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Approfondimenti

MicroMar Global al Senato: studenti, docenti e istituzioni a confronto su ambiente, PFAS e biodiversità

Nella sede del Senato della Repubblica si è svolto un incontro dedicato al progetto MicroMar Global, con la partecipazione di studenti, docenti e rappresentanti istituzionali. Durante la mattinata sono state presentate esperienze di citizen science, attività di ricerca sulle microplastiche, percorsi di conservazione della biodiversità e approfondimenti sui PFAS.

L'incontro si è svolto presso il Senato della Repubblica e ha visto la partecipazione di studenti e docenti del liceo Ettore Majorana di Latina, insieme alla dottoressa Patrizia Pretto e alle senatrici Gabriella Di Girola e Alessandra Maiorino. Al centro della mattinata sono stati collocati il progetto MicroMar Global, la citizen science, la tutela degli ecosistemi, le microplastiche, i PFAS e le attività di conservazione della natura. Dalla discussione è emerso con chiarezza il ruolo della scuola nella formazione ambientale e nella costruzione di una cittadinanza consapevole.

La Costituzione come strumento: l'ambiente entra tra i principi fondativi

L'incontro si è aperto con un saluto istituzionale rivolto agli studenti, ai docenti e al dirigente scolastico presenti in aula. Nel messaggio introduttivo è stata sottolineata la volontà di ascoltare le istanze dei ragazzi, riconoscendo il lavoro svolto dalla scuola nel coltivare una sensibilità verso la tutela ambientale, la conoscenza degli ecosistemi e la partecipazione ai temi del dibattito pubblico. La senatrice Gabriella Di Girola ha ringraziato gli studenti e i professori per la presenza, spiegando che la mattinata sarebbe stata dedicata alla presentazione dei progetti seguiti dai ragazzi nel loro percorso formativo. L'obiettivo indicato è stato quello di portare all'attenzione delle istituzioni le conoscenze maturate attraverso attività di ricerca, seminari, esperienze sul campo e approfondimenti scientifici. Dopo il saluto iniziale, la parola è passata alla senatrice Alessandra Maiorino, mentre la gestione degli interventi successivi è stata affidata alla dottoressa Patrizia Pretto.

Nel suo intervento, la senatrice Alessandra Maiorino ha collegato la propria partecipazione all'incontro alla tutela costituzionale dell'ambiente, richiamando la modifica degli articoli 9 e 41 della Costituzione, introdotta nella precedente legislatura, della quale ha dichiarato di essere stata relatrice. Maiorino ha ricordato il nuovo testo dell'articolo 9, nel quale si afferma che la Repubblica tutela l'ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi anche nell'interesse delle future generazioni, e che la legge dello Stato disciplina la tutela degli animali. Queste frasi, oggi parte dei principi fondativi della Repubblica, prima non erano presenti; la loro introduzione ha pertanto inserito la difesa dell'ambiente tra i riferimenti fondamentali dell'ordinamento.

Secondo Maiorino, il lavoro svolto dagli studenti e dai docenti rappresenta una forma di attuazione concreta di quei principi, poiché trasforma la tutela dell'ambiente in conoscenza, partecipazione e iniziativa. Ha inoltre ricordato che sono già in corso ricorsi e azioni collegate al rispetto del principio ambientale, evidenziando che i cambiamenti richiedono tempo ma possono essere sostenuti dalla determinazione dei cittadini e delle nuove generazioni.

La dottoressa Patrizia Pretto ha introdotto MicroMar Global, nato con il coinvolgimento del liceo Ettore Majorana di Latina. Il progetto si fonda sulla citizen science, cioè sull'incontro tra scienza e cittadini non specialisti: lo scienziato coordina, definisce metodi e protocolli, mentre i cittadini vengono coinvolti nella comprensione dei problemi, nella partecipazione alle attività e nella diffusione della consapevolezza.

Avviato tre anni fa, ha previsto seminari a scuola con esperti collegati da diverse parti del mondo, durante i quali sono stati affrontati temi legati all'inquinamento, alla protezione degli ecosistemi, alla biodiversità, al cambiamento climatico e agli effetti sociali delle crisi ambientali. Tra gli interventi sono stati citati operatori attivi sul problema dei rifiuti tessili in plastica esportati in Ghana, sulla situazione ambientale delle Maldive, sulla tutela degli squali alle Bahamas e sul ruolo dei grandi predatori nel mantenimento dell'equilibrio degli ecosistemi.

Pretto ha sottolineato che perdita di biodiversità, cambiamento climatico, inquinamento e condizioni sociali delle popolazioni più colpite non possono essere affrontati separatamente, poiché si influenzano a vicenda. In questo senso, MicroMar Global ha cercato di collegare l'educazione scientifica alla cittadinanza attiva, offrendo agli studenti strumenti per comprendere problemi ambientali complessi e per confrontarsi con esperienze di ricerca fuori dall'ambiente scolastico ordinario. Quattro studenti sono stati all'Istituto Oceanografico di San Diego; una studentessa ha partecipato a una missione scientifica in barca a vela al Polo Nord raccogliendo campioni d'acqua per l'analisi delle microplastiche; un'altra ha lavorato con ricercatori dell'Università di Verona su batteri capaci di biodegradare alcuni inquinanti. Più di recente, alcuni studenti hanno trascorso un fine settimana a Pettorano sul Gizio, presso la sede di Rewilding Apennines, insieme al professor Ribatti.

La prima testimonianza studentesca è stata quella di Arianna Sornella, studentessa del quinto anno, che ha raccontato la propria partecipazione a un internship di un mese e mezzo presso lo Scripps Institution of Oceanography di San Diego, reso possibile dai contatti attivati attraverso MicroMar Global. Lo Scripps è uno dei principali centri di ricerca dedicati alle scienze della Terra, dell'oceano e dell'atmosfera: fondato nel 1903, si trova nel quartiere La Jolla di San Diego e comprende laboratori, strutture affacciate sul mare, un pontile per rilevazioni scientifiche e il Birch Aquarium. Arianna ha lavorato con Dimitri De Hein, biologo specializzato in microplastiche, ecotossicologia e biomimesi, insieme ad Avery, tecnica di laboratorio, e ad altri studenti provenienti dagli Stati Uniti e dall'Europa.

La ricerca assegnata dal tutor riguardava la perdita di microfibre durante un lavaggio simulato e dopo l'esposizione ai raggi ultravioletti. Le variabili considerate comprendevano il materiale dei tessuti, il colore, la durata dell'esposizione ai raggi UV, il numero di lavaggi, la contaminazione da olio e la presenza di sapone. I campioni, circolari e del diametro di sette centimetri, erano forniti da un'azienda produttrice di grembiuli da cucina; dopo l'esposizione ai raggi UV venivano lavati in contenitori appositi tramite un agitatore metallico che simulava il funzionamento della lavatrice, quindi l'acqua raccolta veniva filtrata e i filtri osservati con un microscopio a epifluorescenza per contare le microfibre rilasciate.

La ricerca non ha ancora prodotto risultati conclusivi, poiché dovrà essere proseguita da altri studenti seguendo lo stesso protocollo, con l'obiettivo di arrivare a una pubblicazione. Tuttavia, tra le prime osservazioni, i tessuti bianchi sembravano perdere più fibre rispetto a quelli colorati e la presenza di sapone incideva sull'aumento delle microfibre rilasciate. Arianna ha inoltre segnalato un problema metodologico rilevante: esistono molte ricerche sulle microplastiche, ma non sempre vengono utilizzati protocolli standard, rendendo più difficile confrontare i risultati tra studi diversi.

Durante il periodo a San Diego, la studentessa ha partecipato anche a campagne di raccolta di campioni d'acqua in kayak, poiché ogni due settimane il team usciva in mare per mappare la concentrazione di microplastiche in punti prestabiliti vicino a una riserva marina. Ha richiamato infine una ricerca pubblicata su Nature Climate Change, secondo la quale le microplastiche contribuirebbero anche al riscaldamento globale: le particelle più piccole possono avere una maggiore capacità di assorbire calore, con implicazioni rilevanti per il Great Pacific Garbage Patch. Tra le competenze acquisite, Arianna ha elencato metodologie di laboratorio, uso di microscopi a fluorescenza e a infrarossi, capacità di lavorare in gruppo, uso dell'inglese, autonomia personale e gestione del tempo, auspicando che esperienze di questo tipo vengano rese accessibili a un numero maggiore di studenti.

Il secondo intervento è stato affidato ad Arthur, che ha presentato l'esperienza svolta a Pettorano sul Gizio, presso Rewilding Apennines. Lo studente ha spiegato il significato del termine rewilding, traducibile come "rinsevatichire", cioè riportare un'area a una condizione più vicina al suo stato selvatico originario. Rewilding opera in diverse aree europee; in Italia sono presenti due sedi, una nell'Appennino centrale e una in Sicilia. Il gruppo ha visitato quella di Pettorano sul Gizio, in provincia dell'Aquila, all'interno del Parco nazionale d'Abruzzo, su un territorio di circa 62,85 chilometri quadrati con una popolazione di circa 1.300 abitanti, sensibilmente diminuita rispetto agli oltre 5.000 del secolo scorso. Arthur ha osservato che proprio questo calo demografico ha contribuito al ripristino di alcune condizioni naturali nella zona, la quale nacque come riserva di caccia reale nei primi anni dell'Unità d'Italia.

La prima specie descritta è stata l'orso marsicano, animale che può entrare in contatto con le attività umane soprattutto quando interferisce con le fonti di cibo o con l'agricoltura. Per ridurre i conflitti sono state create le Bear Smart Communities, comunità organizzate per convivere con l'orso attraverso misure preventive. Arthur ha poi affrontato il caso del lupo appenninico, sottospecie del lupo grigio presente nell'Appennino centrale e anche sulle Alpi, con circa 3.300 esemplari stimati.

La coesistenza con il lupo può essere complessa a causa delle predazioni sul bestiame; tra i problemi più gravi, lo studente ha citato l'uso di esche avvelenate, sottolineando che il veleno non colpisce solo il lupo, ma innesca una catena di avvelenamenti che può coinvolgere orsi, grifoni e altri predatori. Durante la visita, il gruppo ha avuto notizia dell'avvelenamento di ventidue lupi. Rewilding Apennines utilizza pertanto un'unità cinofila antiveleno, con il cane Wild, un pastore belga di due anni addestrato a individuare bocconi o carcasse contaminate.

Arthur ha poi descritto il grifone, avvoltoio reintrodotto dalla Spagna in Abruzzo negli anni Novanta, con una popolazione stimata tra 300 e 350 esemplari. Poiché si nutre di carcasse, è particolarmente esposto al rischio di avvelenamento secondario.

L'ultima specie presentata è stata il gambero di fiume abruzzese, la cui forte riduzione è stata causata principalmente dall'introduzione del gambero della Louisiana nel fiume Gizio: specie più grande e aggressiva, ha portato con sé anche patologie nuove, contribuendo al declino della specie autoctona. Nel centro visitato, i gamberi vengono allevati in vasche e poi rilasciati nel fiume, con attenzione ai comportamenti cannibali della specie nei confronti degli esemplari più deboli. Arthur ha chiuso il proprio intervento collegando i singoli esempi a una riflessione sulla biodiversità: molte volte, ha osservato, la causa del rischio di estinzione è legata alle azioni umane, e la risposta possibile è la coesistenza, sostenuta da conservazione attiva - interventi diretti per ripristinare l'ecosistema - e da conservazione passiva, che consiste nel lasciare alla natura lo spazio per ricostruire i propri equilibri.

I PFAS e il diritto a sapere

La terza relazione è stata presentata da Sofia Baderusso, studentessa del quinto anno, il cui intervento ha riguardato i PFAS, sostanze chimiche sempre più discusse per la loro diffusione nell'ambiente e nei prodotti di uso quotidiano. Sofia ha spiegato che PFAS è un acronimo riferito a sostanze perfluoroalchiliche e polifluoroalchiliche, caratterizzate dalla presenza di legami carbonio-fluoro molto resistenti nella chimica organica. Proprio questa resistenza è alla base del loro utilizzo industriale, poiché rende tali molecole impermeabili, antiaderenti e resistenti al calore. La studentessa ha ricostruito l'origine della loro diffusione, richiamando gli anni Quaranta negli Stati Uniti e l'espansione di materiali come il teflon: la loro introduzione fu accolta come una scoperta tecnologica, tuttavia gli studi sugli effetti sul corpo umano non erano ancora adeguati. Nel tempo, la capacità dei PFAS di permanere senza degradarsi ha portato a definirli "forever chemicals".

Sofia ha riferito che i PFAS sono oltre 15.000, mentre solo una parte limitata rientra nelle normative attuali. Ha citato PFOA e PFOS tra le molecole più studiate e ha richiamato possibili associazioni con problemi di salute indicate in studi discussi nel percorso formativo, segnalando la loro presenza in oggetti di uso quotidiano quali padelle antiaderenti, cosmetici, carta da forno e schiume antincendio. Ha citato il Veneto come uno dei territori nei quali il problema è stato oggetto di attenzione pubblica e ha riferito che cittadini, associazioni e ONG hanno svolto un ruolo nella raccolta di dati e nella richiesta di analisi.

Nel corso della presentazione sono stati richiamati i limiti normativi per l'acqua e per gli alimenti, con riferimento al decreto legislativo del 23 febbraio e a una revisione attesa nel 2026. La dottoressa Pretto è intervenuta precisando che, per quattro PFAS, la soglia settimanale è pari a 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo. Sofia ha poi evidenziato l'assenza di limiti specifici per i PFAS nell'aria, sottolineando che si tratta di una matrice alla quale ogni persona è esposta quotidianamente.

Sono state presentate tabelle con risultati di analisi su acque, alimenti e polveri, con valori considerati elevati in alcuni campioni, tra cui la presenza di sostanze come il 6:2 FTS e il TFA. La relazione si è chiusa con il richiamo alla necessità di maggiore comunicazione e trasparenza: il cittadino può attivarsi e raccogliere informazioni, ha concluso Sofia, tuttavia ha bisogno di interlocutori istituzionali in grado di costruire un confronto, poiché i PFAS vanno affrontati come un problema diffuso, non limitato a un singolo territorio.

Bruxelles e il fronte europeo: la voce dei cittadini alla Commissione

Dopo l'intervento di Sofia, Patrizia Pretto ha ripreso la parola per aggiungere alcune considerazioni nate dalla propria esperienza con associazioni e comitati impegnati sul tema. Ha raccontato di essere stata a Bruxelles, insieme a realtà provenienti da diversi Paesi europei, per discutere della questione e chiedere un confronto con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. In quella sede è emersa una difficoltà comune: l'accesso alle analisi del sangue per verificare la presenza di PFAS. In Veneto e in altre aree non sarebbe semplice ottenere questo tipo di esami al di fuori di percorsi specifici; le Mamme No PFAS si sarebbero pertanto organizzate autonomamente per inviare campioni di sangue a un laboratorio in Germania. Una situazione analoga è stata riportata da persone provenienti da Danimarca, Olanda, Regno Unito, Francia e Germania, dove i cittadini avrebbero incontrato difficoltà nel farsi prescrivere analisi anche in presenza di esposizioni o patologie.

Pretto ha poi riferito di una nuova lettera indirizzata alla Commissione europea, promossa insieme a organizzazioni ambientaliste, dopo che amministratori delegati di aziende produttrici o utilizzatrici di PFAS avrebbero inviato comunicazioni per sostenere la necessità di continuare a impiegarli, ad esempio nel packaging alimentare. Ha descritto questa iniziativa come una richiesta di ascolto da parte di cittadini e associazioni. Un altro passaggio ha riguardato le analisi svolte dal basso su acqua di rubinetto, acque superficiali, cibo e aria, con riferimento a collaborazioni con laboratori e gruppi attivi e a episodi in cui i risultati hanno portato a confronti con amministrazioni locali e gestori del servizio idrico. Ha citato infine il caso della Pedemontana veneta e della possibile presenza di PFAS nelle falde, secondo quanto seguito da comitati locali.

Nella parte conclusiva dell'incontro è intervenuto il professor Aversano, dirigente scolastico del liceo Ettore Majorana, che ha sottolineato la passione con cui gli studenti hanno partecipato alle attività, alle ricerche e alle esperienze sul campo. Ha ringraziato la dottoressa Pretto, la professoressa Manuela Ruggeri, promotrice del progetto MicroMar, il professor Ribatti e la professoressa Ingraito, collegando il progetto al tema della scuola orientativa: percorsi come questo, ha spiegato, aiutano i ragazzi a guardare al futuro attraverso esperienze concrete di ricerca, laboratorio e conoscenza diretta dei problemi ambientali. Aversano ha osservato che, anche se molti ragazzi dichiarano di non essere appassionati alla politica tradizionale, l'impegno dimostrato in questi progetti rappresenta una forma concreta di partecipazione, poiché formare giovani ricercatori e cittadini attenti alla tutela dell'ambiente significa costruire una forma di azione pubblica.

La senatrice Gabriella Di Girola ha concluso la mattinata ringraziando il dirigente scolastico, i docenti, gli studenti e Patrizia Pretto. Ha sottolineato che non è scontato per una scuola accogliere un percorso così specifico e approfondito, capace di spingersi oltre i programmi ordinari, e ha proposto di considerare l'incontro non come un appuntamento isolato, ma come una tappa di un percorso da proseguire, invitando MicroMar Global a tornare a riferire nuovi approfondimenti quando necessario.

Di Girola ha richiamato alcune questioni emerse durante la mattinata - le difficoltà nell'accesso alle analisi dei PFAS nel sangue e i limiti delle normative italiane - indicando la possibilità di rafforzare il dialogo con i rappresentanti italiani al Parlamento europeo, poiché una parte rilevante delle decisioni normative passa dalle istituzioni dell'Unione e può poi incidere sull'ordinamento nazionale. Il richiamo finale è tornato alla Costituzione e alla tutela dell'ambiente nell'interesse delle future generazioni: il lavoro degli studenti, ha concluso Di Girola, è una forma concreta di attuazione di quel principio, trasformato in conoscenza, azione e confronto tra scuola, società civile e istituzioni.

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