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Badge di cantiere Sisma 2016: alla Camera il nuovo strumento per legalità, sicurezza e trasparenza nella ricostruzione

Alla Camera dei Deputati è stato presentato il badge di cantiere digitale per la ricostruzione nei territori colpiti dal sisma del 2016.
Lo strumento, integrato con il settimanale di cantiere, punta a rafforzare tracciabilità, legalità, sicurezza sul lavoro e controllo dei flussi nei cantieri pubblici e privati. Ministri, istituzioni, parti sociali e rappresentanti delle imprese hanno illustrato il percorso condiviso che porterà all’avvio graduale del sistema. La sperimentazione nel cratere sismico viene indicata come base per una possibile estensione nazionale, con attenzione alla formazione, alla privacy e alla semplificazione.

La presentazione del badge di cantiere Sisma 2016 si è svolta alla Camera dei Deputati con la partecipazione dei ministri Marina Calderone e Matteo Piantedosi, del commissario straordinario Guido Castelli, del presidente ANAC Giuseppe Busia, del questore della Camera Paolo Trancassini, di rappresentanti di INAIL, imprese, casse edili e organizzazioni sindacali. L’incontro ha messo in luce il ruolo del nuovo strumento digitale nella ricostruzione post sisma, con l’obiettivo di garantire maggiore trasparenza nei cantieri, contrastare lavoro irregolare e infiltrazioni criminali, tutelare lavoratori e imprese regolari.

Una misura per la ricostruzione del centro Italia

Alla Camera dei Deputati è stato presentato il badge di cantiere Sisma 2016, uno strumento digitale destinato ai cantieri della ricostruzione nei territori colpiti dagli eventi sismici che, tra il 24 agosto 2016 e il 18 gennaio 2017, interessarono Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria. L’incontro ha riunito rappresentanti del Governo, autorità indipendenti, struttura commissariale, parti sociali, associazioni datoriali, casse edili e soggetti impegnati nella gestione operativa della ricostruzione.

L’iniziativa è stata introdotta come passaggio operativo e istituzionale volto a rafforzare il controllo dei cantieri, poiché il badge digitale consentirà di conoscere chi opera nei luoghi di lavoro, a quale impresa appartiene, quale rapporto contrattuale lo collega all’attività svolta e quali informazioni risultano necessarie per garantire regolarità e sicurezza. Lo strumento sarà integrato con il settimanale di cantiere, attraverso il quale potranno essere documentate le attività programmate, la presenza dei lavoratori e dei mezzi, nonché gli elementi utili alle verifiche.

Il questore della Camera Paolo Trancassini ha aperto i lavori richiamando il valore istituzionale della misura, la quale, secondo quanto emerso nel corso dell’incontro, non si limita a introdurre una procedura tecnica, bensì afferma un principio di trasparenza nei cantieri della ricostruzione. Trancassini ha osservato che nei luoghi in cui si ricostruiscono case, edifici pubblici e comunità non devono trovare spazio opacità, scorciatoie o zone grigie, poiché la ricostruzione riguarda territori reali e cittadini che hanno vissuto le conseguenze del sisma.

Il suo intervento ha collegato il badge di cantiere alla presenza dello Stato nelle aree interne, le quali sono state descritte come territori lontani dai grandi centri decisionali ma rilevanti per identità, coesione sociale e continuità delle comunità. Secondo Trancassini, quando un cantiere è organizzato, controllato e trasparente, il cittadino percepisce una vicinanza concreta delle istituzioni, mentre il lavoratore opera in un contesto nel quale la dignità del lavoro viene sostenuta da regole chiare.

Il commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli, ha ricostruito il percorso seguito dopo il sisma del 2016, ricordando che tra il 24 agosto 2016 e il 18 gennaio 2017 furono registrate 35.000 scosse, quattro delle quali distruttive. Castelli ha richiamato il bilancio di 299 vittime, 28 miliardi di euro di danni e 8.000 chilometri quadrati di territorio coinvolti, dati che hanno definito la dimensione dell’intervento e la complessità amministrativa della ricostruzione. Il commissario ha evidenziato che, dopo una prima fase segnata da difficoltà e incertezze, la ricostruzione ha registrato un cambio di passo. Secondo i dati illustrati durante l’incontro, risultano conclusi 15.000 cantieri, mentre 10.000 sono in corso. Per la sola ricostruzione privata sono stati liquidati 8 miliardi di euro alle imprese, con due terzi delle liquidazioni effettuate negli ultimi tre anni. Castelli ha inoltre osservato che le liquidazioni sono passate da 800 milioni nel 2022 a 2 miliardi nel 2025.

La ricostruzione pubblica, pur segnata da procedure più complesse, è stata descritta come un ambito nel quale sono stati avviati interventi su opere che, al momento dell’insediamento del commissario, risultavano finanziate ma non ancora partite in una quota rilevante. Castelli ha ricordato il lavoro svolto con regioni, uffici speciali per la ricostruzione, comuni e professionisti, sottolineando che negli ultimi tre anni circa 5.000 nuclei familiari sono rientrati nelle proprie abitazioni, mentre altri attendono ancora il completamento degli interventi.

Il commissario ha poi collegato il tema della ricostruzione alla prevenzione, affermando che ricostruire significa restituire edifici migliorati o adeguati sismicamente, nonché evitare di ricostruire dove il rischio idraulico, la fragilità dei territori o la presenza di faglie attive e capaci non lo consentono. In tale percorso si colloca anche il badge di cantiere, poiché legalità e sicurezza sono state indicate come componenti della prevenzione.

Castelli ha illustrato il sistema di presidi già attivo nella ricostruzione del 2016, ricordando l’elenco dei professionisti, l’anagrafe degli esecutori, il ruolo della struttura di missione presso il Ministero dell’Interno, i tavoli di legalità, le verifiche dei gruppi interforze, il DURC di congruità e l’alta vigilanza dell’ANAC. Secondo il commissario, tali strumenti hanno costruito una rete di controlli che il badge di cantiere andrà a rafforzare.

Il badge, previsto dall’articolo 35 del Decreto 189 e sviluppato attraverso un percorso avviato con le parti sociali, ha richiesto una fase di lavoro sulla interoperabilità delle piattaforme e sulla tutela della privacy. Castelli ha ringraziato il Ministero del Lavoro e la ministra Marina Calderone per il contributo normativo che ha consentito di proseguire verso l’ordinanza adottata alla fine del 2024, con la collaborazione della CNCE, della bilateralità edile e della struttura commissariale.

L’avvio del sistema sarà graduale, come spiegato durante l’incontro, il badge sarà introdotto nei cantieri pubblici e privati di importo superiore a 500.000 euro, per poi essere esteso nel triennio agli altri cantieri. Castelli ha sottolineato che l’obiettivo non è costruire un impianto sanzionatorio, bensì garantire diritti, trasparenza, formazione e accompagnamento degli operatori. Il settimanale di cantiere e la piattaforma Ge.Ti.Si. consentiranno alla struttura commissariale, ai gruppi interforze e alle casse edili di verificare le informazioni necessarie, tra cui presenza in cantiere, regolarità e formazione. Il commissario ha definito la ricostruzione del 2016 un laboratorio utile per il Paese, poiché le procedure maturate nei territori del cratere potranno contribuire alla definizione di modelli applicabili anche ad altri contesti. Ha inoltre richiamato il Decreto Legge 159, che introduce il percorso verso il badge di cantiere sul piano nazionale, e ha collegato la digitalizzazione dei cantieri ai principi di fiducia e risultato contenuti nel nuovo codice degli appalti.

Dalla vigilanza collaborativa alla prevenzione digitale: il contributo di ANAC, Ministeri e INAIL al badge di cantiere

Il presidente dell’ANAC Giuseppe Busia ha descritto il contributo dell’Autorità nazionale anticorruzione alla ricostruzione, spiegando che l’alta sorveglianza si è tradotta in una vigilanza collaborativa fondata sul confronto preventivo con la struttura commissariale e con le stazioni appaltanti. Busia ha osservato che, nel corso degli anni, la crescita delle competenze amministrative ha permesso di ridurre la necessità di verificare ogni singolo atto, poiché le amministrazioni hanno acquisito strumenti, modelli e prassi condivise.

Il presidente ha ricordato il lavoro svolto su checklist e atti tipo, i quali hanno permesso di accompagnare l’attività degli enti locali e delle strutture coinvolte. La ricostruzione, secondo Busia, non deve lasciare soltanto opere, bensì capacità amministrativa, procedure utilizzabili e strumenti che possano essere messi a disposizione di altri territori. Il badge di cantiere è stato presentato come uno di questi strumenti, poiché consente di prevenire infiltrazioni, rendere più trasparente l’attività nei cantieri e garantire partecipazione dei cittadini.

Busia ha messo in luce anche la funzione di efficienza del badge, il quale non serve soltanto a controllare chi entra in cantiere, ma può favorire il coordinamento delle attività e migliorare la gestione operativa. Il badge si inserisce inoltre in una più ampia riflessione sulla tutela dei lavoratori, tanto sotto il profilo contrattuale quanto sotto quello della sicurezza: gli incidenti e le morti sul lavoro rappresentano una ferita che richiede il lavoro congiunto delle istituzioni.

Guardando agli sviluppi successivi, ha proposto di valorizzare le banche dati dei progetti, specie per gli interventi sopra i due milioni di euro, poiché tali patrimoni informativi potrebbero essere utili alla manutenzione futura delle opere e alla replicabilità delle soluzioni. Ha inoltre indicato il riuso delle piattaforme informatiche come modalità per trasformare l’esperienza del cratere in patrimonio pubblico condiviso. Secondo il presidente dell’ANAC, l’incrocio tra dati, anagrafe delle imprese e strumenti digitali può aiutare a misurare anche l’efficienza degli operatori economici, premiando chi rispetta tempi, regole e impegni assunti.

La ministra del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone ha collocato il badge di cantiere all’interno di un percorso di contrasto al lavoro irregolare e di promozione del lavoro sicuro. Nel suo intervento ha ricordato che il cantiere della ricostruzione Sisma 2016 non può essere immaginato come un luogo circoscritto, poiché riguarda un territorio esteso su quattro regioni e viene definito come il più grande cantiere d’Europa.

Calderone ha evidenziato che la ricostruzione richiede sinergie tra istituzioni, parti sociali, imprese e soggetti tecnici, poiché i territori colpiti dal sisma hanno bisogno di risposte che riguardano non soltanto gli edifici, bensì la vita delle comunità. La ministra ha richiamato anche altri eventi sismici, dal Friuli del 1976 all’Aquila del 2009, osservando che l’Italia deve dotarsi di strumenti per gestire sia la prevenzione sia la ricostruzione.

Il badge di cantiere, secondo Calderone, non è soltanto uno strumento di rendicontazione, poiché permette di leggere dati relativi ai rapporti di lavoro all’interno di contesti complessi. La ministra ha collegato la misura alla piattaforma tecnologica SISL, la quale dovrà mettere in relazione le informazioni provenienti dal Ministero del Lavoro, dalle imprese, dai datori di lavoro, dai lavoratori, da INPS, INAIL, Ispettorato nazionale del lavoro, Comando dei Carabinieri per la tutela del lavoro e Guardia di Finanza.

Secondo Calderone, l’integrazione dei dati consente controlli più tempestivi e può aiutare a individuare indicatori di irregolarità prima che i fenomeni si consolidino. La ministra ha affermato che “il lavoro irregolare, il lavoro sfruttato non è mai sicuro”, ponendo un legame diretto tra legalità e tutela della salute. Ha inoltre collegato il badge alla patente a crediti, introdotta nel percorso di rafforzamento della sicurezza nei cantieri, e ha ricordato che la concorrenza più sleale è quella esercitata “sulla pelle delle persone”. Nel suo intervento ha richiamato anche i benefici contributivi riconosciuti alle regioni del sisma 2016, analoghi a quelli previsti per le regioni della Zona economica speciale del Mezzogiorno.

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha concentrato il suo intervento sul valore del badge di cantiere come strumento di prevenzione antimafia e di tutela della legalità nei luoghi di lavoro. Dopo aver ricordato il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli e il ruolo storico della protezione civile, Piantedosi ha richiamato anche l’esperienza del terremoto dell’Irpinia e la figura di Giuseppe Zamberletti, riconosciuta come riferimento nella costruzione del sistema nazionale di protezione civile.

Il ministro ha spiegato che la ricostruzione post emergenziale deve tenere insieme celerità, legalità e sicurezza, poiché l’illegalità mette in pericolo la manodopera, può compromettere la qualità delle opere, rallentare i tempi di realizzazione e incidere sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Il badge di cantiere, ha osservato, si inserisce nel percorso di collaborazione tra la struttura per la prevenzione antimafia del Viminale e il commissario straordinario alla ricostruzione. Piantedosi ha ricordato il protocollo sottoscritto nel 2025 per rafforzare i flussi informativi e consolidare un sistema di prevenzione fondato sulla condivisione dei dati e sulla loro analisi integrata. Il ministro ha spiegato che la prevenzione antimafia deve essere rapida ed efficace, poiché i controlli non devono bloccare i lavori, bensì accompagnarli con strumenti capaci di intercettare rischi e tentativi di infiltrazione.

Un elemento messo in luce dal ministro riguarda l’estensione dei controlli anche alla ricostruzione privata finanziata con risorse pubbliche. Piantedosi ha osservato che ciò rappresenta una novità rispetto alla tradizionale attenzione rivolta soprattutto agli appalti pubblici, poiché nel cratere del sisma la platea dei cantieri è ampia e comprende anche interventi di piccole dimensioni.

Il badge introduce un cambio di metodo: dal controllo statico si passa a una vigilanza dinamica, continua e basata su flussi strutturati di dati. Tale sistema consente di conoscere in tempo reale chi è presente in cantiere, di verificarne identità, impresa di appartenenza e regolarità del rapporto di lavoro. Piantedosi ha poi ricordato l’osservatorio permanente sui flussi di manodopera nei cantieri istituito presso il Comitato di coordinamento per l’alta sorveglianza delle infrastrutture e degli insediamenti prioritari, anche sulla base delle richieste delle organizzazioni sindacali edili.

Nell’ultimo triennio i gruppi interforze antimafia delle prefetture del cratere, coordinati dalla struttura per la prevenzione antimafia, hanno effettuato 105 accessi ai cantieri e monitorato circa 270 operatori economici. Nello stesso periodo sono stati adottati 101 provvedimenti interdittivi, con un andamento crescente: 19 nel 2023, 26 nel 2024 e 56 nel 2025. Nei primi quattro mesi del 2026 sono stati adottati altri 19 provvedimenti interdittivi, sette dei quali firmati alla vigilia dell’incontro.

Nella sessione tecnica, il direttore generale dell’INAIL Marcello Fiori ha definito il badge di cantiere come il segno di un cambio di approccio nella gestione del lavoro e della ricostruzione. Fiori, richiamando la propria esperienza nella protezione civile e nei contesti emergenziali, ha osservato che il badge non è soltanto un supporto fisico con un chip, poiché contiene una filosofia di prevenzione attiva collegata alla legalità, alla sicurezza e alla corretta gestione economica dei cantieri.

Secondo Fiori, il badge aiuta a comprendere che cosa accade in un cantiere, poiché raccoglie informazioni utili su accessi, orari, interferenze operative, responsabilità della filiera e organizzazione del lavoro. Per l’INAIL, ha spiegato, non si tratta di uno strumento di controllo fine a sé stesso, bensì di governo intelligente del cantiere e dell’opera.

Il direttore generale ha proposto di arricchire il badge con ulteriori informazioni relative alla formazione, poiché INAIL finanzia attività formative svolte da enti accreditati. Fiori ha ipotizzato che i crediti formativi possano entrare nel badge individuale, in modo da consentire l’accesso ai cantieri solo a lavoratori adeguatamente formati. Ha inoltre richiamato i dispositivi di protezione individuale intelligenti, come caschi dotati di telecamera o indumenti capaci di monitorare condizioni di salute, osservando che tali dati, nel rispetto della riservatezza, potrebbero contribuire alla prevenzione.

Le imprese tra responsabilità, gradualità e semplificazione

La presidente di ANCE, Federica Brancaccio, ha descritto il percorso che ha portato al badge di cantiere come il risultato di una responsabilità condivisa tra istituzioni, imprese e sindacati. Ha ricordato che il confronto non è stato privo di discussioni e differenze, ma ha permesso di arrivare a uno strumento costruito attraverso la bilateralità edile e il dialogo tra le parti sociali comparativamente più rappresentative.

Rispondendo al tema della semplificazione, Brancaccio ha osservato che il badge non è ancora percepito dalle imprese come una semplificazione, poiché ogni cambiamento richiede adattamento e organizzazione. Tuttavia ha spiegato che lo strumento può diventare utile se integrato correttamente con gli adempimenti già esistenti, poiché potrebbe evitare duplicazioni, semplificare il settimanale di cantiere e contribuire in futuro anche alla gestione automatica di alcune verifiche.

Il badge permetterà di monitorare tutti i lavoratori presenti in cantiere, non soltanto quelli ai quali si applica il contratto dell’edilizia. Ha ricordato che, in un cantiere, possono operare lavoratori di settori diversi, come gli impiantisti, ai quali si applicano contratti differenti, tuttavia è necessario sapere chi entra, con quale ruolo e in quale condizione di regolarità.

Brancaccio ha invitato a utilizzare la sperimentazione nel cratere come fase di verifica, poiché eventuali criticità dovranno essere corrette prima di un’estensione generalizzata. Il suo intervento ha richiamato anche l’esperienza del DURC di congruità, nato dal confronto tra le parti sociali e poi diventato norma, il quale oggi richiede aggiornamenti sulla base delle criticità emerse nell’applicazione.

Il presidente della CNCE, Dario Firsech, ha ricordato che le casse edili avranno un ruolo operativo nel rilascio del badge e nell’attuazione del sistema. Ha ringraziato la struttura commissariale, la CNCE e le casse edili dei territori coinvolti, poiché a loro spetterà una parte del lavoro necessario a trasformare la misura in procedura applicabile. Firsech ha collocato il badge lungo una linea di strumenti costruiti nel tempo, dal DURC al DURC di congruità, ricordando che proprio nei territori del cratere era stata sperimentata la congruità. Attraverso il monitoraggio della congruità, ha spiegato, al 31 dicembre 2025 risultavano rilevati lavori per 3 miliardi e 800 milioni di euro, dei quali 1 miliardo e 200 milioni riferiti a manodopera edile certificata.

Sindacati e imprese a confronto su gradualità, sicurezza e applicazione del badge di cantiere

Le organizzazioni sindacali hanno sostenuto la necessità del badge di cantiere, considerandolo uno strumento utile a rafforzare trasparenza, dignità del lavoro e sicurezza. Ottavio De Luca, segretario generale della Filca CISL, ha ricordato che molte innovazioni del settore sono nate dopo eventi tragici, citando la protezione civile, il DURC e ora il badge di cantiere. Secondo De Luca, lo strumento può contribuire a cambiare la cultura del lavoro in edilizia, settore che spesso i giovani guardano con timore anche a causa dei rischi percepiti. Francesco Sannino, della Feneal UIL, ha osservato che il badge non rappresenta la soluzione di tutti i problemi, bensì uno degli strumenti che, insieme a DURC, DOL e congruità, può rendere i cantieri più sicuri e trasparenti. Ha ricordato il lavoro svolto dalla struttura commissariale anche sul tema della privacy e ha proposto di collegare le informazioni del badge alla formazione sulla sicurezza, coinvolgendo le scuole edili e Formedil.

Paola Senesi, della Fillea CGIL, ha sottolineato il valore della giornata anche per la coincidenza con il cinquantesimo anniversario del terremoto del Friuli. Ha affermato che il badge e il settimanale di cantiere servono a sapere quanti lavoratori sono presenti, quali attività svolgono e in quali condizioni operano. Ha inoltre richiamato la formazione come elemento collegato all’ordinanza 216 e ha chiesto attenzione al tema del subappalto a cascata, poiché nei passaggi successivi della filiera possono annidarsi irregolarità e rischi per la sicurezza.

Le associazioni datoriali hanno espresso posizioni articolate, con sostegno alla misura ma anche richieste di gradualità, verifica e attenzione ai costi organizzativi. Roccati, per CNA Costruzioni, ha definito il badge uno strumento utile per stabilire requisiti minimi di ingresso nei cantieri e per monitorare tutti gli addetti presenti. Ha osservato che il sistema dovrà essere seguito nel tempo, migliorato e corretto attraverso il confronto con parti sociali, associazioni e bilateralità.

Stefano Crestini, di Confartigianato, ha espresso una posizione prudente, spiegando che per le micro, piccole e medie imprese l’introduzione del badge può comportare oneri organizzativi, soprattutto quando si tratta di imprese con pochi dipendenti e una storia di regolarità. Ha indicato tra le criticità il settimanale di cantiere, poiché programmare con precisione le attività della settimana può risultare complesso a causa di fattori esterni, come maltempo, malattie, consegne o guasti. Crestini ha sostenuto che l’eccezionalità del cratere giustifica lo strumento, tuttavia ha invitato a non trasferire automaticamente lo stesso modello nell’ordinario senza una verifica dei risultati.

Franco Sforza, di Confapi ANIEM, ha espresso un giudizio favorevole allo strumento, affermando che il badge non spaventa le imprese rappresentate dall’associazione. Ha ricordato che la ricostruzione privata si è già dotata di strumenti come anagrafe antimafia e DURC di congruità, ai quali ora si aggiunge il badge. Secondo Sforza, lo strumento non farà sicurezza da solo, ma potrà contribuire alla qualità dei cantieri se accompagnato da formazione, informazione e responsabilità degli operatori.

Una sperimentazione da verificare nel triennio

La conclusione dell’incontro è stata affidata al commissario Guido Castelli, il quale ha ribadito che l’ordinanza 216 non deve essere considerata un testo immutabile, poiché l’applicazione del badge sarà accompagnata da verifiche, correzioni e miglioramenti. Il commissario ha affermato che l’obiettivo resta quello di garantire legalità, sicurezza e trasparenza senza trasformare lo strumento in un peso non governato per imprese e operatori.

Castelli ha ricordato che il subappalto a cascata è stato vietato nella ricostruzione con un’ordinanza del 2024 e ha spiegato che il percorso dovrà avvicinare ciò che è possibile a ciò che è desiderabile. La motivazione indicata dal commissario richiama il bilancio umano del sisma: alle 299 vittime del terremoto non devono aggiungersi vittime della ricostruzione. Per questa ragione, la sicurezza nei cantieri e la tutela del lavoro sono state presentate come responsabilità condivise.

Il badge di cantiere Sisma 2016 avvia quindi una fase di applicazione nella quale istituzioni, imprese, sindacati e casse edili saranno chiamati a misurare effetti, criticità e potenzialità dello strumento. La sperimentazione nei territori del cratere dovrà verificare la capacità del sistema di rendere più leggibili i cantieri, contrastare lavoro irregolare e infiltrazioni, sostenere le imprese regolari e rafforzare la tutela dei lavoratori. Da questa applicazione dipenderà anche la possibilità di definire un modello utilizzabile, con gli adattamenti necessari, in altri cantieri e in altre ricostruzioni.

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