Alla Camera dei deputati la presentazione del volume di Fausto Precerutti dedicato all’evoluzione dell’assicurazione automobilistica. Dal principio di mutualità alle differenze territoriali delle tariffe, il confronto ha approfondito il ruolo delle compagnie, degli agenti e delle istituzioni. Al centro del dibattito anche prevenzione delle frodi, concorrenza, veicoli non assicurati e adeguamento delle regole alle trasformazioni tecnologiche.
Durante la presentazione del libro Libertà e responsabilità, promosso alla Camera dei deputati dall’onorevole Andrea de Bertoldi, si è discusso dell’evoluzione della responsabilità civile automobilistica e delle riforme necessarie per rendere il mercato assicurativo più equo, trasparente e vicino alle esigenze dei cittadini. Hanno partecipato l’autore Fausto Precerutti, agente assicurativo da oltre trent’anni, Claudio Demozzi, presidente del Sindacato nazionale agenti di assicurazione, intervenuto attraverso un contributo video, e Angelo Doni, responsabile delle relazioni istituzionali del Gruppo Reale Mutua.
L’assicurazione obbligatoria come strumento di tutela collettiva
La storia della responsabilità civile automobilistica non coincide soltanto con l’evoluzione di un prodotto assicurativo, giacché riflette il modo in cui l’ordinamento ha progressivamente cercato di conciliare la libertà individuale con la necessità di proteggere chi subisce un danno. Prima dell’introduzione dell’obbligo assicurativo, il risarcimento dipendeva infatti dalla capacità economica del responsabile dell’incidente, il quale poteva non disporre di un patrimonio sufficiente oppure rischiare di perderlo interamente per far fronte alle conseguenze del sinistro.
Su questo rapporto tra libertà e responsabilità si è soffermato Andrea de Bertoldi, il quale ha richiamato la legge approvata nel 1969 per rendere obbligatoria l’assicurazione dei veicoli, descrivendola come una risposta fondata sul bene comune e sul principio secondo il quale la collettività deve predisporre strumenti capaci di tutelare tanto il danneggiato quanto il soggetto responsabile. L’obbligatorietà non è stata pertanto presentata come una limitazione priva di giustificazione, bensì come una scelta attraverso la quale distribuire un rischio che, se lasciato interamente a carico dei singoli, avrebbe potuto produrre conseguenze economiche e sociali difficilmente sostenibili.
Alla base del sistema assicurativo si trova, del resto, la mutualità, la quale permette di ripartire il costo dei sinistri tra un numero ampio di assicurati e di rendere accessibile una protezione che, in assenza di tale meccanismo, sarebbe molto più onerosa. La Rc Auto diviene così parte di un’organizzazione collettiva del rischio, nella quale il pagamento del premio non rappresenta esclusivamente un adempimento individuale, ma contribuisce alla stabilità di un sistema destinato a garantire il risarcimento delle persone coinvolte negli incidenti.
Dalla Rc Auto alle coperture contro le calamità naturali
Il principio della responsabilità condivisa è stato collegato anche alle nuove forme di protezione introdotte per affrontare eventi che possono compromettere la continuità delle attività produttive. Terremoti, alluvioni e altri fenomeni naturali producono infatti costi che non possono essere sostenuti illimitatamente dalle finanze pubbliche, soprattutto quando la ricostruzione riguarda imprese, infrastrutture e interi sistemi economici territoriali.
Le polizze contro i rischi catastrofali previste per le imprese sono state richiamate come un’evoluzione di quella medesima impostazione, poiché consentono di affiancare le risorse assicurative all’intervento dello Stato. Un’impresa colpita da una calamità non perde soltanto edifici, impianti o macchinari, ma può trovarsi nell’impossibilità di rispettare contratti, conservare posti di lavoro e mantenere rapporti con i propri clienti; pertanto la copertura assicurativa permette di ridurre i tempi della ripresa e limita gli effetti che l’interruzione dell’attività potrebbe determinare sull’intera comunità.
Secondo de Bertoldi, il ricorso alle assicurazioni potrebbe essere progressivamente esteso anche alla protezione degli immobili appartenenti ai privati, nonostante una simile scelta richieda un equilibrio tra sostenibilità dei premi, capacità economica delle famiglie e intervento pubblico. Il tema non riguarda, dunque, soltanto l’espansione del mercato assicurativo, bensì la costruzione di un sistema nel quale Stato, compagnie, imprese e cittadini concorrano alla gestione di rischi diventati più frequenti e complessi.
Alle compagnie è stato conseguentemente rivolto l’invito ad accompagnare questo processo, affinché il progressivo ampliamento delle coperture non produca costi incompatibili con le possibilità degli assicurati e continui a rispettare il principio mutualistico sul quale si fonda l’intero settore.
La relazione tra le compagnie e i cittadini passa in larga parte attraverso gli agenti assicurativi, i quali conoscono le caratteristiche economiche e sociali dei territori, raccolgono le esigenze delle famiglie e delle imprese e orientano gli assicurati nella scelta delle garanzie. La loro attività, pertanto, non può essere ricondotta alla sola vendita di una polizza, giacché comprende una funzione di consulenza, prevenzione e diffusione della cultura assicurativa.
Il valore di questa presenza territoriale è stato evidenziato da Claudio Demozzi, il quale ha indicato nella trasparenza, nella concorrenza effettiva, nella libertà di scelta del consumatore e nella valorizzazione della professionalità degli intermediari alcuni dei principi dai quali dovrebbe partire ogni intervento di riforma. Gli agenti rappresentano quotidianamente il punto di contatto tra il sistema assicurativo e la società, ascoltano le necessità di chi si rivolge alle agenzie e contribuiscono a far comprendere rischi e coperture spesso caratterizzati da contenuti tecnici non immediatamente accessibili.
A questa funzione si lega la questione del plurimandato, il quale consentirebbe all’agente di proporre prodotti appartenenti a compagnie differenti e di individuare la soluzione maggiormente adeguata alle caratteristiche del cliente. Poiché una singola impresa assicurativa non offre necessariamente le condizioni migliori in ogni ramo, la possibilità di confrontare diverse proposte può rafforzare il ruolo dell’intermediario come consulente e ampliare la libertà di scelta dell’assicurato.
La concorrenza, tuttavia, non può essere valutata soltanto sulla base del numero delle offerte disponibili, poiché dipende anche dalla chiarezza delle condizioni contrattuali, dalla comprensibilità delle esclusioni e dalla capacità del cittadino di ricevere informazioni complete. L’agente assume quindi una funzione di mediazione tra linguaggio tecnico e bisogni concreti, la quale rimane rilevante nonostante la crescita dei canali digitali e dei sistemi automatizzati di distribuzione.
La Rc Auto continua a occupare una posizione centrale nella vita quotidiana, seppur rappresenti soltanto una parte del complesso mercato assicurativo italiano. Angelo Doni ha ricordato che nel 2025 la raccolta premi del ramo automobilistico è stata pari a circa 15 miliardi di euro, mentre l’intero settore ha raggiunto complessivamente circa 160 miliardi, dati che mostrano il peso economico delle assicurazioni e, al tempo stesso, la diffusione sociale delle coperture collegate alla circolazione.
Accanto alle dimensioni del mercato permangono tuttavia alcune criticità, su un parco circolante stimato in circa 45 milioni di veicoli, oltre due milioni e mezzo risulterebbero ancora privi di assicurazione, con conseguenze che ricadono sia sulle vittime degli incidenti sia sugli automobilisti regolarmente assicurati. A ciò si aggiunge il fenomeno delle frodi, il quale, nonostante le attività svolte dalle compagnie e dall’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, continua a incidere sui costi sostenuti dal sistema.
Il settore è chiamato inoltre ad adeguarsi ai cambiamenti normativi, distributivi e tecnologici. Il disegno di legge annuale sulla concorrenza, richiamato durante l’incontro, contiene una delega al Governo per la riforma della Rc Auto, mentre l’educazione finanziaria, assicurativa e previdenziale è entrata a far parte dell’educazione civica nelle scuole, creando le condizioni affinché i cittadini acquisiscano fin dall’età scolastica una maggiore consapevolezza dei rischi e degli strumenti di protezione.
Il libro di Precerutti è stato pertanto ricondotto anche a questa funzione educativa, poiché ripercorrere l’origine e la trasformazione della Rc Auto permette di comprendere le ragioni che hanno condotto alle norme attuali e di valutare con maggiore consapevolezza gli interventi ancora necessari.
Le differenze territoriali delle tariffe
Tra le questioni maggiormente discusse figura la distanza tra i premi applicati nelle diverse aree del Paese; un giovane che assicura per la prima volta un’automobile può infatti sostenere costi molto differenti a seconda della provincia di residenza, poiché le compagnie determinano le tariffe valutando la frequenza dei sinistri, il costo medio dei risarcimenti, la densità del traffico e l’incidenza delle frodi registrate nei singoli territori.
L’ipotesi di imporre una tariffa uniforme a livello nazionale si scontra, tuttavia, con il principio europeo della libertà tariffaria. De Bertoldi ha ricordato il confronto parlamentare maturato attorno a una proposta destinata a ridurre le differenze territoriali, sottolineando come il problema non possa essere ignorato, sebbene debba essere affrontato attraverso strumenti compatibili con le regole del mercato e con l’autonomia delle compagnie nella valutazione del rischio.
Una possibile risposta è stata individuata nella maggiore interoperabilità delle banche dati, la conoscenza dello storico assicurativo, dei sinistri, delle responsabilità parziali, delle infrazioni e di eventuali precedenti fenomeni fraudolenti potrebbe consentire una valutazione più precisa del singolo assicurato, evitando che il comportamento virtuoso di una persona venga penalizzato esclusivamente a causa del territorio nel quale risiede.
Precerutti ha osservato che una personalizzazione più avanzata delle tariffe potrebbe considerare anche elementi quali i punti della patente, le contravvenzioni e lo stile di guida rilevato mediante dispositivi telematici. Il rischio dovrebbe essere valutato, pertanto, non soltanto attraverso indicatori geografici, ma tenendo conto della condotta effettiva dell’automobilista, affinché il premio rifletta con maggiore accuratezza le caratteristiche individuali.
Le trasformazioni della mobilità impediscono di immaginare una riforma definitiva della Rc Auto, la diffusione della guida autonoma, delle scatole nere, del noleggio a lungo termine e di nuove modalità di utilizzo dei veicoli modifica infatti la distribuzione delle responsabilità e richiede un aggiornamento costante delle regole.
Il noleggio a lungo termine, ad esempio, può generare una distanza tra il luogo nel quale il veicolo viene assicurato e quello nel quale viene effettivamente utilizzato. Una società con sede in una provincia caratterizzata da una bassa sinistrosità può immatricolare e assicurare automobili che circolano prevalentemente in territori nei quali il rischio è maggiore, creando una possibile alterazione dei criteri utilizzati per la determinazione del premio.
Ancora più articolate saranno le conseguenze della guida autonoma, poiché occorrerà stabilire in quale misura la responsabilità debba essere attribuita al conducente, al proprietario, al produttore del veicolo o al soggetto che ha sviluppato i sistemi informatici. La progressiva automazione della mobilità non elimina dunque il bisogno di assicurazione, ma modifica la natura del rischio e rende necessaria una collaborazione stabile tra legislatore, imprese, intermediari ed esperti tecnologici.
La riforma della Rc Auto deve essere pertanto considerata come un processo dinamico, il quale accompagna l’evoluzione della società e interviene ogni volta che nuove modalità di circolazione, nuovi comportamenti o nuove forme di frode rendono insufficienti le disposizioni esistenti.
Libertà di movimento e responsabilità verso gli altri
Il percorso storico ricostruito nel volume parte dalle prime forme di risarcimento e giunge alla nascita dell’automobile, la quale ha ampliato la libertà di movimento, favorito gli scambi e modificato profondamente le relazioni economiche e personali. A questa libertà si accompagna tuttavia la possibilità di provocare danni, dalla quale deriva la necessità di assumere una responsabilità verso gli altri utenti della strada.
Le prime compagnie, inizialmente concentrate soprattutto sulla protezione delle merci trasportate, dovettero elaborare nuovi strumenti, raccogliere dati e sviluppare criteri capaci di misurare un rischio fino ad allora sconosciuto. Da tale evoluzione nacque progressivamente la responsabilità civile automobilistica, la quale trovò nella mutualità il proprio fondamento economico e sociale.
Il confronto conclusivo ha esteso l’attenzione alle frodi assicurative, alla prevenzione e alle nuove coperture obbligatorie per i monopattini. Un intervento proveniente dalla sala ha richiamato la necessità di rafforzare gli strumenti penali, i controlli e le misure di prevenzione, sostenendo che la riduzione dei premi non possa dipendere esclusivamente dalle regole tariffarie, ma debba passare anche attraverso il contrasto alle condotte fraudolente.
Sui monopattini è stata evidenziata l’esigenza di accompagnare l’introduzione dell’obbligo assicurativo con norme capaci di garantire identificazione dei mezzi, sicurezza della circolazione e tutela delle persone danneggiate. La regolazione di questi veicoli non può risolvere immediatamente ogni criticità, ma rappresenta un passaggio destinato a inserire una nuova forma di mobilità all’interno di un sistema di responsabilità riconoscibili.
Il messaggio affidato alla presentazione del libro riguarda, in definitiva, il rapporto tra libertà individuale e protezione collettiva: muoversi, utilizzare un veicolo e accedere a nuove tecnologie significa esercitare una libertà, la quale non può tuttavia essere separata dalla responsabilità per le conseguenze prodotte. Per questa ragione il sistema assicurativo continuerà a essere chiamato non soltanto a risarcire i danni, ma anche a promuovere prevenzione, consapevolezza e fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni.
