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Conferenza stampa: Transizione energetica sostenibile

Roma, 16 dicembre 2025 -  Nella Sala Caduti di Nassirya, a Palazzo Madama, la transizione energetica sostenibile è stata al centro di una conferenza stampa che ha riunito rappresentanti istituzionali, mondo associativo, imprese, consulenti e tecnici, con un filo conduttore evidente: riportare il tema dell’energia fuori dalla sola dimensione emergenziale e dentro una prospettiva di medio-lungo periodo.

 A fare da sfondo, i nodi ormai strutturali del sistema italiano: costo dell’energia superiore rispetto ad altri Paesi europei, incertezza geopolitica, competitività delle imprese, difficoltà delle famiglie e, al tempo stesso, la ricerca di strumenti concreti per premiare comportamenti virtuosi e rendere più trasparente la relazione tra consumi, incentivi, risparmio e decarbonizzazione.

Apertura e moderazione: l’impianto della conferenza

Ad aprire i lavori è stato il dottor Massimo Antonio Bimonte, che ha introdotto l’argomento sottolineando la presenza di ospiti con competenze diverse e complementari. La scelta della scaletta, prima gli interventi politici e associativi, poi un approfondimento tecnico e infine la prospettiva istituzionale del Ministero, ha indicato l’intenzione di costruire un discorso “a più livelli”: dall’analisi del problema alle possibili soluzioni operative, fino agli strumenti pubblici già disponibili per i consumatori.

Cantalamessa: caro energia, scelte mancate e orizzonte lungo

L’onorevole Gianluca Cantalamessa, intervenuto con un saluto introduttivo prima di lasciare la sala per impegni in Commissione, ha impostato subito il tema come questione di sistema. Ha ricordato che, già nel 2018 (dunque prima della guerra russo-ucraina), il costo dell’energia era tra i principali motivi che scoraggiavano investimenti esteri e spingevano imprese italiane a delocalizzare, insieme a incertezza del diritto e carenza di infrastrutture. Nel suo ragionamento, la radice del problema è anche politica e culturale: decisioni frenate da “ideologismi” e da una visione troppo corta, incapace di programmare “l’Italia del 2050 e del 2100”.

Cantalamessa ha citato la posizione della Lega sul nucleare di nuova generazione, riportando stime tecniche secondo cui, “se si partisse”, in circa sette anni si potrebbe arrivare ad “accendere il primo interruttore”. Accanto alle strategie strutturali, ha richiamato anche le misure di emergenza adottate negli ultimi anni: oltre 60 miliardi stanziati tra fine governo Draghi e anni di governo Meloni per fronteggiare il caro energia, con interventi su famiglie e imprese. Il punto, però, resta la stabilità: senza un mix energetico pianificato e sostenibile, i ristori non bastano.

Gli obiettivi dichiarati: responsabilità, fiducia, sostenibilità

Rientrato nel merito dell’iniziativa, il moderatore Bimonte ha definito la transizione energetica come una sfida che coinvolge insieme cittadini, imprese e istituzioni, mettendo al centro comportamenti responsabili e fiducia. Gli obiettivi indicati sono stati tre, esplicitati in modo diretto:

  • favorire la collaborazione tra istituzioni, operatori del settore e comunità locali
  • porre le basi per un sistema meritocratico e partecipativo che incentivi i cittadini nella gestione consapevole dei consumi
  • contribuire agli obiettivi europei su sostenibilità e riduzione delle emissioni

Evoluzione Futura: il progetto come proposta “dal basso”

A rappresentare l’Associazione Evoluzione Futura, organizzatrice dell’incontro, è intervenuto il presidente Enrico Ruongo. Il suo contributo ha insistito sulla dimensione sociale della transizione: famiglie e tessuto economico sono i primi destinatari degli effetti dei prezzi e delle scelte energetiche. Ruongo ha spiegato che l’associazione, attiva nel mondo dell’associazionismo e della cooperazione, ha avviato un percorso di riflessione fino a incontrare il dottor Giardino e un’idea progettuale da sviluppare e condividere. Senza entrare nei dettagli tecnici, demandati a chi sarebbe intervenuto dopo, ha chiarito l’intento: costruire una proposta concreta, capace di produrre risultati verificabili e, se possibile, “portabili” all’attenzione nazionale.

Le imprese tra vincoli reali e costi insostenibili

Il presidente della Federazione Nazionale Giovani Imprenditori, Cosimo Carlucci, ha portato in sala l’urgenza delle imprese “sul campo”. Il quadro delineato è quello di un post-pandemia ancora instabile, con prezzi dell’energia schizzati e dinamiche internazionali che spesso si traducono, per chi produce e lavora, in costi non controllabili. Carlucci ha fatto un esempio concreto e immediato: un bar con consumi annui significativi ma senza un tetto adatto al fotovoltaico resta vincolato all’acquisto in rete, “in estrema sofferenza”.

Accanto a questo, ha osservato anche i limiti operativi di alcune soluzioni: aziende che installano impianti con accumulo possono cedere energia alla rete, ma spesso a valori percepiti come poco convenienti, con il rischio di investimenti non ottimizzati. L’intervento, più che offrire una ricetta, ha fissato una domanda: servono strumenti che funzionino anche dove l’autoproduzione non è semplice—e che siano traducibili, con chiarezza, in vantaggi misurabili.

“Conto energia 3.0” e AI: la proposta tecnico-operativa di Vincenzilau

L’avvocato Vito Vincesilao (partner Cerved e, nell’occasione, in veste di amministratore di Pgrid) ha introdotto una prospettiva tecnologica legata all’efficientamento e alla gestione intelligente dell’energia. Per spiegare la complessità del tema ha scelto un’immagine narrativa: il film di Buster Keaton La casa elettrica (1922), dove una casa “automatizzata” diventa ingestibile perché i circuiti impazziscono. Il riferimento è servito a chiarire il nodo attuale: non basta introdurre tecnologia, bisogna governarla con sistemi solidi, sicuri e predittivi.

Vincesilao ha collegato la transizione all’evoluzione normativa europea: efficientamento energetico degli immobili (classi sempre più alte), ma anche obiettivo “zero emissioni”. Qui entra in gioco la building automation e, soprattutto, l’uso dell’intelligenza artificiale per monitoraggio in tempo reale e diagnostica predittiva, capace di intercettare dispersioni e anomalie prima che diventino sprechi e costi. L’orizzonte evocato è quello del nearly zero energy building e delle comunità energetiche come poli locali di produzione e distribuzione

Sul fronte incentivi, Vincesilao ha richiamato il conto termico 3.0, descritto come un meccanismo più orientato a un incentivo diretto (versamento) rispetto a logiche solo fiscali del passato, con particolare interesse per edifici pubblici e, soprattutto, per il supporto alle imprese verso maggiore autosufficienza. Un passaggio ha riguardato anche gli enti del Terzo settore: ridurre l’energia “dispersa” nei consumi significa non indebolire la loro finalità sociale. In chiusura, ha citato l’aggiornamento delle norme di sicurezza e interoperabilità (protocollo UNI EN ISO 52120) come cornice tecnica necessaria perché controllo, produzione, distribuzione e sicurezza agiscano in sinergia.

La lettura economica: crescita debole e bollette come freno nazionale

La giornalista economica Fiorina Capozzi ha posto l’accento sul contesto macro: nel suo intervento ha citato una crescita italiana attesa tra lo 0,4% e lo 0,6%, con prospettive non molto migliori nell’anno successivo, e ha collegato il tema energia alla competitività complessiva del sistema Paese. Il costo dell’energia, quando è “tre volte” superiore rispetto ad altri contesti, si traduce in un prezzo che pagano consumatori e imprese, e dunque l’economia nel suo insieme.


Capozzi ha insistito su un punto spesso dato per scontato ma decisivo: “le imprese sono di tutti”, perché dentro ci sono lavoratori, stipendi, contributi, tasse, pensioni; se si blocca un pezzo della catena, si ferma tutto. Da qui la necessità di lavorare su due assi insieme: stabilizzare il fabbisogno energetico pluriennale e investire sull’efficientamento, per non “perdere” energia lungo il percorso.
Nel suo ragionamento è comparso anche il tema della “misurazione” della virtuosità: esistono tentativi in altri ambiti (come la tariffazione dei rifiuti) non sempre riusciti, ma l’era della digitalizzazione e dell’AI potrebbe rendere finalmente possibile un sistema che distingua comportamenti diversi e li traduca in bollette diverse.

Capozzi ha aggiunto una nota pratica: per i consumatori il sistema resta complesso e spesso opaco, anche quando esistono autorità di vigilanza, perché gestire errori, duplicazioni o contestazioni può diventare una “fatica” che scoraggia fiducia e partecipazione.

Giardino: tempo, partecipazione e un “patto di fiducia” con i cittadini

Il consulente finanziario Armando Giardino ha costruito il suo intervento su una tesi netta: la transizione energetica va letta nel binomio tempo + partecipazione. Ha citato una ricerca sull’attenzione media (otto secondi) per sostenere la necessità di messaggi chiari e strumenti semplici. La transizione, ha detto, non può restare solo tecnica: è “civica, culturale, personale”.


Giardino ha sintetizzato le esigenze dei tre blocchi del sistema: cittadini che vogliono risparmiare senza perdere comfort; imprese che chiedono stabilità senza nuovi oneri; istituzioni che cercano incentivi ai virtuosi senza caricare ulteriormente il sistema. Da qui la proposta di un registro volontario dei consumatori energetici virtuosi, inteso non come un mero elenco ma come un “patto di fiducia”: chi si comporta bene deve essere riconosciuto, perché oggi—nella sua lettura—si finisce per premiare l’inefficienza.


È anche l’intervento che ha lasciato la frase più “da titolo”, consegnata al pubblico come chiusura: “La sostenibilità non è un futuro da immaginare, è un comportamento da iniziare, adesso e insieme.” Nel concreto, Giardino ha invitato le persone a cercare la comunità energetica rinnovabile più vicina e ad aderire senza costi e senza cambio di gestore, ricordando una stima di beneficio annuo e citando un riferimento normativo (decreto legislativo 414 del 2023) come base della cornice di incentivo.

Risk management: la transizione come rischio sistemico

Il presidente della Federazione Risk Manager, Grattacaso, ha scelto un tono volutamente “asettico” e data-driven, definendo la transizione energetica un rischio sistemico: un fenomeno che impatta governi, imprese, famiglie e cittadini. L’idea centrale è che esistono rischi sia nel fare la transizione sia nel non farla.

Nel percorso argomentativo ha elencato, sul lato del “non transitare”, dipendenza da fonti collocate in aree geopoliticamente complesse, volatilità dei prezzi, inflazione e incertezza che frenano investimenti; e, sul lato sociale, povertà energetica e tensioni territoriali. Per le imprese, i rischi diventano misurabili: esposizione regolatoria e fiscale, sanzioni, difficoltà di accesso al capitale, riduzione dei margini e conseguente fragilità finanziaria.
Ma il cuore del suo intervento è arrivato quando ha messo a fuoco i rischi della transizione stessa: decisioni “irreversibili” perché richiedono investimenti enormi in un contesto già incerto; cambiamento di processi, competenze e supply chain, fino a “spostare l’asse del mondo” degli approvvigionamenti.

Da qui la sua formula: la domanda non è “se” fare la transizione, ma come farla, con quali presidi e quali marcatori di rischio. Grattacaso ha criticato l’idea che basti collocare tutto nel perimetro ESG come “una funzione qualunque”: la transizione, ha sostenuto, deve essere integrata nella governance e nei processi, come cambio culturale, non come adempimento.

La voce del Ministero: consumatore protagonista e strumenti già operativi

A chiudere gli interventi, la dottoressa Eleonora Pergolizzi, funzionaria della divisione consumatori energetici del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha ringraziato per l’invito e ha definito utili questi incontri tra istituzioni e soggetti del settore, perché aiutano l’implementazione delle politiche pubbliche anche dal punto di vista tecnico.

 Ha ribadito che transizione energetica e decarbonizzazione sono una priorità strategica, e ha descritto un cambiamento sostanziale: il consumatore non è più un destinatario passivo, ma un protagonista della transizione sostenibile, chiamato a uno “sforzo attivo” affinché i benefici ricadano anche sulla sostenibilità economica.

Pergolizzi ha richiamato strumenti già disponibili per la consapevolezza dei consumi, come portale offerte e portale dei consumi, e ha sottolineato la rilevanza dell’accesso ai dati non solo per il singolo, ma anche per terzi qualificati (ESCO, comunità energetiche rinnovabili, associazioni), in grado di supportare una gestione “qualificata, sicura e consapevole”. In questa cornice, le comunità energetiche rinnovabili sono state indicate come leva importante: configurazioni di autoconsumo e condivisione dell’energia prodotta da rinnovabili, con benefici ambientali ma anche economici e sociali sul territorio.

Il messaggio finale, da parte tecnica, è stato di apertura: gli uffici guardano con interesse alle iniziative che favoriscono pratiche virtuose e responsabilizzazione del consumatore, restando disponibili a valutare proposte concrete, ferme le decisioni politiche.

ESG e credito: l’intervento di Ardolino

Prima della chiusura, il moderatore ha letto uno stralcio dell’intervento della dottoressa Brigida Ardolino, assente per motivi personali. Il passaggio ha collegato in modo esplicito sostenibilità e finanza: i fattori ESG non sono più solo reputazione, ma metriche che incidono su rating bancari, costo del credito e accesso alla liquidità, soprattutto per le PMI. Il nodo individuato è l’“information gap”: imprese virtuose nei fatti ma invisibili nei dati. In questa chiave, un registro dei consumatori virtuosi viene presentato come possibile infrastruttura pubblica del dato ESG, utile a rafforzare fiducia e qualità dell’allocazione del credito.

Un confronto che prova a trasformare la transizione in metodo

Dalla somma degli interventi è emersa una linea comune: senza strumenti che rendano misurabili e premianti i comportamenti virtuosi, la transizione rischia di restare un obiettivo astratto o un costo percepito come imposto. La proposta del registro volontario, le comunità energetiche, l’uso dei dati di consumo, l’efficientamento supportato da AI e la lettura risk-based sono stati presentati come tasselli di un modello “partecipativo” che punta a ridurre sprechi, aumentare consapevolezza e dare prevedibilità a famiglie e imprese. Il moderatore ha quindi auspicato un seguito operativo: portare soluzioni e proposte anche al Ministero, nella prospettiva di un percorso che—come è stato detto più volte—accompagnerà il Paese ancora a lungo.

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