e prevedibile. A condizione, come ribadito più volte, che resti salda la promessa di garantire diritti e valorizzare il fattore umano. In quella promessa, che lega fiducia e legalità, si gioca il successo del percorso avviato.

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