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Approfondimenti

“Respiriamo il Futuro”: regole stabili e standard condivisi per sostenere la transizione ambientale e industriale della salute respiratoria

La sostenibilità applicata alla sanità richiede strumenti regolatori certi, standard comuni e una capacità di programmazione che tenga insieme innovazione, salute pubblica e responsabilità ambientale. È quanto emerso a Roma nel corso del convegno “Respiriamo il Futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria”, organizzato da Chiesi Italia, dedicato al rapporto tra malattie respiratorie croniche, transizione industriale, qualità dell’aria e sviluppo di soluzioni terapeutiche a minore impatto ambientale.

A Roma, il convegno “Respiriamo il Futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria”, organizzato da Chiesi Italia, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, della comunità scientifica, dell’industria e della filiera sanitaria per discutere come la gestione delle malattie respiratorie croniche possa essere rafforzata attraverso prevenzione, diagnosi precoce, continuità assistenziale, innovazione tecnologica e attenzione agli impatti ambientali dei prodotti sanitari. Al confronto hanno preso parte Luca Ciriani, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, Valentino Valentini, Vice Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Andrea Costa, già Sottosegretario alla Salute e Consigliere del Ministro Schillaci per le Strategie di attuazione del PNRR, Elena Murelli, componente della Commissione Affari sociali, Lavoro pubblico e privato, previdenza sociale del Senato, Raffaello Innocenti, CEO & Managing Director di Chiesi Italia, Paola Rogliani, Presidente della Società Italiana di Pneumologia, oltre a Francesco Battistoni, Agostino Santillo, Cristina Almici, Carlo Riccini e Luca Degrassi. Dal confronto è emersa l’esigenza di accompagnare la transizione verso prodotti e processi a minore impatto ambientale con un quadro regolatorio stabile, prevedibile e armonizzato, affinché gli investimenti industriali, come quelli sugli inalatori con gas propellenti a ridotto impatto ambientale, possano procedere secondo criteri condivisi e coerenti con gli obiettivi di salute pubblica.

Regole stabili e standard comuni per la transizione dell’industria farmaceutica

La transizione sostenibile ambientale e industriale coinvolge anche il settore farmaceutico, nel quale la risposta ai bisogni di cura deve essere accompagnata da una progressiva riduzione dell’impatto ambientale di prodotti e processi. Affinché questo percorso possa consolidarsi, occorre un quadro regolatorio stabile, prevedibile e armonizzato, capace di sostenere gli investimenti di medio e lungo periodo, rendere omogenei i criteri di valutazione e accompagnare l’innovazione in condizioni di certezza applicativa.

La traiettoria verso prodotti a minore impatto ambientale riguarda anche i dispositivi inalatori medici con gas propellenti a ridotto impatto ambientale, ambito sul quale Chiesi sta investendo. Si tratta di un settore nel quale la sostenibilità non può essere separata dalla qualità della cura, poiché i dispositivi devono continuare a garantire efficacia, sicurezza e appropriatezza terapeutica. Per questa ragione, la transizione industriale richiede standard condivisi che consentano di misurare gli impatti ambientali dei farmaci e di rendere confrontabili le soluzioni adottate.

Tra gli strumenti indicati per accompagnare questo percorso rientra il protocollo PAS 2090:2025, approvato dalla Federazione europea EFPIA, che consente di misurare anche gli impatti ambientali dei farmaci e di valorizzare il rapporto tra sostenibilità ed efficacia terapeutica. L’adozione di criteri comuni di valutazione diventa pertanto un passaggio necessario affinché la transizione verso prodotti a minore impatto ambientale non proceda in modo frammentato, bensì attraverso parametri condivisi, verificabili e coerenti con gli obiettivi di salute pubblica.

La transizione verso prodotti a minore impatto ambientale richiede non soltanto sviluppo tecnologico, ma anche la capacità di riconoscere il valore dell’innovazione ambientale all’interno delle politiche sanitarie e industriali. Pertanto, innovazione, salute pubblica e responsabilità ambientale possono diventare leve della strategia futura delle scienze della vita, purché siano accompagnate da regole chiare, tempi certi e criteri coerenti tra i diversi livelli decisionali.

Malattie respiratorie croniche, una domanda di cura che coinvolge milioni di cittadini

In Italia, asma e Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva coinvolgono circa quattro milioni di persone. Le patologie respiratorie croniche restano tra le principali cause di morte e di assorbimento di risorse sanitarie, mentre l’invecchiamento della popolazione contribuisce ad aumentare il numero di cittadini che necessitano di prevenzione, diagnosi, cura e monitoraggio nel tempo. La gestione di queste malattie richiede dunque una programmazione sanitaria che non sia limitata alla fase acuta, ma che comprenda percorsi continuativi e accessibili.

Le patologie respiratorie croniche determinano anche disuguaglianze territoriali nell’accesso alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura. Tale elemento riguarda direttamente la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di garantire risposte omogenee, poiché la presa in carico di un paziente respiratorio non dovrebbe dipendere dal territorio in cui vive, dalla disponibilità locale di servizi o dalla diversa organizzazione delle reti assistenziali. La sostenibilità del sistema, pertanto, passa anche dalla riduzione delle differenze territoriali e dal rafforzamento dell’assistenza di prossimità.

Murelli, intervenendo sul tema della continuità assistenziale, ha ricordato che “quando un cittadino fatica a respirare, si trova di fronte a un problema grave: le malattie respiratorie hanno un impatto rilevante sul Servizio Sanitario Nazionale e richiedono interventi tempestivi”. La senatrice ha richiamato la necessità di non limitarsi alle fasi più gravi della malattia, ma di puntare sulla diagnosi precoce e sul monitoraggio costante, affinché la presa in carico sia tempestiva e non intervenga soltanto quando il quadro clinico risulta già compromesso.

La stessa Murelli ha sottolineato l’esigenza di rafforzare la rete territoriale del Servizio Sanitario Nazionale, soprattutto nelle aree interne, dove i servizi risultano meno accessibili e dove i pazienti più fragili e gli anziani possono incontrare maggiori difficoltà. In tale direzione, la capillarità dell’assistenza diventa una condizione necessaria per garantire la sostenibilità delle cure, poiché consente di intercettare prima i bisogni, ridurre il ricorso tardivo alle strutture ospedaliere e migliorare la continuità tra territorio e sistema specialistico.

Il paradigma One Health, fondato sul legame tra salute umana, ambiente e contesto socio-economico, offre una chiave di lettura rilevante per le malattie respiratorie, poiché l’apparato respiratorio è esposto in modo continuo all’ambiente esterno e risente della qualità dell’aria, dell’inquinamento e dei principali fattori di rischio modificabili. La prevenzione, dunque, non può essere considerata soltanto come intervento individuale o clinico, ma deve includere anche azioni sui determinanti ambientali della salute.

L’impatto delle patologie respiratorie croniche richiede un approccio sistemico e integrato, nel quale prevenzione, diagnosi precoce e accesso equo ai servizi sanitari siano accompagnati da politiche orientate alla riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio, in particolare attraverso interventi sulla qualità dell’aria. Tali elementi concorrono alla sostenibilità dei sistemi sanitari nel lungo periodo, poiché intervenire prima che la malattia si manifesti o peggiori consente di ridurre il carico clinico, sociale ed economico delle patologie croniche.

Come ha osservato Rogliani, Presidente della Società Italiana di Pneumologia, “l’apparato respiratorio ha un contatto diretto con l’ambiente per cui sarebbe sbagliato disgiungere la salute respiratoria dalla salute ambientale”. Proprio per questa ragione, le condizioni respiratorie devono essere affrontate con un approccio che tenga insieme prevenzione, attenzione all’ambiente e valutazione dei fattori che incidono sulla salute, poiché l’apparato respiratorio rappresenta uno degli ambiti in cui il paradigma One Health trova una delle sue applicazioni più dirette.

Il legame tra ricerca, salute e ambiente è stato richiamato anche da Costa, già Sottosegretario alla Salute e Consigliere del Ministro Schillaci per le Strategie di attuazione del PNRR, il quale ha definito l’iniziativa “un esempio concreto di come il concetto di One Health possa essere applicato realmente”.

Le innovazioni, ha osservato, possono fornire risposte importanti in termini di sanità e salute e, allo stesso tempo, garantire attenzione al rispetto dell’ambiente; affinché questo potenziale si traduca in benefici concreti, occorre però una politica capace di rendere tali strumenti effettivamente disponibili ai cittadini.

Il ruolo delle istituzioni tra universalità delle cure e collaborazione con il settore privato

Una sanità più sostenibile richiede una responsabilità condivisa tra istituzioni, sistema produttivo e comunità scientifica, affinché l’innovazione possa essere inserita in percorsi compatibili con l’universalità delle cure. Le istituzioni sono chiamate a definire obiettivi di interesse pubblico, criteri di accesso e strumenti attuativi che consentano di coniugare sostenibilità, qualità dell’offerta sanitaria e capacità di rispondere ai bisogni della popolazione.

Ciriani, Ministro per i Rapporti con il Parlamento, ha richiamato il ruolo della politica nella definizione degli obiettivi di interesse pubblico per la sanità, ricordando che il Servizio Sanitario Nazionale deve continuare a garantire l’universalità delle cure.

La politica ha il compito di definire gli obiettivi di interesse pubblico per la sanità, garantendo che il Servizio Sanitario Nazionale assicuri l’universalità delle cure”, ha dichiarato, sottolineando come la riflessione non debba riguardare soltanto l’entità della spesa, bensì anche la qualità dell’offerta sanitaria e la capacità di assicurare risposte adeguate ai bisogni di salute dei cittadini.

Il richiamo all’universalità delle cure si collega alla necessità di rendere l’innovazione compatibile con un accesso equo ai servizi. Per questo, Ciriani ha evidenziato l’importanza di una collaborazione costruttiva tra settore pubblico e privato, affinché istituzioni, imprese, comunità scientifica e operatori sanitari possano concorrere alla definizione di risposte concrete, mantenendo un equilibrio coerente con l’interesse generale.

Valentini, Vice Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha ricondotto il tema della salute respiratoria alla necessità di politiche pubbliche efficaci, innovazione industriale e accesso equo alle cure. “Proteggere i polmoni significa proteggere la vita”, ha dichiarato, precisando che si tratta di “un obiettivo che richiede politiche pubbliche efficaci e un accesso equo alle cure”. Secondo il Vice Ministro, le malattie respiratorie rappresentano una sfida crescente per la salute pubblica e rendono sempre più urgente investire in innovazione, prevenzione e sostenibilità.

Valentini ha indicato Chiesi come esempio di impresa capace di coniugare tutela della salute, competitività e responsabilità ambientale attraverso soluzioni innovative e a basso impatto. Il Governo, ha aggiunto, sostiene le imprese che investono in ricerca, innovazione ed efficienza e promuove un dialogo costante tra istituzioni, industria e pazienti.

Chiesi Italia, investimenti industriali e dispositivi a ridotto impatto ambientale

Nel percorso verso prodotti e processi a minore impatto ambientale, Chiesi Italia integra Ricerca e Sviluppo, innovazione e sostenibilità nel proprio modello industriale. L’azienda, con sede a Parma e parte del Gruppo Chiesi, sta investendo nella conversione dei dispositivi inalatori medici con gas propellenti a ridotto impatto ambientale, contribuendo a una trasformazione che riguarda la produzione, la valutazione ambientale dei prodotti sanitari e la capacità del settore farmaceutico di concorrere agli obiettivi di sostenibilità.

Innocenti, CEO & Managing Director di Chiesi Italia, ha ricordato che “le sfide sanitarie e ambientali che oggi affrontiamo richiedono un approccio integrato, in grado di coniugare innovazione, sostenibilità e qualità delle cure, mettendo al centro i bisogni delle persone”. Il progetto Carbon Minimal Inhaler si inserisce in questo percorso e rappresenta una delle espressioni dell’impegno di Chiesi nella Ricerca e Sviluppo e negli investimenti industriali orientati all’innovazione.

Con il progetto Carbon Minimal Inhaler, la sostenibilità viene inserita in un percorso industriale e sanitario nel quale la riduzione dell’impatto ambientale deve accompagnarsi alla continuità terapeutica, alla sicurezza e alla qualità delle cure. La transizione dei dispositivi inalatori non si esaurisce dunque in un adeguamento tecnologico, bensì coinvolge regolazione, produzione, valutazione ambientale, pratica clinica e accesso dei pazienti.

Nel percorso illustrato da Innocenti rientra anche la riqualificazione del sito di Nerviano, destinato a diventare un polo produttivo e tecnologico dedicato allo sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative. Tale investimento collega la sostenibilità alla dimensione industriale del Paese, poiché lo sviluppo di nuove soluzioni richiede infrastrutture, competenze, capacità produttiva e un contesto regolatorio che consenta alle imprese di programmare con continuità.

Il contributo dell’industria farmaceutica alla transizione ambientale non si limita alla riduzione dell’impatto dei singoli prodotti, ma riguarda l’organizzazione complessiva dei processi di innovazione, dalla ricerca alla produzione, fino alla valutazione degli effetti ambientali delle soluzioni adottate. Per questo, gli standard condivisi assumono un ruolo essenziale, poiché consentono di misurare il valore ambientale dei prodotti sanitari secondo criteri comuni e di inserirlo in modo coerente nelle politiche sanitarie e industriali.

La gestione delle malattie respiratorie croniche richiede percorsi capaci di accompagnare il paziente nel tempo, dalla prevenzione alla diagnosi, dalla terapia al monitoraggio. Il peso di asma e BPCO, insieme all’invecchiamento della popolazione e alle disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi, rende necessario rafforzare la capacità del Servizio Sanitario Nazionale di intervenire prima che la malattia determini complicanze o un ricorso più frequente alle strutture ospedaliere.

Prevenzione e diagnosi precoce assumono quindi una funzione strategica, poiché consentono di ridurre l’esposizione ai fattori di rischio e di individuare le patologie in una fase nella quale gli interventi possono essere più efficaci. Affinché producano effetti concreti, tuttavia, occorre che i servizi siano accessibili, coordinati e diffusi sul territorio.

La necessità di rendere attuabili le innovazioni è stata evidenziata da Costa, il quale ha ricordato che il compito della politica è “creare le condizioni affinché queste innovazioni diventino un’occasione concreta per chi ne ha bisogno”. Innovazione e accesso devono quindi procedere insieme, poiché una tecnologia, un dispositivo o un modello organizzativo producono valore soltanto se entrano nei percorsi di cura e se vengono resi disponibili in modo equo.

Tale principio vale anche per le soluzioni a minore impatto ambientale, le quali devono essere valutate tenendo insieme efficacia terapeutica, sostenibilità, accessibilità e continuità dell’assistenza. Poiché la salute respiratoria è influenzata sia dalle condizioni cliniche sia dall’ambiente in cui le persone vivono, il rafforzamento della prevenzione e della presa in carico non può essere separato dalla riduzione dei fattori di rischio ambientali.

Una responsabilità condivisa tra salute, ambiente e sviluppo industriale

Respiriamo il Futuro. Tecnologia e sostenibilità per la salute respiratoria” ha riunito salute respiratoria, transizione ambientale, innovazione industriale e sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale in un confronto orientato alla definizione di soluzioni compatibili con i bisogni dei pazienti e con la riduzione dell’impatto ambientale dei prodotti sanitari. Ne deriva la necessità di creare condizioni regolatorie, organizzative e industriali che consentano al settore farmaceutico di contribuire alla transizione sostenibile, mantenendo al centro efficacia terapeutica, sicurezza e accesso alle cure.

La partecipazione di rappresentanti del Governo, del Parlamento, della comunità scientifica, dell’industria e della filiera sanitaria ha permesso di affrontare il tema delle malattie respiratorie croniche da diversi punti di osservazione. Asma e BPCO coinvolgono circa quattro milioni di persone in Italia e incidono sulle risorse del sistema sanitario; per questo motivo, prevenzione, diagnosi precoce, continuità assistenziale e innovazione devono essere inserite in una programmazione capace di ridurre le disuguaglianze territoriali.

Il rafforzamento degli standard condivisi, la misurazione degli impatti ambientali dei farmaci, il sostegno agli investimenti industriali, la qualità dell’aria e la rete territoriale sono elementi collegati, poiché ciascuno contribuisce alla sostenibilità complessiva del sistema. Non si tratta soltanto di introdurre dispositivi a minore impatto ambientale, bensì di definire un metodo attraverso il quale le politiche sanitarie e industriali possano procedere in modo coordinato.

Una sanità più sostenibile richiede regole stabili, investimenti, collaborazione tra pubblico e privato e capacità di rendere le innovazioni accessibili ai cittadini. La salute respiratoria mostra in modo diretto il legame tra ambiente, prevenzione, cura e sviluppo industriale, poiché la qualità della vita dei pazienti dipende sia dall’efficacia dei servizi sanitari sia dalle condizioni dell’ambiente in cui le persone vivono.

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