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Approfondimenti

Presentazione del libro "Equilibrio invisibile. Corpo e mente al servizio della sicurezza" di Antonella Cortese

Presentato il libro “Equilibrio invisibile. Corpo e mente al servizio della sicurezza”, curato da Antonella Cortese. Il volume richiama l’attenzione sulla dimensione umana, psicologica e relazionale delle donne e degli uomini in uniforme. Dalla prevenzione del burnout alla leadership, un confronto sul rapporto tra dovere, fragilità personale e responsabilità delle istituzioni.

Durante la presentazione del libro “Equilibrio invisibile. Corpo e mente al servizio della sicurezza” di Antonella Cortese, promossa dalla deputata Imma Vietri, si è discusso delle condizioni psicologiche, familiari e professionali delle persone che operano nelle Forze armate, nelle Forze di polizia e negli altri comparti della sicurezza. Al confronto hanno preso parte rappresentanti sindacali, operatori, professionisti della salute mentale e autori del volume, i quali hanno richiamato la necessità di rafforzare l’ascolto, la prevenzione del disagio, la formazione dei responsabili e la capacità delle organizzazioni di riconoscere le difficoltà che possono accompagnare il servizio.

La persona dietro l’uniforme

Dietro l’uniforme, oltre alla funzione pubblica esercitata e all’autorità che essa rappresenta, rimane una persona chiamata a confrontarsi quotidianamente con il rischio, la sofferenza, l’urgenza delle decisioni e il peso di responsabilità che possono produrre conseguenze rilevanti tanto per il singolo quanto per la collettività, pertanto il benessere di chi garantisce la sicurezza non può essere considerato una questione privata, separata dalla qualità del servizio e dall’efficienza delle istituzioni.

È da questa consapevolezza che prende forma “Equilibrio invisibile. Corpo e mente al servizio della sicurezza”, il volume curato da Antonella Cortese, psicologa, sociologa e criminologa, presentato nel corso della conferenza stampa promossa dalla deputata Imma Vietri, la quale ha richiamato l’attualità di un tema che riguarda la capacità di coniugare fermezza professionale, equilibrio personale e corrette relazioni con gli altri.

Il titolo restituisce l’immagine di una stabilità che difficilmente appare all’esterno, ma che sostiene ogni intervento, ogni scelta e ogni gesto compiuto nell’esercizio del servizio, poiché l’operatore deve mantenere lucidità e controllo anche quando è esposto a situazioni traumatiche, conflitti, minacce o eventi destinati a lasciare conseguenze emotive durature. Quell’equilibrio, tuttavia, non deriva soltanto dalla preparazione tecnica o dalla disciplina, bensì dalla possibilità di riconoscere le proprie emozioni, elaborare lo stress e trovare sostegno all’interno della famiglia, della squadra e dell’organizzazione di appartenenza.

Il libro nasce come un’opera collettiva, costruita attraverso il contributo di studiosi, professionisti, operatori della sicurezza e rappresentanti delle organizzazioni sindacali, affinché il tema non venga affrontato da un unico punto di osservazione, ma sia analizzato nelle sue componenti psicologiche, giuridiche, fisiche, familiari e organizzative.

Accanto ad Antonella Cortese hanno collaborato Filippo Maria Bisanti, Stefania Castricone, Monica Giorgi, Alessandra D’Alessio, Domenico Mastrulli, Daniela Scarpetta, Martina Panerai, Gaetana Natale, Roberto Coluccello e Sara Ronconi, mentre la prefazione è stata affidata a Maria Antonietta Spadorcia, vicedirettrice del Tg2. La pluralità delle esperienze raccolte consente al volume di raccontare non soltanto i meccanismi attraverso i quali si manifesta il disagio, ma anche le condizioni professionali, sociali ed economiche che possono contribuire a determinarlo.

L’obiettivo non è quello offrire risposte definitive, giacché la complessità delle situazioni richiede interventi differenziati e continuamente aggiornati, bensì promuovere un confronto stabile tra istituzioni, mondo accademico, professionisti della salute mentale, comandi, organizzazioni sindacali e operatori. La tutela psicologica, dunque, viene presentata come parte integrante della preparazione professionale e non come una misura straordinaria destinata esclusivamente a chi abbia già manifestato una condizione di sofferenza evidente.

Prevenire lo stress prima che diventi isolamento

Tra i principali temi affrontati emerge la prevenzione del burnout, il quale non dovrebbe essere interpretato come la conseguenza di una debolezza individuale, poiché rappresenta un rischio professionale legato alla durata e all’intensità dell’esposizione allo stress, alla gestione ripetuta delle emergenze, alla mancanza di recupero e alla sensazione di non poter manifestare le proprie difficoltà senza subire conseguenze sul piano lavorativo.

Antonella Cortese ha richiamato l’esperienza maturata attraverso il Dipartimento di psicologia del SINA.FI., il Sindacato nazionale finanzieri, nell’ambito di iniziative quali “Ascolto Amico” e il “Progetto Sentinella”, attraverso le quali una rete di professionisti distribuiti sul territorio nazionale offre supporto agli appartenenti alla Guardia di Finanza. Le richieste ricevute testimoniano l’esistenza di un bisogno concreto, spesso accompagnato dalla preferenza per interlocutori esterni all’amministrazione, considerati maggiormente indipendenti rispetto alla struttura gerarchica.

Il timore di essere giudicati, segnalati o considerati non idonei può infatti ritardare la richiesta di aiuto, mentre il malessere, non riconosciuto e non trattato, rischia di tradursi in isolamento, conflitti familiari, difficoltà economiche, perdita di motivazione e progressiva compromissione della capacità di svolgere il servizio. Per superare questa barriera occorre pertanto intervenire sullo stigma che ancora accompagna il sostegno psicologico, riconoscendo che attraversare un momento di fragilità non equivale a perdere la propria affidabilità professionale.

Una parte rilevante della riflessione riguarda il ruolo dei comandanti e dei responsabili, ai quali non può essere richiesto soltanto di garantire l’efficienza operativa, il rispetto delle procedure e il raggiungimento degli obiettivi assegnati, poiché la funzione di guida comprende anche la capacità di osservare i cambiamenti nei comportamenti, riconoscere i segnali di disagio e creare condizioni nelle quali un collaboratore possa esprimere una difficoltà senza temere di essere immediatamente identificato con essa.

Nel volume la leadership viene, pertanto, descritta come una sentinella del benessere del personale, non perché il comandante debba sostituirsi allo psicologo o al medico, bensì perché la qualità delle relazioni interne può facilitare o impedire l’emersione di un problema. Una gestione fondata esclusivamente sull’autorità formale, sulla distanza e sulla rigidità rischia di produrre silenzio, mentre una guida capace di coniugare disciplina, ascolto e responsabilità può rafforzare la fiducia e la coesione del gruppo.

L’intelligenza emotiva assume, sotto questo profilo, una funzione operativa, poiché consente di comprendere le proprie reazioni e quelle degli altri, ridurre la conflittualità e impedire che il disagio venga interpretato unicamente come insubordinazione, scarsa motivazione o incapacità. La preparazione dei dirigenti e dei formatori, dunque, dovrebbe comprendere anche strumenti relazionali adeguati alle trasformazioni sociali e generazionali che attraversano le amministrazioni.

Disciplina, formazione e dignità personale

Il rapporto tra disciplina e tutela della persona è stato richiamato da Stefania Castricone, intervenuta in rappresentanza del SINA.FI., la quale ha sottolineato come la formazione militare debba necessariamente preparare i giovani ad affrontare situazioni difficili, senza tuttavia oltrepassare il limite rappresentato dal rispetto della dignità umana.

Una correzione o una sanzione può conservare una funzione educativa soltanto quando risulta proporzionata, comprensibile e collegata a un comportamento preciso, mentre perde la propria utilità quando viene percepita come arbitraria, umiliante o fine a sé stessa. In tali circostanze il danno non riguarda esclusivamente chi subisce quella decisione, poiché la sensazione di ingiustizia può indebolire la fiducia nell’intera organizzazione e trasformare l’obbedienza in una forma di adattamento priva di autentica condivisione.

La disciplina resta un elemento essenziale per le professioni della sicurezza, ma dovrebbe essere accompagnata dalla capacità di spiegare, formare e responsabilizzare, affinché i valori del servizio non vengano ridotti a un insieme di prescrizioni. Anche chi indossa una divisa conserva il diritto di attraversare un momento di difficoltà, di cadere e di cercare gli strumenti necessari per rialzarsi, senza che tale condizione venga utilizzata per definirne stabilmente l’identità o il valore professionale.

La ricerca dell’equilibrio coinvolge inoltre il rapporto tra diritti e doveri, poiché la carriera militare e quella nelle Forze di polizia si sviluppano attorno a obblighi particolarmente stringenti, i quali incidono sulla mobilità, sulla disponibilità personale, sulla vita familiare e sulla possibilità di organizzare liberamente tempi e relazioni.

Le organizzazioni sindacali hanno il compito di far conoscere i diritti, assistere gli operatori nella loro tutela e offrire un primo spazio di ascolto quando una difficoltà professionale si intreccia con problemi personali o familiari. La modernizzazione delle amministrazioni non riguarda soltanto le tecnologie, le procedure o gli equipaggiamenti, ma comprende anche l’aggiornamento dei modelli organizzativi rispetto a una società nella quale sono cambiate le famiglie, le aspettative dei giovani, il rapporto con l’autorità e la distribuzione delle responsabilità domestiche.

La presenza sempre più ampia delle donne nelle Forze armate e nelle Forze di polizia ha reso visibili difficoltà che, per lungo tempo, erano rimaste ai margini del dibattito, tra cui la necessità di conciliare turni, trasferimenti, responsabilità di comando e carichi familiari ancora distribuiti in maniera diseguale. Essere considerate professioniste affidabili senza essere giudicate sul piano personale o familiare costituisce pertanto una componente del benessere organizzativo e della piena valorizzazione delle competenze.

Le conseguenze delle difficoltà familiari ed economiche

Nel corso del confronto è stato evidenziato come il disagio degli operatori non sia legato soltanto alle situazioni affrontate durante il servizio, ma possa nascere anche dalle difficoltà della vita privata, poiché separazioni, trasferimenti, problemi economici, lontananza dalla propria rete familiare e rapporti discontinui con i figli finiscono spesso per compromettere l’equilibrio emotivo e la serenità personale.

Roberta Bollettieri, impegnata nel sostegno alle donne vittime di violenza e nello sviluppo di servizi sociali destinati anche al personale militare, ha raccontato esperienze nelle quali gli operatori, pur continuando ad accogliere e proteggere persone vulnerabili, affrontano contemporaneamente situazioni personali caratterizzate da solitudine, conflitti familiari o ristrettezze economiche.

L’apertura di sportelli esterni alle caserme e ai reggimenti può consentire di intercettare bisogni che non richiedono soltanto un intervento psicologico, ma anche consulenza legale, sostegno alla genitorialità, orientamento nei casi di sovraindebitamento e accompagnamento durante una separazione. L’equilibrio psicofisico dipende infatti anche dalla possibilità di conservare relazioni affettive, dignità economica e una quotidianità compatibile con i sacrifici richiesti dalla professione.

Chi interviene sul territorio è spesso chiamato ad assumere decisioni complesse in tempi estremamente ridotti, mantenendo lucidità anche quando una valutazione errata può produrre conseguenze penali, civili, amministrative o disciplinari. Su questo aspetto si è soffermato Filippo Maria Bisanti, giurista, docente universitario, rappresentante del SIM Carabinieri e operatore di polizia giudiziaria, il quale ha raccontato il peso delle responsabilità che accompagna quotidianamente il lavoro delle Forze dell’ordine.

L’addestramento, la preparazione giuridica e lo spirito di corpo permettono di mantenere lucidità durante l’emergenza, tuttavia le ripercussioni di alcuni eventi possono manifestarsi soltanto successivamente, quando il servizio è terminato e l’operatore si ritrova a elaborare quanto visto o vissuto. La famiglia può costituire un luogo di protezione, ma non sempre è possibile lasciare fuori dalla porta di casa le immagini, le emozioni e le paure accumulate.

Il confronto tra competenze differenti diventa quindi indispensabile, poiché nessun operatore può possedere da solo tutti gli strumenti necessari per affrontare il trauma, mentre la condivisione tra diritto, psicologia, medicina e organizzazione consente di costruire risposte più solide.

La salute psicologica non può dipendere esclusivamente dalla capacità individuale di resistere allo stress, perché esiste una responsabilità organizzativa nella distribuzione dei carichi, nella qualità della formazione, nella valutazione del personale, nella trasparenza dei percorsi professionali e nella disponibilità di servizi accessibili e riservati.

Quando una persona percepisce che il proprio valore non viene riconosciuto sulla base del merito, che una difficoltà può compromettere la carriera o che la richiesta di aiuto rischia di trasformarsi in un’etichetta, il disagio individuale finisce per intrecciarsi con la perdita di fiducia nell’amministrazione. L’equilibrio invisibile diventa pertanto il risultato di una responsabilità condivisa tra operatore, famiglia, comando, colleghi, organizzazioni sindacali e istituzioni.

Il volume invita a superare l’idea secondo la quale la forza coincida con l’assenza di emozioni, poiché sono proprio la sensibilità, l’empatia e la consapevolezza dei propri limiti a consentire alle donne e agli uomini in uniforme di comprendere le persone che incontrano e di esercitare l’autorità senza perdere il contatto con la dimensione umana.

Prendersi cura di chi protegge la collettività

La presentazione si è conclusa affidando al confronto una responsabilità concreta: trasformare la consapevolezza maturata attorno al benessere degli operatori in interventi capaci di incidere realmente sulla loro vita quotidiana. Diventa pertanto necessario costruire reti territoriali di psicologi, attivare canali di ascolto esterni e riservati, rafforzare la formazione dei responsabili e promuovere una collaborazione stabile tra amministrazioni e organizzazioni rappresentative.

“Equilibrio invisibile” porta così alla luce una dimensione della sicurezza che troppo spesso rimane ai margini del dibattito pubblico: la condizione personale di chi è chiamato a intervenire proprio quando gli altri si trovano in pericolo. Dietro ogni uniforme vi sono infatti donne e uomini che affrontano emergenze, conflitti e sofferenze, continuando a garantire protezione, legalità e assistenza anche nei momenti di maggiore complessità.

Prendersi cura di queste persone non significa soltanto riconoscerne il sacrificio, bensì rafforzare le stesse istituzioni che esse rappresentano. Un’amministrazione capace di ascoltare, prevenire il disagio e sostenere chi opera sul campo è anche un’amministrazione più affidabile, più efficiente e più vicina ai cittadini.

Il valore del volume trova infine una traduzione concreta nella scelta di destinare il ricavato agli orfani assistiti dall’Opera nazionale di assistenza per gli orfani dei militari dell’Arma dei Carabinieri. La riflessione sul benessere degli operatori si unisce così a un gesto di solidarietà rivolto alle loro famiglie, ricordando che la cura di chi protegge la collettività non può esaurirsi nel riconoscimento pubblico, ma deve diventare responsabilità condivisa.

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