La presentazione dell’ottavo rapporto della Fondazione Gimbe sul Servizio Sanitario Nazionale, che si è svolta nella Sala della Regina della Camera dei Deputati, ha rappresentato un importante momento di riflessione sul futuro della sanità pubblica italiana, un tema cruciale per la coesione sociale e per il benessere delle comunità. A dare il benvenuto ai partecipanti è stato il Vicepresidente della Camera dei deputati, che ha aperto l'evento sottolineando l'importanza della sanità come pilastro della nostra democrazia. Un bene comune che, come ha ricordato, ha radici profonde nella nostra Costituzione, dove la salute è riconosciuta come diritto fondamentale di ogni cittadino, un principio che deve essere garantito a prescindere dal reddito o dalle condizioni sociali.
Il relatore ha ringraziato la Fondazione Gimbe per il lavoro prezioso che, da anni, offre analisi dettagliate e basate su dati concreti, diventando un punto di riferimento per tutti coloro che si occupano delle politiche sanitarie in Italia. Il Presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta, ha proseguito ribadendo l’urgenza di rivedere il sistema sanitario nazionale per evitare quello che ha definito uno "scivolamento lento e irreversibile" delle risorse destinate alla sanità. Un processo che, se non affrontato tempestivamente, potrebbe minare le fondamenta del nostro servizio sanitario.
Uno degli aspetti principali del rapporto presentato riguarda l’enorme disuguaglianza nell'accesso alle cure, che si traduce in una rinuncia crescente alle prestazioni sanitarie da parte degli italiani. Si stima che circa 5,8 milioni di persone, una su dieci, abbiano rinunciato a cure mediche nell’ultimo anno a causa di difficoltà economiche. Un dato che ha richiamato alla memoria la figura di Tina Anselmi, prima ministra della Sanità della Repubblica e artefice della nascita del Servizio Sanitario Nazionale. Il suo insegnamento, ha sottolineato il Vicepresidente della Camera, è che una sanità pubblica, universale e accessibile a tutti non nasce da un processo tecnico automatizzato, ma è il frutto di una precisa volontà politica.
Il rapporto ha anche evidenziato che la sanità pubblica non può più essere vista come un costo, ma come un investimento strategico per il futuro. Investire nel servizio sanitario significa non solo migliorare la salute dei cittadini, ma anche stimolare lo sviluppo economico e garantire l’equità sociale. In questo contesto, il Parlamento e il Governo sono chiamati a fare scelte coraggiose per rilanciare la sanità pubblica, sia con l’allocazione di risorse che con una riforma strutturale che possa affrontare le criticità storiche, come le lunghe liste di attesa, l'insufficienza di personale sanitario e la frammentazione dei servizi sul territorio.
L’approvazione della legge di bilancio, infatti, si preannuncia come un momento cruciale per delineare una nuova strategia sanitaria. È fondamentale, ha affermato il relatore, che non solo le istituzioni centrali, ma anche i cittadini e gli operatori del settore, partecipino attivamente alla creazione di un “patto nazionale per la sanità pubblica” che metta al centro il Servizio Sanitario Nazionale, architrave del nostro sistema democratico.
Tra i temi discussi, è stato sottolineato anche l'importante ruolo del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che, attraverso risorse senza precedenti, ha l’opportunità di potenziare la medicina territoriale, rafforzando l’assistenza sanitaria nelle aree più interne del Paese. Tuttavia, la buona gestione di questi fondi è essenziale per evitare sprechi e garantire che vengano utilizzati per migliorare concretamente l’offerta sanitaria.
L'evento ha anche posto l’accento sull'importanza di risolvere la carenza di personale sanitario, un tema che ha suscitato diverse riflessioni, soprattutto sulla necessità di sbloccare le assunzioni e di rendere più attrattive le professioni sanitarie per i giovani. Le regioni italiane, infatti, si trovano ad affrontare gravi carenze di infermieri e medici, soprattutto nelle aree più periferiche, dove il servizio sanitario risulta particolarmente fragile. La proposta di rivedere i modelli organizzativi della medicina territoriale e di potenziare le case di comunità è stata accolta come una delle soluzioni più promettenti per rispondere alle necessità di una sanità più vicina ai cittadini.
Infine, è stato messo in evidenza come l’equilibrio tra pubblico e privato in sanità debba essere gestito con attenzione, per evitare che il settore privato prenda il sopravvento, minando l’universalità delle cure. Il modello sanitario italiano, infatti, è uno dei pochi al mondo che garantisce assistenza a tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro condizione economica. Questo modello, tuttavia, è oggi sotto pressione, e la sfida consiste nel garantire che il sistema pubblico non venga eroso, ma rafforzato, attraverso politiche di finanziamento adeguate e una gestione oculata delle risorse.
L'evento è proseguito con l'invito a tutti gli attori coinvolti, istituzioni, professionisti e cittadini, a contribuire attivamente al futuro del Servizio Sanitario Nazionale, affinché la sanità rimanga un diritto inalienabile e non diventi un privilegio per pochi. La salute, come ha ribadito il relatore, è un diritto, non un privilegio. Un principio che, in un momento così delicato, deve guidare tutte le scelte politiche ed economiche.
L'audizione parlamentare sulla riforma del Servizio Sanitario Nazionale ha offerto uno spazio di discussione fondamentale per tracciare il futuro della sanità pubblica in Italia, partendo dall’analisi delle risorse economiche necessarie a garantirne la sostenibilità e l’efficienza. Il Ministro della Salute ha aperto il dibattito sottolineando che, pur con l’allocazione di 22 miliardi di euro aggiuntivi per il sistema sanitario, il paese si trova ancora di fronte a una sfida significativa: colmare il gap di finanziamento che continua ad allargarsi a causa del crescente peso del debito pubblico. L’urgenza di affrontare questo problema è stata messa in evidenza in tutte le fasi dell’incontro, considerando anche la pressione che esercita sulla capacità del sistema sanitario di rispondere alle necessità della popolazione.
Un tema centrale del dibattito è stato quello degli sprechi e delle inefficienze nel settore sanitario. Il Ministro ha richiamato la necessità di implementare un sistema di gestione dei rischi per evitare che le risorse disponibili non vengano utilizzate in modo ottimale. L'importanza di un’azione mirata per garantire che gli investimenti siano indirizzati correttamente, così da evitare dispersioni, è stata riconosciuta come fondamentale per sostenere il sistema sanitario nel lungo periodo. Il ruolo del settore privato accreditato è stato anch’esso al centro del confronto, con il riconoscimento che molte strutture private contribuiscono in maniera decisiva alla capacità di risposta del sistema sanitario, soprattutto in alcune aree del paese.
La questione della spesa out-of-pocket è stata discussa in relazione alla necessità di una regolamentazione più chiara e trasparente, che permetta di costruire un secondo pilastro di welfare che rafforzi l’assistenza sanitaria per tutti i cittadini, senza lasciare indietro nessuno. In questo contesto, si è sottolineata l’importanza di garantire che i costi non gravino esclusivamente sulle famiglie, un aspetto particolarmente rilevante in un periodo di crescente povertà e disuguaglianze sociali. È stato anche evidenziato come il sistema sanitario debba essere in grado di rispondere in modo equo alle esigenze della popolazione, considerando la grande disparità tra Nord e Sud in termini di accesso alle cure.
Le disuguaglianze territoriali, un tema spesso sollevato, hanno portato alla necessità di un maggiore equilibrio nelle risorse e nei servizi tra le diverse regioni italiane. La situazione delle aree del Sud è stata ritenuta particolarmente critica, con il divario tra le regioni del Nord e quelle meridionali che continua ad ampliarsi, creando forti disparità nell'accesso alle cure sanitarie. L'intervento su questo fronte, con politiche mirate per ridurre le disuguaglianze regionali, è stato visto come cruciale per migliorare la qualità del servizio sanitario a livello nazionale.
Un altro punto di discussione ha riguardato il personale sanitario, con un particolare focus sulla carenza di infermieri e medici, una delle principali emergenze del sistema sanitario. Diversi parlamentari hanno sottolineato l'urgenza di aumentare le risorse dedicate al personale sanitario, specialmente per attrarre nuovi professionisti nel sistema. La questione delle disuguaglianze salariali rispetto agli altri paesi europei è stata vista come un ostacolo significativo per il reclutamento e il mantenimento dei professionisti del settore.
La prevenzione è emersa come un altro tema di grande rilevanza durante l’audizione. Alcuni parlamentari hanno insistito sull’importanza di investire nella prevenzione primaria, puntando su politiche che migliorino le condizioni sociali e ambientali della popolazione, come la lotta alla povertà e al lavoro precario. L’investimento in prevenzione è stato visto come un modo per ridurre la pressione sul sistema sanitario, promuovendo al contempo un benessere più equo e duraturo per tutti i cittadini.
In conclusione, l’incontro ha evidenziato come la riforma del Servizio Sanitario Nazionale necessiti di un approccio integrato che affronti le sfide strutturali e finanziarie del sistema. È emersa l'urgenza di una visione a lungo termine, capace di garantire un sistema sanitario equo, accessibile e di alta qualità per tutti, che vada oltre le politiche di breve periodo. Un "patto sociale" tra le forze politiche e le diverse componenti della società è stato individuato come la base fondamentale per costruire un sistema sanitario che possa rispondere alle sfide del futuro, garantendo i diritti di tutti i cittadini.
