Il progetto di CIA-Agricoltori Italiani che unisce comunità energetiche, servizi e agrivoltaico su misura per le imprese agricole.
Mercoledì 1° luglio, presso la Sala del Refettorio di Palazzo San Macuto, alla Camera dei Deputati, la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) ha presentato “Rinnovabile è Agricoltura: il progetto Cia per un sistema energetico costruito dagli agricoltori”. L'iniziativa, che ha riunito istituzioni, autorità di regolazione, imprese agricole, operatori energetici e il mondo della ricerca, propone un modello alternativo ai grandi impianti fotovoltaici che occupano terreni agricoli, puntando invece su una transizione energetica costruita a misura di azienda agricola, capace di coniugare produzione di energia rinnovabile, tutela del suolo coltivato e centralità dell'impresa agricola. L’evento è stato moderato da Giulio Meneghello, caporedattore di QualEnergia.it.
L'apertura dei lavori: energia e agricoltura, due facce della stessa sfida
A introdurre i lavori è stato l'Onorevole Stefano Vaccari, segretario di Presidenza della Camera dei Deputati, che ha sottolineato come energia e agricoltura, fino a pochi anni fa considerate due mondi distinti, rappresentino oggi due facce della stessa sfida: garantire sviluppo economico, sicurezza energetica, sostenibilità ambientale e competitività delle imprese. Secondo Vaccari, l'agricoltura non può limitarsi a ospitare la transizione energetica sui propri terreni, ma deve poterla costruire, governare e condividere, mantenendo la produzione alimentare come funzione primaria dell'impresa e la produzione di energia come strumento aggiuntivo di sostenibilità economica, ambientale e sociale.
Vaccari ha posto l'accento in particolare sulle comunità energetiche rinnovabili (CER), definite una delle innovazioni più interessanti degli ultimi anni: per la prima volta l'energia non viene prodotta solo per essere venduta, ma anche per essere condivisa tra cittadini, Comuni e imprese, generando coesione sociale.
A proseguire il dibattito è stato Gianmichele Passarini, vicepresidente nazionale di CIA, che ha ripercorso il contesto che ha portato la Confederazione a elaborare questa visione, richiamando le crisi geopolitiche degli ultimi anni, dal conflitto in Ucraina alle tensioni nello Stretto di Hormuz, che hanno reso evidente il valore strategico della sovranità energetica, oltre che di quella alimentare. Passarini ha spiegato la scelta di CIA di puntare su impianti di dimensioni contenute, coerentemente con la struttura medio-piccola delle aziende agricole italiane, evitando i mega impianti che rischiano di relegare l'agricoltore al ruolo di "piattaforma passiva" che si limita a ospitare pannelli sul proprio terreno.
Su queste basi, l'organizzazione ha costituito HelioGea100, il kit agrivoltaico pensato per affiancare la produzione agricola senza sottrarle spazio, così che l’agricoltore possa assumere il ruolo di protagonista nella transizione energetica.
Nel corso del suo intervento Passarini ha inoltre segnalato una criticità sul fronte del PNRR: dei circa 2,2 miliardi originariamente destinati alle comunità energetiche rurali, le risorse sono state ridotte a 800 milioni, lasciando in sospeso numerose domande tecnicamente approvate.
I tre pilastri del progetto: comunità energetica nazionale, servizi e kit agrivoltaico
Una comunità energetica rinnovabile di livello nazionale, pensata per semplificare l'accesso degli agricoltori alle CER: è il primo dei tre pilastri del progetto, illustrato da Claudia Merlino della Fondazione EnerCia. Merlino ha richiamato un dato della Corte dei Conti Europea, secondo cui i cittadini europei avrebbero la potenzialità di produrre il 50% delle energie rinnovabili necessarie alla neutralità climatica, un potenziale frenato però da ostacoli tecnici, normativi e amministrativi.
A differenza di molte CER che si costituiscono su configurazioni territoriali specifiche, quella di CIA è stata immaginata come una piattaforma nazionale a servizio delle diverse configurazioni locali, con una governance definita come "sussidiarietà applicata alla transizione energetica": il livello nazionale garantisce visione strategica, presidio normativo e continuità organizzativa, mentre le configurazioni territoriali assicurano prossimità alle imprese e alle comunità locali. Tre le richieste rivolte alle istituzioni: al Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica di superare la logica emergenziale degli incentivi a favore di un percorso strutturato; al GSE (Gestore dei Servizi Energetici) di accompagnare il passaggio dalla fase pionieristica delle CER a una fase di diffusione su larga scala; al Ministero dell'Agricoltura di considerare la transizione energetica come leva di politica agricola e di sviluppo rurale.
Enrico Farnesi, di ESCo Agroenergetica, la società di servizi energetici costituita da CIA nel 2013, ha presentato il metodo di lavoro dell'organizzazione, basato su un equilibrio tra sostenibilità economica, finanziaria, ambientale e tecnologica degli interventi proposti alle imprese agricole. Un principio guida richiamato più volte è che l'energia non deve diventare il nuovo business dell'azienda agricola, ma un'opportunità a corredo della produzione primaria.
Farnesi ha descritto il modello di impianto agrivoltaico da 100 kilowatt sviluppato da CIA, capace di generare economie di scala tipiche di impianti molto più grandi pur restando alla portata finanziaria di una media impresa agricola. La soluzione tecnica, con moduli bifacciali disposti a spalliera est-ovest, consente di produrre energia in modo più distribuito lungo la giornata rispetto a un impianto fotovoltaico tradizionale, aumentando l'efficacia della condivisione energetica all'interno della comunità. ESCo Agroenergetica si propone come referente unico dell'intero percorso, dal permitting alla progettazione, fino alla configurazione delle comunità energetiche, supportata da un software sviluppato internamente per gestire le configurazioni di autoconsumo su tutto il territorio nazionale.
Marino Berton, di Heliogea Energy, ha presentato nel dettaglio HelioGea100, il kit agrivoltaico realizzato insieme al partner industriale ESPE dopo uno scouting di oltre venti aziende italiane. Si tratta di un impianto da 100 kilowatt di potenza in immissione (183 kilowatt di picco nella versione a spalliera, 146 in quella con inseguimento solare), pensato per restare sotto la soglia dei 3.000 metri quadrati di terreno, il quale resta totalmente coltivabile, e per non richiedere una cabina di trasformazione, con un risparmio stimato di circa 80mila euro sui costi di realizzazione. Il tutto per andare incontro alle esigenze degli agricoltori.
Secondo i dati presentati, l'investimento complessivo si aggira sui 120mila euro, con un tempo di ritorno di 4-6 anni e una vita utile dell'impianto di 25 anni. Il beneficio economico per l'agricoltore deriva dalla combinazione di risparmio sull'autoconsumo (circa 6mila euro l'anno), vendita dell'energia prodotta (circa 19mila euro l'anno) e condivisione dell'energia nella comunità energetica (circa 5mila euro l'anno), per un reddito integrativo complessivo stimato attorno ai 2mila euro al mese. Berton ha sottolineato come la somma di migliaia di piccoli impianti di questo tipo, distribuiti capillarmente sul territorio nazionale, possa tradursi in una potenza complessiva equivalente a diversi gigawatt, con il vantaggio di un'energia distribuita che compensa la rete nei momenti di maggiore necessità.
ARERA: prezzi zonali e reti. L'intervento del Ministro Lollobrigida
Nel corso dell’incontro, ha preso la parola anche Nicola Dell'Acqua, presidente di ARERA, il quale ha espresso apprezzamento per il lavoro presentato da CIA, ricordando di aver già sollecitato, in fase di consultazione per il nuovo piano strategico dell'Autorità, la costituzione di comunità energetiche e di accordi di compravendita di energia dedicati al mondo agricolo. Dell'Acqua ha confermato che il tema dei prezzi zonali resta al centro dell'agenda regolatoria, con un percorso che procederà anche attraverso fasi di sperimentazione, e ha rimandato ad approfondimenti ulteriori in occasione della presentazione del piano strategico dell'Autorità, attesa nelle prossime settimane.
Il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha tracciato un bilancio del bando Agrisolare, sottolineando come l'investimento sull'energia solare in ambito agricolo sia salito da poco più di mezzo miliardo di euro nel 2022 a oltre 3 miliardi e 150 milioni di euro oggi, a fronte di oltre 24mila domande nella prima fase e oltre 17mila nell'ultimo bando. Il Ministro ha evidenziato in particolare due elementi: il risultato è stato raggiunto senza consumo di suolo agricolo, installando gli impianti su tetti, serre e pertinenze aziendali, e ha comportato la rimozione di circa 1,8 milioni di metri quadrati di amianto dai tetti dei manufatti agricoli.
Lollobrigida ha ribadito la linea del Governo contraria alla realizzazione di grandi impianti che sottraggono vocazione agricola al territorio, invitando a distinguere con chiarezza, anche attraverso controlli, tra chi produce energia mantenendo l'attività agricola e chi utilizza il terreno agricolo per finalità sostanzialmente industriali, beneficiando impropriamente delle agevolazioni riservate al settore primario.
GSE e ministeri competenti: incentivi e prospettive future
Il presidente del GSE, Alfredo Maria Becchetti, ha sottolineato come il Gestore dei Servizi Energetici abbia riorganizzato la propria attività sui due pilastri della costruzione di nuove fonti rinnovabili e dell'efficientamento di quelle esistenti, con l'obiettivo di aumentare la velocità di risposta alle imprese, con quasi 850mila richieste evase nell'ultimo anno tra tutti gli operatori. Becchetti ha confermato la riduzione delle risorse per le CER da 2 miliardi a 800 milioni di euro, con ulteriori 173 milioni già stanziati dal MASE, e ha invitato a considerare le energie rinnovabili non solo come leva economica ma, con le sue parole, come uno "stato dell'anima" collettivo, necessario per superare la contrapposizione ideologica tra le diverse fonti energetiche.
Attraverso un videomessaggio inviato dal Canada, dove partecipava a un vertice internazionale sull'energia, il Ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin ha ribadito che la sfida della decarbonizzazione avrà successo solo se condivisa da tutto il comparto produttivo, agricoltura compresa. Il Ministro ha ricordato gli interventi correttivi introdotti sul decreto Agrivoltaico, sostenuto con oltre un miliardo di fondi europei, tra cui l'ampliamento delle tempistiche di sviluppo dei progetti e maggiori garanzie alle imprese sui ritardi nella messa in esercizio degli impianti, oltre ai 789 milioni di fondi PNRR destinati agli impianti fotovoltaici su edifici del settore agricolo e agroindustriale.
Alessandro Noce, per il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica, ha chiarito i motivi tecnici che al momento legano il beneficio tariffario delle comunità energetiche alla medesima cabina primaria, e ha anticipato un nuovo provvedimento sul biometano orientato a privilegiare le taglie di impianto medio-piccole, più coerenti con la conversione degli impianti a biogas di origine agricola. Sul fronte delle risorse post PNRR per le CER, Noce ha precisato che si tratta di una decisione di natura politica, sulla quale il Ministero non dispone ancora di elementi definitivi.
Ad intervenire è stato poi il sottosegretario al MASAF, Patrizio La Pietra, che ha confermato la presenza dei 174 milioni di euro derivanti dalla rimodulazione dei piani PNRR, ribadendo la linea del Ministero orientata a una visione integrata dell'agricoltura, che comprende produzione alimentare, energia e innovazione tecnologica, richiamando anche il ruolo pionieristico dell'Italia nella sperimentazione delle TEA, le tecnologie di evoluzione assistita in campo agricolo.
Associazioni di settore: verso una strategia condivisa
Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE, ha portato l'attenzione sul nodo delle connessioni alla rete elettrica, chiedendo che una quota della potenza disponibile nelle nuove connessioni sia riservata all'autoconsumo in bassa tensione. Piattelli ha inoltre invitato a distinguere tra occupazione e consumo di suolo, sottolineando come l'integrazione di impianti fotovoltaici in aree agricole intensive possa in alcuni casi favorire la biodiversità, e ha proposto un approccio di pianificazione condivisa capace di individuare i territori più idonei sia per i piccoli impianti agrivoltaici sia per impianti di maggiori dimensioni.
Successivamente, ha preso la parola Marco Bussone, presidente di AIEL e dell'Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (UNCEM), che ha collegato il tema energetico a quello della gestione del territorio, in particolare delle aree montane e dei boschi, segnalando che oltre 1.800 Comuni italiani risultano ancora non metanizzati. Bussone ha sottolineato inoltre la necessità di riconoscere un vantaggio economico a chi produce energia nei territori, e ha indicato alcune possibili fonti di finanziamento per compensare la riduzione dei fondi PNRR sulle CER, tra cui le gare per il rinnovo delle concessioni idroelettriche e i fondi europei di sviluppo regionale ancora inutilizzati in diverse Regioni.
Attraverso un contributo video, Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, ha espresso apprezzamento per il progetto presentato da CIA, sottolineando come le fonti rinnovabili distribuite sul territorio rappresentino l'unica strada per accelerare la transizione energetica senza lasciare indietro cittadini e territori, in un contesto segnato dalla dipendenza dalle importazioni di gas e dalle difficoltà di pianificazione a livello regionale e comunale.
Le conclusioni del presidente Fini: ascolto, concretezza e visione
A chiudere i lavori è stato il presidente nazionale di CIA-Agricoltori Italiani, Cristiano Fini, che ha ringraziato tutti i partecipanti sottolineando come il valore dell'iniziativa risieda nella capacità di costruire una progettualità condivisa tra istituzioni, autorità di regolazione, imprese e mondo ambientalista. Fini ha ribadito che l'agricoltura italiana può contribuire alla sicurezza energetica del Paese così come contribuisce quotidianamente a quella alimentare, ma solo se gli agricoltori vengono messi nelle condizioni di essere protagonisti e non semplici destinatari delle decisioni prese da altri.
Il presidente di CIA ha posto l'accento in particolare sul ruolo delle aree interne, che custodiscono oltre il 60% dell'agricoltura italiana, auspicando che la transizione energetica possa diventare un fattore di sviluppo per questi territori. Fini ha inoltre ribadito la contrarietà, espressa insieme al Copa-Cogeca a livello europeo, alla proposta della Commissione Europea che colloca la Politica Agricola Comune all'interno di un fondo unico indistinto per il periodo 2028-2034, un impianto giudicato rischioso per la coerenza delle politiche di sostegno all'agricoltura e alla transizione energetica dei territori rurali.
