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Approfondimenti

Ricostruzione degli pneumatici: la sfida italiana tra sostenibilità e competitività

Al Senato istituzioni, industria e associazioni discutono di sostenibilità, competitività e incentivi per rilanciare la filiera italiana della ricostruzione degli pneumatici

Il 10 settembre 2026 presso la sala Caduti di Nassirya del Senato, su iniziativa del Senatore Antonio Trevisi, si è svolto l’evento “Ricostruzione degli pneumatici: leva strategica per il rilancio dell’industria italiana”. L’obiettivo dell’incontro è stato l’analisi delle opportunità strategiche offerte dal processo di ricostruzione degli pneumatici e l’approfondimento dei benefici che ne conseguono in termini di sostenibilità, economia, competitività, creazione di valore, innovazione e sicurezza. L’evento, organizzato con il supporto non condizionato di AIRP (Associazione Italiana Ricostruttori Pneumatici), ha riunito istituzioni, industria, utilizzatori e associazioni di categoria, favorendo il dialogo tra realtà diverse e aumentando la consapevolezza del ruolo chiave ricoperto dall’industria della ricostruzione, la quale, oltre ad essere una leva di competitività per il sistema produttivo italiano, risulta fondamentale per lo sviluppo dell’economia circolare e la riduzione dell’impatto ambientale. L’incontro si è aperto con i saluti istituzionali del Senatore Antonio Trevisi, Membro della 6ª Commissione Finanze e Tesoro, che ha sottolineato l’importanza di comunicare al consumatore che scegliere uno pneumatico ricostruito, per riscontrare vantaggi in termini di costo, di sostenibilità e di riciclaggio delle materie prime, non significa rinunciare alla sicurezza o alla qualità, che vengono sempre garantite: un prodotto ricostruito mantiene le stesse prestazioni di un prodotto nuovo.

“Ricostruire valore”: il mercato globale, europeo e italiano

Ad aprire i lavori è stato Fabio Orecchini, professore ordinario di sistemi per l’energia e l’ambiente, Direttore Osservatorio Auto e Mobilità Luiss Business School e Università Guglielmo Marconi e moderatore dell’incontro. Orecchini ha rimarcato quanto la ricostruzione degli pneumatici sia ad oggi uno dei modelli più efficaci di economia circolare, capace di: ridurre il consumo delle materie prime, impiegando 50 kg di materie prime in meno rispetto a uno pneumatico nuovo; diminuire la dipendenza dalle importazioni e favorire il mercato di prossimità; aumentare la competitività; migliorare la gestione dei rifiuti e persino generare nuovi posti di lavoro, garantendo fino a 4,3 volte posti di lavoro in più rispetto alla produzione un pneumatico nuovo. Proprio in relazione ai benefici ambientali, secondo elaborazioni di settore presentate da Orecchini, rispetto alla fabbricazione di uno pneumatico nuovo, la ricostruzione consente di ridurre del 55% l’inquinamento atmosferico e di abbattere del 70% il consumo di energia impiegata nel processo produttivo. Inoltre, secondo AIRP, ogni 100 mila pneumatici ricostruiti si risparmiano mediamente: 29 milioni di litri di petrolio, 5 mila tonnellate di materie prime, 2700 tonnellate di C02, smaltimento di 6500 tonnellate di pneumatici fuori uso. Nel corso del suo intervento, il Professore ha presentato anche lo studio “Ricostruire valore”, attraverso il quale ha illustrato la situazione globale, europea e italiana relativa al mercato degli pneumatici ricostruiti. A livello mondiale, il settore mostra prospettive di crescita e si stima che tra il 2031 e il 2036 possa raggiungere fino a 18 miliardi di dollari con una crescita annua fino all’8,5%. L’Europa, però, che risulta il secondo produttore di pneumatici ricostruiti dopo il Nord America, sembra andare incontro ad un’evoluzione diversa a causa dell’aumento delle importazioni di pneumatici a basso costo provenienti da Vietnam, Thailandia e India. Negli ultimi 15 anni in Italia oltre 40 aziende hanno cessato la propria attività e i volumi di produzione si sono più che dimezzati, incidendo negativamente anche sull’impatto ambientale. La soluzione concreta a questo andamento proposta da Orecchini nel suo studio riguarda una strategia di “ripresa supportata”, che prevede lo sviluppo e l’adozione di misure dedicate al rilancio della filiera, che tra l’altro vede l’Italia come un’eccellenza mondiale anche per la produzione dei macchinari utilizzati per la ricostruzione. Parallelamente è necessario investire anche nella ricerca e nell’innovazione, nonché impegnarsi in attività di informazione e sensibilizzazione soprattutto in merito alla sicurezza. Come ha ricordato Orecchini, infatti, gli pneumatici ricostruiti sono tenuti a rispettare norme di omologazione molto stringenti e sono soggetti a molti più controlli rispetto ai prodotti a basso costo.

Industria premium e della ricostruzione: due settori minacciati

L’evento è proseguito con l’intervento di Stefano Carloni, Presidente AIRP, che ha messo in evidenza come l’ingresso degli pneumatici a basso costo nel mercato europeo insieme agli effetti dell’inflazione energetica, che colpisce in modo diseguale Europa e Asia, non abbia un impatto negativo solo sul settore della ricostruzione, ma anche sull’industria degli pneumatici premium. La soluzione proposta da AIRP per risollevare le industrie, secondo quanto presentato da Carloni, è quella di elaborare degli incentivi sul mercato, introducendo agevolazioni fiscali pari al 20% per l’utilizzo di pneumatici ricostruiti. Si tratta di un’azione concreta per contrastare la filosofia dell’usa e getta, sfruttando il credito d’imposta in linea con le direttive dell’Unione Europea volte a supportare e incentivare l’economia circolare e l’impiego di prodotti sostenibili. “La ricostruzione degli pneumatici ha un ruolo chiave non solo per i grandi benefici ambientali ed economici che offre, ma anche come leva per rilanciare l’intera industria europea degli pneumatici, che in questo momento storico soffre la concomitanza di vari fattori avversi. Sostenere la ricostruzione significa quindi favorire non solo il trasporto sostenibile e la manifattura italiana, ma anche l’industria dello pneumatico premium, che ha nel nostro Paese degli asset produttivi di importanza strategica” ha aggiunto Carloni.

Le proposte delle istituzioni: dal MASE all'UE

Nel suo intervento Laura D’Aprile, Capo dipartimento dello sviluppo sostenibile Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica, ha ricordato che le stesse difficoltà riscontrate dall’industria della ricostruzione degli pneumatici si manifestano anche in tutta la filiera produttiva. Anche per quanto riguarda la produzione di plastica, ad esempio, il costo del riciclabile è superiore a quello del materiale vergine che proviene dal sud-est asiatico e che spesso sfugge ai controlli doganali. Proprio per questo D’Aprile ha ribadito la necessità di trovare soluzioni concrete ed ha proposto di puntare sul concetto di responsabilità estesa del produttore rendendolo specifico per gli pneumatici ricostruiti. Contemporaneamente ha suggerito l’impiego di due strumenti già esistenti per sostenere il mercato del riciclato: l’End of Waste e i Criteri Ambientali Minimi (CAM), resi obbligatori dal Codice degli Appalti. Per quanto riguarda quest’ultimo, D’Aprile ha affermato che si sta riscontrando una grande disapplicazione, legata sia alla mancanza di competenze da parte delle amministrazioni appaltanti, per le quali sono già state avviate diverse attività di formazione e affiancamento, sia per la questione legata al controllo affidato congiuntamente ad ANAC e al MASE. Proprio in questi giorni, secondo quanto dichiarato da D’Aprile, è possibile consultare sui siti di ANAC e MASE un documento congiunto che rafforza i controlli sui CAM, secondo quanto già avviato nel Piano Triennale di ANAC. “A livello europeo si muove nella stessa direzione il nuovo Circular Economy Act, la cui proposta è attesa dalla Commissione entro l’autunno: punterà a rafforzare la domanda di materiali riciclati e rigenerati anche attraverso il rafforzamento degli appalti pubblici verdi, offrendoci nei prossimi mesi ulteriori leve a sostegno di questo percorso. Stiamo studiando anche il tema delle sanzioni: quando la disapplicazione è diffusa e non regredisce né con la formazione né con le segnalazioni di ANAC, bisogna valutare anche la leva sanzionatoria” ha sottolineato D’Aprile.

Tra i politici intervenuti, il senatore Antonino Germanà, Segretario 8ª commissione Ambiente, ha dichiarato: “È dovere della commissione occuparsi di questo tema e attenzionarlo al parlamento. Mi impegno ad esservi vicino, a partire dalla possibilità di una serie di audizioni in vista della finanziaria o di qualche intervento normativo specifico”.

L’intervento successivo è stato quello dell’Onorevole Massimo Milani, Segretario VIII Commissione Ambiente, che ha ribadito: “La ricostruzione degli pneumatici è una filiera strategica per l’Italia, perché consente di ridurre il consumo di energia e materie prime e di rafforzare la competitività dell’industria. Il settore deve però fronteggiare la crescente concorrenza asiatica e fenomeni di dumping, che richiedono una risposta a livello europeo. In questo quadro, l’economia circolare non è soltanto una scelta ambientale ma uno strumento di politica industriale: recuperare materie prime seconde significa ridurre la dipendenza dall’estero e tutelare le produzioni europee”. Come ha ricordato Milani, infatti, si sta diffondendo in modo sempre più ampio la tendenza che spinge i grandi marchi italiani a trasferire la produzione in Cina, chiudendo le industrie sul territorio nazionale. Dunque, la tutela e lo sviluppo dell’economia circolare diventano un elemento indispensabile per la difesa della produzione interna all’Europa.

Comunicare la ricostruzione: il ruolo delle associazioni

Secondo Marcello Di Caterina, Vicepresidente e Direttore Generale ALIS, “La ricostruzione degli pneumatici è una leva di competitività per il sistema produttivo italiano, di sviluppo dell'economia circolare e di riduzione dell'impatto ambientale. ALIS ha partecipato alla consultazione pubblica del MASE sulla revisione del DM 182/2019, confermando l’impegno per una gestione efficace e circolare degli pneumatici fuori uso. L’Associazione sostiene l’introduzione di un credito d’imposta per l’acquisto di pneumatici ricostruiti, quale strumento per trasformare la circolarità in una leva concreta di sviluppo”. Secondo Di Caterina, alle Associazioni spetta il compito di sensibilizzare e informare in merito alla qualità e alla sicurezza degli pneumatici ricostruiti, partendo innanzitutto dalle aziende già iscritte. È necessario che si diffonda la consapevolezza dei benefici che possono derivare dalla ricostruzione, compresi quelli legati all’aumento di occupazione e alla creazione di nuovi posti di lavoro.

Andrea Arquilla, Responsabile delle relazioni istituzionali europee ANITA, ha proseguito ribadendo la necessità di una comunicazione chiara con le aziende di autotrasporto. In particolare, ha ricordato come il calo dei margini dei ricavi netti provochi la necessità di un risparmio che spesso coinvolge proprio il prodotto pneumatico, prima vittima dei tagli alla spesa. È per questo che è necessario supportare le aziende dall’interno, distruggendo i falsi miti legati alla sicurezza e mettendo in evidenza i vantaggi economici che derivano dalla ricostruzione degli pneumatici.

La leva delle rinnovabili e le voci dei produttori

L’intervento successivo è stato quello di Giorgio Mottironi, Responsabile sostenibilità e innovazione EnergRed Renewables, che si è concentrato in particolare sull’aspetto energetico. Facendo riferimento solamente al comparto industriale italiano, ha ricordato, affidare il 50% degli attuali consumi alle fonti rinnovabili, significa generare un risparmio potenziale di circa 8 miliardi di euro all'anno. Secondo Mottironi, diffondere l’uso delle energie rinnovabili nel settore della ricostruzione degli pneumatici significa aumentare la produzione da 300.000 a 800.000 pneumatici all’anno, con un costo dell'energia dimezzato e la possibilità di incrementare i margini di profitto di quasi il doppio.

Fabien Sibeaux, Direttore Vendite Truck Michelin Italia, ha evidenziato i molteplici impatti positivi derivanti dalla ricostruzione. Non solo in riferimento all’ambiente, ma anche sulla sicurezza (gli pneumatici ricostruiti sono sottoposti a ben 86 controlli specifici), ma anche in termini di vantaggi economici per il paese. Valorizzare le carcasse progettate per avere più vita significa rafforzare la competitività della flotta e della filiera, sostenendo il tessuto economico italiano.

Vicente Marino, Head of Bridgestone for South Region & Commercial Director Bridgestone, ha sottolineato che “La transizione verso un modello più sostenibile passa anche dalla capacità di valorizzare ciò che già esiste. Nel settore dei trasporti, preservare il valore di uno pneumatico lungo l'intero ciclo di vita significa utilizzare in modo più efficiente risorse, materiali ed energia, riducendo al tempo stesso l'impatto ambientale. La ricostruzione rappresenta un esempio concreto di economia circolare applicata alla mobilità e una leva importante per rafforzare competitività industriale, resilienza e sostenibilità del sistema Paese”. Anche Marino ha richiamato la necessità di rendere consapevoli utilizzatori professionali, flotte e consumatori, poiché il futuro della mobilità e della sostenibilità dipende anche dalla capacità di preservare e incentivare la ricostruzione.

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