Dal convegno di Montecitorio una fotografia impietosa dell'impatto di social e intelligenza artificiale sulla salute mentale dei minori, tra proposte di legge bipartisan, il modello australiano e la testimonianza straziante di una famiglia
Si è tenuto lunedì 28 settembre, presso 'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera, il convegno "Connessioni fragili: dipendenze digitali e nuove vulnerabilità", un'intera mattinata di lavori dedicata a uno dei temi più urgenti del nostro tempo: l'impatto della tecnologia digitale, dei social network e dell'intelligenza artificiale sulla crescita, la salute mentale e la libertà dei più giovani. Promosso su iniziativa del Vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, l'incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, tra cui anche il Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, neuropsichiatri, sociologi, avvocati, dirigenti scolastici, rappresentanti delle istituzioni religiose e, soprattutto, studenti delle scuole superiori romane, chiamati non ad essere non solo semplice pubblico ma a partecipare attivamente al dibattito.
I saluti istituzionali del vicepresidente della Camera Rampelli e del ministro Valditara
Ad aprire i lavori è stato lo stesso Rampelli, che ha definito l'iniziativa una risposta a una sfida centrale del nostro tempo, sottolineando come l'Italia stia cercando di porsi in avanguardia rispetto alle nuove regole europee sulla protezione dei minori online. Il messaggio di fondo, ribadito più volte nel corso della giornata, è stato chiaro: l'obiettivo non è demonizzare la tecnologia, ma restituire ai ragazzi consapevolezza e libertà reale, sottraendoli a dinamiche di dipendenza costruite ad arte da algoritmi progettati per catturare l'attenzione. Rampelli ha citato dati clinici e psicopedagogici che parlano di disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione, isolamento sociale, ricordando che "il cervello di un bambino e di un adolescente è un cantiere straordinario" che rischia di essere privato del tempo necessario alla crescita, del tempo per la noia, del gioco simbolico, della lettura, dello sport. Particolarmente significativa la presenza di una delegazione parlamentare australiana, arrivata per condividere l'esperienza del primo Paese al mondo ad aver introdotto un divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni.
Il primo intervento del convegno è stato quello del Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che, tramite videocollegamento, ha aperto il suo discorso partendo dagli ultimi risultati dei test PISA dell'OCSE. Secondo il Ministro, il crollo delle competenze registrato a livello mondiale a partire dal 2018 sarebbe direttamente collegato alla diffusione della didattica digitale e all'uso dello smartphone in classe: un fenomeno che, a suo dire, l'Italia ha saputo contenere meglio di molti altri Paesi, tanto da superare per la prima volta la media OCSE in comprensione del testo, matematica e scienze. Da qui lo slogan lanciato da Valditara: "iniziamo con libro, penna e carta". Il Ministro ha ricordato l'introduzione del divieto di cellulare durante tutto l'orario scolastico e l'inserimento, nelle nuove linee guida di educazione civica, dell'insegnamento sui rischi del web e dell'intelligenza artificiale, sottolineando l’urgenza di non educare solo i giovani, ma di fare attività di formazione che coinvolgano anche i docenti e le famiglie. Valditara ha dedicato un passaggio anche ai casi di violenza contro il personale scolastico nati da un uso improprio dei social, rivolgendo un appassionato appello ai genitori a non affidare lo smartphone ai bambini piccoli come "tata elettronica".
A portare una prospettiva diversa è stato Monsignor Francesco Pesce, rettore del Pontificio Collegio San Gregorio Nazianzeno, che ha richiamato l'enciclica Magnifica Humanitas di Papa Leone XIV, dedicata alla dignità umana nell'era digitale. Citando il Vangelo e Sant'Isaia, Pesce ha invitato i ragazzi a coltivare "grandi desideri" e a non lasciare che gli strumenti tecnologici diventino fini invece che mezzi, chiudendo con una citazione di San Bernardo sulle diverse ragioni per cui si cerca la conoscenza, dalla vanità fino alla carità, "sapere per edificare il bene comune".
Il modello australiano raccontato dai suoi protagonisti
Il cuore internazionale della giornata è stato affidato alla delegazione australiana. Michelle Ananda-Rajah, parlamentare ed ex medico, ha descritto gli ultimi vent'anni di esposizione ai social come "un esperimento sociale" su scala nazionale, che ha prodotto impennate di disturbi mentali, misoginia online, disturbi alimentari e radicalizzazione giovanile. Ha ripercorso il cammino che ha portato al divieto di accesso ai social per i minori di 16 anni, introdotto lo scorso dicembre, sottolineando come le grandi aziende tecnologiche, pur sostenendo l'impossibilità tecnica di verificare l'età degli utenti, dispongano in realtà di tutti gli strumenti necessari per farlo.
Le ha fatto eco Andrew Wallace, che ha insistito su un concetto chiave: "la progettazione conta quanto i contenuti". Secondo il parlamentare australiano, le tre lezioni apprese dal proprio Paese sono che i sistemi vanno resi sicuri per costruzione, che la verifica dell'età deve essere proporzionata e rispettosa della privacy, e che le nuove norme non devono mai comprimere la libertà di stampa e di dibattito pubblico. La testimonianza di Jodie Bailey, invece, ha collegato l'impegno politico alla perdita di un giovane del proprio collegio elettorale, ricordando ai ragazzi presenti che le riforme richiedono tempo, ma che il primo passo è ormai compiuto.
Neuroscienze e società: la lezione degli esperti
Il tavolo scientifico ha visto protagonista il neuropsichiatra Luigi Janiri, dell'Università Cattolica del Sacro Cuore e responsabile dell'ambulatorio per le dipendenze da internet del Policlinico Gemelli. Janiri ha descritto con precisione clinica i meccanismi della dipendenza da smartphone: alterazione dei ritmi biologici, disregolazione emotiva, dissociazione, sovrapposizione con altre dipendenze comportamentali come lo shopping compulsivo o il gioco d'azzardo. Centrale il riferimento alla corteccia prefrontale, che continua a svilupparsi fino ai 25 anni e che negli adolescenti con uso problematico dello smartphone mostra un preoccupante assottigliamento, con conseguenze dirette su attenzione, decisione e motivazione.
Da un punto di vista più sociologico è intervenuta Cecilia Costa, ordinaria dell'Università Roma Tre, che ha invitato a non considerare i giovani come categoria omogenea, ma come un "arcipelago di identità". Secondo la sociologa, il digitale rappresenta oggi una nuova condizione umana, capace di travolgere le tradizionali distinzioni tra reale e virtuale, pubblico e privato, con un bilancio che vede da un lato maggiore creatività ed espressività, dall'altro la perdita di libertà, senso di responsabilità e capacità progettuale.
Di segno più ottimista l'intervento dell’onorevole Paola Binetti, neuropsichiatra infantile, che ha messo in guardia dalla tentazione di leggere il fenomeno solo in chiave catastrofista, distinguendo tra chi vive la tecnologia come "conquista" e chi invece se ne serve come "rifugio" dalla paura del mondo reale una distinzione, ha spiegato, che affonda le radici nell'autostima e nella qualità delle relazioni personali di ciascuno.
Intelligenza artificiale, algoritmi e pensiero critico
Uno spazio importante è stato dedicato al tema dell'intelligenza artificiale generativa, con l'intervento dell'ingegnere Francesco Marinuzzi, che ha introdotto ai ragazzi il concetto di "judo epistemico": usare l'IA stessa per smontare le proprie narrazioni parziali, chiedendo ai modelli di separare fatti da conclusioni, di costruire il miglior argomento contrario, di confrontare le risposte tra sistemi diversi. Un invito, in sostanza, a non subire passivamente il "montaggio invisibile" della realtà che i sistemi di raccomandazione possono operare.
Sul fronte istituzionale, Eleonora Zazza, presidente del Corecom Lazio, ha illustrato i progetti di media education realizzati sul territorio, dal patentino digitale ai corsi sui rischi del grooming nei videogiochi online, insistendo sulla necessità di limiti protettivi che diano ai ragazzi il tempo di imparare a usare gli strumenti, così come si impara a leggere o a guidare un'automobile.
La proposta di legge bipartisan
Il secondo panel della giornata, moderato dalla giornalista RAI Margherita Basso, ha visto protagoniste le tre parlamentari prime firmatarie della proposta di legge bipartisan italiana sui limiti d'età per l'accesso ai social: la senatrice Lavinia Mennuni, la deputata Marianna Madia e la senatrice Simona Malpezzi. Un confronto raro per trasversalità politica, che ha però lasciato emergere anche l'amarezza per un percorso che, come ha ammesso la stessa Madia, non è ancora arrivato ad approvazione nonostante l'Italia fosse pronta prima di Francia e Spagna. Nel frattempo la Commissione Europea ha presentato una propria proposta di regolamento, ispirata in parte proprio al lavoro parlamentare italiano. Malpezzi ha voluto sgombrare il campo da ogni colpevolizzazione, ricordando la storia di Carolina Picchio, la giovane vittima di cyberbullismo che nel 2016 portò alla prima legge italiana in materia, più volte aggiornata negli anni successivi per stare al passo con l'evoluzione tecnologica.
La testimonianza di Irene e Massimo Roggero: la storia di Rossella
Il momento più intenso della giornata è stato senza dubbio la testimonianza dei genitori di Rossella, una ragazza di dodici anni che si è tolta la vita nel 2024. Irene Roggero ha raccontato come nessun segnale evidente avesse anticipato la tragedia: una bambina solare, sportiva, lettrice, con una vita sociale ricca e un rapporto di fiducia con i genitori. Le indagini hanno escluso qualsiasi istigazione esterna al suicidio, confermando che il disagio è nato da dinamiche interiori, alimentate però da contenuti disponibili su piattaforme del tutto ordinarie, tra cui Instagram, TikTok, Pinterest, capaci di normalizzare esteticamente il dolore e l'autolesionismo. Rispondendo alle domande degli studenti presenti, Irene ha sottolineato come le informazioni più importanti circolassero tra i coetanei della figlia, senza che nessun adulto ne fosse messo a conoscenza. Da questa vicenda è nata la collaborazione con il MOIGE, il cui direttore Antonio Affinita ha illustrato la class action promossa contro Meta e TikTok davanti al Tribunale di Milano, chiedendo la sospensione degli account dei minori di 14 anni e limiti allo scrolling infinito.
Scuola, diritto europeo e salute del sonno
I protagonisti della terza ed ultima tavola di interventi tecnici sono stati: la dirigente scolastica del liceo Vittoria Colonna di Roma, Franca Ida Rossi, che ha illustrato l'esperienza della scuola in ospedale e i dati in forte crescita di patologie neuropsichiatriche tra gli studenti; l'avvocato Simone Giordano, che ha presentato nel dettaglio la proposta di regolamento europeo basata su account graduali per fasce d'età e sui limiti imposti agli algoritmi di raccomandazione; l'esperto di sonno Loris Bonamassa, che ha spiegato l'impatto degli schermi sulla qualità del sonno e, di conseguenza, sulla produttività; lo psichiatra Antonio Picano, presidente di NeuroShield Alliance, che ha proposto un sistema di "attrito progressivo" capace di rallentare l'interazione online quando diventa compulsiva; e infine il medico Giuseppe Schiboni, membro del CDA di Agenas, che ha voluto porre l’accento sui rischi fisici legati all'uso eccessivo dei dispositivi, come la miopia o il cosiddetto text neck, il collo da smartphone.
