Alla Camera dei Deputati il Terzo Rapporto annuale dell'Osservatorio Aspen-Intesa Sanpaolo: imprese più mature, PMI ancora indietro e l'Europa chiamata a costruire la propria autonomia strategica.
Il 15 luglio 2026 presso la Camera dei Deputati si è svolta la presentazione del Terzo Rapporto annuale Aspen, “Osservatorio permanente sull'adozione e l'integrazione dell'intelligenza artificiale”, realizzato in collaborazione con Intesa Sanpaolo. Quest’anno, come hanno sottolineato più voci dal palco, l’IA esce dalla fase sperimentale, entrando nell’era dell’integrazione, caratterizzata dalle sfide legate alla regolamentazione e alla capacità di governance di questo strumento. La tecnologia, quindi, non riguarda più soltanto la competitività delle imprese, ma tocca direttamente il funzionamento delle istituzioni democratiche, la qualità del lavoro e gli equilibri geopolitici globali.
IA e occupazione: allarmismo smentito dalle imprese
Ad aprire i lavori è stato il presidente dell'Osservatorio, Giuliano Amato, che ha inquadrato il rapporto in un contesto più ampio, quello di una narrazione pubblica sull'intelligenza artificiale spesso dominata da toni catastrofici che riguardano molto spesso l'occupazione. Amato ha osservato come l'esperienza concreta delle imprese stia in parte smentendo quella narrazione: chi utilizza davvero questi strumenti si rende conto che il controllo umano resta indispensabile, proprio per evitare che un eccesso di automazione nelle decisioni produca danni. Il presidente ha poi rilanciato un tema che l'Osservatorio porta avanti da tempo, quello della necessità di un vero e proprio "CERN europeo" per l'intelligenza artificiale: un centro di ricerca comune, capace di mettere in condivisione le risorse dei singoli paesi, sia per la ricerca di base sia per rispondere ai bisogni tecnologici delle imprese. Senza questa infrastruttura, ha avvertito, l'Europa rischia di continuare a dipendere da fornitori extraeuropei, con conseguenze dirette sulla propria autonomia strategica.
Un rapporto che fotografa una trasformazione già in corso
La presentazione del rapporto vero e proprio, condotta da Angelo Maria Petroni, Segretario Generale di Aspen Institute Italia, ha ribadito un concetto centrale: il 2026 segna il passaggio dell'intelligenza artificiale dalla fase sperimentale a quella istituzionale ed economica. Non ci si chiede più se questa tecnologia cambierà le organizzazioni e la società, perché la trasformazione è già avviata; la domanda riguarda semmai come si sceglierà di governarla. È stato ricordato, che appena sei anni fa, nel 2020, a Venezia, il primo incontro promosso sul tema si interrogava ancora sul principio stesso dell'utilizzo dell'IA: oggi quella domanda è stata sostituita da una riflessione sulla misura e sulla portata del fenomeno.
Tra i dati più citati durante l'incontro, quello della crescita dell'adozione tra le imprese italiane con almeno dieci addetti: nel 2025 il 16,4% ha utilizzato almeno una tecnologia di intelligenza artificiale, un valore che risulta più che raddoppiato rispetto all'anno precedente. Dietro questo numero aggregato, però, si nasconde un divario che si sta allargando: tra le grandi imprese l'adozione supera il 53%, mentre tra le PMI resta su livelli molto più contenuti, con un divario che in due anni è passato da 20 a 37 punti percentuali. Anche sul fronte dei cittadini i numeri raccontano una storia di prudenza dichiarata più che di uso reale: solo il 19,9% degli italiani ammette di aver utilizzato strumenti di intelligenza artificiale generativa, contro una media europea del 32%, un divario che più di un relatore ha attribuito più a un pudore culturale che a un reale non utilizzo.
Il filo conduttore emerso con maggiore forza è che la vera sfida non è più la disponibilità della tecnologia, ormai diffusa e accessibile a chiunque, ma la qualità della sua integrazione nei processi organizzativi, nelle istituzioni e nei sistemi di governo. Il rapporto segnala un disallineamento crescente tra la velocità con cui queste tecnologie si diffondono e la maturità dei sistemi di governance e controllo chiamati a presidiarle: un divario che, è stato ribadito, trasforma il tema da questione tecnica di compliance a questione di politica industriale e di qualità democratica.
La testimonianza di Intesa Sanpaolo: la tecnologia come trasformazione del modello di business
Cristina Motta, Chief Transformation and Organization Officer di Intesa Sanpaolo, ha raccontato il percorso interno della banca, che ha spostato l'intelligenza artificiale da una collocazione puramente tecnologica, che un tempo restava dentro il perimetro dell'IT, a una funzione di trasformazione trasversale al modello di business e di servizio verso la clientela. Al centro di questo cambiamento, ha spiegato, ci sono le persone: non tutti sperimentano spontaneamente le nuove tecnologie, e per questo serve un accompagnamento fatto non di formazione tradizionale in aula ma di sperimentazione guidata e governata. Tre gli elementi che, secondo Motta, determinano il successo di questa trasformazione: un modello organizzativo flessibile e adattivo, la valorizzazione delle persone come amplificatore di competenza e non come elemento sostituibile, e la capacità di intercettare per tempo le nuove opportunità prima che si trasformino in minacce, incluso il tema, sempre più presente nel dibattito pubblico, dei rischi legati alla cybersicurezza.
Costruire la società partendo dall’intelligenza artificiale
“Si chiude la stagione della sperimentazione, dell'entusiasmo, dell'accelerazione tecnologica e si apre quello della verifica. Bisogna trovare anche meglio degli strumenti per questo, per misurare gli effetti reali, soppesare i vantaggi e i rischi”, con queste parole Stefania Bandini, ordinaria di informatica alla Bicocca, ha aperto il suo intervento ricordando che il tema del momento non riguarda più quali impatti avrà l’IA sul mondo, ma quale società vogliamo costruire attraverso questa tecnologia. Bandini ha proposto una lettura più ampia, definendo l'intelligenza artificiale non tanto un motore quanto "un filo che tesse una nuova trama" attraverso tre transizioni che l'Italia sta vivendo contemporaneamente: quella digitale, quella demografica e quella territoriale. Sul fronte demografico ha invitato a rovesciare lo sguardo sull'invecchiamento della popolazione, da problema a risorsa, ricordando che l'Italia è il secondo paese al mondo per velocità di invecchiamento dopo il Giappone, ma anche uno dei paesi con il più alto tasso di emigrazione giovanile. Sul fronte territoriale ha richiamato l'attenzione sulle aree interne, troppo spesso raccontate solo come luoghi da recuperare a fini turistici e non, come dovrebbero essere considerate, veri laboratori di sperimentazione dove si gioca gran parte del valore del made in Italy. La barriera principale all'adozione dell'intelligenza artificiale, ha ricordato citando i dati del rapporto, non è la tecnologia in sé ma la carenza di competenze: il 58% delle aziende che hanno valutato l'IA senza poi adottarla indica proprio questo come ostacolo principale.
Lavoro, produttività e politica industriale: il nodo italiano
Donato Ferri, Italy and Europe West Consulting Leader di Ernst & Young, ha portato il discorso sul piano macroeconomico, citando stime OCSE secondo cui si stima che l'intelligenza abbia un impatto tra il 15 e il 25% sulla crescita degli Stati Uniti e tra il 10 e il 15% di quella cinese, contro un impatto stimato per l'Italia tra l'1 e il 3%. Un divario che, ha spiegato, si riflette anche negli investimenti dei grandi player industriali europei: ha citato acquisizioni e investimenti miliardari di aziende come Schneider Electric, Siemens e ABB in tecnologie di intelligenza artificiale applicate alla produzione, un terreno su cui l'Italia fatica a competere con lo stesso numero di attori. La sua proposta è di ripensare la produttività non più come misura individuale ma come misura organizzativa, spostando l'attenzione dalla persona all'impresa nel suo complesso, e di orientare di conseguenza anche la politica industriale verso il finanziamento dei nuovi modelli organizzativi resi possibili dalla tecnologia, più che dei singoli strumenti.
Persone al centro: la voce della compliance
Valerio Cengic, Executive Director Digital Transformation di Intesa Sanpaolo, ha offerto una prospettiva duplice, da utilizzatore e da controllore interno delle tecnologie di intelligenza artificiale in banca. Ha insistito sul valore delle regole come strumento di indirizzo prima ancora che di controllo, definendo falso il dilemma tra innovazione e regolamentazione: una buona regolamentazione, ha detto, è condizione quasi necessaria per una buona innovazione. Il concetto di “human in the loop”, secondo Cengic, deve essere inteso non solo come sorveglianza tecnica ma come garanzia che le persone restino al centro del processo, sia come protagonisti sia come beneficiari della trasformazione digitale. Cengic ha inoltre invitato a superare tre narrazioni considerate limitative: quella che riduce il dibattito sul lavoro alla sola dicotomia tra creazione e distruzione di posti, quella che concentra la formazione solo sulle competenze tecniche trascurando le soft skills relazionali ed etiche, e quella che riduce la governance dell'IA a un elenco di divieti anziché a una responsabilità positiva.
L'integrazione nelle imprese
Stefano Venturi, presidente di Cefriel, ha raccontato l'esperienza del progetto promosso insieme ad Assolombarda per accompagnare le piccole e medie imprese lombarde nell'adozione dell'intelligenza artificiale, con l'obiettivo dichiarato di aumentare la produttività del 10% in un bacino di oltre settemila imprese. Il progetto, esteso ormai anche ad altre territoriali di Confindustria, si fonda su quattro pilastri: la costruzione di un ecosistema di dati industriali, la sperimentazione di casi d'uso concreti, la formazione e il mentoring tra imprese. Venturi ha però richiamato l'attenzione su un quarto elemento spesso trascurato nel dibattito pubblico: la potenza di calcolo. Ha citato dati sulla capacità installata di data center dedicati all'intelligenza artificiale, che vedono gli Stati Uniti nettamente avanti rispetto all'Europa, un divario che, se non colmato, rischia di diventare anche una questione di sicurezza nazionale oltre che industriale.
Informazione, pluralismo e diritto d'autore: il ruolo del regolatore
A chiudere il confronto è stato il presidente dell'Agcom, Giacomo Lasorella, che si è concentrato sul rapporto tra intelligenza artificiale e sistema dell'informazione. Ha richiamato il crollo della stampa cartacea in Italia, che oggi vende un numero di copie giornaliere pari a circa un decimo del valore registrato a inizio secolo, e il progressivo spostamento dei cittadini verso social media e strumenti di intelligenza artificiale come fonti di notizie. Ha ricordato le tutele previste dalla Direttiva copyright europea per il diritto degli editori a un equo compenso per l'utilizzo dei contenuti giornalistici da parte delle piattaforme, un impianto normativo confermato da una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea. Ha sottolineato come questo impianto, pensato per il mondo dei motori di ricerca tradizionali, debba però essere ripensato di fronte agli "answer engine" basati su intelligenza artificiale, che rispondono direttamente alle domande degli utenti senza rimandarli alle fonti originali, con un impatto diretto sul pluralismo dell'informazione. A questo proposito ha richiamato il Digital Services Act, definendolo - insieme all’AI Act - una cornice normativa chiave per imporre alle piattaforme l'analisi dei rischi sistemici legati al pluralismo.
Una capacità collettiva da costruire
Nelle conclusioni è stato ribadito il messaggio di fondo del rapporto: l'intelligenza artificiale non va considerata soltanto una tecnologia da utilizzare, ma una capacità collettiva da costruire, fatta di infrastrutture, competenze, regole e fiducia condivisa. Le tre priorità indicate dall'Osservatorio per i prossimi mesi sono chiare: passare dall'adozione all'integrazione, costruire modelli di governance affidabili e trasparenti fondati sulle normative europee, e rafforzare l'autonomia strategica del continente su infrastrutture, competenze e dati. Il rapporto completo sarà disponibile online nei prossimi giorni.
