Presentati il Rapporto ICE "L'Italia nell'economia internazionale" e l'Annuario Istat-ICE: l'Italia sale al quarto posto tra i paesi esportatori mondiali, superando Giappone e Corea del Sud.
Un secolo di storia, dalla Regia Nave Italia salpata da La Spezia nel 1924 fino ai 643 miliardi di euro di export registrati nel 2025, è stato ripercorso nella cerimonia che si è svolta presso l'Aula dei Gruppi parlamentari della Camera dei Deputati per celebrare il centenario di ICE Agenzia. All'evento, ospitato dal Presidente della Camera Lorenzo Fontana, hanno preso parte le principali cariche istituzionali del Governo, del Parlamento e del mondo dell'internazionalizzazione, in un pomeriggio che ha intrecciato bilanci, dati economici e testimonianze imprenditoriali attorno a un'unica narrazione: quella di un'Italia che, nonostante un contesto internazionale segnato da tensioni geopolitiche e commerciali, continua a crescere nel commercio con l'estero.
Cento anni di promozione del Made in Italy nel mondo
Ad aprire i lavori è stato il Presidente della Camera Lorenzo Fontana, che ha ricordato come l'Agenzia operi da cento anni per sostenere la competitività delle imprese italiane sui mercati internazionali e per attrarre investimenti in Italia. Fontana ha sottolineato come il Rapporto ICE "L'Italia nell'economia internazionale", presentato nel corso dell'iniziativa, parta da un'analisi del clima di incertezza globale per indicare nella diversificazione dei mercati di sbocco e di approvvigionamento la strada da percorrere per rafforzare ulteriormente l'immagine del Made in Italy nel mondo. Il racconto delle origini dell’Agenzia è stato affidato a un contributo video che ha riportato la platea al 18 febbraio 1924, quando dal porto di La Spezia salpò la Regia Nave Italia: più che una nave, un'esposizione itinerante che portava nel mondo il meglio della produzione nazionale, dalla tecnica all'arte, dal gusto all'ingegno. Da quella missione, nel 1926, nacque l'Istituto Nazionale per le Esportazioni, che nel dopoguerra sarebbe diventato ICE, l'agenzia che oggi accompagna le imprese italiane in ogni angolo del pianeta.
A moderare la giornata è stato Sebastiano Barisoni, che ha offerto una prospettiva personale sull'evoluzione del sistema di sostegno pubblico alle imprese che esportano. Trent'anni fa, ha ricordato, il confronto era impietoso con il modello francese, allora preso a riferimento per l'efficienza delle proprie agenzie di promozione. Oggi, ha osservato, il coordinamento tra ICE, SIMEST, SACE e le Camere di Commercio italiane all'estero è tale da poter affermare che non solo l'Italia non ha più nulla da invidiare alla Francia, ma può in alcuni ambiti fare scuola essa stessa.
Zoppas: "Cento anni di crescita, dal 12% al 32% del Pil"
Il Presidente di ICE Matteo Zoppas ha aperto il proprio intervento richiamando la dimensione simbolica della ricorrenza: il compleanno di un'istituzione, ma anche delle persone che negli anni ne hanno costruito il valore. Zoppas ha ricordato che nel 1926 l'Italia esportava il 12% del proprio prodotto interno lordo, quota salita oggi al 32%, un risultato che ha attribuito non solo agli ultimi dieci anni ma a una vocazione di lungo periodo del sistema produttivo nazionale, capace di esprimersi attraverso figure storiche come Leonardo da Vinci, Cristoforo Colombo, Marco Polo e Guglielmo Marconi, fino ai marchi che oggi rappresentano l'eccellenza manifatturiera italiana nel mondo. Al centro del suo intervento, il valore delle persone come denominatore comune di ogni risultato raggiunto, e un passaggio dedicato alla rete di enti che sostiene le imprese italiane all'estero: SACE per l'assicurazione del credito, SIMEST per i finanziamenti agevolati, Cassa Depositi e Prestiti e le Camere di Commercio italiane nel mondo. Zoppas ha inoltre anticipato la firma, entro la fine del mese, di un accordo tra ICE e le Camere di Commercio all'estero, definito da più interventi successivi come un passaggio storico nel percorso di integrazione del sistema Paese.
Tajani: la squadra dell'internazionalizzazione e l'obiettivo dei 700 miliardi
Il Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani ha illustrato i numeri più recenti dell'export italiano, evidenziando come l'obiettivo dichiarato dal Governo sia il raggiungimento di 700 miliardi di euro di esportazioni entro la fine del prossimo anno. Un traguardo che, secondo Tajani, appare oggi raggiungibile alla luce dei dati: nel 2025 l'export ha toccato quota 643 miliardi, con un aumento del 3,3%, mentre nei primi cinque mesi del 2026 la crescita si è attestata al 3,4%, trainata soprattutto dai mercati extra Unione Europea. Tra le novità annunciate, l'accorpamento negli uffici diplomatici delle rappresentanze di ICE, SIMEST e SACE, per rafforzare la percezione che la promozione commerciale sia parte integrante della rappresentanza diplomatica italiana, e la creazione, all'interno della Farnesina, di una direzione generale operativa attiva 24 ore su 24 per rispondere alle esigenze delle imprese in ogni fuso orario. Il Ministro ha citato anche i risultati ottenuti sui nuovi mercati, con una crescita del 21% dell'export verso i paesi del Mercosur nel primo mese di applicazione dell'accordo commerciale, e ha ricordato l'organizzazione di appuntamenti diffusi sul territorio, da Torino a Bari fino al prossimo evento di Roma previsto il 5 ottobre.
L’Italia supera Giappone e Corea del Sud: è al quarto posto tra i paesi esportatori mondiali
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha ripercorso la storia dell'Istituto per il Commercio con l'Estero anche alla luce della propria esperienza personale, quando negli anni in cui era titolare del commercio con l'estero furono realizzate oltre 300 missioni internazionali con la partecipazione di più di 27.000 imprese. Urso ha ricordato come la storia di ICE coincida in larga misura con la storia del Made in Italy nel mondo, dalla crociera commerciale della Regia Nave Italia in America Latina fino alla nascita, il 18 aprile 1926, dell'Istituto Nazionale per le Esportazioni. Il Ministro ha posto l'accento su un dato che ha definito particolarmente significativo: lo scorso maggio l'Italia ha superato sia il Giappone sia la Corea del Sud, collocandosi al quarto posto tra i paesi esportatori mondiali, alle spalle di Cina, Stati Uniti e Germania. Dieci anni fa, ha ricordato, l'Italia occupava l'ottava posizione. Un risultato che Urso ha spiegato con la maggiore diversificazione del sistema produttivo italiano, sia in termini di prodotti sia di filiere e di mercati, elemento che avrebbe permesso al Paese di reggere meglio di altri l'impatto dei dazi statunitensi, con una crescita del 7,2% delle esportazioni verso gli Stati Uniti nel corso dell'anno passato.
Il valore aggiunto dell'agroalimentare e il legame con il turismo
Il Ministro dell'Agricoltura e della Sovranità Alimentare Francesco Lollobrigida ha collegato la promozione del Made in Italy alla capacità del Paese di raccontare il valore aggiunto dei propri prodotti, richiamando il concetto per cui l'Italia non può competere sulle quantità ma deve puntare sulla qualità. Lollobrigida ha ricordato la figura di Guido Jung, primo presidente dell'Istituto Nazionale per le Esportazioni nel 1926, poi allontanato dal pubblico impiego a causa delle leggi razziali e successivamente tornato al governo nel 1944. Il Ministro ha inoltre richiamato i risultati record dell'agroalimentare italiano, che nel 2025 ha raggiunto 72,4 miliardi di euro di export, confermando l'Italia come prima agricoltura europea per valore aggiunto, e ha ricordato la genesi della missione dell'Amerigo Vespucci, ispirata proprio dal centenario della Regia Nave Italia.
Il Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi ha posto l'accento sul rapporto tra la forza economica e commerciale dell'Italia e la sua capacità di attrazione turistica, sottolineando come gli investimenti in infrastrutture e innovazione contribuiscano a migliorare l'esperienza dei visitatori tanto quanto valorizzano il tessuto produttivo. Un'Italia più forte sul piano commerciale, ha osservato, è anche una destinazione più attrattiva.
La crisi del settore vitivinicolo e la voce delle imprese
Un passaggio ampio dell'evento è stato dedicato al tema del vino, sollecitato dal giornalista e conduttore Bruno Vespa, che ha richiamato l'attenzione sulla difficoltà del settore vitivinicolo, colpito da campagne che ne mettono in discussione i benefici per la salute. Vespa ha proposto una collaborazione tra Italia, Francia e Spagna per promuovere studi scientifici a sostegno della dieta mediterranea, mentre il Ministro Tajani ha rilanciato l'idea di predisporre, in occasione della Settimana della Cucina Italiana nel mondo, materiali informativi firmati da esperti dell'alimentazione da distribuire in più lingue nelle sedi diplomatiche italiane. Sul tema è intervenuto anche il Presidente Zoppas, che ha indicato nel vino uno dei settori più in sofferenza, insieme a moda e tessile, spiegando la necessità di diversificare i canali di vendita all'estero uscendo dal solo circuito legato alla comunità italiana, e proponendo esempi di contaminazione tra la cucina italiana e altre tradizioni gastronomiche internazionali.
A dare voce al mondo produttivo sono state Giannola Nonino, storica imprenditrice della grappa, e Barbara Beltrame, Vice Presidente di AFV Beltrame Gruppo. Nonino ha ricordato l'apertura della prima enoteca italiana a New York nel 1981, curata da ICE, definendola un momento di svolta nella promozione dei prodotti italiani all'estero, e ha invitato le istituzioni a lavorare ancora di più sulla qualità e sulla trasparenza in etichetta. Beltrame ha invece richiamato l'attenzione sul comparto manifatturiero, spesso meno raccontato rispetto ai beni di consumo più iconici, sottolineando come il lavoro sinergico tra ICE, SACE e SIMEST abbia dato alle imprese, soprattutto quelle più piccole, strumenti concreti per affrontare i mercati internazionali.
I numeri del Rapporto ICE e dell'Annuario Istat-ICE
La parte conclusiva dell'evento è stata affidata ai dati, presentati dal Direttore Generale di ICE Lorenzo Galanti e dal Direttore del Dipartimento per le Statistiche Economiche, Ambientali e i Conti Nazionali dell'Istat, Stefano Menghinello, insieme al Presidente dell'Istat Francesco Maria Chelli, che ha ricordato come quest'anno anche l'Istituto Nazionale di Statistica compia cento anni, un traguardo condiviso con ICE anche attraverso l'Annuario statistico Istat-ICE, nato alla fine degli anni Novanta e giunto alla ventottesima edizione. Il Rapporto ICE "L'Italia nell'economia internazionale" fotografa innanzitutto un contesto internazionale segnato da un indice di incertezza globale ai massimi storici, in coincidenza con l'esplosione del conflitto nello Stretto di Hormuz, ma restituisce comunque l'immagine di un sistema Italia resiliente: 643 miliardi di euro di export di beni nel 2025, a cui si aggiungono 148 miliardi di servizi, per un risultato definito record assoluto. Tra i settori trainanti figurano la farmaceutica, cresciuta del 28,5% e non colpita dai dazi statunitensi, la metallurgia, in crescita del 9,8%, e l'agroalimentare, al 4,3%. Permangono invece difficoltà per tessile, abbigliamento, pelletteria e chimica, mentre a livello territoriale il Rapporto segnala una crescita sostenuta per Toscana, Friuli, Calabria, Liguria, Lazio e Abruzzo, a fronte di flessioni in Basilicata, Sardegna, Sicilia e Marche: una dinamica che, secondo Galanti, non si spiega più con la logica dei distretti industriali ma con la localizzazione delle imprese multinazionali sul territorio. Il Rapporto evidenzia inoltre come il dazio effettivamente pagato dall'Italia negli Stati Uniti, pari all'11%, sia superiore a quello sostenuto da Germania (9,9%) e Francia (5,9%), pur a fronte di un andamento delle esportazioni italiane migliore rispetto a quello dei due partner europei.
Sul fronte più propriamente statistico, l'Annuario Istat-ICE ha restituito una fotografia dettagliata della platea delle imprese esportatrici italiane. Nel 2025 gli operatori all'export sono stati 126.491, in calo rispetto ai 135.621 del 2024, un dato che Menghinello ha invitato a leggere senza allarmismi trattandosi di un universo per sua natura volatile, in cui i micro-esportatori hanno risentito più delle grandi imprese delle difficoltà dell'anno. Guardando al 2024, anno per il quale il dato è consolidato con i registri statistici, le imprese esportatrici risultano 119.619, in lieve calo rispetto al 2023. Su questa base l'Annuario ha introdotto un'analisi per fasce di propensione all'export: il 7,1% delle circa 60mila imprese manifatturiere esportatrici, definite "consolidate" perché con una propensione all'estero superiore al 50%, genera da sola il 60% dell'export nazionale; un secondo gruppo, quello delle imprese "promettenti", pari al 23,6% del totale, copre il 35% dell'export; resta invece un 70% di imprese, piccole o con bassa propensione all'estero, che spiega appena il 5% delle esportazioni, un dato che secondo Galanti offre indicazioni preziose su dove indirizzare le politiche di sostegno.
Un capitolo specifico è dedicato al ruolo delle imprese multinazionali, che pur rappresentando il 16,3% delle imprese esportatrici spiegano il 77,3% dell'export nazionale, a fronte di un 65,6% di imprese indipendenti che copre solo l'11,5% del totale. L'Annuario quantifica anche la presenza italiana all'estero attraverso investimenti diretti: 25.273 imprese multinazionali italiane risultano attive fuori dai confini nazionali, in leggero calo sull'anno precedente, spesso operanti come vere e proprie piattaforme per l'export verso paesi terzi. Parallelamente cresce, seppur da una base ancora contenuta, il contributo dell'imprenditoria femminile alle esportazioni: le imprese a conduzione femminile rappresentano il 17,2% degli esportatori ma coprono l'8,5% dell'export, in aumento rispetto al 6,7% del 2023, per un contributo aggiuntivo stimato in 10 miliardi di euro. L'Annuario introduce infine una misurazione della sostenibilità basata sulle certificazioni: le imprese esportatrici certificate come sostenibili sono solo 5.963, oltre 600 in più rispetto al 2023, ma generano già il 38% delle esportazioni nazionali, confermando come la propensione alla certificazione cresca insieme alle dimensioni d'impresa. Non meno rilevante, secondo quanto illustrato da Galanti, il tema della concentrazione dell'export: la quota dei primi 20 esportatori italiani è salita dal 13,5% del 2022 al 15,3% del 2025, segno di un peso crescente delle grandi imprese e delle multinazionali nel traino delle vendite all'estero, anche a fronte di una semplificazione degli adempimenti statistici avviata da gennaio 2026, che ha esonerato dalla dichiarazione Intrastat 10.000 operatori su 14.000 grazie all'utilizzo di metodologie innovative basate sui dati di fatturazione elettronica. Un'analisi congiunta Istat-ICE, chiusa a titolo esemplificativo, ha infine misurato l'impatto dei servizi offerti da ICE alle imprese, confrontando un campione di aziende clienti con un gruppo di controllo omogeneo che non vi ha fatto ricorso: il differenziale di crescita a favore delle imprese che si rivolgono ad ICE è di circa sei punti percentuali, e sale ulteriormente tra le imprese di dimensioni più piccole, prive di reti di gruppo su cui appoggiarsi per l'internazionalizzazione.
Una collaborazione istituzionale che guarda al futuro
A chiudere l'evento, il Presidente Zoppas ha ringraziato i circa 21.000 imprenditori che ogni anno si affidano ai servizi di ICE Agenzia, ricordando come queste imprese rappresentino il 30% dell'intero export nazionale. Un secolo dopo la partenza della Regia Nave Italia da La Spezia, la giornata alla Camera dei Deputati ha restituito l'immagine di un sistema di promozione del Made in Italy che, tra difficoltà geopolitiche, dazi e nuove sfide di mercato, continua a cercare nella collaborazione tra istituzioni, imprese e agenzie la propria chiave di crescita per i prossimi cento anni.
