Al Senato una mattinata di analisi tra istituzioni, accademia e forze dell’ordine. Come cambiano sovranità, mercati e sicurezza nell’era di cripto, stablecoin ed euro digitale.
Roma, 6 ottobre 2025 – Al Senato della Repubblica si è parlato di soldi, ma non di quelli di carta. Su iniziativa del senatore Marco Scurria, esperti, autorità e studiosi si sono confrontati su un tema che ormai tocca ogni livello dell’economia e della sicurezza nazionale: l’intreccio tra cybersicurezza e moneta elettronica.
L’obiettivo, in sintesi, era capire dove siamo messi bene, dove siamo vulnerabili e quali scelte servono per non perdere terreno sul piano della sovranità tecnologica e finanziaria.
Chi c’era e di cosa si è parlato
All’incontro hanno partecipato istituzioni come ACN, Guardia di Finanza e AGCM, rappresentanti del mondo accademico (tra cui la Sapienza e l’Università di Salerno) e alcuni esponenti europei.
Il senatore Scurria ha aperto e chiuso i lavori, centrati su cripto, stablecoin, valute digitali delle banche centrali (CBDC), rischi cyber e regole: un confronto a tutto campo, dal tema della prevenzione alla tracciabilità, fino alla tutela dei diritti individuali.
Il contesto, d’altronde, lo impone: tra attacchi informatici, disinformazione e criminalità “as-a-service”, il denaro digitale è diventato al tempo stesso un obiettivo e uno strumento di rischio. Da qui la necessità di standard comuni, interoperabilità e una capacità investigativa “on-chain” sempre più avanzata.
“Ascoltare per decidere”
Nel suo intervento introduttivo, Scurria ha ricordato che la sicurezza nazionale passa ormai anche per la dimensione digitale. Gli strumenti tradizionali non bastano più: gli attacchi informatici e le campagne di disinformazione possono influenzare non solo i mercati, ma anche equilibri politici e alleanze.
“La politica deve ascoltare chi conosce la materia”, ha detto, “e poi prendere decisioni strategiche, condivise, che vadano oltre gli schieramenti”.
Europa, giovani e libertà finanziaria
In collegamento video, l’eurodeputato Paolo Enselvini (Commissione LIBE) ha ricordato che cyber, intelligenza artificiale e monete digitali hanno conseguenze molto concrete: dalla paralisi delle catene industriali (ha citato i casi Jaguar Land Rover e WannaCry) fino alla protezione dei minori online.
Sul tema dell’euro digitale, ha indicato tre priorità:
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sviluppare capacità tecnologiche autonome in Italia e in Europa;
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creare standard condivisi per antiriciclaggio e identificazione;
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promuovere educazione digitale, mettendo al centro la persona.
Cripto, stablecoin, CBDC: tre modelli, tre politiche
Nel suo messaggio video, Roberto Baldoni (già direttore generale di ACN) ha tracciato una mappa geopolitica del denaro digitale.
Le criptovalute, ha spiegato, restano innovative ma instabili, vulnerabili a furti di chiavi, bug, attacchi DDoS e usi illeciti come i ransomware.
Le stablecoin fungono da ponte con la finanza tradizionale e sono efficienti nei pagamenti internazionali, ma dipendono da riserve e governance non sempre trasparenti.
Le CBDC, come lo yuan digitale o il futuro euro digitale, offrono tracciabilità ed efficienza, ma pongono interrogativi sulla privacy e sul ruolo delle banche.
Sul piano politico, Baldoni ha descritto un’America che punta a “dollorizzare” l’ecosistema stablecoin, una Cina che usa la valuta digitale per rafforzare controllo e influenza, una Russia che sfrutta cripto e stablecoin per aggirare sanzioni, e un’Europa forte sul regolamento MiCA ma che deve accelerare su innovazione e moneta digitale pubblica.
Prevenire, non solo reprimere
Gianfranco Pensi (ACN) ha presentato dati preoccupanti: nel 2024 sono stati sottratti in cripto oltre 2,2 miliardi di dollari; nel primo semestre 2025 quasi la stessa cifra.
Un quarto dei colpi ha riguardato wallet personali.
Crescono fenomeni come il Ransomware-as-a-Service e l’“outsourcing del crimine” nel dark web.
La proposta: creare un centro nazionale attivo 24 ore su 24 per l’analisi blockchain, capace di seguire flussi sospetti, segnalare exchange, bloccare fondi e condividere intelligence.
Non elimina il rischio, ma ne riduce gli effetti.
Integrità, tracciabilità, identità
Il prof. Fabrizio D’Amore (Sapienza) ha spiegato in modo concreto come funziona la moneta digitale: è un pagamento elettronico basato su un registro immutabile – decentralizzato nelle cripto, centralizzato o semi-distribuito nelle CBDC.
Tre i pilastri: chiavi crittografiche (wallet), firme digitali (solo quella qualificata eIDAS ha valore legale) e registri di consenso.
Con MiCA e eIDAS, l’UE sta unendo pagamenti e identità digitale: presto potremo autorizzare transazioni con credenziali certificate, conciliando tracciabilità e tutela delle libertà.
L’anonimato sarà limitato per piccoli importi, ma la trasparenza resterà piena per operazioni sospette.
Moneta o asset?
Per il prof. Amedeo Argentiero (Università di Salerno), le criptovalute non funzionano come moneta fiduciaria: sono troppo volatili e usate soprattutto nel trading, più come asset speculativi che come mezzo di scambio.
Il rischio è la frammentazione dei sistemi di pagamento e la perdita di sovranità monetaria.
La blockchain, però, resta una tecnologia utile — per la finanza decentralizzata e gli smart contract — se accompagnata da regole chiare come quelle introdotte da MiCA.
L’euro digitale, ha aggiunto, potrà essere un’infrastruttura pubblica di fiducia, a patto di investire in educazione e inclusione finanziaria.
Concorrenza e blockchain: luci e ombre
La dott.ssa Anna Viola Rocchi (AGCM, a titolo personale) ha ricordato che la trasparenza “on-chain” può ridurre costi e favorire la concorrenza, ma nei mercati permissionless può anche facilitare scambi informativi e intese anticoncorrenziali.
Servono quindi strumenti per definire i mercati rilevanti, monitorare concentrazioni e attribuire responsabilità anche nei sistemi decentralizzati.
Tra gli esempi virtuosi, ha citato le sperimentazioni sulla tracciabilità delle filiere e la gestione assicurativa tramite ADR.
Antiriciclaggio: leggere il registro
Il colonnello Natale Giordano (Guardia di Finanza) ha descritto l’approccio investigativo: un modello basato sul rischio, che utilizza blockchain explorer e strumenti avanzati per collegare indirizzi digitali a persone fisiche.
L’azione si fonda su Travel Rule, MiCA e il nuovo quadro AML europeo, con il passaggio da VASP a CASP, vigilanza rafforzata e obblighi di verifica e segnalazione.
Le tre chiavi operative restano le stesse: formazione, specializzazione e cooperazione internazionale.
Criminalità “as-a-service” e nuovi fronti
Il prof. Stefano Ferracuti (Sapienza) ha descritto reti criminali globali che collaborano con stati ostili e gruppi terroristici, sfruttando criptovalute, NFT, economie dei videogiochi e, presto, anche quantum computing e IAapplicata a dispositivi e veicoli.
Tema centrale: la data retention, tra i vincoli europei e la necessità di bilanciare diritti e sicurezza.
Le regole processuali, ha detto, devono aggiornarsi agli strumenti digitali senza arretrare sulle garanzie.
Il filo rosso della giornata
A tirare le fila del dibattito, quattro parole chiave:
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Prevenzione: saper leggere i dati “on-chain” e agire prima che il danno si propaghi.
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Regole: MiCA, eIDAS, AML e TFR delineano il quadro normativo, ma serve attuarlo e coordinarlo.
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Sovranità: gli standard e le infrastrutture digitali – dall’euro digitale alle identità digitali – sono parte della sovranità europea.
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Diritti: serve una tracciabilità proporzionata, che non sfoci nella sorveglianza, e un investimento serio in alfabetizzazione digitale.
In chiusura, il senatore Scurria ha proposto di dare continuità al confronto, coinvolgendo il Consorzio universitario Humanitas in un percorso multidisciplinare che unisca ricerca, formazione e proposte legislative.
L’idea è semplice: passare dal dibattito all’azione concreta.
