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Italiano vero – Il Made in Italy, eccellenze nel mondo

Alla Camera dei deputati la quarta edizione di “Italiano vero”: istituzioni, imprese e Rotary a confronto sul valore economico, culturale e identitario del Made in Italy


La quarta edizione di Italiano vero, dedicata al Made in Italy e ospitata alla Camera dei deputati, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, manager e operatori economici attivi in alcuni dei settori più rappresentativi della produzione italiana. Al centro dell’incontro, il rapporto tra identità nazionale, qualità, filiere produttive, innovazione, cultura d’impresa e proiezione internazionale delle eccellenze italiane. Il filo conduttore dell’evento è stato il valore del Made in Italy non solo come insieme di produzioni riconoscibili e competitive, ma come patrimonio complesso, nel quale si intrecciano territorio, storia, identità, reputazione e capacità di adattamento. I diversi interventi hanno restituito un quadro articolato, nel quale il successo delle imprese italiane viene letto come il risultato di radici profonde, investimenti, trasmissione generazionale e apertura ai mercati globali.

Il saluto istituzionale di Lorenzo Fontana

Ad aprire i lavori è stato il presidente della Camera dei deputati, Lorenzo Fontana, che ha inserito il significato dell’iniziativa in una prospettiva ampia, sottolineando come la presenza di realtà attive nell’alimentare, nella moda, nell’artigianato, nel turismo e nella manifattura offra un’analisi concreta di filiere che rappresentano un motivo di forza per l’economia nazionale. Fontana ha messo in evidenza il legame tra marchi, famiglie, territori e saperi tramandati, ricordando che dietro ogni impresa di successo vi sono comunità locali, competenze sedimentate nel tempo e processi di rinnovamento che consentono alle aziende di restare competitive senza recidere il rapporto con la propria origine. Il Made in Italy non è stato soltanto una leva economica, ma un patrimonio identitario che unisce la tradizione all’ innovazione, qualità e capacità di stare sul mercato internazionale. La tutela del Made in Italy difende l'identità del Paese — di ciò che produce — e dei distretti produttivi, capaci di generare sviluppo locale e, allo stesso tempo, di sostenere l'export e la competitività complessiva dell'Italia. Cosa significa davvero essere "italiano"? La domanda non è retorica: tocca il cuore di ciò che rende un'impresa, un marchio, una produzione qualcosa di autentico e riconoscibile nel mondo. L'identità è un elemento decisivo per comprendere il valore delle imprese e delle produzioni nazionali. Accanto alla dimensione tangibile — misurabile attraverso indicatori economici e risultati di mercato — esiste una dimensione immateriale, quella della reputazione, che spesso è altrettanto determinante. Nel rapporto tra identità e immagine si gioca una parte essenziale della competitività contemporanea: un'impresa non costruisce la propria presenza soltanto attraverso il prodotto, ma anche attraverso il racconto del proprio percorso, dei propri valori e del proprio posizionamento. Pertanto, iniziative come Italiano vero diventano occasioni preziose per rendere più evidente il nesso tra valore reale e valore percepito, tra qualità produttiva e rappresentazione pubblica delle eccellenze italiane.

Il ruolo del Rotary e l’origine del premio

Niccolò Di Raimondo, segretario del distretto 2080 del Rotary International, ha ripercorso la nascita dell'iniziativa spiegando la scelta del nome Italiano vero: tutt'altro che causale. Il riferimento a una canzone nota nel mondo è un richiamo simbolico a un tratto costante della storia italiana — la capacità di partire da radici locali e proiettarsi su scala internazionale. Al centro del suo intervento, il lavoro degli imprenditori e le storie familiari che hanno creato occupazione e costruito nel tempo la reputazione dell'Italia all'estero. Il Made in Italy come un albero dalle radici profonde, capace di resistere alle difficoltà e di generare frutti nelle forme più diverse: piccole, medie e grandi imprese. L'obiettivo del Rotary, in questo percorso, è valorizzare le aziende italiane e promuovere una narrazione del Paese fondata su fiducia e continuità. Sulla stessa linea, Nunzia Esposito, presidente del Rotary Club Roma Polis, ha richiamato la collaborazione tra istituzioni, territori e società civile come fattore capace di generare valore concreto. Al centro del suo contributo, la centralità delle piccole e medie imprese nella manifattura nazionale e il ruolo degli imprenditori nel dibattito su crescita e inclusione.
La cornice politica del Made in Italy
Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, ha collocato il tema del Made in Italy dentro una cornice legislativa e programmatica più ampia. Il riferimento è all'indagine conoscitiva svolta sul Made in Italy e al lavoro parlamentare che ha contribuito alla definizione della legge quadro sul settore. Gusmeroli spiega come l'export dell'eccellenza italiana nel 2025 abbia raggiunto risultati record, superando l'anno precedente, nonostante le criticità internazionali come i dazi e la volatilità dei cambi. Un riconoscimento esplicito è andato al mondo delle piccole e medie imprese, definito una componente decisiva per la crescita economica del Paese. L'intervento ha fatto luce sulla necessità di accompagnare le imprese nell'espansione estera e nella tutela dalla contraffazione e dall'Italian sounding, anche attraverso strumenti innovativi come la blockchain. È stato, inoltre, richiamato il ruolo dell'intelligenza artificiale come leva potenziale di competitività, benché ancora utilizzata da una quota limitata del tessuto produttivo. Da qui l'annuncio di una nuova indagine conoscitiva per comprendere le cause della crescita economica italiana inferiore alla media europea negli ultimi decenni e individuare soluzioni utili a rafforzare il sistema produttivo.

Italiano vero 2026: il premio a Fabio Pompignani e il ruolo del cibo nell'identità nazionale

Il riconoscimento dell'edizione 2026 di Italiano vero è andato a Fabio Pompignani, chef di Casa Italia Milano Cortina 2026, per il ruolo svolto dalla cucina italiana nella valorizzazione dell'immagine del Paese in un contesto internazionale di alta visibilità come quello delle Olimpiadi e Paralimpiadi. Pompignani ha richiamato il rapporto tra tradizione e innovazione, ricordando un insegnamento ricevuto da Gualtiero Marchesi: mantenere fermi i punti della tradizione, continuando al tempo stesso a innovare. Il cibo si è confermato così come una delle espressioni più efficaci dell'identità nazionale, capace di tenere insieme memoria, qualità degli ingredienti, creatività e riconoscibilità internazionale.

Il panel food: tradizione, mercati e qualità

La prima sezione di confronto ha messo al centro il food and beverage, con un panel che ha riunito De Cecco, Carpenè Malvolti, Casale del Giglio, Fabbrica della Pasta di Gragnano e Massimiliano Gatti Carni Pregiate. Il filo comune: la forza del prodotto italiano nasce dalla qualità, ma si misura nella capacità di trasformare una specificità territoriale in un linguaggio comprensibile sui mercati internazionali. A raccontarlo con particolare efficacia è stato Carlo Aquilano per De Cecco. Tutto inizia nel 1831, a Fara San Martino, ai piedi della Maiella: un luogo impervio, apparentemente sfavorevole alla produzione di pasta. Fu proprio quella difficoltà a spingere il fondatore Filippo De Cecco a trovare una soluzione originale, inventando l'essiccazione artificiale. Da un ostacolo è nata un'innovazione che ha cambiato il settore. Oggi l'azienda esporta in 142 Paesi, mantenendo la produzione nei due stabilimenti abruzzesi — la dimostrazione che si può essere globali senza perdere le proprie radici.

Eccellenze a confronto: dal vino alla moda, il Made in Italy si racconta

Come si porta avanti una tradizione lunga oltre un secolo e mezzo senza tradirla? A rispondere è Rosanna Carpenè, quinta generazione di Carpenè Malvolti, la quale ha ripercorso la storia dell'azienda fondata a Conegliano nel 1868. La risposta sta nel territorio — inscindibile dal prodotto stesso — e in un'identità costruita nel tempo, fino a conquistare una denominazione propria, separandosi da formule come "champagne italiano" che oggi suonerebbero come un controsenso. Innovare senza disperdere ciò che le generazioni precedenti hanno costruito: questa la bussola dichiarata. Una traiettoria diversa, ma ugualmente radicata nella ricerca, è quella di Casale del Giglio. Antonio Santarelli ha raccontato come nell'Agro Pontino, territorio storicamente non vocato alla viticoltura, decenni di sperimentazione su decine di varietà abbiano portato a risultati qualitativi elevati e alla valorizzazione di vitigni storici del Lazio. La chiave: rigore, pazienza e la disponibilità a rinunciare a scorciatoie commerciali. Dal vino alla pasta, il filo non si spezza. Antonino Moccia ha portato la testimonianza della Fabbrica della Pasta di Gragnano — una storia di interruzioni, difficoltà e ripartenza, culminata nel 2006 con una rifondazione che ha fatto della qualità e dell'innovazione di formato il proprio marchio distintivo. Ne è nata la caccavella, presentata come il formato di pasta più grande del mondo: un esempio di come tradizione territoriale e capacità di stupire il mercato possano convivere senza sacrificare la competenza tecnica. Ancora più sorprendente la storia di Massimiliano Gatti, che alleva bisonti allo stato brado sul lago Trasimeno. Il suo intervento ha contribuito all’introduzione del tema della sostenibilità come principio operativo, non come formula comunicativa: rispetto dell'animale, utilizzo integrale di ogni sua componente — dalle pelli alle corna, fino alla cosmetica ricavata dal grasso. Una sintesi efficace l'ha offerta lui stesso: «Mangiatene meno, mangiatela buona, mangiatela allevata bene» — una frase che ha tenuto insieme etica, qualità e responsabilità verso il consumatore in modo difficilmente migliorabile. Il secondo panel ha spostato l'attenzione sulla moda e il retail, con gli interventi di Gianluigi Cimmino per il gruppo Pianoforte, Maurizio Marinella, Luca Littrico e Valerio Lucci per l'associazione Via Condotti. È emerso con chiarezza come la moda italiana continui a rappresentare uno dei principali veicoli di riconoscibilità del Paese all'estero, anche in settori nei quali la competizione internazionale è particolarmente intensa. Cimmino ha illustrato il percorso di Yamamay e Carpisa, sottolineando come, pur non realizzando tutta la manifattura in Italia, il gruppo continui a ideare, progettare e organizzare gran parte del proprio valore nel Paese, con una significativa ricaduta occupazionale. La sua riflessione si è concentrata anche sul commercio fisico, ritenuto ancora decisivo nel rapporto con il cliente — specie in una fase in cui il turismo internazionale sceglie l'Italia anche per lo shopping — e sull'importanza di contrastare la desertificazione commerciale, particolarmente sensibile nei centri urbani minori.

Le storie di Marinella, Littrico e Via Condotti

Maurizio Marinella ha ripercorso i 112 anni della maison napoletana definendoli, con semplicità disarmante, "una storia vera". Il piccolo negozio di 20 metri quadrati apre ancora oggi alle sei e mezza del mattino, come accadeva all'inizio del Novecento: una continuità che non è nostalgia, ma identità. La storia della cravatta Marinella si intreccia con quella di una Napoli capace di attirare personalità internazionali e di costruire una reputazione fondata sull'artigianato e sul rapporto diretto con il cliente. Significativo anche il riferimento alle cravatte ecosostenibili ricavate dagli scarti delle arance, apprezzate persino da re Carlo III. Luca Littrico ha posto invece al centro il tema dello stile come elemento non standardizzabile, legato alla persona e alla sua unicità. La sartoria, nella sua lettura, non produce semplicemente abiti: interpreta un'identità. L'aneddoto sul frac riprodotto in Cina "con la ferrata" ha detto più di molte analisi sulla differenza tra copia formale e cultura autentica del prodotto. Valerio Lucci ha chiuso il dibattito spiegando il ruolo dell'associazione Via Condotti nel costruire una dimensione collettiva del lusso romano. La via è stata descritta come salotto commerciale e culturale, luogo in cui brand, persone e idee si incontrano. E nel lusso, è stato osservato, il contatto umano resta un fattore essenziale che nessun canale digitale può ancora replicare.

Finanza, nautica, arredo ed energia: il Made in Italy si racconta a tutto tondo

La crescita del Made in Italy non dipende soltanto dalla qualità produttiva: richiede anche strutture finanziarie solide e percorsi di sviluppo più ambiziosi. Piero Cucunato, consigliere del Fondo Italiano di Investimento, ha illustrato il ruolo della principale SGR di capitale pubblico in Italia, attiva come ponte tra pubblico e privato a sostegno delle piccole e medie imprese. Il fondo investe miliardi di euro in centinaia di aziende, accompagnandone la crescita non solo con risorse finanziarie ma anche con formazione manageriale, supporto tecnologico e preparazione all'eventuale quotazione in borsa. Cristian Lamonaca, in rappresentanza di Cliff SGR, ha messo invece al centro il tema dell'accesso al credito, insistendo sulla riduzione delle erogazioni bancarie alle imprese e sulla necessità di utilizzare in modo più efficace il risparmio privato italiano a sostegno dell'economia reale. I fondi di investimento alternativi, nella sua lettura, possono finanziare le PMI fuori dai tradizionali vincoli del sistema bancario — uno strumento ancora sottoutilizzato rispetto alle sue potenzialità. Dal credito alla manifattura d'eccellenza, il confronto si è allargato a settori apparentemente distanti ma accomunati dalla stessa logica. Gianluca Ciniero, per Cantiere delle Marche, ha descritto un segmento di nicchia in forte espansione: quello degli yacht explorer, progettati per alte prestazioni, lunga autonomia e navigazione in condizioni complesse. L'elemento distintivo italiano non è solo il design, ma la flessibilità con cui i cantieri riescono ad adattare il prodotto alle richieste del cliente anche durante la costruzione — una qualità difficile da replicare altrove. Sandro Piccioni, fondatore di Divania, oggi attiva con il marchio Oro, ha raccontato una storia familiare legata all'arredo per alberghi di lusso e nautica, con una filiera umbra capace di operare su mercati internazionali pur essendo lontana dal mare. Il passaggio a un nuovo brand ha rappresentato il tentativo di dare maggiore forza e riconoscibilità a un'attività ormai presente nei contesti di fascia più alta. A chiudere, Salvatore Scerbo, amministratore unico di Main Solution, ha riportato il tema sul terreno dell'energia: la competitività delle imprese dipende anche dalla possibilità di ridurre il costo energetico e di rafforzare l'autonomia nazionale attraverso le rinnovabili, legando la sostenibilità non solo all'ambiente ma alla capacità concreta di difendere produzione, occupazione e presenza sui mercati internazionali.

Un racconto corale delle eccellenze italiane

L’incontro alla Camera dei deputati ha restituito l’immagine di un Made in Italy costruito su una pluralità di esperienze, diverse tra loro ma legate da elementi comuni: il legame con il territorio, la centralità delle persone, la qualità del prodotto, la responsabilità verso il mercato e la capacità di innovare senza perdere continuità con la propria storia. Dai pastifici alle maison della moda, dalla viticoltura alla nautica, dalla finanza all’energia, il quadro emerso è quello di un sistema che continua a trovare nella propria identità una leva di sviluppo. Il valore del Made in Italy,  come è stato raccontato nel corso di Italiano vero, non risiede soltanto nella somma delle sue eccellenze. Sta nella possibilità di fare sistema, di tenere insieme istituzioni, imprese, cultura, formazione e investimenti, e di trasformare questa rete in una presenza riconoscibile nel mondo. È su questo terreno che il dibattito ha tracciato la sfida dei prossimi anni: rafforzare una reputazione già consolidata, renderla più solida attraverso strumenti adeguati e trasmetterla alle nuove generazioni come parte viva del patrimonio nazionale

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