Europa, economia e lavoro: tre anelli deboli dell’Italia

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Da 18.01.2019 15:00 fino a 18.01.2019 19:00
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Il dato occupazionale per i giovani, a tre anni dalla laurea per gli under 35, in Italia, secondo dati Eurostat, è risultato nel 2017 pari al 58% mentre la media europea sullo stesso target si attesta intorno all’82,7%. Quella che viene definita la fuga dei cervelli italiani all’estero costa alla collettività circa 14 miliardi l’anno per la spesa media per studente dalla scuola primaria all’università, circa 1 punto percentuale di PIL.
Da uno studio di Unioncamere si registra che nel primo trimestre del 2018 ci sono state 15.401 imprese che hanno cessato l’attività e si è registrato un rallentamento delle iscrizioni di nuove imprese pari a 2.700 in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con un calo del 2,4%.
Il Fiscal Compact ci impone l’obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, quello del perseguimento del pareggio di bilancio, del non superamento della soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% del PIL, della riduzione del rapporto fra debito pubblico e PIL. I governi italiani che si sono succeduti dal 2012, anno della firma di questo accordo, hanno basato le loro scelte di governo sul contenimento dei consumi e riducendo le capacità produttive dell’impresa.
Sul fronte delle politiche attive del lavoro i governi degli ultimi 10 anni non sono stati in grado di recepire le istanze di innovazione del mercato attraverso la creazione di un sistema di formazione professionale adeguato alle esigenze delle imprese e di incentivi per i nuovi assunti.  La “guerra economica” tra Stati Uniti e Cina vede l’Europa non adeguatamente preparata a fronteggiare “l’invasione” sui mercati nazionali di prodotti a basso costo ma con una forte valenza tecnologica. Le Regioni hanno una potestà legislativa cosiddetta concorrente con lo Stato e sono oggi chiamate a prestare grande attenzione ai rapporti internazionali ed in particolare a quelli con l’Unione europea, considerata anche l’incidenza del legislatore comunitario nelle materie di competenza regionale.
Vincoli e lacciuoli imposti da questa Europa stanno distruggendo la nostra economia e rischiano di far finire l’Italia in default. In questa fase di confronto pre-elettorale ed in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, Confintesa ritiene di aprire una riflessione aperta e volta al confronto di tutte le tesi su Europa, Lavoro ed Economia.

RELATORI

  • Professor Antonio Maria Rinaldi – Economista
  • Senatrice Anna Cinzia Bonfrisco – Commissione Politiche Europee del Senato
  • Senatore Tommaso Nannicini – Commissione Lavoro pubblico privato, previdenza del Senato
  • Onorevole Marco Zanni – Commissione  per i problemi  economici e monetari del Parlamento Europeo
  • Onorevole  Edy Tamajo – Commissione Esame delle  attività  dell’Unione Europea  dell’ARS
  • Francesco Prudenzano – Segretario  Generale  di  Confintesa

I lavori saranno coordinati da Andrea Bassi Giornalista Capo Servizio Economico de “Il Messaggero”

Segreteria Convegno 06.97747280 






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