ComitesApp è un progetto che punta a semplificare la vita di 700.000 connazionali. Un’idea che diventa un modello guardato con interesse anche dalle autorità elvetiche.
Alla Camera dei Deputati è stata presentata oggi un'iniziativa che, nel panorama dell'emigrazione italiana, sembra non avere precedenti: una app pensata per accompagnare i cittadini italiani residenti in Svizzera in ogni fase della loro vita all'estero, dall'arrivo sul territorio fino al rinnovo dei documenti, passando per l'iscrizione all'AIRE e l'accesso ai servizi di integrazione locali. Si chiama semplicemente ComitesApp ed è il risultato di quattro anni di lavoro coordinato dal Comites di Losanna, con il sostegno della Farnesina e la collaborazione di varie circoscrizioni consolari svizzere. La conferenza stampa, moderata dal deputato Toni Ricciardi, ha riunito i protagonisti dell'iniziativa: il tesoriere del Comites di Losanna Daniele Lupelli, il presidente e coordinatore nazionale dell'Intercomites in Svizzera Michele Scala e Gesualdo Casciana, consigliere Comites che ha seguito in prima persona lo sviluppo tecnico del progetto, collegato da remoto per illustrare nel dettaglio le funzionalità dell'applicazione.
Una comunità enorme, spesso invisibile alla burocrazia
Per comprendere la portata del progetto occorre partire dai numeri. Ricciardi ha ricordato in apertura che la Svizzera ospita la terza comunità italiana più numerosa al mondo, ormai stabilmente sopra i 700.000 residenti. A questi si aggiungono le decine di migliaia di frontalieri che ogni giorno attraversano il confine per lavoro da Francia, Germania e naturalmente dal Ticino, portando a oltre un milione il numero di italiani che quotidianamente hanno un rapporto diretto con il territorio svizzero. Un dato che colpisce ancora di più: più della metà di questi cittadini possiede la doppia cittadinanza, italiana e svizzera. Numeri così alti, però, non sempre si traducono in un rapporto semplice con l'amministrazione consolare. È qui che nasce l'esigenza a cui la app prova a rispondere. Come ha spiegato Ricciardi, il problema non riguarda soltanto la macchina burocratica in sé, ma anche una difficoltà strutturale: gli stipendi svizzeri, molto più alti della media europea, rendono difficile trovare funzionari disposti a trasferirsi per alcuni anni nei consolati elvetici, che finiscono per essere considerati sedi meno appetibili rispetto ad altre destinazioni europee.
Dall'idea di un gruppo Facebook a un progetto finanziato dalla Farnesina
La storia della ComitesApp comincia in modo quasi informale. Gesualdo Casciana ha raccontato che tutto è partito da una pagina Facebook gestita da alcuni ex membri del Comites, molto seguita perché rispondeva a un bisogno reale: orientarsi in un sistema, quello svizzero, che pur essendo geograficamente vicino all'Italia risulta spesso estraneo per organizzazione e regole. Le community online, per quanto utili, avevano però un limite evidente. Le informazioni condivise, anche in perfetta buona fede, erano spesso imprecise, non aggiornate o semplicemente confuse. Da questa constatazione è nata l'idea di costruire uno strumento diverso: non un ennesimo spazio di discussione, ma un database strutturato basato su link ufficiali, in grado di indirizzare l'utente direttamente alle fonti istituzionali italiane e svizzere sempre aggiornate e complete. La app, inoltre, non si rivolge unicamente agli italiani che già si trovano in Svizzera, ma anche a coloro che stanno progettando un trasferimento, permettendo loro di programmare il proprio futuro nel modo più ottimale possibile. Il progetto ha ottenuto un finanziamento del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, con un ruolo decisivo svolto dall'allora ambasciatore d'Italia in Svizzera, Silvio Mignano, che secondo Michele Scala non era affatto scontato all'inizio: convincere l'ambasciata dei vantaggi di un progetto così innovativo ha richiesto un lavoro di presentazione e mediazione non semplice. Oggi, a quattro anni dall'avvio, la app è in fase di diffusione attiva sul territorio. Daniele Lupelli ha indicato che finora sono circa 650-660 le persone che l'hanno scaricata, un numero che il Comites vuole far crescere attraverso incontri sul territorio del Canton Vaud e, presto, anche in Vallese, oltre che in occasione del rinnovo dei Comites previsto per il mese prossimo.
Come funziona l'applicazione: informazioni ufficiali e notifiche
Il cuore del progetto, come illustrato da Casciana, è composto da quattro pilastri fondamentali: l'accessibilità, la capacità di aggiornare le informazioni, l’accuratezza e l’affidabilità. L'idea di fondo è concentrare in un solo luogo digitale le informazioni che normalmente sono disperse nell'oceano di internet, senza però riprodurle in modo autonomo: la app si limita a indirizzare l'utente verso le fonti primarie, che contengono informazioni aggiornate periodicamente dalle stesse istituzioni che le pubblicano. Questo evita un doppio rischio, quello della disinformazione e quello, opposto, del sovraccarico informativo. L'applicazione è già disponibile su App Store e Google Play con il nome ComitesApp. La prima schermata accessibile a tutti, anche senza registrazione, è una sezione "Come fare per", con articoli che coprono situazioni molto concrete: l'arrivo in Svizzera, la nascita di un figlio, la registrazione di un matrimonio o di un divorzio, le assicurazioni private (che in Svizzera coprono numerosi aspetti della vita quotidiana) e le procedure per richiedere sovvenzioni pubbliche. Per accedere alle funzioni più avanzate, come gli allegati, i link personalizzati e i promemoria, è necessario creare un account indicando il proprio cantone di residenza. In questo modo l'utente riceve contenuti calibrati direttamente sulla propria situazione territoriale. Se c'è un elemento che distingue questa applicazione da un semplice archivio di link, è il sistema di notifiche automatiche. Aldo ha raccontato la propria esperienza personale, arrivato in Svizzera nel 2007 senza sapere nemmeno cosa fosse l'AIRE, l'Anagrafe degli Italiani Residenti all'Estero. Un'esperienza che, ha spiegato, condivide con moltissimi connazionali che restano per mesi o anni in una sorta di limbo amministrativo, semplicemente perché nessuno li ha informati per tempo. La app interviene proprio su questo punto: appena l'utente conferma di risiedere all'estero e inserisce la data di arrivo, riceve promemoria periodici finché non conferma di essersi iscritto all'AIRE, mettendo a disposizione diverse guide pratiche sul perché è obbligatorio farlo e quali sanzioni si rischiano in caso contrario. Lo stesso meccanismo vale per la conferma annuale dell'indirizzo di residenza, un dettaglio non banale in un paese dove, come ha sottolineato Lupelli, l'alta mobilità e il costo elevato degli affitti spingono le persone a cambiare casa con frequenza, comunicando spesso il trasferimento alle autorità svizzere ma dimenticandosene con il consolato italiano. Il sistema copre anche la scadenza dei documenti d'identità: l'applicazione segnala con almeno sei mesi di anticipo quando una carta d'identità o un passaporto stanno per scadere, sia per l'utente sia per gli eventuali figli registrati nel proprio profilo, e continua a farlo finché non viene inserita una nuova data di scadenza. Le notifiche arrivano via email, tramite push sul telefono, ma anche con un banner visibile ogni volta che si apre l'app, così da non passare inosservate.
Un modello che interessa anche la Svizzera
Uno degli aspetti più significativi emersi durante la conferenza è l'interesse mostrato dalle istituzioni svizzere stesse. Lupelli ha citato il caso dell'ufficio integrazione di Friburgo, che ha chiesto informazioni per replicare un progetto simile sul proprio territorio, e quello di Losanna, che ha già pubblicato una presentazione dell'app nella propria newsletter istituzionale. Scala ha rimarcato come si tratti, con ogni probabilità, della prima applicazione di questo tipo sviluppata nell'ambito dell'emigrazione italiana nel mondo, capace di generare curiosità anche al di fuori della comunità italiana. Un segnale, ha aggiunto, della volontà dei Comites di rendere più accessibili servizi consolari che in Svizzera sono spesso oggetto di critiche per lentezza e complessità burocratica. Rispondendo a una domanda sulla possibile interconnessione tra le banche dati italiane e quelle svizzere, Ricciardi ha chiarito che le autorità elvetiche si sono mostrate disponibili a collaborare, ma che esistono ancora ostacoli giuridici che impediscono ai due sistemi di dialogare direttamente. In alcuni comuni svizzeri, ha precisato, sono le stesse amministrazioni locali a segnalare ai cittadini italiani la necessità di aggiornare la propria posizione presso il consolato, un primo passo verso una collaborazione più strutturata. Al momento il progetto coinvolge attivamente i Comites del Canton Vaud (Losanna), del Vallese e di Zurigo, che insieme rappresentano i cantoni più popolosi e quindi la larga maggioranza della comunità italiana in Svizzera. Ma l'obiettivo dichiarato da Scala è quello di estendere l'iniziativa a tutte le circoscrizioni consolari elvetiche, coinvolgendo anche Basilea, San Gallo, Berna, Lugano e Ginevra. Se questi territori non dovessero mostrarsi interessati, ha anticipato Scala, il Comites è pronto a rivolgersi direttamente agli uffici cantonali di integrazione svizzeri, che hanno già espresso interesse a trasformare lo strumento in un servizio multilingue, disponibile non solo in italiano ma anche in francese o tedesco a seconda del cantone, per farne un modello di integrazione utile a tutte le comunità straniere presenti sul territorio, non solo a quella italiana.
Un esempio replicabile per l'emigrazione italiana nel mondo
A chiudere l'incontro, l'auspicio condiviso da tutti i relatori è che la ComitesApp non resti un'esperienza isolata, ma diventi un riferimento per le comunità italiane in altri Paesi. Ricciardi ha ringraziato pubblicamente il Comites di Losanna per il lavoro svolto, sottolineando come il progetto rappresenti un raro caso, all'interno della politica della rappresentanza italiana all'estero, in cui a una presentazione teorica corrisponde un'azione concreta e già operativa. Resta da vedere se la app riuscirà davvero a diventare uno standard nazionale per i servizi consolari all'estero, ma i numeri di adesione, l'interesse delle istituzioni svizzere e il sostegno ministeriale già ottenuto sembrano indicare che il progetto abbia tutte le carte in regola per crescere ancora.
