Alla Camera dei Deputati una due giorni di confronto sul federalismo europeo, tra memoria del Manifesto di Ventotene, crisi degli Stati nazionali e nuove sfide dell’Unione.
La Camera dei Deputati ha ospitato l’apertura della due giorni dedicata all’eredità e all’attualità di Altiero Spinelli nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa. L’iniziativa, promossa da enti, istituti, associazioni e movimenti legati alla storia dell’integrazione europea, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, studiosi, esponenti del Movimento Federalista Europeo, del Movimento Europeo in Italia, realtà giovanili, associazioni e rappresentanti di diverse forze politiche. L’obiettivo dell’appuntamento è stato ricordare la figura di Spinelli non soltanto come protagonista della storia del Novecento europeo, ma anche come riferimento per comprendere le sfide che oggi attraversano l’Unione Europea.
Ventotene come origine di un progetto politico
La riflessione è partita dal Manifesto di Ventotene e dalla sua formula più nota, “un’Europa libera e unita”, richiamata come sintesi di un pensiero politico nato in condizioni estreme. Il testo fu concepito nell’inverno 1940-1941, quando gran parte del continente era sotto il dominio nazifascista e l’Italia viveva dentro il regime. Proprio per questo, la proposta di Spinelli, Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni non fu presentata come un semplice auspicio morale, poiché indicava una direzione politica precisa: superare il ritorno dei nazionalismi attraverso una federazione europea capace di garantire libertà, democrazia e pace.
Il richiamo a Ventotene ha attraversato l’intera giornata, non come memoria isolata ma come chiave per leggere il presente. L’idea di un’Europa libera e unita è stata descritta come “straordinariamente rivoluzionaria”, poiché rompeva con la storia di un continente segnato da guerre tra nazioni e popoli. Tuttavia il valore del Manifesto non è stato ricondotto soltanto alla sua origine storica. La sua attualità è stata legata alla necessità di difendere la democrazia e di procedere più rapidamente sulla strada dell’integrazione europea.
Nel discorso di apertura è stato ricordato anche il giudizio del presidente Giorgio Napolitano, che nel 2006, visitando l’isola del confino, definì Spinelli non un sognatore isolato, ma “un combattente capace di grande realismo politico”. La citazione è stata collegata al profilo di un uomo che seppe unire pensiero e azione, teoria e iniziativa concreta. Pertanto il federalismo spinelliano è stato presentato come un progetto fondato su una visione alta, ma costruito attraverso battaglie politiche reali, istituzioni, trattati, campagne pubbliche e lavoro parlamentare.
Il convegno ha insistito sul rapporto tra quella stagione e il presente. La libertà e l’unità europea, è stato osservato, portarono con sé un altro bene decisivo: la pace. Dunque ricordare Spinelli significa interrogarsi su come l’Europa possa contribuire ancora oggi alla stabilità internazionale, mentre il mondo attraversa conflitti, tensioni geopolitiche, crisi energetiche e nuove forme di competizione globale.
Dalla crisi degli Stati nazionali alla scelta federalista
Uno dei primi interventi ha posto al centro due concetti collegati tra loro: la crisi degli Stati nazionali e l’attualità della federazione europea. Secondo questa lettura, la crisi degli Stati nazionali deriva dall’internazionalizzazione del processo produttivo e dall’ascesa di potenze di dimensione continentale. Gli Stati europei, se considerati singolarmente, appaiono meno capaci di incidere sulla storia mondiale, poiché sicurezza, economia, energia, industria e innovazione richiedono una scala politica più ampia.
Da qui, nasce la contrapposizione tra nazionalismo e federalismo: il nazionalismo è stato indicato come la forza che spinge verso il declino degli Stati nazionali, mentre il federalismo è stato presentato come una via d’uscita dalla loro insufficienza. Non si tratta, è stato spiegato, di sostituire una retorica con un’altra, ma di riconoscere che le grandi sfide non possono essere affrontate con strumenti pensati per un mondo diverso. Pertanto la federazione europea è stata descritta come un passaggio necessario per costruire un potere sovranazionale capace di orientare la politica oltre il confine dei singoli Paesi.
Le città-Stato furono un primo livello di organizzazione politica; gli Stati nazionali permisero poi di unificare comunità più ampie; oggi, invece, l’Unione Europea rappresenta il possibile inizio di una nuova fase, quella delle grandi regioni del mondo. Dunque il percorso dell’integrazione europea è stato letto come parte di un processo più vasto di pacificazione tra gli Stati.
In questa parte del dibattito è emersa una delle tesi centrali della giornata: non basta influenzare i governi nazionali, poiché essi non dispongono più da soli degli strumenti necessari per governare fenomeni globali. Serve, invece, un nuovo potere europeo. La federazione è stata dunque descritta come il luogo politico in cui la sovranità non viene cancellata, ma condivisa per renderla più efficace.
Un contributo ampio è stato offerto da Pier Virgilio Dastoli, presidente del Movimento Europeo in Italia e per anni collaboratore di Altiero Spinelli. Dastoli ha ricostruito il percorso biografico e politico di Spinelli, ricordandone la nascita a Roma, l’impegno antifascista, l’arresto a Milano nel 1927 e la condanna inflitta dal Tribunale speciale. Spinelli, incarcerato e poi mandato al confino, trasformò quella esperienza in un laboratorio politico. A Ventotene, insieme a Ernesto Rossi, elaborò il Manifesto per un’Europa libera e unita, che sarebbe poi stato diffuso clandestinamente anche grazie al ruolo di Ursula Hirschmann e Ada Rossi.
Dastoli ha ricordato che Spinelli non fu soltanto un teorico, ma un organizzatore politico capace di costruire reti, associazioni e movimenti. Dopo la caduta del fascismo fondò a Milano il Movimento Federalista Europeo e avviò contatti con federalisti in Francia e Svizzera. Negli anni successivi partecipò alla battaglia per la Comunità Europea di Difesa, sostenne la necessità di un coinvolgimento popolare attraverso il Congresso del Popolo Europeo e contribuì alla nascita di istituzioni e luoghi di elaborazione culturale.
Il racconto ha toccato anche gli anni in cui Spinelli fu commissario europeo alla politica industriale e alla ricerca, dal 1970 al 1976. In quel ruolo, ha ricordato Dastoli, Spinelli non si limitò ai settori di sua competenza, ma partecipò all’elaborazione delle principali politiche comunitarie, dalla politica regionale all’ambiente, dalla ricerca alla politica agricola. Inoltre avanzò proposte sulla politica monetaria dopo la fine della convertibilità del dollaro decisa da Nixon nel 1971, mostrando attenzione per temi che sarebbero tornati centrali nei decenni successivi.
Spinelli entrò nell’assemblea europea con l’obiettivo di attribuirle un ruolo costituente. Dastoli ha ricordato le parole pronunciate da Spinelli entrando nel Parlamento europeo: “Io entro in questo momento nella cittadella della democrazia europea in stato nascente”. La frase è stata collegata all’ultima grande battaglia spinelliana, quella che portò il Parlamento europeo ad approvare, il 14 febbraio 1984, il progetto di trattato che istituiva l’Unione Europea.
Il progetto Spinelli fu presentato come un testo dotato di forte capacità di visione. Tra i punti richiamati vi furono la previsione di una Carta dei diritti fondamentali, il ruolo della Corte di giustizia nella tutela dello Stato di diritto e l’idea che il trattato potesse entrare in vigore senza l’unanimità di tutti gli Stati. Tale metodo venne descritto come un tentativo di superare i limiti del meccanismo intergovernativo. Tuttavia il valore di quel progetto, secondo Dastoli, non sta soltanto nei suoi contenuti, ma anche nel metodo: un lavoro parlamentare trasparente, costruito con il dialogo con cittadini, università, sindacati, imprese e parlamenti nazionali.
Ernic Pellegrinotti, presidente di Generazione Europa, ha richiamato le parole di David Sassoli, secondo cui “l’Europa non è un incidente della storia”. Da questa affermazione è partito un intervento centrato sull’Europa come risposta politica e civile alle crisi contemporanee. L’Europa, è stato detto, significa orgoglio, coraggio, unità e pace, ma anche protezione dei diritti dei lavoratori, delle imprese, dei cittadini e del modello sociale europeo.
Amanda Ribichini, segretaria generale della Gioventù Federalista Europea, ha collegato il presente al Congresso del Popolo Europeo, ricordando che settant’anni fa i federalisti portarono nelle piazze, nelle scuole e nelle università una grande azione popolare per chiedere una vera federazione europea. Da qui è nata una domanda rivolta soprattutto alle nuove generazioni: che cosa significa oggi sentirsi europei? La risposta non è stata presentata come scontata, poiché molti giovani hanno conosciuto l’Erasmus, il mercato unico e la libera circolazione come elementi già acquisiti. Tuttavia proprio ciò che sembra acquisito può diventare fragile, se non viene difeso e rinnovato.
Ribichini ha richiamato direttamente Spinelli, citando un editoriale del 1955 in cui i federalisti erano definiti “la parte cosciente del popolo europeo”. La citazione è stata inserita come invito all’azione: non basta riconoscersi europei, poiché occorre rendere quella consapevolezza una battaglia collettiva. Dunque il ruolo dei federalisti, oggi come allora, è stato indicato nella capacità di organizzare mobilitazione, proposta politica e partecipazione.
Un’altra testimonianza ha riguardato il rapporto tra Europa e narrazione. Marco Bonini, scrittore, attore e operatore dello spettacolo, ha raccontato il documentario “Europa è una barca”, realizzato con l’Istituto Spinelli di Latina. Il viaggio da Oslo a Ventotene lungo le vie navigabili europee ha mostrato, secondo il racconto, che il sentimento europeo esiste ma fatica ancora a consolidarsi sul piano emotivo. “Manca un momento epico”, è stato osservato, e per questo il popolo europeo deve essere costruito anche attraverso un racconto comune.
La proposta simbolica di una nazionale europea alle Olimpiadi è stata presentata come esempio di possibile aggregazione emotiva. L’immagine della bandiera e dell’inno durante una premiazione è stata richiamata per spiegare come l’identità politica abbia bisogno anche di simboli condivisi. Pertanto la costruzione europea non è stata descritta soltanto come architettura istituzionale, ma anche come racconto collettivo capace di unire esperienze, memoria e futuro.
Il messaggio di Antonio Tajani e le priorità dell’Europa
Nel corso dei lavori è stato letto anche il messaggio inviato dal vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Antonio Tajani. Il ministro ha ringraziato il Movimento Federalista Europeo e il Movimento Europeo in Italia, ricordando Spinelli come figura utile a immaginare “l’Europa che vogliamo”. Nel messaggio, l’Europa e il rapporto transatlantico sono stati indicati come cardini della politica estera del Governo.
Tajani ha posto l’accento sulla necessità che l’Europa sia protagonista nell’impegno per la pace, il dialogo e la stabilità internazionale. Ha poi richiamato la sicurezza e il benessere dei cittadini, sottolineando l’importanza di investire nella difesa europea e di rafforzare il pilastro europeo della Nato.
Nel testo sono stati indicati anche alcuni obiettivi economici: competitività, crescita, politica industriale, ricerca, innovazione, completamento del mercato unico e Unione dei mercati dei capitali. Inoltre è stata richiamata l’esigenza di una semplificazione amministrativa e di una risposta europea agli alti costi dell’energia, poiché famiglie e imprese risentono direttamente delle difficoltà del sistema produttivo.
Il messaggio ha dedicato spazio anche all’allargamento, definendo la riunificazione dei Balcani alla storia europea come un investimento strategico per il continente. Infine Tajani ha richiamato l’eredità di Spinelli e De Gasperi, definendola non un’utopia irrealizzabile, ma “realismo coraggioso”. La formula è stata accolta come richiamo a una tradizione politica italiana che vede nell’Europa non una dimensione esterna, ma una parte essenziale dell’identità nazionale.
La seconda parte dell’incontro ha assunto la forma di una tavola rotonda dedicata ad Altiero Spinelli, alla politica europea dell’Italia e al ruolo del Paese nel processo di unificazione europea. Roberto Castaldi, segretario del Movimento Federalista Europeo, ha introdotto il confronto ricordando che Spinelli seppe dialogare con forze politiche diverse, poiché agiva non sulla base della frattura tradizionale tra destra e sinistra, ma lungo la linea di divisione tra federalisti e nazionalisti indicata dal Manifesto di Ventotene.
Castaldi ha collegato questa impostazione alla situazione attuale. Il crollo dell’ordine mondiale, le guerre ai confini dell’Unione, la fragilità della politica estera europea e le difficoltà nella difesa comune sono stati presentati come segnali di un vuoto di potere europeo. L’Unione, è stato ricordato, viene spesso descritta come “un gigante economico, un nano politico e un verme militare”; tuttavia questa formula è stata riletta sostenendo che l’Europa è forte dove gli Stati hanno condiviso sovranità, mentre resta debole dove la sovranità rimane solo nazionale.
Il Movimento Federalista Europeo ha chiesto se le forze presenti condividano la prospettiva degli Stati Uniti d’Europa e quali iniziative intendano sostenere per raggiungerla. Tra le proposte indicate vi sono il superamento dell’unanimità attraverso le clausole passerella, l’avvio di una convenzione per la riforma dei trattati, l’inserimento nei futuri trattati di adesione di una clausola che abolisca il veto e una maggiore integrazione nel campo della difesa europea.
È stato ricordato che la sovranità nazionale sull’energia ha prodotto concorrenza interna tra Paesi europei, mentre una griglia energetica europea e acquisti comuni potrebbero ridurre i costi. Allo stesso modo, l’assenza di un mercato finanziario pienamente integrato e di un titolo di debito pubblico europeo viene considerata una causa della fuga di risparmi europei verso gli Stati Uniti. Pertanto la condivisione della sovranità è stata presentata come una condizione per tutelare meglio gli interessi dei cittadini.
La tavola rotonda ha inoltre guardato al futuro politico dell’Unione, con particolare attenzione al 2027, anno in cui diversi Paesi europei saranno chiamati al voto. Il 25 marzo 2027 ricorreranno anche i settant’anni dei Trattati di Roma. Per quella data è stata proposta una grande iniziativa europea a Roma, capace di riunire partiti, movimenti, associazioni e cittadini attorno alla richiesta di completare il processo di unificazione con un governo federale europeo.
Le risposte dei rappresentanti politici e l’eredità da trasformare in azione
Gli interventi dei rappresentanti politici hanno mostrato sensibilità diverse, ma hanno confermato la centralità della questione europea. Enrico Borghi, vicepresidente di Italia Viva, ha insistito sulla necessità di tradurre l’analisi in iniziativa politica. Secondo Borghi, l’Italia rischia di restare indietro se sceglie un modello nazionalista e sovranista, poiché le grandi questioni del presente - energia, infrastrutture, digitale, spazio e difesa - non sono governabili su scala nazionale. “Noi siamo in Europa, noi siamo europei”, ha affermato, collegando l’identità italiana alla costruzione europea.
Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico al Senato, ha richiamato il Manifesto di Ventotene partendo dalle parole di Spinelli e Rossi sulla necessità di “gettare le fondamenta” di un nuovo organismo politico europeo. Boccia ha definito gli Stati Uniti d’Europa “l’unica risposta possibile del nostro tempo” e ha collegato la difesa comune, il superamento del diritto di veto e la giustizia sociale alla qualità della democrazia. La democrazia, ha detto, non può esistere senza pari accesso alla salute, alla scuola, ai trasporti e ai diritti universali.
Francesca D’Antuono, presidente di Volt Europa, ha portato la prospettiva di un partito paneuropeo, spiegando che la costruzione europea deve diventare esperienza politica quotidiana. Ha risposto con cinque sì alle domande poste dal Movimento Federalista Europeo e ha insistito su due pilastri: democrazia europea e diritti sociali. Secondo D’Antuono, l’Europa deve passare dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di un sistema più stabile e solidale, poiché l’integrazione non può restare soltanto economica.
Maria Chiara Fazio, vicepresidente di Noi Moderati, ha parlato dell'Europa come realtà in continua evoluzione, ricordando che l'Unione è passata da sei a ventisette Stati membri e si prepara a nuovi allargamenti, con regole che devono adattarsi a questa dinamicità. Richiamati i valori di libertà, pace, dignità umana e competitività, ha ribadito la vocazione europeista e atlantista dell'Italia, esprimendo apertura sulla difesa comune e sul superamento dell'unanimità e sottolineando che il dialogo tra forze politiche resta essenziale.
Sulla stessa linea Laura Ferrara, responsabile per i rapporti europei e internazionali del Movimento 5 Stelle, che ha definito il ricordo di Spinelli non un esercizio di memoria storica ma una questione di sopravvivenza politica. Ha sostenuto il superamento del voto all'unanimità e il rafforzamento del Parlamento europeo, anche attraverso il pieno potere di iniziativa legislativa, esprimendo tuttavia contrarietà a una politica di difesa centrata sui singoli Stati, poiché una vera difesa europea deve unificare capacità, responsabilità e visione strategica.
La giornata ha restituito l'immagine di Spinelli come figura ancora capace di interrogare la politica italiana ed europea, presentando il suo pensiero non come patrimonio chiuso ma come un metodo: leggere le crisi, individuare il livello politico adeguato e costruire istituzioni capaci di governare l'interdipendenza. Il convegno ha così trasformato il quarantesimo anniversario della scomparsa di Spinelli in un'occasione per discutere del futuro dell'Unione Europea, della sovranità condivisa e del ruolo dell'Italia nel completamento del processo di integrazione. L'eredità di Altiero Spinelli resta aperta, affidata alle istituzioni, ai movimenti, ai giovani e alle forze politiche che scelgono di trasformare il progetto europeo in una responsabilità comune.
