Copia/incolla disponibile con abbonamento Enterprise

The Italian Way: il consumo moderato e responsabile delle bevande alcoliche

Federvini e La Sapienza Università di Roma hanno presentato alla Camera dei deputati uno studio sul modello italiano di consumo delle bevande alcoliche: meno quantità, più consapevolezza, forte legame con cibo, territorio e convivialità

Alla Camera dei deputati si è svolto un incontro dedicato a un tema che negli ultimi anni ha assunto un rilievo crescente nel dibattito pubblico, istituzionale e internazionale: il rapporto tra consumo di bevande alcoliche, salute, cultura alimentare e identità nazionale. L’occasione è stata la presentazione dello studio realizzato dall’Università La Sapienza per Federvini sul cosiddetto Italian Way, definito come lo stile italiano di consumo moderato e responsabile delle bevande alcoliche. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, del Parlamento, del Governo, del mondo accademico e del sistema produttivo, con l’obiettivo di offrire una base empirica alla percezione per cui, in Italia, il consumo di vino e di altre bevande alcoliche segue logiche culturali, rituali e sociali differenti rispetto ad altri contesti europei.

Il vino italiano sotto pressione: tra normativa europea e identità culturale

Francesco Battistoni, segretario di presidenza della Camera dei deputati, ha citato l'Italian sounding e il Nutriscore come esempi concreti di una narrazione che, negli ultimi anni, ha finito per penalizzare alcune delle eccellenze più rappresentative del settore agroalimentare italiano. Evidenziando l'impegno del Governo - dai ministri Francesco Lollobrigida e Antonio Tajani al presidente ICE Matteo Zoppas - nel rafforzamento dell'export e nella difesa delle filiere nazionali, Battistoni ha fornito una riflessione sul vino: non una merce, ma simbolo di cultura, paesaggio e tradizione. Il modello italiano, si distingue per essere disciplinato e fondato sulla responsabilità di chi consuma, da qui la genesi dello studio commissionato da Federvini. Giacomo Ponti, presidente di Federvini, ha esposto le ragioni del progetto, collocandolo in un contesto caratterizzato da una crescente pressione normativa e comunicativa nel settore delle bevande alcoliche. Il dibattito europeo e internazionale, secondo il presidente, ha alimentato una narrazione semplificata e penalizzante, confondendo il consumo con l’abuso. Per questo, Federvini ha affidato all'Università La Sapienza il compito di verificare se l'idea di uno stile italiano del consumo - moderato e consapevole - potesse essere sostenuta con dati oggettivi. Il presidente di Federvini ha ricostruito il quadro politico-istituzionale che ha reso necessario questo approfondimento, citando tre dossier: il dibattito europeo legato al piano di lotta al cancro e alla commissione Beating Cancer, la proposta irlandese sulle avvertenze sanitarie in etichetta e il confronto internazionale sulla dichiarazione politica relativa alle malattie non trasmissibili.
In questi casi, il nodo centrale è stato il rischio di una “denormalizzazione dei consumi”, ovvero la tendenza a trattare l’intero consumo di bevande alcoliche come fenomeno intrinsecamente nocivo, senza differenziare tra abuso e consumo moderato, tema che la federazione tutela. Ponti ha proposto una lettura del consumo in chiave culturale: bere, in Italia, è fortemente connesso alle abitudini alimentari, al pasto e alla socialità. Non è un gesto isolato né sradicato dal contesto poiché si iscrive in pratiche quotidiane e relazionali che fanno parte dell’identità del Paese, collegando il tema al recente riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO.

Il metodo scientifico scelto dalla Sapienza

Il professore Alberto Mattiacci ha illustrato il lavoro svolto dall’ateneo, chiarendo l’impostazione metodologica. Il punto di partenza, ha spiegato, non era esprimere opinioni, ma verificare una tesi attraverso dati osservabili, raccolti da fonti ufficiali come OMS, OCSE, ISTAT e Istituto Superiore di Sanità.
Secondo Mattiacci, i dati raccolti dimostrano l'esistenza di un modello italiano di consumo di bevande alcoliche con caratteristiche specifiche e riconoscibili, distinto da altri contesti nazionali, non assimilabile a una lettura generica del fenomeno. Il consumo italiano risulta "complessivamente equilibrato", una definizione che non nega l'esistenza di comportamenti problematici, ma esclude che questi possano essere assunti come rappresentativi dell'intero quadro. I dati OMS presentati da Mattiacci mostrano che il consumo pro capite di alcol puro in Italia è in diminuzione nel lungo periodo. La stessa tendenza emerge dalla frequenza di consumo: la quota di adulti che beve alcolici ogni giorno è in calo costante. Un andamento che contraddice la rappresentazione di un paese segnato da consumi in crescita incontrollata e che segnala invece una riduzione quantitativa progressiva, accompagnata da un cambiamento nei modi e nei tempi del bere. I dati emersi dalla ricerca dimostrano che il consumo di alcol in Italia è fortemente legato alla convivialità e al momento del pasto, una caratteristica che si riflette anche nella dimensione dell'enoturismo, percepito dagli italiani come espressione della propria identità culturale e capace di attrarre ogni anno un numero crescente di visitatori stranieri.

Il confronto europeo: meno consumo e meno sommerso

La professoressa Fabiola Sfodera ha presentato i dati sul posizionamento dell'Italia rispetto agli altri paesi europei. Secondo le rilevazioni OCSE e OMS, il consumo pro capite italiano si colloca nella fascia bassa del quadro continentale. A consolidare questo dato contribuisce la quota di consumo non registrato - quello sommerso - che in Italia risulta tra le più basse d'Europa. Questo significa che il basso posizionamento italiano non è apparente né frutto di una sottostima statistica: anche i consumi non tracciati restano contenuti, rendendo il quadro complessivo affidabile e difficilmente contestabile.
Sfodera ha presentato, inoltre, i dati su prezzi e fiscalità, evidenziando che in Italia il prezzo medio delle bevande alcoliche è tra i più bassi d'Europa e l'incidenza delle accise è inferiore alla media continentale. Il caso italiano dimostra che la moderazione nei comportamenti non dipende necessariamente da leve fiscali o restrittive, ma è influenzata anche da fattori culturali, educativi e sociali. Dai dati emerge che il quadro regolativo italiano non punta al divieto generalizzato, ma a una regolazione mirata, affiancata da codici di autoregolamentazione che svolgono un ruolo complementare. Un approccio che, nel confronto con i livelli di consumo registrati, suggerisce come la moderazione possa essere perseguita senza ricorrere a politiche restrittive.

I comportamenti a rischio e quelli dannosi

Dalla ricerca emerge che il consumo a rischio, definito secondo i parametri dell'Istituto Superiore di Sanità, è in diminuzione: dal 21,3% del 2007 al 15% del 2023 nella popolazione adulta, con una riduzione più marcata tra gli uomini. Anche il consumo dannoso, legato a quantità giornaliere sensibilmente più elevate, resta contenuto e riguarda prevalentemente le fasce più anziane della popolazione, in particolare gli over 65. Un dato che contraddice alcune rappresentazioni semplificate incentrate quasi esclusivamente sui giovani, restituendo una geografia dei comportamenti più articolata. Con particolare riferimento alla generazione Z, e alla fascia 18-24 anni, dalla ricerca emerge che i giovani non presentano un'esposizione quotidiana elevata al consumo di bevande alcoliche: il consumo giornaliero in questa fascia si attesta intorno al 5-7%. Nel confronto temporale, i giovani maschi hanno ridotto il loro consumo, mentre tra le giovani donne si registra un lieve aumento, letto come parte di un cambiamento sociale più ampio. Infine, Mattiacci, ha illustrato un progetto di consumer education sviluppato in collaborazione con Federvini, esteso a nove sedi universitarie. Il progetto ha già coinvolto circa 780 studenti universitari, chiamati a ideare campagne di comunicazione pubblica rivolte ai coetanei per promuovere un atteggiamento responsabile nei confronti del consumo di bevande alcoliche. L’iniziativa conferma che la strada più efficace non è quella del divieto astratto, ma quella della consapevolezza costruita nel tempo attraverso informazione, responsabilizzazione e linguaggi adeguati.

L’intervento di Raffaele Nevi e la prospettiva internazionale di ICE

L’onorevole Raffaele Nevi ha definito la ricerca una possibile “pietra miliare” nella battaglia culturale e politica condotta a livello europeo contro impostazioni considerate ideologiche. Secondo l’on. Nevi, la ricerca - fondata su evidenze scientifiche solide -  definisce il perimetro del dibattito pubblico, legando il consumo moderato di bevande alcoliche ad una tradizione europea e italiana che non può essere ridotta a problema sanitario indistinto.
Matteo Zoppas, presidente di ICE, ha letto lo studio anche in chiave di promozione internazionale. Il concetto di The Italian Way, a suo avviso, si lega direttamente a quello di Made in Italy: Zoppas ha insistito sul valore percepito del prodotto italiano e sulla necessità di rafforzare la capacità di raccontarlo all'estero. Il sistema pubblico, nella sua analisi, deve affiancare le imprese non solo con il business matching, ma anche con strumenti in grado di far comprendere le caratteristiche del vino e delle altre produzioni italiane. Pertanto, lo studio Sapienza-Federvini può diventare un supporto utile per costruire una narrazione coerente e credibile del modello italiano sui mercati internazionali.

Il punto di vista del Ministero della Salute

Il sottosegretario Marcello Gemmato ha preso le mosse da un dato di fondo: in Italia non esiste un'emergenza consumo. Il Paese è tra quelli con il minor consumo pro capite in Europa e, al tempo stesso, tra i più longevi al mondo. La longevità italiana è collegata, in questa lettura, alla dieta mediterranea e al contesto alimentare complessivo, all'interno del quale il consumo moderato di vino si inserisce come pratica conviviale. Gemmato ha evidenziato, inoltre, il tema della qualità dei controlli sanitari e della sicurezza della filiera, presentati come ulteriore garanzia del valore del comparto. Il ministro Lollobrigida ha illustrato il lavoro svolto dal Governo nella difesa del settore, a partire dal dossier irlandese fino alla costruzione di alleanze internazionali tra paesi produttori di vino, citando il lavoro con l'OIV e le iniziative ospitate in Italia, da Franciacorta a Vinitaly. Lasciare senza risposta una narrazione che assimila ogni consumo all'abuso non è un'opzione praticabile, ed è per questo che contrapporre a certe letture ricerche basate su dati e prospettive diverse diventa al tempo stesso legittimo e necessario. Lo studio presentato alla Camera è stato letto come uno strumento utile non solo sul piano analitico, ma anche su quello politico e diplomatico. Infine, il ministro ha elencato le misure messe in campo dal Governo per sostenere la competitività e accompagnare le imprese nell'export: incremento delle risorse per la promozione internazionale, potenziamento degli strumenti ICE, investimenti del PNRR sulle filiere, sostegno alla riduzione dei costi energetici attraverso il fotovoltaico non a terra, interventi sulla logistica e apertura a nuovi mercati. 

Una ricerca che entra nel dibattito pubblico 

L'incontro alla Camera ha dimostrato come un lavoro di ricerca possa diventare parte di una discussione più ampia che intreccia sanità, cultura, economia, export e identità nazionale. Il valore dello studio non risiede solo nei numeri raccolti, ma nella funzione che gli viene attribuita dai soggetti coinvolti: offrire una base solida a una tesi che finora aveva soprattutto natura intuitiva o esperienziale. Ne emerge l'immagine di un modello italiano fondato su moderazione, ritualità, legame con il pasto e territorialità, un modello che non elimina i problemi ma che permette di affrontarli con strumenti più mirati, distinguendo con maggiore precisione tra uso, abuso ed educazione. È su questo terreno che Federvini, il mondo accademico e le istituzioni hanno scelto di collocare il confronto, con l'intenzione di proseguirlo nei prossimi mesi attraverso la diffusione dello studio e il rafforzamento delle iniziative formative.

Take the Date è un prodotto di Nomos

Take the Date è il portale che promuove gli eventi istituzionali e pubblici di rilievo che si tengono ogni giorno in Italia. Nato da un progetto di Nomos Centro Studi Parlamentari azienda leader nel settore delle relazioni istituzionali.

Nomos

Iscriviti a Take The Date

Free

Per Sempre

Gratis

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi (si applicano costi e condizioni)

Professional

€ 200/anno+IVA

€150/anno+IVA fino al 31/3/26

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Iscrizione a 2 newsletter tematiche 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 10%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale 

Enterprise

€ 300/anno+IVA

€250/anno+IVA fino al 31/3/26

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale  
  • Iscrizione a tutte le newsletter tematiche
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 20%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale
  • Area riservata con calendario interno, archivio e alert personalizzati
  • Copia/Incolla abilitato
  •  

Nato da un’iniziativa di Nomos Centro Studi Parlamentari - società di consulenza specializzata in public affairs, advocacy, lobbying e monitoraggio istituzionale e comunicazione - Take The Date è il primo portale che promuove tutti gli eventi di rilievo istituzionale e pubblico, che si tengono ogni giorno in Italia.

SOCIAL