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Approfondimenti

Relazione annuale sulle attività svolte e sullo stato della sicurezza nucleare

Sicurezza nucleare, radioprotezione e controllo pubblico al centro della Relazione annuale dell’ISIN. Al Senato, l’Ispettorato ha illustrato attività, risultati e priorità operative per il sistema nazionale. Un presidio tecnico e regolatorio chiamato a sostenere decommissioning, ricerca, controlli e nuovi scenari energetici.

La presentazione della Relazione annuale dell’ISIN ha posto al centro il ruolo dell’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione come autorità indipendente chiamata a garantire vigilanza, trasparenza e competenza tecnica in un settore che coinvolge sicurezza, ambiente, salute pubblica, ricerca e politiche energetiche. Nel corso dell’incontro sono stati richiamati il consolidamento istituzionale dell’ente, le attività di controllo sugli impianti nucleari, il decommissioning, la gestione dei rifiuti radioattivi, le collaborazioni con amministrazioni e università, il rafforzamento della comunicazione pubblica e la necessità di preparare il sistema nazionale alle evoluzioni tecnologiche, dalla fissione di nuova generazione alla fusione nucleare.

Un’autorità indipendente nel presidio della sicurezza nucleare

La presentazione della Relazione annuale sulle attività svolte e sullo stato della sicurezza nucleare ha rappresentato un passaggio istituzionale dedicato al ruolo dell’ISIN, l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, nel sistema pubblico di controllo, vigilanza e regolazione. L’incontro ha consentito di ricostruire l’attività svolta nel corso del 2025, evidenziando la funzione dell’ente in un ambito che non riguarda soltanto il possibile sviluppo futuro delle politiche energetiche, bensì anche la gestione quotidiana di installazioni, materiali, procedure e rischi già presenti nel territorio nazionale.

Ad aprire i lavori è stato il segretario generale dell’Ispettorato, Alessandro Garettoni, che ha introdotto la presentazione della Relazione al Governo e al Parlamento, affidando poi la parola a Maria Siclari, coordinatrice della Consulta dell’ISIN, e al direttore Francesco Campanella. La cornice istituzionale dell’appuntamento ha posto in evidenza la natura della Relazione annuale come strumento di rendicontazione, ma anche come momento di raccordo tra attività tecnica, indirizzo pubblico e responsabilità verso Parlamento, Governo, amministrazioni e cittadini.

Nel suo intervento, Maria Siclari ha richiamato il lavoro svolto dagli organi dell’Ispettorato dall’insediamento avvenuto nel 2024, sottolineando il consolidamento di un rapporto di collaborazione tra la direzione e la Consulta. L’ISIN, pur essendo un’autorità regolatoria formalmente monocratica, è stato descritto come un ente che ha progressivamente rafforzato la propria capacità di operare in modo condiviso, senza pregiudicare l’indipendenza che ne caratterizza il mandato. Il punto centrale è stato espresso nella necessità di agire con autorevolezza, trasparenza e indipendenza, affinché la funzione regolatoria possa essere percepita non come un adempimento tecnico, ma come una garanzia pubblica.

La Consulta ha accompagnato l’azione dell’Ispettorato nei settori della sicurezza nucleare, della radioprotezione, della tutela dell’ambiente e della valutazione di progetti complessi, anche con riferimento alla difesa da eventi estremi naturali o incidentali. Nel corso del 2025, tale attività si è tradotta nell’esame di piani generali, atti programmatici, obiettivi prestazionali, procedure operative, regolamenti interni e proposte di guide tecniche. Si tratta di un lavoro amministrativo e tecnico che assume rilievo perché definisce la capacità dell’ente di operare secondo criteri coerenti, verificabili e aggiornati.

Dalla presentazione è emersa una linea di sviluppo fondata su alcuni assi principali: rafforzamento delle attività di monitoraggio ambientale, vigilanza, controllo e ispezione; consolidamento del ruolo istituzionale dell’ISIN; potenziamento della comunicazione pubblica; adeguamento delle strutture interne; apertura ai modelli più avanzati delle autorità regolatorie europee e internazionali. L’obiettivo indicato è quello di rendere l’Ispettorato un riferimento stabile per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, non soltanto nei confronti degli operatori, ma anche verso le istituzioni e la collettività.

Tale impostazione assume particolare rilievo perché il settore nucleare italiano non si esaurisce nel dibattito sul ritorno alla produzione di energia da fonte nucleare. L’Italia dispone già di impianti in decommissioning, reattori di ricerca, installazioni sanitarie e industriali che utilizzano sorgenti radioattive, depositi temporanei di rifiuti radioattivi, trasporti di materie radioattive e strutture per la gestione delle emergenze. Pertanto, la sicurezza nucleare non riguarda un’ipotesi futura, ma un insieme di attività presenti che richiedono competenze, controlli e procedure costanti.

La Relazione annuale, dunque, ha assunto il valore di una ricognizione sullo stato del sistema nazionale, ma anche di un’indicazione programmatica. Il messaggio emerso dagli interventi è che l’ISIN intende rafforzare la propria presenza istituzionale, migliorare la capacità organizzativa e contribuire alla costruzione di una cultura della sicurezza più ampia. Non si tratta di promuovere una scelta energetica, bensì di garantire che qualunque utilizzo delle tecnologie nucleari, attuale o futuro, sia inserito dentro un sistema regolatorio solido, indipendente e riconoscibile.

Il nucleare già presente nel Paese: impianti, ricerca, sanità e industria

Nel corso della presentazione, Francesco Campanella ha richiamato un punto essenziale: l’Italia non è soltanto un Paese che discute se intraprendere un nuovo programma nucleare nazionale, ma è anche un Paese che deve avere maggiore consapevolezza degli utilizzi dell’energia nucleare già presenti. Il direttore dell’ISIN ha dunque collocato la Relazione annuale dentro una lettura più ampia, nella quale sicurezza, radioprotezione e controllo pubblico costituiscono elementi ordinari della gestione nazionale, indipendentemente dalle decisioni future in materia energetica.

L’Ispettorato esercita le funzioni di autorità regolatoria indipendente competente per la sicurezza nucleare e la radioprotezione, secondo il mandato previsto dal decreto legislativo n. 45 del 2014, adottato per l’adeguamento dell’Italia alle direttive Euratom. La Relazione ha evidenziato che tale funzione si sviluppa attraverso controlli preventivi, attività autorizzative, verifiche di conformità, vigilanza durante la realizzazione e l’esercizio delle attività, nonché interventi ispettivi nelle fasi di decommissioning. 

Il perimetro nazionale comprende 17 installazioni nucleari distribuite sul territorio, alle quali si aggiungono numerose attività sanitarie, industriali e di ricerca che utilizzano sorgenti di radiazioni ionizzanti. Questi utilizzi producono benefici in settori ad alto impatto sociale, come la medicina, la diagnostica, la terapia e alcune applicazioni industriali, ma richiedono al tempo stesso un sistema di radioprotezione rigoroso. La sicurezza, pertanto, non è un elemento accessorio, bensì la condizione che consente l’impiego responsabile di tecnologie complesse.

Il direttore ha richiamato anche la presenza dei reattori di ricerca, di installazioni con combustibile nucleare, di depositi temporanei e di una rete di trasporti di materie radioattive. A ciò si aggiunge una struttura di gestione delle emergenze che si fonda sul ruolo dell’Ispettorato e su reti di monitoraggio ambientale e di pronto allarme. La capacità di coordinare questi elementi costituisce una componente decisiva del sistema, affinché il controllo non sia episodico, ma organizzato secondo procedure stabili e tecnologie adeguate.

Un passaggio rilevante ha riguardato la comunicazione istituzionale: l’ISIN ha indicato la necessità di informare in modo dettagliato, esauriente e chiaro, assumendo un ruolo di garanzia verso la collettività. La comunicazione, in tale ambito, non coincide con la promozione dell’ente, bensì con la costruzione di una conoscenza pubblica sui rischi, sulle misure di sicurezza, sulle competenze disponibili e sugli strumenti di prevenzione. La sicurezza nucleare, infatti, richiede fiducia, ma la fiducia può formarsi soltanto attraverso informazioni verificabili e continuità istituzionale.

La Relazione ha inoltre richiamato la rete di professionalità che opera da anni nei settori della sicurezza nucleare e della radioprotezione. Si tratta di competenze spesso poco visibili, ma decisive per il funzionamento del sistema. La gestione di impianti, sorgenti, depositi, trasporti, autorizzazioni e controlli richiede infatti conoscenze altamente specialistiche, aggiornamento continuo e capacità di raccordo tra soggetti diversi. Dunque, il rafforzamento dell’ISIN passa anche dalla valorizzazione del capitale tecnico e scientifico disponibile nel Paese.

La descrizione del nucleare già presente in Italia consente di collocare il dibattito pubblico su basi più concrete. Le scelte future sulla produzione di energia potranno seguire percorsi diversi, tuttavia esiste già oggi un insieme di attività che richiede un presidio regolatorio forte. Da qui deriva la centralità dell’Ispettorato: garantire che il sistema funzioni secondo standard nazionali e internazionali, che i controlli siano efficaci, che gli operatori rispettino gli obblighi previsti e che le istituzioni possano disporre di un soggetto tecnico indipendente.

Decommissioning, autorizzazioni e gestione dei rifiuti radioattivi

Una parte significativa della Relazione annuale è stata dedicata alle attività nel settore della sicurezza nucleare, con particolare riferimento agli impianti in decommissioning e alle procedure autorizzative. Nel 2025 l’attività istruttoria dell’ISIN ha riguardato il rilascio di oltre 50 titoli autorizzativi, comprendendo sia le attività di disattivazione degli impianti appartenenti al passato programma nucleare italiano, sia la conduzione di impianti ancora in esercizio, inclusi reattori di ricerca e depositi di combustibile.

L’Ispettorato ha svolto attività di controllo attraverso valutazioni tecniche e verifiche di conformità, prendendo a riferimento la normativa nazionale, gli standard dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica e i livelli di sicurezza sviluppati in ambito europeo dalla Western European Nuclear Regulators Association. Il richiamo agli standard internazionali è rilevante perché consente di inserire il sistema italiano dentro una rete di criteri condivisi, rafforzando la qualità delle valutazioni e la comparabilità delle procedure.

Il decommissioning rappresenta uno dei terreni più delicati. La disattivazione degli impianti richiede programmazione, risorse, controlli tecnici, gestione dei materiali, protezione dei lavoratori, tutela della popolazione e monitoraggio ambientale. La Relazione ha indicato un generale livello positivo di avanzamento, pur richiamando la necessità di un ulteriore consolidamento. L’ISIN ha espresso il proprio impegno a seguire queste attività con continuità, anche nel rapporto con Sogin, soggetto responsabile della disattivazione degli impianti nucleari italiani.

Il rapporto con Sogin e con gli altri operatori è stato descritto come un rapporto fondato su trasparenza, correttezza e rispetto istituzionale. La dialettica tra autorità di sicurezza e operatori può essere anche intensa, poiché le valutazioni tecniche possono condurre a posizioni non sempre coincidenti. Tuttavia, il punto indicato dalla Relazione è che tale confronto deve essere ricondotto alla tutela dell’interesse generale. La sicurezza nucleare, infatti, non appartiene a una singola amministrazione o a un singolo operatore, bensì al sistema Paese.

Tra i dossier richiamati figurano il complesso Cemex presso l’impianto Eurex di Saluggia, destinato al condizionamento dei rifiuti liquidi di media attività, e l’impianto Itrec. All’inizio del 2026, l’ISIN ha approvato il progetto di Sogin relativo al trasferimento degli elementi di combustibile irraggiato Elk River dall’attuale capsula di confinamento a nuove capsule compatibili con contenitori idonei al trasporto e allo stoccaggio a secco. Si tratta di passaggi tecnici che richiedono un controllo puntuale, poiché incidono sulla sicurezza dei materiali e sulla gestione di lungo periodo.

La Relazione ha richiamato anche l’aggiornamento dell’accordo di Lucca, firmato nel febbraio 2026, per il trasferimento verso la Francia del combustibile nucleare irraggiato presente nella piscina del deposito Avogadro di Saluggia, affinché possano essere svolte le operazioni di riprocessamento. Anche questo elemento conferma la dimensione internazionale di alcune attività nucleari, nelle quali procedure nazionali, accordi bilaterali, obblighi di sicurezza e controlli regolatori devono integrarsi in modo coerente.

La gestione dei rifiuti radioattivi rimane uno dei temi più rilevanti. La presenza di depositi temporanei, in attesa della realizzazione del Deposito nazionale, impone un sistema di vigilanza continuo. La sicurezza non può essere rinviata al completamento delle infrastrutture definitive, bensì deve essere garantita in ogni fase intermedia. Pertanto, il controllo sui siti, sui trasporti, sui contenitori, sui materiali e sulle procedure operative costituisce una componente essenziale della responsabilità pubblica.

Ricerca, salvaguardie e cooperazione istituzionale

Accanto al decommissioning, la Relazione ha dedicato attenzione agli impianti in esercizio e, in particolare, ai reattori di ricerca. Queste installazioni sono sottoposte ad attività di vigilanza e controlli ispettivi strutturati, con riferimento alla sicurezza nucleare e alla protezione sanitaria. Gli esercenti devono trasmettere periodicamente al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e all’ISIN le informazioni richieste, affinché l’autorità possa svolgere le proprie valutazioni e verificare il rispetto degli obblighi previsti.

Tra i reattori indicati nella presentazione, Tapiro, Triga 1 e Triga 2 risultano in esercizio ordinario, mentre l’impianto AGN-201 dell’Università di Palermo permane in condizione di arresto. È stato inoltre richiamato il reattore SOR del Joint Research Centre di Ispra, che ha proseguito il programma di manutenzione straordinaria di una cella calda necessaria per procedere con le attività di trattamento e riconfezionamento del combustibile ancora presente nella piscina del reattore. Il JRC di Ispra ha aggiornato l’istanza di disattivazione del reattore sulla base delle richieste dell’ISIN, con conclusione dell’istruttoria prevista entro la fine del 2026.

Il caso del sito di Ispra evidenzia la complessità del sistema italiano, nel quale ricerca, decommissioning, competenze europee e responsabilità nazionali si intrecciano. Il reattore ISPRA-1, presso il sito del JRC ma esercito da Sogin, ha visto nel 2025 il rilascio dell’autorizzazione per la conduzione delle attività di disattivazione. Anche in questo ambito, il ruolo dell’autorità regolatoria è quello di assicurare che ogni passaggio sia condotto secondo requisiti tecnici, procedure autorizzative e misure di protezione coerenti.

Un ulteriore capitolo riguarda le salvaguardie e il protocollo addizionale. Il sistema delle salvaguardie è costituito dai regimi di controllo sui materiali e sulle tecnologie nucleari a duplice uso, utilizzabili sia in ambito civile sia per scopi militari. L’obiettivo è prevenire e impedire impieghi indebiti, garantendo tracciabilità, dichiarazioni corrette e verifiche da parte delle autorità competenti. In tale ambito, gli operatori hanno obblighi specifici di registrazione, aggiornamento e comunicazione, mentre l’Ispettorato esercita una funzione di controllo e raccordo.

La Relazione ha posto in rilievo anche la cooperazione istituzionale, l’ISIN ha rafforzato i rapporti con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, anche per ridurre i tempi di definizione delle procedure autorizzative, e con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, affinché la posizione italiana nei tavoli internazionali sia solida, sistemica e condivisa. La sicurezza nucleare, infatti, non è materia esclusivamente nazionale: coinvolge obblighi europei, convenzioni internazionali, scambi tecnici e verifiche multilaterali.

A livello nazionale, l’Ispettorato ha concluso e rafforzato collaborazioni e protocolli d’intesa con amministrazioni che appartengono al sistema delle autorità competenti, di vigilanza e di difesa nazionale. Sono stati richiamati, tra gli altri, gli accordi con l’Ispettorato nazionale del lavoro, il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, l’Arma dei Carabinieri e l’Aeronautica Militare, oltre al rapporto consolidato con la Protezione Civile, di cui l’ISIN è centro di competenza.

Tale rete di cooperazione risponde all’esigenza di rendere coerenti e uniformi le attività di valutazione e controllo esercitate da soggetti diversi. La sicurezza nucleare, infatti, non può essere gestita attraverso compartimenti isolati. Richiede invece una capacità di integrazione tra competenze tecniche, responsabilità amministrative, funzioni ispettive, sistemi di emergenza e attività di difesa civile. Dunque, il rafforzamento dell’ISIN passa anche dalla sua capacità di lavorare con le altre istituzioni, mantenendo al tempo stesso la propria indipendenza regolatoria.

Competenze, università e nuovi scenari tecnologici

La presentazione della Relazione annuale ha evidenziato anche il rapporto tra ISIN e mondo accademico. L’Ispettorato ha sviluppato forme di collaborazione con le università per promuovere le discipline di propria competenza e le attribuzioni dell’ente nell’ambito degli studi universitari e post-laurea. Sono stati citati gli accordi con l’Università La Sapienza e Tor Vergata di Roma, con l’Università della Basilicata, nonché quelli in corso con il Politecnico di Milano e l’Università di Cagliari.

Questa scelta risponde a un’esigenza strutturale: rafforzare la formazione di nuove professionalità nel settore nucleare e radioprotezionistico. Il tema non riguarda soltanto il fabbisogno interno dell’Ispettorato, ma la capacità complessiva del Paese di disporre di competenze adeguate. Se le tecnologie nucleari continuano a essere utilizzate nella ricerca, nella sanità, nell’industria e nella gestione dei materiali radioattivi, occorre che il sistema formativo sia in grado di preparare figure tecniche, giuridiche, amministrative e scientifiche capaci di operare in ambiti ad alta complessità.

La Relazione ha dunque richiamato il valore della conoscenza come componente della sicurezza. Non basta disporre di norme e procedure, se mancano competenze in grado di applicarle, aggiornarle e verificarne l’efficacia. Per questo, la collaborazione con l’università è stata presentata come uno strumento per favorire la crescita di nuovi talenti e, al tempo stesso, per aumentare la conoscenza degli scenari attuali di utilizzo dell’energia nucleare. La cultura della sicurezza si costruisce anche attraverso percorsi formativi continui.

Il tema delle competenze si lega direttamente alle evoluzioni tecnologiche. La Consulta ha indicato tra le priorità dell’ISIN l’esigenza di allineare le proprie conoscenze ai modelli più avanzati delle autorità di regolamentazione europee e internazionali. L’obiettivo è preparare l’autorità regolatoria ad affrontare eventuali problematiche autorizzative e di controllo connesse ai reattori a fissione nucleare innovativi, inclusi i piccoli reattori modulari, e alla fusione nucleare. Si tratta di sviluppi che richiedono un presidio tecnico aggiornato, affinché le decisioni pubbliche possano poggiare su basi solide.

La transizione digitale è stata indicata come un elemento necessario per sostenere sia le attività tecniche sia quelle amministrative. Sistemi digitali, gestione documentale, sicurezza informatica, qualità dei processi, trasparenza, controllo di gestione e logistica costituiscono funzioni strumentali, ma decisive. Senza un’organizzazione interna efficiente, l’autorità regolatoria rischierebbe di non poter rispondere in modo adeguato all’aumento dei compiti istituzionali.

Il rafforzamento dell’ISIN, pertanto, non riguarda soltanto l’esercizio delle funzioni ispettive. Riguarda anche la capacità amministrativa, la qualità delle procedure, la gestione delle risorse, l’interazione con gli stakeholder e l’adeguamento ai mutamenti normativi. 

Da questo punto di vista, la presentazione al Senato ha indicato una linea di continuità tra attività ordinaria e preparazione al futuro. Il nucleare italiano è già oggi un sistema da controllare, regolare e comunicare; al tempo stesso, le possibili evoluzioni tecnologiche ed energetiche impongono di preparare strumenti, competenze e procedure.

Tuttavia, la premessa rimane invariata: ogni scelta dovrà essere accompagnata da un’autorità indipendente, competente e riconosciuta, affinché sicurezza, radioprotezione e tutela dell’ambiente restino i criteri centrali dell’azione pubblica.

Una cultura pubblica della sicurezza per il sistema Paese

La Relazione annuale dell’ISIN ha messo in evidenza una dimensione che supera l’ambito strettamente tecnico. La sicurezza nucleare e la radioprotezione non possono essere considerate soltanto materie per specialisti, poiché incidono sulla qualità delle istituzioni, sulla fiducia dei cittadini, sulla protezione dell’ambiente e sulla capacità dello Stato di governare tecnologie complesse. Per questa ragione, la presentazione al Senato ha assunto anche il significato di un confronto sulla maturità regolatoria del Paese.

L’ISIN ha richiamato la necessità di comunicare meglio il proprio ruolo e il valore delle attività svolte, non per accrescere la visibilità dell’ente, bensì per rendere più comprensibile ciò che già avviene nel sistema nazionale. Impianti in disattivazione, reattori di ricerca, sorgenti radioattive in ambito medico e industriale, rifiuti radioattivi, trasporti e reti di emergenza sono componenti di una realtà che deve essere spiegata con linguaggio accessibile, ma senza semplificazioni improprie.

Il compito dell’autorità regolatoria è duplice: da un lato, deve verificare che gli operatori rispettino le norme e gli standard previsti; dall’altro, deve contribuire a rendere intellegibile il sistema di garanzie esistente. La fiducia pubblica non nasce dalla rimozione dei rischi dal discorso pubblico, ma dalla capacità di descriverli, controllarli e gestirli. Pertanto, una comunicazione istituzionale puntuale rappresenta parte integrante della sicurezza, poiché consente ai cittadini di comprendere quali siano le responsabilità, le procedure e gli strumenti di prevenzione.

L’ISIN ha indicato la volontà di mantenere un confronto costante con gli stakeholder, affinché eventuali criticità di sistema possano emergere precocemente e trovare soluzioni efficaci. Tuttavia, tale dialogo non può tradursi in attenuazione della funzione di controllo. L’indipendenza regolatoria rimane il presupposto della credibilità dell’ente, mentre il confronto serve a migliorare la qualità delle decisioni e a rendere più efficiente il sistema.

In questo equilibrio tra indipendenza, trasparenza e collaborazione si colloca il rapporto con Governo e Parlamento. La Relazione annuale consente alle istituzioni di disporre di una base tecnica per valutare lo stato della sicurezza nucleare, l’andamento delle attività di vigilanza, le esigenze organizzative e le priorità future. Dunque, il documento non ha soltanto valore rendicontativo, ma contribuisce alla definizione di una politica pubblica informata, nella quale le scelte legislative e amministrative possano tenere conto delle condizioni operative reali.

Il tema assume rilievo anche alla luce del dibattito sulle tecnologie nucleari innovative. Qualora il Paese dovesse procedere verso nuove forme di produzione energetica da fissione o verso sviluppi legati alla fusione, la disponibilità di un’autorità pronta, autorevole e tecnicamente attrezzata sarebbe una condizione necessaria. Non si tratterebbe soltanto di autorizzare impianti, ma di valutare tecnologie, controllare filiere, definire procedure, coordinare emergenze, formare competenze e assicurare il rispetto degli standard internazionali.

La presentazione della Relazione annuale ha dunque delineato un percorso nel quale l’ISIN viene chiamato a consolidare la propria funzione di presidio tecnico e istituzionale. La sicurezza nucleare non può essere affrontata come materia episodica o settoriale, bensì come parte della capacità dello Stato di governare rischi complessi.

Affinché tale capacità sia effettiva, occorrono competenze, indipendenza, cooperazione, trasparenza, continuità amministrativa e una cultura pubblica capace di riconoscere il valore del controllo. In questo senso, la Relazione annuale non chiude soltanto il bilancio delle attività svolte, ma indica le condizioni necessarie per affrontare con maggiore solidità le responsabilità presenti e future del sistema nazionale.

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