Copia/incolla disponibile con abbonamento Enterprise

Approfondimenti

Medicina di genere: alla Camera il confronto su ricerca, formazione e applicazione della legge

La Camera dei Deputati ha ospitato un confronto dedicato alla medicina di genere, tra dati scientifici, applicazione della legge del 2018 e criticità ancora aperte nel sistema sanitario. Ricercatrici, cliniche ed esponenti istituzionali hanno discusso il rapporto tra sperimentazione, formazione e accesso alle cure, con l’obiettivo di rendere diagnosi e terapie più aderenti alle differenze tra donne e uomini.

Alla Camera dei Deputati si è svolto un incontro dedicato alla medicina di genere, promosso nel giorno successivo alla Giornata della salute della donna, con l’obiettivo di fare il punto su ricerca scientifica, qualità delle cure, applicazione della legge 3/2018 e differenze ancora presenti nei percorsi sanitari. L’iniziativa è stata presentata come un momento di lavoro e di verifica, non come un appuntamento celebrativo, e ha riunito esponenti istituzionali, ricercatrici, docenti universitarie, clinici e rappresentanti del mondo sanitario.

Ricerca e cure ancora segnate da divari e ritardi

Per molti anni, ha osservato Ilenia Malavasi, gli studi medici hanno fatto riferimento al corpo maschile adulto - confinando le donne ai margini della sperimentazione - con conseguenze che hanno inciso su diagnosi, terapie e sicurezza dei farmaci. I trial clinici, i parametri diagnostici e i protocolli terapeutici sono stati costruiti per molto tempo su quella base.

Richiamando il ritardo con cui la differenza biologica femminile è entrata negli studi clinici, ha sottolineato gli effetti diretti di questa impostazione: diagnosi tardive, trattamenti non sempre adeguati, riconoscimento ritardato di patologie cardiovascolari e scarso allineamento tra sintomi femminili e modelli diagnostici costruiti sul paziente maschio.

Successivamente, ha posto l’attenzione su alcuni nodi ancora aperti, come la sottorappresentazione femminile nei trial clinici, la carenza di dati disaggregati per sesso e genere, la formazione non uniforme del personale sanitario e il rischio che l’intelligenza artificiale, se costruita su dataset sbilanciati, riproduca e ampli bias già presenti. Nel suo intervento ha collegato il tema anche alla sostenibilità del Servizio sanitario Nazionale, sostenendo che una cura mirata riduce sprechi, diagnosi errate e trattamenti inefficaci, e ha richiamato il peso economico di patologie come l’endometriosi, presentata come esempio di malattia ancora sottodiagnosticata e gravata da costi rilevanti per le pazienti e per il sistema sanitario.

La medicina di genere, ha affermato, non può essere ridotta a una rivendicazione femminile, ma deve essere considerata una questione di sanità pubblica, di equità e di appropriatezza delle cure.  

Medicina di genere tra disuguaglianze sanitarie, formazione e ricerca applicata

Marina Sereni ha inserito il confronto sulla medicina di genere all'interno di una riflessione sulle disuguaglianze persistenti nella sanità pubblica. Nel suo saluto ha ricordato l’avvio del percorso istituzionale con Livia Turco nel 2007, quando venne istituita la prima commissione sulla salute della donna, e ha sostenuto che il cambio di maggioranza politica abbia inciso anche sulla continuità di questo lavoro. Sereni ha osservato che le donne vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma in molti casi passano una parte maggiore della vita in condizioni di salute peggiori. Da qui la necessità, secondo la sua lettura, di non fermarsi alla constatazione della differenza biologica, ma di considerare anche le disuguaglianze di carattere economico, culturale e territoriale che incidono sullo stato di salute.

Nel suo intervento ha citato anche il fenomeno delle “mamme bambine”, indicandolo come esempio di problemi che richiedono politiche sanitarie e sociali insieme, e ha sostenuto che il rafforzamento della sanità pubblica debba accompagnarsi a una scelta su dove indirizzare le risorse. Ha richiamato la carenza di consultori e di personale, la condizione degli assistenti sociali, il ritardo della relazione annuale sulla legge 194 e le difficoltà nell’accesso all’aborto farmacologico, presentando questi elementi come segnali di criticità che riguardano insieme la salute delle donne e l’assetto della sanità territoriale.

Tra le promotrici della norma, Paola Boldrini, ha ricordato il percorso parlamentare che portò all’inserimento della medicina di genere all’interno del Servizio sanitario nazionale e ha ricostruito il sistema dei decreti attuativi previsto dalla legge. Boldrini ha sottolineato che il primo passaggio - il piano per l’applicazione e la diffusione della medicina di genere - è stato adottato, mentre altri strumenti sono rimasti fermi. In particolare ha parlato dell’osservatorio, che a suo giudizio non sta più funzionando in modo pieno, e del decreto sulla formazione, definito pronto ma ancora non pubblicato. La sua analisi si è concentrata sul punto che più di altri, a suo avviso, può determinare un cambio reale: l’ingresso stabile della medicina di genere nella formazione universitaria e professionale, in tutte le professioni sanitarie e non solo.

La farmacologa Flavia Franconi, ha descritto il permanere di una medicina ancora centrata su un modello maschile, caucasico e giovane. Franconi ha spiegato che le differenze tra uomini e donne non riguardano soltanto la malattia in sé, ma anche la risposta farmacologica, e ha ricordato che farmacocinetica e farmacodinamica possono variare in modo significativo.

Nel suo intervento ha portato esempi legati al ciclo mestruale, all’uso di contraccettivi orali e alle modifiche fisiologiche che questi fattori comportano, osservando che una parte della letteratura continua a generalizzare dati raccolti in condizioni non rappresentative dell’intera popolazione femminile. Ha allargato il ragionamento anche alle condizioni sociali, parlando di povertà, esclusione, istruzione, stress cronico e lavoro di cura, sostenendo che tutti questi fattori entrano nella risposta ai farmaci e nell’accesso alle cure.

Franconi ha richiamato anche il tema dei dispositivi medici, facendo l’esempio degli aghi per le iniezioni intramuscolari, progettati senza considerare in misura adeguata le differenze corporee tra uomini e donne. Gli archivi costruiti su dati prevalentemente maschili rischiano di trasferire -  nell'ambito dell'intelligenza artificiale - la stessa impostazione nei sistemi algoritmici. Il suo intervento si è chiuso con la richiesta di una ricerca più interdisciplinare, che includa non solo medici e farmacologi, ma anche psicologi, sociologi e competenze diverse capaci di leggere la complessità della salute.

Sulla formazione è intervenuta Tiziana Bellini, la quale ha illustrato il lavoro svolto all’Università di Ferrara. Ha sostenuto che l’appropriatezza terapeutica non possa essere separata da un percorso formativo in grado di introdurre in modo strutturale l’approccio sesso-genere nei corsi di laurea, nelle specializzazioni e nella formazione continua. Bellini ha insistito sul fatto che la disaggregazione dei dati rappresenta una necessità metodologica, prima ancora che un orientamento culturale, perché senza dati separati per sesso non è possibile applicare in modo corretto il metodo scientifico. L’ateneo ferrarese ha inserito l’approccio sesso-genere nei programmi didattici, nei sillabi e nei percorsi di ricerca, presentando questa esperienza come un modello replicabile. 

Le differenze in diabetologia, oncologia, reumatologia, terapia del dolore e cardiologia

Giancarlo Tonolo ha dedicato il suo intervento a diabete, obesità e malattie metaboliche, chiarendo che la medicina di genere non coincide con la sola medicina della donna, ma riguarda la medicina di precisione. Ha mostrato come il diabete abbia una diffusione molto ampia e come le differenze tra uomini e donne riguardino tanto la fisiopatologia quanto il rischio cardiovascolare associato. Tonolo ha ricordato che il diabete nelle donne pesa maggiormente sul rischio cardiovascolare e che la distribuzione del grasso corporeo, il metabolismo e la risposta ai trattamenti non sono uguali nei due sessi. Ha, inoltre, osservato che l’obesità riduce gli anni di vita in buona salute sia negli uomini sia nelle donne, ma che il carico di malattia negli anni finali di vita risulta più gravoso per la popolazione femminile.

Rossana Berardi, ha portato l’attenzione sull’oncologia di genere: non si tratta solo di tumori femminili, bensì di differenze che attraversano tutte le fasi della malattia oncologica, dalla prevenzione alla diagnosi, fino alla terapia e alla tossicità dei trattamenti. Ha citato il tumore del colon e quello della vescica come esempi di patologie in cui il ritardo diagnostico nelle donne può dipendere anche da una diversa presentazione dei sintomi. Berardi ha poi richiamato il tema della sottorappresentazione femminile nei trial clinici e ha spiegato che esistono differenze sia nell’efficacia di alcuni trattamenti, come l’immunoterapia, sia nella tollerabilità, con un’incidenza maggiore di eventi avversi gravi nelle donne. 

Francesca Motta ha affrontato il tema delle malattie autoimmuni e reumatologiche, ricordando che molte di esse colpiscono in misura maggiore le donne. Ha spiegato che il bias di sesso si osserva già a livello epidemiologico e che ormoni, fattori ambientali, microbiota e assetto immunitario concorrono a determinare differenze sia nell’insorgenza della malattia sia nella risposta ai farmaci. Ha osservato che, nonostante queste differenze, linee guida e raccomandazioni restano in larga parte comuni per uomini e donne.

Nella sua relazione ha mostrato come, in alcune patologie come l’artrite reumatoide e le spondiloartriti, le donne presentino talvolta maggiori difficoltà nel raggiungere la remissione e una frequenza più alta di cambi terapeutici. Ha richiamato anche il tema della salute riproduttiva e del counselling preconcezionale, ricordando che molte connettiviti esordiscono in età fertile.

Il dolore cronico, ha affermato Maria Agabio, è più frequente nelle donne. Presentando i risultati di revisioni sistematiche e metanalisi, ha mostrato come le donne ricevano in alcuni casi dosi inferiori di oppioidi rispetto agli uomini e come la letteratura disponibile sia ancora molto limitata quando si cercano dati disaggregati per sesso, per alcuni farmaci impiegati nel dolore neuropatico esistono differenze nelle concentrazioni ematiche raggiunte e nella suscettibilità agli effetti collaterali, ma queste indicazioni non trovano ancora spazio nelle linee guida più diffuse.

Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte femminile in Italia e in Europa. Daniela Trabattoni, ha spiegato che le donne arrivano spesso più tardi alla diagnosi e al trattamento, con sintomi meno tipici e con una minore probabilità di essere sottoposte a coronarografia o ad angioplastica rispetto agli uomini, anche in presenza di quadri clinici comparabili. Ha richiamato i dati raccolti in Lombardia, che mostrano un aumento nel tempo delle procedure di rivascolarizzazione nelle donne, ma anche il permanere di una distanza rispetto ai trattamenti riservati agli uomini. Trabattoni ha insistito sul fatto che il peggior esito femminile non dipende dal sesso in quanto tale, ma da ritardi diagnostici, età più avanzata alla presentazione e minore aggressività del trattamento. 

Dati, equità e prospettive: verso una medicina che riconosca le differenze

A chiudere la sessione tecnica è stato Fabrizio Gemmi, con un intervento dedicato al potenziale dei dati sanitari regionali come strumento di lettura delle disuguaglianze di genere, con particolare riferimento alla prescrizione degli antibiotici. Gemmi ha sottolineato come i dati esistano e siano disponibili, ma richiedano competenze specifiche per essere estratti, validati e correttamente interpretati.

Attraverso l'esperienza toscana, ha illustrato come le donne ricevano più prescrizioni antibiotiche rispetto agli uomini in determinate fasce d'età, e come il comportamento prescrittivo dei medici vari in funzione sia del genere del professionista sia di quello del paziente. L'intervento ha messo in luce il ruolo strategico che una rete epidemiologica regionale può svolgere nel monitorare l'appropriatezza prescrittiva, nel misurare le disparità territoriali e nel fornire elementi concreti a supporto della programmazione sanitaria e dell'audit clinico.

Nelle conclusioni, Paola Boldrini ha ripreso e sintetizzato i principali elementi emersi nel corso della mattinata: la sottorappresentazione femminile nella ricerca scientifica, l'esigenza di un progetto nazionale più organico e coerente, il ruolo centrale della formazione e la necessità di un monitoraggio sistematico sull'applicazione della normativa vigente. Ha inoltre ricordato che il superamento delle disuguaglianze di genere non riguarda soltanto la medicina, ma investe anche chi progetta dispositivi, ambienti e strumenti tecnici.

L'incontro si è concluso con la condivisione di una prospettiva comune: proseguire il lavoro su più livelli - dalla ricerca alla didattica, dalla programmazione sanitaria alla divulgazione pubblica -  con l'obiettivo di tradurre in pratica clinica ciò che la letteratura e l'esperienza dei servizi attestano ormai con chiarezza: uomini e donne non attraversano allo stesso modo la malattia, la diagnosi, la terapia e l'accesso alle cure, e il sistema sanitario è chiamato a riconoscere questa realtà in modo strutturale e verificabile.

 

Take the Date è un prodotto di Nomos

Take the Date è il portale che promuove gli eventi istituzionali e pubblici di rilievo che si tengono ogni giorno in Italia. Nato da un progetto di Nomos Centro Studi Parlamentari azienda leader nel settore delle relazioni istituzionali.

Nomos

Iscriviti a Take The Date

Free

Per Privati

Gratis

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi (si applicano costi e condizioni)

Professional

Per Professionisti

€200/anno+IVA

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Iscrizione a 2 newsletter tematiche 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 10%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale 

Enterprise

Per Aziende

€300/anno+IVA

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale  
  • Iscrizione a tutte le newsletter tematiche
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 20%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale
  • Area riservata con calendario interno, archivio e alert personalizzati
  • Copia/Incolla abilitato
  •  

Nato da un’iniziativa di Nomos Centro Studi Parlamentari - società di consulenza specializzata in public affairs, advocacy, lobbying e monitoraggio istituzionale e comunicazione - Take The Date è il primo portale che promuove tutti gli eventi di rilievo istituzionale e pubblico, che si tengono ogni giorno in Italia.

SOCIAL