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Approfondimenti

Relazione annuale ANAC al Parlamento. Alla Camera il confronto su corruzione, trasparenza e qualità della spesa pubblica

Nella presentazione del rapporto dell’Autorità nazionale anticorruzione è stata ricondotta al centro del dibattito pubblico la connessione fra legalità, buon andamento amministrativo, tutela dei diritti, digitalizzazione e competitività del sistema Paese. Alla cerimonia ha preso parte anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e il Presidente della Camera Lorenzo Fontana.

La presentazione della relazione annuale dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), ospitata dalla Camera dei Deputati alla presenza del Presidente della Repubblica ha tracciato un quadro preciso della sfida che il contrasto alla corruzione pone oggi alle istituzioni. Il fenomeno non si esaurisce più nella figura tradizionale della tangente: si insinua nelle procedure, nei rapporti fra politica e amministrazione, nei circuiti economici e nelle architetture digitali che regolano accesso e impiego delle risorse comuni.

Da questa analisi emerge una conclusione che ridefinisce il modo stesso di intendere la legalità: essa non è un comparto separato dell'azione istituzionale, ma la condizione senza la quale il buon governo non è possibile. La tenuta dello Stato di diritto, la qualità dei servizi pubblici e la fiducia dei cittadini dipendono dalla capacità delle amministrazioni di prevenire distorsioni e conflitti di interesse prima che producano danni irreversibili per la collettività.

La corruzione come minaccia sistemica allo Stato democratico

La relazione dell'ANAC è stata definita una base informativa necessaria per affrontare questioni di rilievo cruciale per il Paese. Al centro dell'analisi, la natura sistemica dei fenomeni corruttivi: lì dove la corruzione erode i principi costituzionali di giustizia, equità e imparzialità dell'azione amministrativa, finisce per incrinare il patto sociale che sorregge lo Stato democratico.
La connessione fra gestione inefficiente delle risorse e riduzione dei fondi destinati alla collettività non è un effetto collaterale: è una conseguenza diretta, che si traduce in servizi pubblici più poveri e in una perdita di fiducia difficile da recuperare.

Pertanto, il contrasto alla corruzione è stato collocato al centro dell'agenda politica europea e nazionale in quanto condizione per assicurare amministrazioni imparziali, spesa pubblica efficace e ordinamenti capaci di tutelare l'interesse generale.
Su tale premessa si è innestata la relazione del presidente dell’Autorità, il quale ha proposto una lettura ampia del fenomeno corruttivo, restituendone la trasformazione progressiva e il carattere sempre più sfuggente. La corruzione, nell’impianto delineato, non agisce soltanto sottraendo risorse o alterando singoli procedimenti, ma finisce per corrodere dall’interno le fondamenta della convivenza civile, poiché, insinuandosi nei processi decisionali, tende a sostituire il bene comune con convenienze particolari, deformando la funzione pubblica e privatizzando di fatto porzioni di sovranità.

Da qui il riferimento all’allegoria del cattivo governo di Ambrogio Lorenzetti, la quale è stata evocata come immagine ancora attuale della rovina che si produce quando l’interesse privato soffoca l’orizzonte collettivo. Il nesso stabilito tra passato e presente ha consentito di riconoscere nel malaffare non una patologia episodica ma una minaccia continua alla sicurezza, alla giustizia sociale, alla credibilità delle istituzioni e, in alcuni casi, alla stessa vita delle persone.

La corruzione contemporanea si manifesta, sempre più spesso, attraverso condotte laterali, consulenze fittizie, sponsorizzazioni opache, concorsi alterati, uso distorto di fondi pubblici, manipolazione di procedure e reti di influenza difficili da intercettare con gli strumenti tradizionali. 
Particolare rilievo ha assunto il dato relativo alla distrazione di fondi dell’Unione Europea, cresciuti del 35%, segnale che conferma quanto le risorse straordinarie, se non accompagnate da presidi adeguati, possano costituire terreno di attrazione per interessi illeciti. 
È emersa, pertanto, la necessità di costruire un sistema di anticorpi diffusi, educando alla legalità, alla trasparenza e al merito già a partire dalla scuola, poiché una disciplina avanzata, pur risultando necessaria, non può bastare se non viene interiorizzata da istituzioni, amministrazioni, corpi intermedi e cittadini.

La corruzione non conosce più confini stabili: sfrutta lacune normative, asimmetrie tra mercati e differenze ordinamentali per muoversi con una libertà che nessuno Stato, da solo, è in grado di contrastare efficacemente.

L’orizzonte europeo dell’anticorruzione e le criticità del quadro normativo interno

Il Parlamento europeo ha approvato, lo scorso marzo, la nuova direttiva anticorruzione. Il testo è stato accolto con favore, pur nella consapevolezza che la formulazione finale risulti meno ambiziosa rispetto a quella iniziale. L'obiettivo rimane preservare a livello europeo un presidio comune contro i rischi di involuzione normativa, in quanto la tenuta dell'integrità pubblica non può dipendere dalla sola sensibilità dei singoli Stati membri.

L'Unione Europea è stata descritta come uno spazio chiamato a maturare pienamente anche sul terreno della tutela dei diritti e delle libertà - non limitandosi al coordinamento economico - ma assumendo un ruolo coerente con la propria dimensione politica e costituzionale.

L'impegno internazionale dell'ANAC è stato presentato come un tassello della credibilità complessiva del Paese. L'Autorità detiene la presidenza della rete europea dell'etica pubblica, il ruolo nel network globale per l'integrità e la vicepresidenza dell'associazione delle autorità anticorruzione; fino allo scorso settembre ha ricoperto anche la presidenza della rete per il whistleblowing, con una presenza rafforzata nei principali contesti multilaterali: Consiglio d'Europa, OCSE, G20 e Unione Europea.

La relazione ha restituito l'immagine di un'Italia che, nel settore dell'integrità pubblica, ha consolidato una postura riconoscibile sul piano internazionale, intrattenendo rapporti anche con realtà segnate da conflitti come Ucraina e Palestina.
I rapporti con quest’ultime sono stati descritti come occasioni di contatto con funzionari che, pur operando in condizioni durissime, continuano a presidiare legalità e istituzioni. La solidarietà espressa verso quei colleghi e le loro famiglie ha esteso il significato della lotta alla corruzione, collegandola alla resistenza quotidiana di apparati pubblici che non cedono neppure in contesti di sofferenza estrema.
Sul piano interno, la relazione ha affrontato il tema dei conflitti di interesse e delle recenti scelte normative. 

L'Autorità ha segnalato che l'attenuazione del presidio penale - con l'abrogazione del reato di abuso d'ufficio e il ridimensionamento del traffico di influenze illecite - avrebbe richiesto un corrispondente rafforzamento delle garanzie amministrative, che non si è prodotto. Il presidente dell'Autorità ha auspicato che il recepimento della direttiva europea anticorruzione rappresenti l'occasione per ripensare alcune delle scelte normative effettuate

Prevenzione, trasparenza e garanzie dell’imparzialità amministrativa

La relazione ha evidenziato una carenza di limitazioni per il passaggio diretto dalle cariche politiche alle società partecipate e ai vertici amministrativi, insieme all'indebolimento della disciplina sulle incompatibilità successive per i dipendenti pubblici. La critica formulata non è orientata a un inasprimento generalizzato dei divieti, ma alla salvaguardia di un'architettura coerente di separazione fra funzioni politiche e gestionali. Su tale distinzione si fonda, secondo l'impostazione illustrata, la credibilità dell'amministrazione imparziale delineata dalla Costituzione.

La relazione ha affrontato il tema della regolamentazione delle lobby, definito ancora irrisolto nonostante i ripetuti solleciti internazionali e la crescente sofisticazione delle forme di pressione sui decisori pubblici.
L'impostazione adottata non è criminalizzante nei confronti dei rappresentanti di interessi: l'attività di lobbying è riconosciuta come legittima, a condizione che venga inserita entro un quadro di trasparenza, tracciabilità e responsabilità. L'obiettivo non è l'espulsione delle istanze organizzate dal processo decisionale, ma la costruzione di regole che rendano visibili contatti, interlocuzioni e condizioni di accesso, impedendo remunerazioni indirette o contropartite occulte.

La questione è stata ricondotta alla necessità di garantire che anche i soggetti meno dotati di risorse possano far pervenire proposte e posizioni ai decisori pubblici, evitando che il confronto democratico si riduca alla forza selettiva dei mezzi economici.

Il whistleblowing è stato valorizzato come strumento di rottura dell'omertà e di protezione dell'integrità organizzativa. La figura del segnalante è stata descritta non come eccezione eroica ma come presidio ordinario della legalità: chi denuncia un illecito all'interno dell'ente nel quale opera non agisce contro la propria organizzazione, ma a favore di essa e, più in generale, a tutela dell'interesse collettivo.
Il numero crescente di segnalazioni esterne è stato interpretato come segnale di un istituto in espansione, sostenuto da linee guida, procedure certe, tutele effettive e strumenti digitali semplificati.

L'impianto è stato rafforzato dalla scelta di costruire alleanze con il terzo settore, con l'obiettivo di trasformare la segnalazione da atto isolato di coraggio in pratica condivisa di cittadinanza attiva.
La relazione ha valorizzato la figura del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, definito "architetto silenzioso" della buona amministrazione. Il suo ruolo è presidiare dall'interno l'equilibrio fra prevenzione, accompagnamento degli enti e correzione delle distorsioni prima che degenerino in violazioni più gravi.

La funzione è stata tuttavia descritta come esposta a ostilità, resistenze e tentativi di condizionamento. L'Autorità ha sollecitato tutele più incisive a presidio della sua indipendenza.
Il richiamo al Piano nazionale anticorruzione, alla piattaforma di monitoraggio e ai protocolli con Ministero dell'Interno, Ministero della Pubblica amministrazione, ANCI, prefetture ed enti territoriali ha mostrato come la prevenzione venga concepita non in chiave burocratica ma come tessuto cooperativo, orientato a sostenere i soggetti più esposti, inclusi i comuni sciolti per mafia.

La trasparenza è stata definita non come semplice pubblicazione di dati, ma come condizione attraverso la quale la comunità può comprendere, partecipare e vigilare. I cittadini non chiedono soltanto accesso formale alle informazioni, ma la possibilità concreta di usarle, rielaborarle e trasformarle in consapevolezza civica, nel rispetto della riservatezza delle persone.

Intelligenza artificiale, appalti pubblici e governo strategico delle risorse

Il tema dell'intelligenza artificiale è stato affrontato come uno dei nodi più attuali. Lo strumento è stato definito un ausilio prezioso solo se adeguatamente governato: diventa fattore di rischio quando le istituzioni vi si affidano rinunciando a comprenderne meccanismi, pesi e conseguenze. La questione non riguarda solo la disponibilità del dato, ma la trasparenza algoritmica: i criteri di selezione, filtro e interpretazione che incidono sulle decisioni pubbliche - e indirettamente sui diritti - devono diventare conoscibili.

La piattaforma unica della trasparenza istituita dall'Autorità è stata presentata come punto di accesso unificato ai dati soggetti a pubblicazione obbligatoria, con l'obiettivo di produrre semplificazione, coerenza e minori oneri amministrativi.
La relazione ha ricondotto i contratti pubblici a una dimensione strategica che va oltre la mera acquisizione di beni e servizi. Gli appalti disegnano il Paese: attraverso essi si costruiscono scuole, ospedali, infrastrutture e servizi, incontrandosi nel loro perimetro visioni di sviluppo, filiere produttive, interessi territoriali e capitale umano.

A differenza del contratto privato, negli appalti esiste sempre un terzo soggetto - il cittadino - che finanzia l'intervento con il prelievo fiscale e ne subisce direttamente le conseguenze in caso di errori, ritardi, truffe o inefficienze.
La qualità della spesa pubblica è stata indicata come volano di crescita di lungo periodo, mentre quella inefficiente produce debito, impoverimento e perdita di competitività.

Nel 2025 il mercato degli appalti pubblici italiani ha registrato un volume complessivo di 309,7 miliardi di euro, con una componente PNRR pari a circa 20,8 miliardi. Le procedure hanno raggiunto quota 287.421, segnando rispetto all'anno precedente una crescita sia numerica (+7,6%) che in termini di valore (+13,9%).

Sul fronte settoriale, la dinamica più sostenuta ha riguardato forniture e servizi, cresciuti rispettivamente del 25,2% e del 15,9%, mentre il comparto lavori ha subito una contrazione del 10,6%. Fra le voci di spesa più significative si segnalano i prodotti farmaceutici, con un incremento del 65,4%, e le apparecchiature mediche, in aumento del 10,1%.

La relazione ha posto in evidenza la progressiva concentrazione degli affidamenti diretti, saliti al 95% del totale delle acquisizioni per servizi e forniture, con un addensamento marcato nella fascia immediatamente sotto la soglia dei 140.000 euro: le procedure in quell'intervallo sono passate da 1.549 nel 2021 a 13.879 nel 2025, moltiplicandosi per nove in quattro anni. È stata inoltre segnalata l'assenza di un obbligo di dichiarazione del titolare effettivo per le imprese partecipanti alle gare, lacuna che riduce la tracciabilità degli interessi economici sottostanti.

Il PNRR è stato descritto come un grande cantiere che, pur giungendo alla fase finale, lascia in eredità non soltanto opere ma anche riforme e metodi. La relazione ha riconosciuto quanto realizzato, rilevando al contempo che i risultati avrebbero potuto essere più consistenti con un metodo di definizione condivisa degli obiettivi, capace di superare divisioni e cicli politici.

Sul piano operativo, l'Autorità ha vigilato affinché le norme emergenziali non si trasformassero in scorciatoie, segnalando ritardi attuativi, sospensioni illegittime, progettazioni carenti e disallineamenti temporali. La trasparenza sulle grandi masse di risorse è stata indicata come necessità costante, poiché nei momenti di accelerazione decisionale possono insinuarsi appetiti illeciti e opacità difficili da correggere ex post.
La relazione ha segnalato il rischio di smarrire la capacità di distinguere ciò che è realmente strategico da ciò che è semplicemente urgente. Il frequente ricorso a commissari straordinari e regimi speciali, se non guidato da programmazione coerente, può moltiplicare le deroghe e frammentare la visione. È stato richiamato il valore di una pianificazione di lungo periodo che consenta all'Italia di riconoscersi nelle opere che realizza, evitando che la priorità venga definita caso per caso senza un disegno complessivo.

La sostenibilità ambientale e sociale è stata trattata come componente interna ai contratti pubblici. Collaborando con il Ministero dell'Ambiente nella definizione dei criteri ambientali minimi, l'Autorità ha ribadito la necessità di attribuire a tali criteri un peso effettivo nei bandi. Sul piano sociale è stata rilevata la persistente marginalità delle clausole volte a favorire parità di genere e assunzione dei giovani, presenti in meno dell'8% delle procedure PNRR sopra i 40 mila euro. Ne è derivata la richiesta di obblighi chiari, criteri uniformi e verifiche integrate nei sistemi digitali. Il codice del terzo settore è stato valorizzato non come alternativa agli appalti ma come diverso modo di concepire l'azione amministrativa, fondato sulla coprogettazione e sulla collaborazione tra istituzioni e società civile.

La sicurezza sul lavoro è stata affrontata nella sua dimensione concreta: oltre mille vittime registrate nel 2025 sono state indicate come una ferita aperta per il Paese. Negli appalti pubblici occorrono tutele stringenti, responsabilità di filiera, cantieri digitali, tracciabilità dei flussi di manodopera e formazione obbligatoria, soprattutto nei subappalti a cascata, dove trasparenza e responsabilità tendono a indebolirsi. Il lavoro con CNEL, organizzazioni sindacali e rappresentanze datoriali per individuare i contratti comparativamente più rappresentativi è stato presentato come argine contro il dumping contrattuale e le distorsioni della concorrenza a danno dei lavoratori.
La relazione ha riservato attenzione agli appalti che favoriscono l'inclusione lavorativa dei detenuti. Promuovere requisiti premiali per attività eseguibili negli istituti di pena è stato presentato come attuazione concreta dell'articolo 27 della Costituzione, che collega la pena non alla vendetta ma alla possibilità di rinascita.

La digitalizzazione degli appalti è stata indicata come una delle trasformazioni più rilevanti del periodo. La Banca dati nazionale dei contratti pubblici è stata definita il perno dell'intero ecosistema: in due anni le procedure analogiche sarebbero scese dal 21 all'1 per cento e il fascicolo virtuale avrebbe consentito di verificare 175 mila operatori economici. La transizione è stata tuttavia definita ancora incompleta: troppe piattaforme si limitano a convertire la carta in file senza ripensare i processi, mentre la frammentazione dei sistemi continua a disperdere energie e informazioni. La relazione ha rilanciato l'ipotesi di una piattaforma unica, pubblica e gratuita, capace di offrire uno strumento utile ai responsabili unici di progetto e alle stazioni appaltanti.

Il tema delle competenze ha attraversato tutta la parte conclusiva: nessuna tecnologia può bastare senza persone formate capaci di trasformare gli strumenti in amministrazione efficace. Sono stati richiamati il ruolo della Scuola nazionale dell'amministrazione, la centralità del responsabile unico di progetto e la qualificazione delle stazioni appaltanti - passate da oltre 20 mila a 4 mila in due anni - con l'obiettivo dichiarato non di ridurre il numero degli enti qualificati ma di renderli più forti ed efficienti, monitorando il rispetto del termine di 160 giorni per la conclusione delle procedure. 

La relazione ha infine richiamato la necessità di incentivare gli acquisti di prodotti europei nell'ambito del recepimento delle direttive in materia di contratti pubblici, rafforzando gli acquisti aggregati a livello europeo - a partire da quelli energetici - al fine di consolidare il potere negoziale degli Stati membri nei confronti di potenze extraeuropee

Il bilancio del collegio uscente e il richiamo all’integrità delle istituzioni

La parte finale ha assunto la forma di un bilancio del collegio uscente. Nel corso di quasi sei anni sono stati rivendicati il rafforzamento della vigilanza nei settori più critici, la costruzione di piattaforme prima inesistenti e l'apertura di patrimoni informativi alla consultazione pubblica. I dati illustrati - 115 pareri di vigilanza collaborativa, oltre seicento nuove istruttorie, 400 pareri di precontenzioso, 500 pareri nell'ambito dei poteri monocratici presidenziali - hanno sostenuto la rappresentazione di un'attività intensa e orientata a tradurre complessità regolatoria in indirizzi operativi.

Nel congedarsi, il presidente dell'Autorità ha insistito sul valore dell'indipendenza come presidio essenziale di queste istituzioni, che supera le persone chiamate di volta in volta a esercitarla. I ringraziamenti rivolti ai componenti del collegio, al segretario generale, ai dirigenti, ai funzionari, alle forze di polizia, alla magistratura, all'Avvocatura dello Stato, alle autorità consorelle e alla società civile hanno assunto il senso di un riconoscimento corale verso la rete che rende possibile la vigilanza pubblica. 
A chiudere è stato il richiamo alle parole del Presidente della Repubblica: la corruzione altera la vita delle persone, attacca i diritti, corrode le fondamenta della società, mina lo Stato di diritto e altera i mercati. Combattere la corruzione non significa soltanto reprimere un illecito, ma difendere la qualità della democrazia, la forza della Costituzione e la fiducia che tiene unita la comunità nazionale.

Scarica la Relazione annuale ANAC 2026 su attività 2025

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