Roma, 4 marzo - Si è svolta presso l'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera la presentazione della Relazione annuale sulla politica dell’informazione per la sicurezza alla presenza dei vertici istituzionali e della comunità dell’intelligence. L’iniziativa, promossa dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, ha rappresentato un momento di confronto pubblico su un documento che tradizionalmente rimane confinato all’interno degli apparati istituzionali.
Ad aprire l’incontro è stato il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha ricordato il contesto internazionale caratterizzato da instabilità e tensioni. Nel suo intervento ha sottolineato come la sicurezza nazionale debba confrontarsi con una molteplicità di fattori: conflitti armati, competizione tecnologica e nuove forme di minaccia. La relazione presentata fotografa l’andamento delle principali criticità nel 2025 e individua alcune tendenze destinate a influenzare la sicurezza italiana nel prossimo futuro.
Il Presidente della Camera ha anche voluto ricordare Nicola Calipari, l’alto dirigente dei servizi segreti italiani ucciso in Iraq il 4 marzo 2005 durante l’operazione di liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. “Ai suoi familiari desidero rivolgere il commosso ricordo mio personale e di tutta la Camera dei Deputati”, ha affermato Fontana.
Un contesto geopolitico sempre più instabile
La relazione viene presentata in una fase segnata da profonde trasformazioni dello scenario internazionale. Il conflitto tra Russia e Ucraina, la crisi israelo-palestinese e l’instabilità in diverse aree dell’Africa e dell’Asia contribuiscono a delineare un sistema globale sempre più frammentato.
Secondo quanto emerso durante l’incontro, il numero di conflitti armati nel mondo ha raggiunto livelli particolarmente elevati. Il Peace Research Institute di Oslo registra 61 conflitti armati nel 2024, il dato più alto dal 1946. Non solo: anche la letalità degli scontri è cresciuta rispetto agli anni precedenti.
Parallelamente, sta cambiando la distribuzione dei regimi politici. Oggi il numero delle autocrazie supera quello delle democrazie: 91 contro 88. Secondo il Varieties of Democracy Institute, il 72% della popolazione mondiale vive in paesi non democratici. Nel 2004 questa percentuale era del 49%.
Questo contesto, caratterizzato da tensioni geopolitiche e competizione tra potenze, influenza direttamente il lavoro dell’intelligence. Gli apparati di sicurezza sono chiamati a individuare minacce emergenti e a fornire analisi utili al decisore politico.
Tecnologia e sicurezza: il cambiamento di paradigma
Uno dei temi centrali della relazione è il ruolo della tecnologia nella trasformazione delle minacce alla sicurezza. Il direttore generale del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), Vittorio Rizzi, ha spiegato che l’innovazione non è più solo uno strumento di progresso, ma un vero motore di cambiamento.
“La tecnologia ha smesso di essere soltanto innovazione ma è diventata motore del cambiamento”, ha affermato. Questo mutamento riguarda sia le opportunità sia i rischi per gli Stati.
L’intelligenza artificiale, in particolare, sta trasformando numerosi ambiti della sicurezza e della difesa. Può supportare i processi decisionali, migliorare l’analisi dei dati e potenziare sistemi militari complessi. Allo stesso tempo, però, può amplificare le capacità di attori ostili, rendendo più sofisticati gli attacchi informatici o le campagne di disinformazione.
Il settore cyber è diventato uno dei principali campi di confronto tra Stati. Nel 2025 gli attacchi informatici contro obiettivi pubblici sono aumentati significativamente: il 68% dei target colpiti apparteneva al settore pubblico, contro il 50% dell’anno precedente.
Tra questi obiettivi figurano anche strutture sanitarie, che rappresentano il 17% degli attacchi. Si tratta di infrastrutture particolarmente sensibili, la cui compromissione può avere effetti diretti sulla vita dei cittadini.
L’intelligenza artificiale e la nuova competizione tecnologica
La relazione dedica ampio spazio all’intelligenza artificiale e alle tecnologie emergenti. Il mercato italiano dell’IA vale attualmente circa due miliardi di euro e un terzo delle imprese ha iniziato a integrare questi strumenti nei propri processi produttivi.
Il governo ha recepito il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale attraverso la legge 132 del 2025. La normativa introduce un approccio definito “antropocentrico”, che pone l’essere umano al centro dell’utilizzo della tecnologia.
Questo modello distingue diversi livelli di rischio nell’impiego dell’IA. Alcuni usi sono considerati accettabili, altri devono essere regolati con attenzione, mentre esistono applicazioni ritenute inaccettabili dal punto di vista etico e giuridico.
Accanto all’intelligenza artificiale, la relazione analizza anche il ruolo delle tecnologie quantistiche. Il settore è al centro di una competizione globale per i brevetti e la proprietà intellettuale.
La Cina detiene il numero più elevato di brevetti nel campo quantistico, più di tutti gli altri paesi messi insieme. Tuttavia, la maggior parte di questi brevetti è registrata esclusivamente nel territorio cinese, mentre solo una minoranza ha validità internazionale.
Sicurezza economica e catene del valore
La sicurezza nazionale non riguarda soltanto gli aspetti militari o tecnologici. Sempre più spesso include dimensioni economiche e finanziarie.
Uno dei problemi evidenziati riguarda la dipendenza globale da alcune catene di approvvigionamento. Un esempio significativo riguarda i farmaci: circa il 75% dei principi attivi utilizzati nella produzione mondiale proviene da Cina e India.
Questo dato mostra quanto la sicurezza economica sia legata alla capacità di garantire autonomia in settori strategici.
Nel 2025, tuttavia, alcuni indicatori economici italiani hanno registrato risultati positivi. Le principali agenzie di rating internazionali hanno migliorato il giudizio sul debito sovrano italiano. Inoltre, il PIL del quarto trimestre 2025 ha segnato una performance tra le migliori del G7.
Secondo il DIS, la resilienza del sistema industriale italiano ha contribuito a mantenere la stabilità economica nonostante il contesto geopolitico complesso.
Criptovalute e nuove minacce finanziarie
Un altro fenomeno monitorato con attenzione riguarda la crescita delle criptovalute. Le transazioni illecite effettuate tramite questi strumenti sono aumentate significativamente.
Nel 2024 il valore stimato delle operazioni illegali in criptovalute era pari a 59 miliardi di dollari. Nel 2025 ha raggiunto i 150 miliardi.
Tra gli strumenti più utilizzati figurano gli stablecoin, monete digitali ancorate a una valuta tradizionale che garantiscono maggiore stabilità. Allo stesso tempo stanno aumentando le cosiddette privacy coin, progettate per garantire un livello molto elevato di anonimato.
Queste tecnologie vengono sfruttate da reti criminali e organizzazioni terroristiche per aggirare i sistemi finanziari tradizionali e rendere più difficile il tracciamento delle transazioni.
Criminalità organizzata e nuove tecnologie
La criminalità organizzata rappresenta un’altra minaccia rilevante per la sicurezza nazionale. Secondo la relazione, le organizzazioni criminali sono spesso tra le prime ad adottare tecnologie emergenti.
Utilizzano piattaforme cifrate per le comunicazioni, criptovalute per le transazioni finanziarie e strumenti digitali per infiltrarsi nel tessuto economico.
Negli ultimi anni si è osservato un cambiamento nelle modalità operative. Le organizzazioni criminali tendono a privilegiare strategie di infiltrazione economica piuttosto che azioni violente.
Corruzione, riciclaggio e infiltrazione nei circuiti economici diventano strumenti centrali per acquisire potere e influenza.
Il governo ha avviato anche un piano di prevenzione contro la diffusione del fentanyl e di altri oppioidi sintetici, considerati una minaccia crescente in molti paesi occidentali.
Radicalizzazione giovanile e comunità digitali
Un fenomeno che ha attirato particolare attenzione riguarda la radicalizzazione di giovani e minorenni. Negli ultimi anni è aumentato il numero di operazioni di polizia giudiziaria che coinvolgono minorenni in attività legate all’estremismo.
Tra il 2023 e il 2025 le operazioni sono cresciute del 285%. Quattro su dieci hanno coinvolto minori.
Secondo gli analisti, la radicalizzazione avviene sempre più spesso all’interno di comunità digitali. In questi ambienti virtuali il richiamo ideologico è meno rilevante rispetto al fascino esercitato dalla violenza.
Molti giovani che partecipano a queste comunità cercano riconoscimento e identità. Il rischio è che fragilità personali e isolamento sociale li rendano vulnerabili a forme di propaganda estremista.
Terrorismo internazionale e nuovi strumenti di propaganda
La minaccia terroristica internazionale continua a essere monitorata con attenzione. Le principali aree di attività jihadista rimangono Afghanistan, Siria e Iraq, ma negli ultimi anni l’attenzione si è spostata anche verso il Sahel e il Corno d’Africa.
Uno dei gruppi più attivi è la branca dell’ISIS nella provincia del Khorasan, che si distingue per una propaganda particolarmente efficace.
Tra gli strumenti utilizzati dalle organizzazioni terroristiche stanno emergendo anche chatbot basati su intelligenza artificiale. Questi sistemi possono essere impiegati per diffondere propaganda o reclutare nuovi simpatizzanti.
Durante la conferenza è stato citato il caso di un giovane svedese che ha chiesto a un chatbot quale fosse il luogo migliore per compiere un attentato. In un altro episodio, un minorenne italiano ha chiesto informazioni sulla preparazione di un attentato suicida.
Immigrazione e pressione demografica
La relazione analizza anche i flussi migratori verso l’Italia. Nel 2025 gli arrivi irregolari sono diminuiti del 3% rispetto all’anno precedente.
Se si considera il periodo 2023-2025, la riduzione complessiva è del 58%. Gli arrivi sono passati da oltre 169 mila a circa 71 mila migranti.
Le principali nazionalità sono Bangladesh, Egitto, Eritrea e Pakistan. L’80% dei migranti arriva via mare dalla Libia, in particolare dalla regione della Tripolitania.
Dietro questi flussi esistono dinamiche demografiche molto ampie. Paesi come Pakistan e Bangladesh hanno una popolazione complessiva di quasi mezzo miliardo di persone, con densità demografiche estremamente elevate.
Le proiezioni delle Nazioni Unite indicano che entro il 2100 il rapporto tra popolazione africana ed europea potrebbe arrivare a sei a uno.
La minaccia ibrida e il dominio cognitivo
Uno dei concetti più rilevanti emersi durante la presentazione riguarda la cosiddetta minaccia ibrida. Con questo termine si indicano operazioni che combinano strumenti diversi: cyberattacchi, disinformazione, pressione economica e manipolazione delle opinioni pubbliche.
Secondo il direttore del DIS, il vero obiettivo di queste strategie è il dominio cognitivo, cioè la capacità di influenzare il modo in cui le persone percepiscono la realtà.
“In un universo di informazioni sovrabbondanti dobbiamo distinguere il vero dal verosimile e dal falso”, ha spiegato Rizzi.
L’era digitale produce una quantità enorme di dati. Oggi si parla di oltre 150 zettabyte di informazioni. Questo fenomeno, definito “infodemia”, rende sempre più difficile individuare contenuti affidabili.
Per questo motivo la sovranità tecnologica diventa un elemento fondamentale della sicurezza nazionale.
Il ruolo delle istituzioni e il controllo democratico
Nel corso dell’incontro è stato ribadito il ruolo centrale del Parlamento nel controllo delle attività di intelligence.
Il presidente del Copasir Lorenzo Guerini ha ricordato che il sistema italiano è regolato dalla legge 124 del 2007, che stabilisce un equilibrio tra operatività e garanzie democratiche.
“L’attività delle nostre agenzie viene svolta con grande professionalità a tutela dell’interesse nazionale”, ha dichiarato.
Il Comitato parlamentare esercita una funzione di vigilanza sull’operato dei servizi, affiancato da altri strumenti di controllo previsti dalla legge.
Questa architettura istituzionale è stata considerata nel tempo un modello efficace, capace di conciliare esigenze di sicurezza e rispetto delle libertà costituzionali.
La sfida culturale della sicurezza
Il Sottosegretario Mantovano ha concluso l’incontro con una riflessione sul significato della sicurezza nel mondo contemporaneo.
Secondo Mantovano, uno degli errori più diffusi è continuare a parlare di “servizi segreti”. L’espressione, ha spiegato, non rappresenta correttamente il lavoro delle agenzie.
“I nostri sono servizi di intelligence, non servizi segreti. La segretezza è un mezzo, non la missione”.
Il compito principale delle strutture di intelligence consiste nel fornire informazioni e analisi utili alle decisioni pubbliche più delicate.
In un contesto internazionale caratterizzato da conflitti e competizione tecnologica, il rafforzamento delle capacità di analisi e cooperazione diventa una priorità.
La sicurezza, come ricordato durante l’incontro, non è solo una questione militare o tecnologica. È anche una dimensione politica, economica e culturale che richiede un adattamento continuo delle istituzioni e degli strumenti di difesa dello Stato.
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