Presentata alla Camera dei deputati la diciannovesima edizione del Rapporto DEKRA, dedicata alla strada come luogo di lavoro. Dall’indagine dell’Istituto Piepoli alle analisi sugli incidenti professionali, emergono criticità legate ai comportamenti degli automobilisti, alla manutenzione delle infrastrutture, alla stanchezza dei conducenti e alla sicurezza dei cantieri. Al centro del confronto anche le potenzialità dei sistemi di assistenza alla guida e la necessità di una formazione adeguata.
La sicurezza stradale riguarda i comportamenti individuali, le condizioni delle infrastrutture e l'efficacia delle tecnologie di prevenzione, ma assume una dimensione particolarmente delicata quando la strada diventa un luogo di lavoro. Autotrasportatori, corrieri, soccorritori, operatori dei cantieri e numerose altre categorie professionali affrontano quotidianamente rischi che le statistiche tradizionali non sempre riescono a rappresentare adeguatamente.
A queste problematiche è dedicato il Rapporto DEKRA 2026 sulla sicurezza stradale, giunto alla diciannovesima edizione e presentato il 4 novembre nella Sala della Regina di Montecitorio, alla presenza, tra gli altri, del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini, del presidente di DEKRA Italia Toni Purcaro e del presidente della Commissione Trasporti della Camera Salvatore Deidda.
L'incontro ha affiancato alla presentazione del rapporto un'indagine dell'Istituto Piepoli sulla percezione della sicurezza stradale da parte degli italiani. Due analisi complementari, che hanno consentito di esaminare tanto le responsabilità dei singoli utenti quanto le condizioni di rischio per chi utilizza la rete viaria nello svolgimento della propria attività professionale.
Sicurezza stradale, un italiano su cinque ammette comportamenti pericolosi
La distanza tra la consapevolezza dei rischi e i comportamenti effettivamente adottati alla guida costituisce uno degli aspetti più significativi dell'indagine dell'Istituto Piepoli. Circa un quinto della popolazione italiana ammette di tenere condotte potenzialmente pericolose, una quota che cresce sensibilmente tra i giovani, fino a interessarne circa un terzo.
Il dato acquista particolare rilievo considerando che si tratta di comportamenti autodichiarati. La ricerca fotografa pertanto quanto gli intervistati sono disposti ad ammettere, senza poter misurare la parte del fenomeno che potrebbe sfuggire alle risposte.
Accanto alle responsabilità individuali, gli italiani individuano nelle condizioni delle infrastrutture un fattore determinante per la sicurezza. Le buche e la scarsa manutenzione delle strade figurano al primo posto tra le criticità segnalate dagli intervistati, che chiedono interventi più frequenti per migliorare la qualità della rete viaria.
La manutenzione rappresenta infatti la prima misura indicata per ridurre i rischi, seguita dalla richiesta di maggiori controlli sul rispetto delle regole. Si tratta di un risultato significativo: gli stessi cittadini che riconoscono di adottare comportamenti scorretti ritengono necessario rafforzare la vigilanza.
Tra le ulteriori soluzioni considerate utili figurano l'educazione stradale, la diffusione di una maggiore cultura della prevenzione e la realizzazione di infrastrutture dedicate alla mobilità ciclabile.
L'indagine affronta anche la percezione delle categorie maggiormente esposte agli incidenti. Pedoni, ciclisti e utilizzatori di monopattini vengono identificati come gli utenti più vulnerabili. Tuttavia, ciclisti e conducenti di monopattini sono contemporaneamente giudicati tra i meno rispettosi delle regole, persino più degli automobilisti.
Una contraddizione che, secondo l'analisi illustrata, potrebbe riflettere una tendenza degli intervistati ad attribuire agli altri utenti della strada responsabilità maggiori rispetto alle proprie. La percezione del rischio, dunque, non coincide necessariamente con una valutazione equilibrata dei diversi comportamenti.
Sistemi di assistenza alla guida: sette italiani su dieci si fidano della tecnologia
La tecnologia costituisce uno dei principali strumenti disponibili per migliorare la sicurezza, sebbene la sua conoscenza risulti ancora incompleta. Secondo l'indagine Piepoli, il 56% degli italiani si considera informato sulle soluzioni tecnologiche che possono contribuire alla prevenzione degli incidenti.
I dispositivi più conosciuti sono quelli già presenti su numerose automobili di recente produzione, come il mantenimento della corsia e la frenata automatica di emergenza. Meno familiari risultano invece i sistemi più avanzati, tra cui quelli dedicati al riconoscimento della stanchezza del conducente.
La fiducia complessiva rimane elevata. Circa sette italiani su dieci ritengono che i sistemi di assistenza alla guida rendano la circolazione più sicura. Una quota analoga riconosce però il rischio di un'eccessiva fiducia nei dispositivi, che potrebbe indurre alcuni automobilisti a prestare meno attenzione alla strada.
Il problema riguarda il modo in cui vengono comprese le funzioni dei sistemi elettronici. La disponibilità di una tecnologia capace di correggere la traiettoria o intervenire sulla frenata non elimina la responsabilità del conducente, né autorizza comportamenti distratti.
Per questa ragione, l'indagine richiama la necessità di accompagnare l'innovazione con adeguate iniziative di informazione e formazione. La conoscenza delle caratteristiche e dei limiti dei dispositivi diventa parte integrante della loro efficacia.
Quanto alle responsabilità generali, gli intervistati assegnano un ruolo prioritario alle istituzioni e alle amministrazioni locali, considerate i principali soggetti chiamati a garantire la sicurezza della rete stradale, prima ancora dei singoli cittadini.
Il Rapporto DEKRA 2026 e i rischi della strada come luogo di lavoro
La diciannovesima edizione del Rapporto DEKRA concentra l'attenzione sulle persone che utilizzano la strada per ragioni professionali. Un insieme molto ampio che comprende conducenti di mezzi pesanti, autisti di autobus, corrieri, soccorritori, operatori stradali, artigiani, tecnici e rappresentanti.
Presentando il documento, il presidente di DEKRA Italia Toni Purcaro ha richiamato le dimensioni internazionali dell'incidentalità. Secondo i dati illustrati, nel 2021 quasi 1,2 milioni di persone hanno perso la vita sulle strade a livello mondiale, mentre circa 400.000 decessi riguarderebbero persone impegnate in spostamenti collegati al lavoro. Il numero complessivo dei feriti viene stimato in circa 50 milioni all'anno.
Queste cifre mostrano la distanza rispetto agli obiettivi internazionali di riduzione delle vittime entro il 2030. Purcaro ha riconosciuto i progressi compiuti sul versante tecnologico e normativo, sottolineando tuttavia che il traguardo del dimezzamento delle vittime rimane ancora lontano.
Un contributo importante proviene dai sistemi avanzati di assistenza alla guida, diventati obbligatori, secondo le disposizioni applicabili, per i veicoli di nuova immatricolazione a partire dal luglio 2024. Tecnologie particolarmente evolute sono ormai disponibili anche sui mezzi pesanti, mentre l'inasprimento delle norme relative al trasporto di merci pericolose contribuisce a migliorare gli standard di sicurezza.
Permangono, tuttavia, criticità strutturali. Tra queste, la difficoltà di distinguere nelle rilevazioni statistiche gli incidenti connessi all'attività lavorativa da quelli verificatisi durante gli spostamenti privati.
La conseguenza è una conoscenza incompleta del fenomeno. Il rapporto richiama, tra gli esempi, le difficoltà di registrazione degli incidenti che coinvolgono i rider, evidenziando come i dati raccolti da singole strutture sanitarie possano mettere in discussione la completezza delle statistiche disponibili.
Una rilevazione più accurata diventa quindi indispensabile per individuare le categorie maggiormente esposte e definire interventi di prevenzione mirati.
Cantieri stradali, attenuatori d'urto e veicoli connessi per prevenire gli incidenti
I cantieri rappresentano uno degli ambienti più pericolosi per chi lavora sulla rete viaria. La distrazione degli automobilisti e l'eccessiva velocità di avvicinamento possono provocare collisioni particolarmente gravi, soprattutto lungo le autostrade.
Per mostrare l'efficacia delle misure di protezione, DEKRA ha illustrato alcune prove d'impatto effettuate con differenti dispositivi di segnalazione e sicurezza.
Nel confronto tra un veicolo di segnalazione tradizionale e un mezzo dotato di attenuatore d'urto, i risultati hanno evidenziato una riduzione significativa delle conseguenze della collisione grazie alla presenza del dispositivo capace di assorbire parte dell'energia dell'impatto.
La sperimentazione, illustrata attraverso filmati, ha mostrato come una protezione adeguata possa limitare i danni ai veicoli coinvolti e ridurre sensibilmente le sollecitazioni sugli occupanti.
Accanto alle barriere fisiche, il rapporto dedica particolare attenzione ai Cooperative Intelligent Transport Systems (C-ITS), sistemi intelligenti che consentono lo scambio di informazioni tra veicoli e infrastrutture.
Il principio è quello di anticipare il pericolo. Un cantiere dotato di dispositivi connessi può trasmettere automaticamente la propria posizione, permettendo ai veicoli in avvicinamento di ricevere un avviso sul cruscotto prima che l'ostacolo diventi visibile.
Nei test richiamati durante la presentazione, effettuati considerando veicoli in movimento a 130 chilometri orari, nell'81% dei casi il messaggio di avvertimento è arrivato a destinazione a una distanza superiore ai 350 metri.
Questa capacità di comunicazione apre nuove possibilità per la prevenzione degli incidenti. I sistemi possono dialogare direttamente tra veicoli, tra veicoli e infrastrutture e, più in generale, attraverso connessioni che coinvolgono diversi elementi dell'ambiente stradale.
Purcaro ha precisato che non si tratta necessariamente di guida autonoma, bensì di guida connessa, nella quale il conducente mantiene il controllo del veicolo ma riceve informazioni tempestive sui pericoli.
Il modello proposto integra diversi livelli di protezione: avvisi anticipati, segnaletica con limiti di velocità variabili, frenata automatica di emergenza e attenuatori d'urto. Ciascun dispositivo interviene in una fase differente, contribuendo a prevenire l'incidente o a ridurne le conseguenze quando la collisione non può essere evitata.
Dalla guida in emergenza al controllo della velocità: perché la formazione rimane decisiva
L'efficacia delle tecnologie non può essere separata dalla preparazione delle persone che le utilizzano. Per chiarire questo principio, il rapporto DEKRA esamina alcuni incidenti che, secondo l'analisi presentata, avrebbero potuto essere evitati.
Il primo riguarda la collisione tra un'ambulanza in emergenza e un'automobile a un incrocio. Nonostante l'attivazione dei dispositivi di segnalazione acustica e luminosa, l'attraversamento con il semaforo rosso ha provocato un incidente mortale.
L'episodio evidenzia l'importanza di una formazione specifica per i conducenti dei mezzi di soccorso, chiamati a gestire situazioni nelle quali la rapidità dell'intervento deve essere conciliata con la sicurezza degli altri utenti.
Un secondo caso coinvolge un autoarticolato e un mezzo dei vigili del fuoco lungo un tratto autostradale rettilineo, caratterizzato da un'elevata visibilità. L'analisi è stata utilizzata per richiamare l'attenzione sui sistemi di frenata automatica e sulla necessità di comprenderne correttamente il funzionamento.
Il terzo esempio riguarda invece il regolatore adattivo della velocità. Un dispositivo progettato per mantenere la distanza dai veicoli che precedono può generare situazioni di rischio quando il conducente non ne conosce adeguatamente il comportamento e i limiti operativi.
Gli episodi confermano l'esigenza di una preparazione che accompagni l'evoluzione tecnologica dei veicoli. La disponibilità di sistemi avanzati non garantisce automaticamente una maggiore sicurezza, soprattutto quando chi guida non è sufficientemente consapevole delle funzioni attive e delle condizioni nelle quali è necessario intervenire personalmente.
Autotrasportatori e conducenti di autobus: il problema della stanchezza al volante
La condizione dei conducenti professionisti occupa una parte rilevante del Rapporto DEKRA 2026. Tra i principali fattori di rischio figurano la stanchezza, i lunghi periodi trascorsi alla guida e la difficoltà di trovare aree di sosta sicure e adeguatamente attrezzate.
Secondo una ricerca europea richiamata da Purcaro, il 60% degli autotrasportatori e dei conducenti di autobus dichiara di sentirsi regolarmente stanco durante la guida. Tra gli autisti di autobus, circa uno su tre riferisce di essersi addormentato al volante almeno una volta negli ultimi dodici mesi.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda l'impossibilità di effettuare pause quando necessario. Oltre la metà degli intervistati avrebbe dichiarato di aver desiderato fermarsi senza poterlo fare, a causa delle condizioni nelle quali stava svolgendo la propria attività.
Il tema non può quindi essere affrontato esclusivamente attraverso le responsabilità individuali. Occorre considerare anche l'organizzazione del lavoro, il rispetto dei tempi di guida e riposo e la disponibilità di infrastrutture adeguate lungo i principali itinerari di trasporto.
Nel corso della presentazione è stato ricordato anche uno studio pilota italiano del 2016, condotto su 335 autotrasportatori, nel quale il 24% degli intervistati dichiarava un consumo abituale di alcol. Un elemento che richiama l'attenzione sulle condizioni psicofisiche dei conducenti e sui possibili comportamenti associati alle pressioni lavorative.
Purcaro ha inoltre affrontato il dibattito sull'accesso alla guida dei mezzi pesanti a partire dai 18 anni, collegandolo alla carenza di personale nel settore. La questione richiede, secondo DEKRA, particolare cautela per le conseguenze che una limitata esperienza potrebbe avere nella conduzione di veicoli di grandi dimensioni.
Tra le proposte illustrate figurano l'introduzione di test psicologici obbligatori per valutare l'idoneità dei candidati e percorsi di formazione e accompagnamento particolarmente approfonditi.
Rimane centrale anche la corretta sistemazione dei carichi, che incide sulla stabilità del mezzo e sulla sicurezza delle manovre, soprattutto in curva e in presenza di condizioni stradali difficili.
Ciclisti, rider e lavoratori agricoli: i rischi spesso sottovalutati
L'analisi DEKRA prende in considerazione anche categorie professionali che utilizzano mezzi differenti dagli autoveicoli tradizionali.
È il caso dei lavoratori che si spostano in bicicletta o mediante biciclette a pedalata assistita, esposti a rischi specifici e non sempre adeguatamente rappresentati nelle statistiche sugli incidenti professionali.
Il fenomeno interessa in particolare le attività che prevedono spostamenti frequenti e consegne, per le quali l'esposizione al traffico costituisce una componente ordinaria del lavoro.
Un'altra categoria esaminata è quella degli operatori agricoli che utilizzano trattori. Secondo i dati citati durante l'intervento, in Italia si sono registrate circa 1.400 vittime nell'arco di undici anni, con oltre la metà degli incidenti mortali riconducibile al ribaltamento dei mezzi.
Il rapporto richiama in questo caso l'importanza dei dispositivi di protezione, in particolare delle strutture antiribaltamento e delle cinture di sicurezza, il cui utilizzo può contribuire a prevenire numerose conseguenze mortali.
Sono esempi che ampliano la definizione di sicurezza stradale sul lavoro, includendo attività professionali molto diverse ma accomunate dall'esposizione a pericoli legati alla circolazione e all'impiego dei veicoli.
Le priorità di DEKRA e il richiamo di Salvini al Codice della strada
Le indicazioni presentate da DEKRA si concentrano innanzitutto sulla necessità di migliorare la qualità dei dati disponibili, distinguendo più chiaramente gli incidenti collegati al lavoro da quelli riconducibili agli spostamenti privati.
A questa esigenza si affiancano la protezione dei cantieri, il rafforzamento delle condizioni di sicurezza nell'autotrasporto, il rispetto dei tempi di riposo e la realizzazione di aree di sosta adeguate per i conducenti professionisti.
Sul versante tecnologico, Purcaro ha sollecitato una maggiore diffusione dei sistemi di connettività e degli attenuatori d'urto, insieme a una più attenta applicazione delle disposizioni sulla sicurezza dei carichi.
Le tecnologie devono però accompagnarsi a controlli efficaci e a una maggiore consapevolezza dei conducenti. Richiamando una formulazione del comandante Santo Puccia, Purcaro ha ricordato che «la sicurezza è sempre un fattore sistemico», nel quale regole, comportamenti e innovazione devono operare congiuntamente.
Il confronto si è quindi spostato sul ruolo delle istituzioni e sugli interventi normativi. Prendendo la parola dopo la presentazione dell'indagine Piepoli e del Rapporto DEKRA, il ministro Matteo Salvini ha richiamato l'esigenza di affrontare il tema della sicurezza stradale senza limitarsi a reagire ai singoli fatti di cronaca.
Il ministro ha ricordato come la riforma del Codice della strada, insieme a quella del Codice degli appalti, sia stata individuata tra le prime priorità dell'azione di governo.
Il richiamo alle norme si collega così a uno dei principali elementi emersi nel corso della presentazione: la prevenzione degli incidenti richiede interventi continuativi sulle infrastrutture, sulla formazione e sulle condizioni di lavoro, oltre all'applicazione delle disposizioni che regolano la circolazione.
