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Approfondimenti

Tumori, prevenzione e cure innovative: dall’Oncology Summit 2026 la nuova agenda dell’oncologia italiana

Alla Camera dei Deputati il confronto tra istituzioni, clinici, società scientifiche e pazienti. In Italia un ricovero ospedaliero su dieci è legato a una neoplasia e i costi dell’oncologia superano i 6,5 miliardi di euro l’anno. Dal Summit l’appello a rendere più omogenei screening, prevenzione, accesso alle terapie avanzate e reti oncologiche regionali.

L’oncologia italiana si trova davanti a una sfida sempre più complessa: curare meglio, curare prima e garantire a tutti i cittadini lo stesso accesso ai percorsi di prevenzione, diagnosi e terapia, indipendentemente dalla Regione in cui vivono. È questo il messaggio emerso ieri alla Camera dei Deputati, dove si è svolto l’Oncology Summit 2026, promosso su iniziativa dell’On. Ugo Cappellacci, presidente della XII Commissione Affari sociali della Camera e organizzato da NOMOS Centro Studi Parlamentari, con il patrocinio di AIOM, l’Associazione Italiana di Oncologia Medica. L’incontro ha riunito rappresentanti delle istituzioni, oncologi, società scientifiche, pazienti e stakeholder del Servizio sanitario nazionale in un confronto dedicato allo stato dell’oncologia in Italia e alle possibili misure di rafforzamento del sistema. Un appuntamento istituzionale che non si è limitato a fotografare l’esistente, ma ha posto al centro del dibattito alcune priorità operative: prevenzione, diagnosi precoce, accesso tempestivo all’innovazione, sostenibilità economica, omogeneità territoriale e rafforzamento delle reti oncologiche.

Oncologia, sostenibilità del SSN e prevenzione: la sfida delle nuove risorse

La malattia oncologica rappresenta uno dei principali fattori di pressione sul sistema sanitario italiano, con un impatto economico che si misura ogni anno in miliardi di euro. I dati emersi nel corso del Summit mostrano come i soli costi ospedalieri per la cura dei tumori superino i 4 miliardi di euro annui, ai quali si aggiungono circa 2,5 miliardi necessari per l'assistenza socio-sanitaria, portando il carico complessivo riconducibile all'oncologia oltre i 6,5 miliardi di euro l'anno, una cifra destinata a crescere nei prossimi anni per effetto dell'invecchiamento della popolazione.

Il cancro, infatti, non è soltanto una delle principali cause di malattia e mortalità: è anche una delle aree che più mettono alla prova la capacità di programmazione del Servizio sanitario nazionale. Un ricovero ospedaliero su dieci è causato da una neoplasia, per un totale annuo di oltre 649mila ricoveri. Nel Paese vivono oggi circa 4 milioni di persone con una precedente diagnosi di tumore. È una popolazione ampia, crescente, che testimonia i progressi della ricerca e delle terapie, ma che impone anche un ripensamento dei percorsi di cura: il paziente oncologico non ha bisogno solo di trattamenti nella fase acuta, ma di continuità assistenziale, follow-up, riabilitazione, supporto psicologico, assistenza territoriale e qualità della vita.

Per questo, la prevenzione rappresenta una leva decisiva: nell’ultima Legge di Bilancio, il Ministero della Salute ha stanziato più di 500 milioni di euro per rafforzare gli interventi preventivi, mentre ulteriori risorse sono state previste nel nuovo Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031, recentemente approvato. Tra le priorità figurano il potenziamento della diagnosi precoce e dei programmi di screening, strumenti essenziali per intercettare la malattia in fasi più trattabili e ridurre, nel medio-lungo periodo, il carico clinico ed economico delle neoplasie.

“Il cancro oggi è una delle principali priorità di salute pubblica, in Italia e in Europa, sia per i numeri epidemiologici che per le implicazioni sociali ed economiche che determina”, ha sottolineato Cappellacci.

Il presidente della XII Commissione, evidenziando l’impegno del Parlamento e del Ministero della Salute nel destinare nuove risorse alla prevenzione oncologica, con l’obiettivo di limitare l’impatto crescente dei tumori sulla collettività e sul sistema sanitario, ha anche evidenziato un punto cruciale: affinchè le novità previste dal Piano Nazionale Prevenzione diventino concrete, sarà necessario approvare rapidamente i decreti attuativi.

Le risorse, da sole, non bastano. Servono strumenti operativi, tempi certi, criteri omogenei e capacità di coordinamento tra Stato e Regioni. In oncologia, infatti, il rischio è che l’innovazione proceda a velocità diverse nei territori, generando differenze nell’accesso agli screening, ai test diagnostici, ai farmaci innovativi e ai percorsi di presa in carico.

Screening oncologici, equità territoriale e prevenzione primaria: la sfida della diagnosi precoce

Francesco Perrone, presidente di Fondazione AIOM, ha posto al centro del dibattito la questione dell'equità territoriale negli screening oncologici, ricordando come in Italia siano già attivi programmi pubblici per mammella, colon-retto e cervice uterina, ma come questi non garantiscano ovunque le stesse coperture. Le differenze regionali nella partecipazione ai programmi riducono l'impatto potenziale di strumenti che, quando raggiungono adeguatamente la popolazione, aumentano in modo significativo le probabilità di guarigione attraverso la diagnosi precoce.

Affinché la prevenzione secondaria produca effetti concreti, i cittadini devono essere raggiunti, informati, invitati e accompagnati all'interno di percorsi accessibili e organizzati, e la sua efficacia non può dipendere dalla sensibilità del singolo territorio o dalla capacità organizzativa locale, ma deve tradursi in una funzione strutturale e uniforme del Servizio sanitario nazionale.

Massimo Di Maio, presidente nazionale AIOM, ha rilevato i progressi compiuti negli ultimi anni nella copertura degli inviti per gli screening già inseriti nel servizio sanitario pubblico, indicando come priorità l'estensione in tutta Italia dello screening mammografico alle fasce 45-49 anni e 70-74 anni, affinché l'offerta diventi più uniforme tra le Regioni. L'ampliamento dei programmi di diagnosi precoce richiede non soltanto decisioni sanitarie, ma anche capacità organizzativa, risorse e personale adeguati.

Sul tumore del polmone, una delle neoplasie a maggiore impatto in termini di mortalità, il Piano Nazionale Prevenzione 2026-2031 ribadisce le raccomandazioni del Consiglio europeo, indicando l'avvio e l'incentivazione di progetti pilota di prevenzione secondaria attraverso TC spirale a bassa dose nei forti fumatori e negli ex forti fumatori. Si tratta di un programma mirato su una popolazione target particolarmente esposta al rischio, distinto dai programmi di screening di massa già attivi per altre neoplasie.

Di Maio ha evidenziato che la TC a bassa dose ha mostrato evidenze chiare nella riduzione della mortalità per il tumore del polmone, una neoplasia che causa ogni anno in Italia circa 35mila decessi. Negli ultimi anni, ha osservato, anche nel tumore polmonare si sono registrati successi legati ai progressi della ricerca e all’introduzione di nuovi trattamenti. Tuttavia, i risultati in termini di sopravvivenza restano ancora modesti. Da qui la necessità di potenziare la Rete italiana screening polmonare, già attiva e fondata su esami mirati per soggetti ad alto rischio.

Sul fumo si è concentrato anche l’intervento del presidente della X Commissione del Senato, Francesco Zaffini, il quale ha richiamato la necessità di mettere la prevenzione primaria al centro delle politiche sanitarie. Il tabagismo resta uno dei principali fattori di rischio evitabili per la salute: promuovere stili di vita sani, sostenere i percorsi di disassuefazione e valorizzare i centri antifumo significa intervenire prima che la malattia si manifesti.

La TAC a bassa dose, ha ricordato Zaffini, può inoltre consentire in un unico esame di individuare precocemente il tumore del polmone e, insieme, eventuali segni di enfisema severo e calcificazioni coronariche. L’obiettivo, ora, è estendere questi percorsi e garantire ai cittadini a rischio una presa in carico tempestiva, equa e integrata.

Perrone ha insistito sulla necessità di andare ancora più a monte, riducendo l’esposizione ai fattori di rischio. Educazione sanitaria, azioni proattive e politiche pubbliche possono contribuire a diminuire il numero di persone che si ammalano. In questa prospettiva si inserisce anche l’iniziativa congiunta promossa da AIOM, Fondazione AIOM, Fondazione Veronesi e Fondazione AIRC per sollecitare il Parlamento a intervenire sul prezzo dei prodotti del tabacco. L’obiettivo è aumentare il costo delle sigarette e degli altri prodotti da fumo, una misura che in altri Paesi ha contribuito a ridurre il consumo e, di conseguenza, l’esposizione a uno dei principali fattori di rischio oncologico e cardiovascolare.

Tumori, Italia ai vertici europei per riduzione dei decessi: ora la sfida è rendere cure e innovazione uniformi sul territorio

Di Maio ha presentato una valutazione complessiva sull'oncologia italiana, ricordando come tra il 2007 e il 2019 si sia registrata una riduzione dei decessi per cancro del 14% tra gli uomini e del 6% tra le donne, tra i risultati migliori in Europa. Mantenere questi livelli richiede di rafforzare i percorsi all'interno del Servizio sanitario nazionale e di rendere più efficienti le reti oncologiche regionali, che dovrebbero garantire continuità tra ospedale e territorio, accesso tempestivo ai centri di riferimento, multidisciplinarietà e appropriatezza diagnostica e terapeutica. La loro efficacia si traduce in riduzione di disuguaglianze, duplicazioni e ritardi, mentre la frammentazione o la disomogeneità espone i pazienti a percorsi in cui tempi e qualità della presa in carico dipendono in misura eccessiva dal contesto locale.

Sul fronte delle terapie avanzate, l'ultimo Documento di finanza pubblica le riconosce come spese di investimento e non come spesa corrente, aprendo la possibilità di valutare l'innovazione terapeutica non soltanto come costo immediato ma come investimento capace di produrre benefici clinici, sociali ed economici nel tempo.

Perché questa impostazione si traduca in pratica, sono necessarie norme concrete che rendano possibili modelli di pagamento pluriennali legati ai risultati clinici, conciliando sostenibilità e accesso rapido alle cure. In oncologia in particolare, dove farmaci mirati, immunoterapie, terapie cellulari, test molecolari e percorsi personalizzati stanno trasformando la pratica clinica, l'innovazione produce valore soltanto se raggiunge i pazienti in modo tempestivo, appropriato e uniforme su tutto il territorio nazionale.

Maria Rosaria Campitiello, capo dipartimento della Prevenzione del Ministero della Salute, ha affrontato il tema del tumore ovarico, patologia per la quale restano centrali la diagnosi tempestiva, la qualità della presa in carico e l'attenzione ai percorsi di prevenzione e informazione, richiamando la necessità di rafforzare la cultura della prevenzione, promuovere controlli ginecologici periodici e investire nella formazione continua dei professionisti sanitari. Ha indicato come il nodo non riguardi soltanto la disponibilità di cure, ma la capacità del sistema di intercettare i bisogni, accompagnare le pazienti e garantire percorsi appropriati.

Dal confronto è emersa un'agenda che attraversa prevenzione primaria, screening, diagnosi precoce, innovazione terapeutica, sostenibilità, reti regionali e responsabilità istituzionale. Rendere effettivo il Piano Nazionale Prevenzione 2026-2031 attraverso decreti attuativi, uniformare gli screening oncologici superando le differenze regionali, potenziare lo screening polmonare mirato per i soggetti ad alto rischio, garantire accesso tempestivo alle terapie avanzate e rendere più efficienti le reti oncologiche regionali sono le direzioni indicate come prioritarie, in risposta a una domanda di cura in crescita in un Paese che invecchia e nel quale aumenta il numero di persone che convivono con una diagnosi oncologica.

L'iniziativa è realizzata grazie al contributo non condizionante di AstraZeneca, Bayer, Gilead, MSD, Regeneron.

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