Copia/incolla disponibile con abbonamento Enterprise

Approfondimenti

Salute al Femminile: la conoscenza che cura tra intelligenza artificiale, dati sanitari e pari opportunità

Istituzioni, mondo scientifico, industria farmaceutica, ricerca, cultura, professioni sanitarie e tutela della salute si sono riuniti per raccontare come l'intelligenza artificiale possa diventare uno strumento utile, purché guidato da dati corretti, linguaggi comprensibili, regole equilibrate e attenzione alle differenze tra donne e uomini.

L’evento “Salute al femminile - La conoscenza che cura. Health literacy e intelligenza artificiale per le pari opportunità”, è stato organizzato da Farmindustria e si è tenuto a Roma, riunendo rappresentanti delle istituzioni, del mondo farmaceutico, della ricerca, della cultura, della medicina, dell’università e delle forze dell’ordine impegnate nella tutela della salute. Il confronto, patrocinato dal Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, ha visto la partecipazione, tra gli altri, del presidente di Farmindustria Marcello Cattani, della ministra Eugenia Roccella, di Sara Lena del Censis, di Rossella Calabrese di Treccani Accademia e dei relatori della tavola rotonda dedicata a dati sanitari, intelligenza artificiale, prevenzione, medicina predittiva e differenze di genere. Al centro dell’incontro vi è stato il rapporto tra salute femminile, alfabetizzazione sanitaria e nuove tecnologie, affinché l’innovazione possa accompagnare le persone senza sostituire la relazione umana, il sapere medico e la responsabilità della cura.

La salute femminile come luogo di conoscenza, cura e innovazione

La nona giornata dedicata alla salute femminile promossa da Farmindustria si è aperta con un richiamo alla necessità di guardare all’intelligenza artificiale non come a uno strumento neutro, bensì come a una tecnologia che assume il volto di chi la immagina, la sviluppa, la finanzia, la regola e la utilizza, poiché ogni passaggio della sua costruzione porta con sé scelte, valori, priorità e anche possibili esclusioni. Da questa premessa è nato il percorso dell’incontro, dedicato alla “conoscenza che cura”, un’espressione che ha legato la salute delle donne alla capacità di comprendere le informazioni sanitarie, di accedere a fonti affidabili, di usare il digitale con consapevolezza e di orientare l’innovazione affinché non amplifichi le disuguaglianze, ma contribuisca a ridurle.

L’appuntamento, moderato da Safiria, ha raccolto il filo di un percorso avviato da Farmindustria da diversi anni, attraverso una giornata che, di edizione in edizione, ha raccontato la centralità della donna nella salute, nella famiglia, nel lavoro, nella ricerca e nella società. Negli anni precedenti erano stati affrontati argomenti come la medicina di genere, la denatalità, il ruolo del caregiver, il peso dei compiti di cura e la necessità di conciliare vita professionale e vita familiare; quest’anno, invece, il discorso si è concentrato sull’intelligenza artificiale, sui dati sanitari, sulla health literacy e sulle condizioni necessarie perché la tecnologia possa diventare inclusiva.

Il presidente di Farmindustria, Marcello Cattani, ha ricordato che l’attenzione dell’industria farmaceutica verso le donne non è soltanto una dichiarazione di principio, ma trova riscontro in elementi concreti legati all’occupazione, alla ricerca e al welfare aziendale, poiché il settore impiega una quota molto alta di donne e vede una presenza femminile ancora più significativa nei team scientifici e nelle competenze STEM. Cattani ha descritto la salute femminile come una priorità che attraversa la ricerca e l’organizzazione del lavoro, richiamando il valore delle donne all’interno delle imprese, ma anche il loro ruolo nella società, nella genitorialità, nella famiglia e nell’assistenza alle persone fragili.

Il presidente ha indicato la necessità di sostenere strumenti capaci di accompagnare le donne nei diversi momenti della vita, poiché la conciliazione tra lavoro, famiglia e cura non riguarda soltanto il benessere individuale, bensì la qualità complessiva del modello sociale. A questa dimensione si collega anche la ricerca farmaceutica dedicata alle patologie femminili, che oggi comprende farmaci, vaccini e piattaforme terapeutiche in sviluppo per aree ginecologiche, oncologiche, neurologiche e per condizioni nelle quali la fisiologia femminile presenta caratteristiche differenti rispetto a quella maschile.

L’intervento della ministra Eugenia Roccella ha inserito la giornata in una riflessione più ampia sulle pari opportunità, sulla libertà delle donne di esprimere i propri talenti e sulla necessità di rendere compatibili vita familiare, cura, lavoro, professione e partecipazione pubblica. La ministra ha richiamato il valore degli incontri promossi da Farmindustria, descrivendoli come luoghi in cui negli anni sono emersi spunti utili anche per il lavoro istituzionale, soprattutto sui temi del welfare aziendale, del sostegno alla maternità, della conciliazione e della possibilità per le donne di vivere pienamente sia la dimensione privata sia quella professionale.

Roccella ha dedicato un passaggio ampio alla health literacy, definendola come una componente essenziale dell’empowerment femminile, poiché conoscere meglio il linguaggio della salute, orientarsi tra servizi, cure, prevenzione e informazioni, comprendere ciò che accade al proprio corpo e a quello delle persone di cui ci si prende cura, significa poter dialogare in modo più consapevole con il sistema sanitario. La ministra ha precisato che l’alfabetizzazione sanitaria non deve essere confusa con l’autocura o con il tentativo di sostituire il medico, bensì deve servire a usare meglio ciò che la scienza, l’organizzazione sanitaria e il welfare mettono a disposizione.

Nel suo intervento è emersa anche una riflessione storica sul rapporto tra donne e cura, in quanto, secondo Roccella, la presenza femminile nella salute non si limita alla dimensione familiare, ma affonda le radici in una lunga relazione con la conoscenza, la ricerca, le pratiche di guarigione e la trasmissione di saperi. Da questo legame antico deriva una responsabilità attuale: rendere la conoscenza sanitaria accessibile, comprensibile e vicina alle persone, soprattutto a chi vive condizioni di fragilità.

La ministra ha, in seguito, richiamato i progetti internazionali nei quali l’Italia è coinvolta, con particolare riferimento al Consiglio d’Europa e alle iniziative di alfabetizzazione sanitaria rivolte anche alle comunità più vulnerabili. Ha citato, inoltre, il lavoro avviato nei campi Rom con il coinvolgimento di soggetti come l’Università Cattolica, la Croce Rossa e il Centro nazionale sangue, mettendo in evidenza come, in quei contesti, la salute materno-infantile richieda particolare attenzione, poiché la prevenzione, le vaccinazioni e la tutela dei bambini passano anche dalla capacità di raggiungere le donne con informazioni chiare e servizi adeguati.

Roccella ha spiegato che la tecnologia può rappresentare una grande occasione per rimuovere discriminazioni, purché sia orientata con attenzione, affinché non rafforzi ruoli predefiniti o letture distorte della differenza tra donne e uomini. Il punto indicato dalla ministra riguarda una distinzione importante: da un lato vi è la differenza biologica tra uomo e donna, che la medicina di genere ha il compito di riconoscere e studiare; dall’altro vi sono le differenze costruite dagli stereotipi, dalle abitudini culturali e da una storia lunga di discriminazioni, che invece devono essere superate. In questo senso l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di pari opportunità solo se viene progettata, controllata e utilizzata in modo da correggere i pregiudizi, non da renderli più difficili da vedere.

Roccella ha ricordato anche l’intervento normativo italiano sull’intelligenza artificiale e la necessità di contrastare manipolazioni digitali che possono colpire in particolare le donne, comprese le forme di violenza, molestia o alterazione dell’immagine personale realizzate attraverso nuove tecnologie. Tuttavia, la ministra ha evitato una lettura soltanto restrittiva del fenomeno, sottolineando che non si tratta di vietare lo sviluppo tecnologico, bensì di accompagnarlo, governarlo e offrire strumenti alle famiglie, ai giovani e alla società, poiché le tecnologie sono ormai parte della vita quotidiana e dei rapporti tra persone.

La tecnologia, dunque, è stata descritta come una dimensione da guidare con responsabilità, perché già oggi attraversa la comunicazione, la formazione, l’informazione, il lavoro, la salute e anche la sfera emotiva. Proprio per questo, il rapporto tra intelligenza artificiale e pari opportunità richiede una vigilanza costante sui dati, sui linguaggi, sulle regole e sugli usi concreti, affinché la velocità dell’innovazione sia accompagnata da una capacità altrettanto forte di proteggere le persone.

I dati del Censis: donne, salute e uso consapevole dell’intelligenza artificiale

L’intervento di Sara Lena del Censis ha offerto una lettura numerica dei comportamenti degli italiani di fronte all’intelligenza artificiale, mostrando come il fenomeno sia in piena espansione e come la sua diffusione sia destinata a crescere rapidamente grazie alla lunga familiarità maturata dalla popolazione con il digitale. Dai dati illustrati è emerso che una quota crescente di cittadini ha già sperimentato questi strumenti, mentre tra i genitori una parte significativa dichiara che i figli li utilizzano anche per svolgere i compiti, segnalando così l’ingresso dell’intelligenza artificiale nella quotidianità delle generazioni più giovani.

Gli ambiti di utilizzo descritti dal Censis sono ampi: interessi personali, informazione su questioni sociali, internazionali ed economiche, opinioni politiche, lavoro, salute, benessere psicologico e sfera privata. Tuttavia, la lettura per genere mostra una differenza interessante, poiché gli uomini risultano più presenti in molti utilizzi, mentre le donne ricorrono maggiormente all’intelligenza artificiale proprio quando si parla di salute e benessere mentale. Questo dato, inserito nel contesto della giornata, ha consentito di leggere il rapporto femminile con la tecnologia non come distanza, bensì come uso selettivo, prudente e legato alle responsabilità di cura.

Secondo quanto riportato da Lena, le donne considerano l’intelligenza artificiale utile e facile da usare, tuttavia esprimono anche una fiducia meno piena rispetto agli uomini, soprattutto quando si entra nell’ambito sanitario. Questa prudenza non è stata presentata come chiusura, ma come un comportamento coerente con una cultura della salute fondata sull’informazione, sulla responsabilità e sul riconoscimento del sapere esperto. Gli italiani, e in misura ancora maggiore le donne, vogliono capire ciò che accade in caso di problemi di salute, ma continuano ad attribuire al medico il ruolo di riferimento.

La relazione tra informazione digitale e fiducia nei professionisti sanitari è emersa con particolare chiarezza nei dati sul timore di affidarsi esclusivamente all’intelligenza artificiale, poiché molti cittadini dichiarano di non sentirsi a proprio agio davanti a informazioni generate da sistemi automatici, anche per il rischio di fake news o per la preferenza accordata a fonti umane. Il medico resta, dunque, la fonte primaria di informazione, non soltanto perché possiede competenze cliniche, ma perché offre relazione, ascolto, empatia e capacità di collocare le informazioni dentro la storia concreta della persona.

Lena ha collegato questi dati al ruolo delle donne nella gestione quotidiana della salute familiare. Le madri, molto più dei padri, si occupano degli aspetti sanitari dei figli, del rapporto con i medici, delle visite, delle cure e del benessere psicologico, mentre tra i caregiver prevale ancora una presenza femminile. Questa funzione di presidio comporta però un impatto sulla salute delle donne stesse, poiché il caregiving viene associato a stress, sintomi depressivi e conseguenze fisiche, con percentuali più alte tra le donne rispetto agli uomini. La cura, dunque, è stata raccontata anche come un carico che richiede riconoscimento, sostegno e strumenti adeguati.

Con Rossella Calabrese, amministratore delegato di Treccani Accademia, il discorso si è spostato sul valore delle parole, della formazione e della comprensione, poiché nella salute un’informazione poco chiara o mal interpretata può trasformarsi in una scelta sbagliata. Calabrese ha ricordato la missione storica di Treccani, nata per rendere accessibile la conoscenza, e ha collegato questa eredità alla sfida attuale della digital health literacy, che non riguarda soltanto la capacità tecnica di usare strumenti digitali, bensì il modo in cui le persone acquisiscono, valutano e utilizzano conoscenze in un ambiente informativo profondamente cambiato.

Tre trasformazioni sono state descritte come decisive: la prima è la democratizzazione dell’accesso alle informazioni, poiché oggi chiunque, attraverso uno smartphone, può raggiungere contenuti scientifici che un tempo erano disponibili soltanto agli specialisti; tuttavia, avere accesso a tutto non significa comprendere tutto, e l’abbondanza informativa può creare disorientamento se non è accompagnata da metodo, capacità critica e mediazione. La seconda trasformazione riguarda la medicalizzazione dei social media, ormai luoghi nei quali si formano paure, aspettative, fiducia e diffidenza sulla salute, attraverso racconti personali, testimonianze emotive e contenuti che, se decontestualizzati, possono orientare in modo improprio le scelte delle persone.

La terza trasformazione è l’avvento dell’intelligenza artificiale, che produce risposte apparentemente autorevoli, spesso espresse con un linguaggio sicuro, ordinato e rassicurante. Proprio questo registro, secondo Calabrese, può generare l’impressione che una risposta immediata sia anche una risposta giusta, mentre la formazione dovrebbe insegnare non solo a cercare rapidamente una soluzione, ma a formulare domande corrette, a distinguere le fonti, a mantenere il dubbio e a riconoscere il valore del sapere professionale.

Il linguaggio sanitario è stato presentato come parte integrante della cura. Una spiegazione incomprensibile può ridurre l’aderenza a una terapia, un termine tecnico non mediato può far sentire il paziente escluso dalla propria stessa salute, mentre una comunicazione chiara può orientare, rassicurare e rendere più consapevole la relazione medico-paziente. In questo passaggio, Calabrese ha richiamato il ruolo delle donne come mediatrici familiari della salute, poiché spesso sono loro a cercare informazioni, prenotare visite, accompagnare parenti, ricordare terapie e tradurre le parole del medico in indicazioni pratiche per la vita quotidiana.

Dati sanitari, medicina predittiva e differenze di genere

La tavola rotonda dedicata a intelligenza artificiale e dati sanitari ha portato il confronto dentro la ricerca, la clinica, la regolazione e la tutela della salute, mostrando come la qualità dei dati sia decisiva per costruire strumenti utili, equi e capaci di rispondere alle differenze tra le persone. Andrea Beccari, vice president di Dompé Farmaceutici, ha spiegato che la progettazione di un farmaco deve tenere conto fin dall’inizio dei parametri che incidono sulla popolazione di riferimento, compresi genetica, ambiente, età e genere, poiché la biologia e la fisiologia possono cambiare tra uomini e donne e, di conseguenza, possono variare anche l’andamento delle patologie e la risposta ai farmaci.

Beccari ha descritto il passaggio dalla medicina di precisione alla medicina predittiva e preventiva, nella quale la modellazione della patologia permette non solo di intervenire sul paziente, ma anche di prevedere l’evoluzione di una condizione e di riconoscere precocemente i rischi. In questo percorso l’intelligenza artificiale può offrire strumenti importanti, purché la variabile di genere venga considerata all’inizio della catena di ricerca e sviluppo, non alla fine, quando lo studio clinico rischia di evidenziare una differenza che avrebbe dovuto essere prevista prima.

L’esperienza portata da Diana Ferro, biomedical data scientist dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, ha dato concretezza a questo ragionamento. Durante il periodo del Covid, il suo gruppo ha lavorato a strategie di medicina predittiva e preventiva per monitorare bambini con diabete di tipo 1 anche a casa, integrando dati provenienti da dispositivi, sensori, cartelle cliniche e strumenti personali, affinché fosse possibile anticipare eventi avversi e comprenderne le cause. In quel lavoro, però, il modello predittivo ha mostrato difficoltà specifiche nelle bambine intorno ai nove anni, una fase in cui i cambiamenti fisiologici cominciavano a modificare i dati raccolti.

Il gruppo di ricerca ha quindi integrato nuove informazioni, comprese quelle relative alla fisiologia femminile, e il modello ha iniziato a correggersi. Ferro ha raccontato anche le resistenze incontrate davanti all’idea di fornire alle bambine strumenti aggiuntivi per tracciare dati specifici, poiché qualcuno lo aveva interpretato come una discriminazione rispetto ai pazienti maschi. Il passaggio ha mostrato, invece, che riconoscere una differenza non significa creare disparità, ma costruire condizioni più corrette per leggere la realtà clinica.

Il contributo della professoressa Gisella Finocchiaro, ordinaria di diritto privato e diritto di internet e dell’intelligenza artificiale all’Università di Bologna, ha introdotto il tema della regolazione, mettendo a confronto i diversi approcci internazionali. L’Europa tende a costruire regole dettagliate, gli Stati Uniti privilegiano maggiormente la deregolamentazione, mentre la Cina ha prodotto molte norme dentro un contesto politico differente. In questo quadro, Finocchiaro ha sottolineato che i dati hanno un valore non soltanto individuale, ma anche collettivo, soprattutto quando servono alla ricerca scientifica e alla tutela della salute.

Il rapporto tra privacy e interesse generale è stato descritto attraverso il concetto giuridico del bilanciamento, poiché la protezione dei dati personali è un diritto fondamentale, ma non assoluto. Per rendere possibile la ricerca, dunque, occorre individuare modelli che tutelino le persone e al tempo stesso consentano l’uso dei dati per finalità scientifiche. L’anonimizzazione e la pseudonimizzazione sono state indicate come strumenti utili, perché permettono di seguire l’evoluzione di una condizione sanitaria senza rendere necessariamente identificabile il singolo individuo.

Finocchiaro ha poi richiamato il rischio dell’over regulation, cioè di una produzione normativa eccessiva che, invece di semplificare e tutelare meglio i diritti, può rendere più difficile il lavoro dei ricercatori. Secondo la giurista, servono regole semplici, chiare e applicabili, perché l’obiettivo non deve essere moltiplicare gli adempimenti, bensì proteggere gli interessi fondamentali dell’individuo e della collettività, favorendo allo stesso tempo la ricerca scientifica.

La dottoressa Maria Grazia Tarsitano, intervenuta in rappresentanza della Federazione degli Ordini dei Medici, ha portato l’attenzione sulla professione medica e sulla crescente presenza femminile tra i camici bianchi. I dati richiamati mostrano una professione ormai fortemente femminile, soprattutto nelle fasce d’età più giovani e nella parte più attiva della vita lavorativa, mentre restano più bassi i numeri delle donne nei ruoli apicali, sia nel Servizio sanitario nazionale sia nell’ambito accademico.

Tarsitano ha collegato questa situazione alla necessità di sistemi di sostegno più solidi, capaci di rendere la maternità e la carriera non alternative, ma compatibili. L’esperienza dei Paesi del Nord Europa è stata richiamata come esempio di un’organizzazione nella quale congedi parentali e supporti legislativi contribuiscono a ridurre le differenze di genere nei percorsi professionali. La questione, dunque, non riguarda soltanto le singole possibilità familiari, ma la capacità del sistema di offrire opportunità reali.

Nel suo intervento è emerso anche il valore dell’empatia nella professione medica, spesso attribuita culturalmente alle donne, ma in realtà costitutiva dell’atto di cura. Il medico, infatti, non viene riconosciuto soltanto per le competenze tecniche, bensì anche per la capacità di relazione, ascolto, spiegazione e accompagnamento. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale entra sempre più nella sanità, questo elemento umano rimane decisivo, perché gli strumenti digitali possono supportare il lavoro clinico, ma devono essere governati dai professionisti e inseriti dentro una relazione fondata sulla fiducia.

Francesca Merzagora, presidente di Fondazione Onda, ha affrontato il divario digitale di genere, spiegando che la difficoltà delle donne nell’accesso e nell’uso di alcune tecnologie non dipende soltanto dalle competenze digitali, ma anche dal tempo disponibile, dal carico di cura, dalle condizioni economiche, dai ruoli familiari e sociali e dalla progettazione stessa degli strumenti, che non sempre tiene conto dei linguaggi, delle età e delle esigenze delle donne. Se le donne dedicano molto tempo all’assistenza di figli, anziani e familiari fragili, possono avere meno occasioni di formazione e aggiornamento, e questo incide sulla possibilità di usare pienamente le innovazioni digitali.

Merzagora ha richiamato anche il problema della rappresentazione dei dati femminili nella ricerca, poiché le donne vivono più a lungo, si ammalano di più, consumano più farmaci e possono manifestare effetti collaterali differenti, ma non sempre sono adeguatamente rappresentate nelle sperimentazioni e negli algoritmi. Proprio per questo, l’inclusione della variabile di sesso e genere nella progettazione degli strumenti digitali e sanitari viene indicata come condizione necessaria per garantire pari opportunità nella prevenzione, nella diagnosi e nella cura.

La professoressa Paola Velardi, docente di Informatica alla Sapienza Università di Roma, ha spiegato che la minore presenza delle donne in alcune sperimentazioni non deriva soltanto da disattenzione, ma anche da condizioni concrete, poiché le donne possono essere meno disponibili a partecipare a studi clinici a causa della gravidanza, dei compiti familiari o della cura. Questo squilibrio produce conseguenze sulla conoscenza degli effetti dei farmaci e può generare differenze importanti quando le terapie vengono poi adottate su larga scala.

Velardi ha indicato alcune soluzioni offerte dall’intelligenza artificiale, a partire dai dati sintetici, che possono ampliare campioni ridotti imparando da dati reali e generando informazioni plausibili, fino ai gemelli digitali, cioè repliche dinamiche di parti del paziente, come un cuore o un tumore, costruite combinando immagini, dati genetici e informazioni sanitarie. Questi strumenti permettono di simulare evoluzioni e risposte a diverse terapie, aprendo la strada a una medicina realmente personalizzata, nella quale la sperimentazione possa essere più mirata e rispettosa delle caratteristiche dei singoli pazienti.

Tutela della salute, legalità e uso responsabile delle tecnologie

Il tenente colonnello Maruska Strappatelli, comandante del Nucleo Carabinieri Agenzia Italiana del Farmaco, ha descritto il lavoro svolto nell’ambito del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, che riguarda la vigilanza sulla filiera farmaceutica, sulle strutture sanitarie, sulle prestazioni, sulle case di cura, sulle case di riposo e su molte attività legate alla protezione dei cittadini. In questo ambito l’intelligenza artificiale può diventare uno strumento di supporto, soprattutto quando consente di individuare comportamenti anomali, prevenire fenomeni illeciti, liberare risorse umane da processi ripetitivi e indirizzarle verso attività che richiedono valutazione, esperienza e contatto diretto.

Strappatelli ha spiegato che l’uso dell’intelligenza artificiale da parte delle organizzazioni criminali, per esempio nella produzione di annunci fraudolenti di vendita di farmaci sul web o in ambienti difficili da esplorare come il dark web, rende necessario sviluppare strumenti capaci di intercettare segnali, anomalie e rischi. Tuttavia, ha precisato che nessun sistema può sostituire l’approfondimento dell’investigatore, l’intuito, la relazione con le persone e, nel caso giudiziario, il ruolo della magistratura, poiché la discrezionalità umana resta una garanzia essenziale.

Nella parte conclusiva della tavola rotonda, gli interventi hanno richiamato la necessità di formare professionisti capaci di usare i dati e l’intelligenza artificiale in modo consapevole, con attenzione all’etica, alla qualità delle informazioni e alla progettazione degli algoritmi. Beccari ha sottolineato che in futuro i dati saranno sempre più costruiti per essere letti dalle macchine, e non direttamente dagli esseri umani, rendendo ancora più importante decidere con cura che cosa inserire nei sistemi e come interpretarne i risultati. Ferro ha raccontato il lavoro per costruire una core facility dedicata a intelligenza artificiale, cure digitali e medicina preventiva in ambito pediatrico, mentre Merzagora ha ricordato l’appello per includere sesso e genere nella progettazione degli strumenti algoritmici.

A chiudere l’incontro è stato il presidente Marcello Cattani, che ha raccolto i fili della giornata richiamando il ruolo dell’industria farmaceutica, della ricerca, delle donne, dei giovani e delle competenze in un momento segnato da cambiamenti rapidi, instabilità e nuove sfide sanitarie. Cattani ha descritto il dato come una grande opportunità per il sistema sanitario, poiché può aiutare a misurare meglio gli esiti, il valore generato, la qualità dell’assistenza e la capacità di riallocare risorse in modo più efficace.

Il presidente di Farmindustria ha ribadito anche la necessità di evitare eccessi regolatori che possano rallentare la ricerca e la competitività, soprattutto in Europa, dove la quantità di norme rischia talvolta di appesantire i processi. Allo stesso tempo ha richiamato i risultati del settore farmaceutico sul fronte della certificazione di genere e del ridotto divario retributivo, indicando la valorizzazione delle competenze come elemento essenziale per l’innovazione.

La giornata si è conclusa con l’immagine di una sanità chiamata a rinnovarsi senza perdere la propria dimensione umana. L’intelligenza artificiale, i dati sanitari, la medicina predittiva, i gemelli digitali e gli strumenti di prevenzione possono migliorare la ricerca e rendere più precise le cure, ma richiedono inclusione, linguaggio chiaro, formazione, regole comprensibili e attenzione alle differenze. La salute femminile, raccontata attraverso le voci delle istituzioni, della ricerca, dell’industria, della cultura, della medicina e della tutela pubblica, diventa così un osservatorio privilegiato per comprendere come l’innovazione possa servire le persone, affinché la conoscenza non resti accesso indistinto alle informazioni, bensì diventi relazione, responsabilità e cura.

Take the Date è un prodotto di Nomos

Take the Date è il portale che promuove gli eventi istituzionali e pubblici di rilievo che si tengono ogni giorno in Italia. Nato da un progetto di Nomos Centro Studi Parlamentari azienda leader nel settore delle relazioni istituzionali.

Nomos

Iscriviti a Take The Date

Free

Per Privati

Gratis

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi (si applicano costi e condizioni)

Professional

Per Professionisti

€200/anno+IVA

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale 
  • Iscrizione a 2 newsletter tematiche 
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 10%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale 
  • Visualizzazione completa di tutti gli eventi nella Home Page e nelle aree tematiche

Enterprise

Per Aziende

€300/anno+IVA

  • Consultazione di tutti gli eventi
  • Iscrizione alla newsletter generica, che verrà inviata con cadenza settimanale  
  • Iscrizione a tutte le newsletter tematiche
  • Inserimento gratuito dei tuoi eventi
  • Sponsorizzazione dei tuoi eventi con uno sconto del 20%
  • Accesso all’archivio storico degli eventi
  • Accesso all’agenda istituzionale
  • Visualizzazione completa di tutti gli eventi nella Home Page e nelle aree tematiche
  • Area riservata con calendario interno, archivio e alert personalizzati
  • Copia/Incolla abilitato
  •  

Nato da un’iniziativa di Nomos Centro Studi Parlamentari - società di consulenza specializzata in public affairs, advocacy, lobbying e monitoraggio istituzionale e comunicazione - Take The Date è il primo portale che promuove tutti gli eventi di rilievo istituzionale e pubblico, che si tengono ogni giorno in Italia.

SOCIAL