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Servizi spaziali come sistema di sicurezza della Terra

Roma, 28 novembre 2025, nella Sala degli Atti Parlamentari della Biblioteca del Senato “Giovanni Spadolini”, messa a disposizione grazie al senatore questore Antonio De Poli, il Centro Studi Marche – CESMA – ha dedicato una delle ultime iniziative dell’anno al tema “Servizi spaziali come sistema di sicurezza della Terra”. Un convegno che ha intrecciato memoria storica, eccellenza scientifica e radici marchigiane, mettendo al centro il ruolo dello spazio come infrastruttura essenziale per la sicurezza globale, la resilienza climatica e la prevenzione dei rischi naturali e antropici.

Il CESMA, un anno di iniziative tra cultura e innovazione

In apertura, il presidente del CESMA ha ricordato come l’anno appena trascorso sia stato particolarmente significativo per il Centro Studi Marche, grazie a numerose iniziative che hanno valorizzato la comunità marchigiana in Italia e all’estero.

Al centro resta il riconoscimento “Marchigiano dell’anno”, definito il fiore all’occhiello dell’associazione, per il quale sono già in esame nuovi profili di personalità che si sono distinte in ambito culturale, scientifico e imprenditoriale. Sono stati inoltre annunciati una mostra del maestro Sandro Crotti al Circolo del Ministero degli Esteri, nuovi appuntamenti a New York e Montréal e la presentazione di due volumi di autori marchigiani dedicati anche al tema del ripopolamento dei borghi.

In questo quadro, la scelta di chiudere l’anno con un convegno dedicato allo spazio non è casuale: lo sguardo del CESMA si allarga dalla promozione dell’identità marchigiana alla partecipazione ai grandi temi globali, a partire dalle ricadute concrete delle tecnologie spaziali sulla vita quotidiana e sullo sviluppo sostenibile.

Lo spazio come pilastro della sicurezza globale

Sin dalle premesse introduttive è emersa con chiarezza una consapevolezza condivisa: lo spazio non è più soltanto un terreno di esplorazione scientifica, ma un vero pilastro strategico per la sicurezza globale.

Le tecnologie satellitari, la sensorizzazione avanzata e l’intelligenza artificiale permettono oggi di monitorare il pianeta con una precisione senza precedenti, fornendo strumenti indispensabili per proteggere l’ambiente, pianificare le infrastrutture e tutelare le comunità esposte ai rischi. I servizi spaziali intervengono in ambiti cruciali, tra cui:

  • prevenzione e gestione di eventi estremi, naturali e antropici
  • monitoraggio climatico e ambientale su scala globale e locale
  • supporto alla pianificazione urbana, agricola e delle reti di trasporto

Il convegno ha mostrato come questi strumenti non siano più patrimonio esclusivo di pochi specialisti, ma stiano diventando parte integrante delle politiche pubbliche, dei sistemi di protezione civile e delle strategie di sviluppo territoriale.

Marche, terra di bellezza, scienza e spazio

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata alle radici storiche e culturali del rapporto tra le Marche, la scienza e lo spazio, attraverso un video e un racconto che hanno intrecciato figure celebri e meno note.

Da Federico II “Stupor Mundi”, nato a Jesi, alle antiche università di Camerino e Macerata, il territorio marchigiano viene presentato come una terra in cui umanesimo, ricerca e creatività si alimentano reciprocamente. Urbino, con la corte dei Montefeltro, diventa il terreno di coltura di geni come Raffaello e Bramante, mentre a Macerata nasce padre Matteo Ricci, capace di conquistare la fiducia della corte imperiale cinese attraverso carte geografiche, strumenti meccanici e studi astronomici.

L’eredità intellettuale di Giacomo Leopardi, che a quindici anni definiva l’astronomia «la più amabile, la più nobile tra le fisiche scienze», si affianca ai contributi di Giuseppe Occhialini, pioniere dell’astrofisica italiana, e di Enrico Medi, volto della divulgazione scientifica nel momento storico dello sbarco sulla Luna.

La narrazione arriva fino a Enrico Mattei, il cui sostegno al progetto San Marco ha consentito all’Italia di diventare la terza nazione al mondo a lanciare un proprio satellite, e alle protagoniste contemporanee come Marica Branchesi, inserita dal “Time” tra le cento persone più influenti al mondo per le ricerche sulle onde gravitazionali. Un percorso che restituisce l’immagine di una regione in cui bellezza, arte e scienza dialogano da secoli, fino ad approdare alla new space economy.

Dal progetto San Marco all’era delle costellazioni

La testimonianza della professoressa Maria Fabrizia Buongiorno, direttrice del Dipartimento Ambiente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), ha rappresentato uno dei momenti più intensi dell’incontro.

Buongiorno ha ricostruito la storia del progetto San Marco intrecciandola con la propria biografia familiare: dalle intuizioni del professor Luigi Broglio e del gruppo di giovani ingegneri che lo affiancavano, tra cui suo padre, alla decisiva scelta di Enrico Mattei di mettere a disposizione piattaforme petrolifere dismesse come base per le operazioni di lancio.

Le immagini della piattaforma “Santa Rita” trasportata verso il Kenya, il campo base di Malindi negli anni Sessanta e la vita quotidiana del team di progetto hanno restituito il clima pionieristico di un’impresa che, nel 1967, portò al lancio di San Marco e alla piena operatività della base equatoriale. L’Italia, dopo Stati Uniti e Unione Sovietica, divenne così il terzo paese al mondo a entrare nella corsa allo spazio con una propria infrastruttura di lancio.

Il racconto ha poi toccato l’evoluzione tecnologica successiva, fino al vettore Vega, e il ruolo delle collaborazioni con la NASA, ricordando figure come l’ingegnera Marjorie Townsend, una delle prime donne a dirigere missioni spaziali al Goddard Space Flight Center. Un filo rosso che collega l’epoca eroica dei pionieri alla stagione attuale delle costellazioni satellitari e dei grandi programmi europei.

L’INGV e il centro per le osservazioni spaziali della Terra

A partire dalla propria esperienza professionale, maturata tra Telespazio e INGV, Buongiorno ha illustrato come lo spazio sia oggi al centro di molte attività dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, ente di riferimento per lo studio dei terremoti, dei vulcani e delle interazioni tra atmosfera, oceani e Terra solida.

L’INGV conta circa 1200 persone, tre dipartimenti principali – Terremoti, Vulcani e Ambiente – e tre sale operative, a Roma, Napoli e Catania, che garantiscono il monitoraggio continuo della sismicità e dei vulcani attivi. All’interno del Dipartimento Ambiente, la direttrice guida dal 2020 il Centro di osservazioni spaziali della Terra, che coordina l’uso dei dati satellitari per applicazioni scientifiche e operative.

Grazie ai programmi di finanziamento nazionali ed europei, come i progetti infrastrutturali del MUR e le iniziative congiunte con l’Agenzia Spaziale Italiana e l’ESA, il centro ha sviluppato piattaforme informatiche in grado di acquisire, elaborare e distribuire prodotti derivati da grandi costellazioni di satelliti. «Lo spazio rappresenta una grande risorsa per capire meglio i fenomeni terrestri – ha sottolineato Buongiorno – e le tecnologie satellitari sono ormai indispensabili per la sicurezza e la resilienza degli ambienti in cui viviamo».

Dati satellitari per rischi naturali e cambiamento climatico

Nel corso dell’intervento sono stati presentati esempi concreti di come i servizi spaziali contribuiscano oggi alla sicurezza della Terra e delle popolazioni.

Le missioni di osservazione della Terra, da quelle dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) nell’ambito di Copernicus ai satelliti radar come Cosmo-SkyMed, consentono di seguire l’evoluzione delle colate laviche, di mappare la deformazione del suolo nelle aree sismiche, di stimare la quantità di cenere nei pennacchi vulcanici. Le immagini dei plume dell’Etna, monitorati per valutare l’impatto sul traffico aereo e sulla chiusura degli aeroporti, rimandano anche al precedente dell’eruzione islandese del 2010, che bloccò per giorni i voli in Europa.

Analogamente, le tecniche interferometriche radar permettono di individuare zone a rischio frana, come nella provincia di Cosenza, mentre nuove missioni dedicate alla temperatura superficiale della Terra e alle proprietà della vegetazione offriranno strumenti sempre più raffinati per affrontare il cambiamento climatico. I futuri satelliti per la land surface temperature, integrati con i sensori iperspettrali e con la costellazione italiana IRIDE, permetteranno di conoscere con grande dettaglio lo stato dei campi agricoli, la disponibilità idrica e l’evoluzione delle ondate di calore.

Una parte significativa del lavoro riguarda anche le città: i dati satellitari rivelano la presenza di “isole di calore” urbane, con temperature sensibilmente più alte rispetto alle aree verdi circostanti. Gli esempi di Los Angeles e Phoenix, dove si sperimentano strade chiare e interventi di rinverdimento per ridurre il calore a livello pedonale, si affiancano alle analisi condotte su Napoli, che mostrano la necessità di aumentare la vegetazione e ridurre le superfici scure e impermeabili.

New space economy e ruolo della Regione Marche

All’interno di questo scenario, la Regione Marche si propone come laboratorio avanzato di applicazione delle tecnologie spaziali alla sicurezza ambientale e allo sviluppo territoriale.

La dottoressa Frida Paolella, responsabile New Space Economy del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione, ha ricordato come l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Agenzia Spaziale Europea siano legate anche a figure di origine marchigiana il cui contributo è stato determinante. L’iniziativa del convegno nasce proprio dal desiderio di rendere omaggio a questa tradizione e, al tempo stesso, di evidenziare le potenzialità presenti oggi nel tessuto produttivo e accademico regionale.

Il cluster “Explorer Aerospazio Marche”, nato nel 2021 con sede a Monteprandone, rappresenta il punto di incontro tra imprese specializzate in sensoristica, intelligenza artificiale e tecnologie satellitari e il mondo della ricerca, a partire dalle Università delle Marche. L’apertura della prima sezione dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) a Camerino, frutto anche della partecipazione a questo cluster, e la lettera d’intenti con il Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale della San Diego State University mostrano la capacità delle Marche di inserirsi nelle reti internazionali della ricerca.

La sinergia con l’Osservatorio Astronomico di Brera e con figure come il dottor Roberto della Ceca, insieme al supporto istituzionale della Regione, contribuisce a rafforzare l’identità tecnologica del territorio e a posizionare le Marche come attore riconosciuto nel sistema spaziale europeo.

Dalle città ai borghi: innovazione, architettura e incubatori

Il dialogo tra spazio, territorio e comunità è stato arricchito anche dal contributo di professionisti impegnati sul fronte della rigenerazione urbana e dello sviluppo locale.

L’architetto Sandro Polci ha illustrato, tra gli altri, il recente intervento a Villa Glori e i progetti di depaving e rinaturalizzazione che mirano a sostituire l’asfalto con materiali permeabili e superfici chiare, capaci di ridurre le temperature al suolo e mitigare gli effetti delle “bombe d’acqua”. Una prospettiva che si salda con il lavoro degli agronomi e degli esperti di intelligenza artificiale nella gestione dei microappezzamenti agricoli, dove i dati satellitari consentono di ottimizzare l’uso dell’acqua e di pianificare colture più sostenibili.

In parallelo, è stato presentato il progetto di un incubatore d’impresa a Servigliano, ospitato in un palazzo storico restaurato e riconosciuto dalla Regione Marche come uno dei poli su cui investire. Tra le linee prioritarie di attività figurano proprio l’aerospazio e l’intelligenza artificiale, con l’obiettivo di coniugare creatività giovanile, competenze scientifiche e accompagnamento imprenditoriale. Uno spazio pensato per favorire la nascita di start-up capaci di trasformare i dati e i servizi spaziali in applicazioni concrete per i territori, dai borghi alle aree urbane.

Giovani, formazione e nuovi mestieri dello spazio

Un tratto distintivo del convegno è stata l’attenzione rivolta alle nuove generazioni, presenti in sala con una classe di liceo scientifico di Roma e con studenti marchigiani arrivati nonostante le difficoltà di viaggio.

Il dialogo con i ragazzi ha messo in evidenza come il settore spaziale offra ormai opportunità professionali che vanno ben oltre le figure tradizionali di fisici e ingegneri. Oltre agli esperti di dati e ai ricercatori, c’è bisogno di giuristi impegnati nelle politiche spaziali, di comunicatori scientifici, di architetti e urbanisti per le città terrestri e le future infrastrutture lunari, di specialisti in scienze motorie per la riabilitazione degli astronauti, fino agli “space attaché” che operano nelle ambasciate nei rapporti internazionali.

Le agenzie spaziali, in particolare l’ESA e l’Agenzia Spaziale Italiana, offrono summer school, corsi e programmi di formazione mirati a studenti non ancora laureati, con l’obiettivo di avvicinare i giovani alle tecnologie spaziali e all’uso dei dati. Buongiorno ha ricordato come, rispetto agli anni Ottanta, quando l’elaborazione di un’immagine satellitare richiedeva tempi lunghi e competenze molto specialistiche, oggi «su un telefonino potete fare cose che prima erano possibili solo in grandi centri di calcolo», a patto però che ci siano capacità critiche per interpretare e utilizzare queste informazioni.

Una visione condivisa per lo spazio al servizio della società

L’idea di fondo emersa dal convegno è che la filiera spaziale italiana, dalle intuizioni del progetto San Marco alle nuove costellazioni come IRIDE, rappresenti un patrimonio da consolidare attraverso la collaborazione tra enti di ricerca, università, industria e territori. Le Marche, con il loro intreccio di storia umanistica e innovazione scientifica, si candidano a essere uno dei luoghi in cui questo patrimonio può tradursi in servizi concreti per la sicurezza ambientale, la gestione dei rischi e lo sviluppo sostenibile.

Resta centrale il tema dell’accesso aperto ai dati e dell’uso civile dello spazio, considerato non solo come dominio duale legato anche alla difesa, ma come infrastruttura globale a servizio della società. Sta ora alle nuove generazioni raccogliere il testimone di chi ha “aperto le danze” con il progetto San Marco, trasformando i servizi spaziali in uno strumento quotidiano di cura della Terra e delle comunità che la abitano.

Link al video

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